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  1. Paolo Rispondi

    Vorrei sottolineare un aspetto da non sottovalutare: la pessima formazione in materie informatiche dei dirigenti sia nel pubblico che nel privato. Si è puntato molto sulla laurea in Informatica ma è evidente che i laureati vengono lasciati a casa e le aziende puntano piuttosto su diplomati come forza lavoro premiando un'infarinatura di conoscenze puramente commerciali che risolvono (male) l'emergenza della giornata piuttosto che capacità di progettazione e livelli di conoscenza più profondi in un'ottica lungimirante. Detto in altri termini è diffusa l'opinione che l'informatico non deve studiare ma che basta saper fare una stampa unione o personalizzare il css di joomla per essere tale. Firmato: un Laureato in Informatica disoccupato da 5 anni.

  2. Luigi Bertuzzi Rispondi

    Sto per compiere 70 anni e sono ancora convinto che sarebbe educativo raccontarla; anzi, sarebbe educativo "tentare di raccontarla", non tanto come "storia da leggere passivamente", quanto come "storia da ri-vivere", concatenando una serie di esperienze e seguendone l'evoluzione. Una specie di "ricorso della storia", in cui si percepiscano un'interfaccia (che ho iniziato a chiamare W2WAI) e un processo (che ho iniziato a chiamare ProlocoWT), assumendo l'identità di Chiarofiume (una specie di anti-Negroponte) e usando Preposterous, Amplify, FriendFeed e Blogspot. Ma che fatica, ragazzi della X e Y Generation!

  3. Antonio Aghilar Rispondi

    Sulla compressione delle tariffe vorrei portare la mia testimonianza diretta: ho lavorato nella Business Intelligence in una azienda IT (quotata in borsa) per circa 2 anni, con un contratto a progetto (ho una laurea in economia e un master in matematica applicata), poi è arrivata la crisi e vabbé (anzi, va male). Nei 2 anni in cui ho fatto il consulente però, in rarissimi casi mi è capito di svolgere compiti che richiedessero competenze davvero elevate e credo che questo sia la causa principale della compressione delle tariffe. Al di là della concorrenza insomma, il più delle volte il lavoro del consulente è “di basso livello” ed esiste una notevole sottoutilizzazione di competenze, un pò per la scarsità degli investimenti e molto per scarsa preparazione dei committenti. Da questo punto di vista, dubito che basti una maggiore spesa pubblica nel settore (che certo gioverebbe). Esiste infatti, in Italia, un rilevante problema di "disallineamento" tra le competenze di larga parte dei dirigenti e del middle management, (formato da gente che spesso è ben oltre la cinquantina) e le competenze dei giovani...Insomma magari è banale, ma la Gerontocrazia è un grosso problema per l'IT...

    • La redazione Rispondi

      Se le tariffe professionali sono basse, la colpa non può essere solo di una delle due parti (ad es.: i clienti ignoranti). Infatti tariffe basse in modo generalizato riflettono generalmente servizi a basso valore, e questo signfica una combinazione di una domanda vaga e poco esigente, ma anche un'offerta incapace di dare valore o, magari, di rendere visibile questo valore. Per questo motivo, nel nostro discorso, che è relativo ai servizi ICT, noi enfatizziamo la necessità di andare oltre le commodities che oggi generalmente vengono installate presso le aziende clienti, per diventare capaci di sviluppare sistemi che concorrono a determinare un valore aggiunto e/o un vantaggio competitivo. Insomma, è comprensibile il lamento per la bassa qualità della domanda, ma il problema di innalzarla è anche un problema dell'offerta, in particolare di quella che si lamenta delle tariffe basse.

  4. Riccardo Colombo Rispondi

    L'articolo dice giustamente come la Pubblica Amministrazione debba acquisire una maggiore capacità di valutazione e gestione dei prodotti informatici, in una logica di vita intera del prodotto. A questo riguardo vorrei proporre: a) favorire le soluzioni ASP così da ridurre la frammentazione e fare economie di scala; b) considerare nelle gare anche criteri legati all'innovazione e allo sviluppo di capacità nazionali di offerta; c) investire per rafforzare le competenze interne di carattere informatico così da avere validi interlocutori verso i fornitori. L'articolo sottolinea poi l'importanza dell'innovazione (acquisizione di autonomia?) dal lato dell'offerta. Vorrei fare le seguenti proposte: a) favorire spin-off e nuove imprese, mediante supporti nella fase di start-up; b) favorire le comunità tra sviluppatori ; c) creare un osservatorio tecnologico da parte del mondo universitario; d) aiutare la creazione di reti internazionali di fornitura così da sfruttare i vantaggi competitivi delle diverse nazioni.

  5. Elio Gullo Rispondi

    Solo un breve commento provocatorio su un punto specifico del pregevole intervento di De Michelis/Fuggetta, quello relativo a "progettazione unitaria che alimenti e guidi una convincente e efficiente esecuzione distribuita". Immagino sia uno slogan (pensare globalmente e agire localmente et similia). Che la domanda pubblica sia scarsa per dimensione e, ancor più, per qualità, siamo d'accordo. Che le competenze in materia siano scarse, pure. Però non vedo come una PA con limitate capacità progettuali potrebbe viceversa trasformarsi in una buona PA realizzatrice, purchè altri - quelli bravi, magari riuniti in una nuova autority - facciano per bene i progetti unitari. Abbiamo fatto SPC ma ci siamo fermati presto. Se per progetti unitari intendete qualcosa di simile al Federal Enterprise Architecture degli USA o al Business Transformation Enablement Program canadese, allora sono un pò di più d'accordo con la vostra proposta. Ma resta il fatto che con la nostra organizzazione amministrativo-istituzionale vedo difficile al "progettista unico" porre condizioni a giganti quali Agenzia delle entrate, Giustizia o Inps. Il problema della qualità della committenza è Il Problema.

    • La redazione Rispondi

      In realtà già oggi le PA realizzano, fanno gare, installano e usano sistemi informatici. Spesso, lo fanno in modo totalmente autonomo e indipendente. La nostra richiesta di avere una progettazione e visione unitaria serve proprio a bilanciare questo atteggiamento delle amministrazioni.
      Certamente, in ogni caso serve potenziare la capacità di governo dell'iT nelle pubbliche amministrazioni. E certamente serve un ente di governo centrale tecnicamente e istituzionalmente autorevole, e abilitato ad intervenire in modo diretto e efficace in questi processi.