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  1. enzo Rispondi

    D'accordo su tutto ma sull'elemento ulteriore, cioè la corruzione, l'incentivo serve a qualcosa o vanno cercati altri strumenti? Un'altra cosa:qui si parla di manager ma si trascura il politico. Il manager opera scelte in base al gradimento del suo "vero" datore di lavoro cioè il politico e non "lo stato".Il problema da risolvere è come favorire l'interesse della comunità rispetto a quello dei "rappresentanti" della stessa, spesso divergente .

  2. Federico Sbicca Rispondi

    Vorrei essere sbigottito, ma non posso esserlo. Basta guardare la classifica mondiale sulla corruzione, il Bel paese è al 63° posto (www.transparency.org), "guadagnato" con sudore dal 2007 attraverso una scalata di ben 22 posizioni. Servono così tanti sforzi, tanta spremitura di meningi per capire che un'azienda, in un Paese (?) così, non ha bisogno dei migliori, dei più dotati e preparati ma, anzi, questi sono considerati come fumo negli occhi perchè costerebbero troppo? Molto meglio un pinco pallino qualsiasi che si accontenta di poco pur di lavorare, chinando la testa, l'importante è che ci sia "l'amico" che mi garantisca le commesse, poi il resto... è solo retorica! Mi scuso per lo sfogo, ma sono esausto di vedere il mio paese ridotto in queste condizioni, ma purtroppo i miei cari concittadini non sono dello stesso avvertimento.

  3. Franco CONTRO Rispondi

    Il testo va confrontato con la lontana polemica dei "bamboccioni" dell'ex ministro Padoa Schioppa e quella più recente - ma non meno disdicevole- dei "fannulloni" di Brunetta.ll primo parlava, un pò troppo in teoria professionale, senza rendersi conto della realtà di aspirazione al lavoro dignitoso a cui si erano preparati i giovani sotto la guida della Costituzione repubblicana. Il secondo si è visto smentire subito dai fatti: le sue artificiose stastistiche di diminuzione dell'assenteismo sono state bocciate dall'immobilità della produttività. Se però al primo si accusava l'ignoranza del contesto sociale italiano, al secondo - noto protagonista e sostenitore dell'occupazione di posti da parte della degenerazione partitocratica italiana- si deve contestare la mala fede dell'assunto, assunto cioè nella duplice accezione di verità affermata e di persona incapace fatta assumere, la quale, quando ha smesso di darsi malata ed è tornata in ufficio nulla ha prodotto in più di quanto avevano finora fatto i lavoratori capaci e non raccomandati. La triste realtà resta che a nessuno di questi due professori in economia il mondo del lavoro possa ritirare gli immeritati emolumenti pubblici.

    • La redazione Rispondi

      Mi ricordo la polemica sui "bamboccioni", ma non mi sembra molto connessa al tema di cui tratto nell'articolo. Anche se è certamente vero che gli incentivi contano ovunque, anche nelle contrattazioni all'interno dei nuclei famigliari. Come certamente contano i vincoli di bilancio e le disponibilità economiche.
      La polemica sui fannulloni mi sembra più calzante, in quanto si riferisce direttamente agli incentivi all'impegno all'interno delle amministrazioni pubbliche. Tema sacrosanto, che a mio parere dovrebbe essere affrontato in maniera sistematica e non esclusivamente mediatica. E spesso il primo passo per far funzionare un sistema di incentivi consiste nel predisporre un meccanismo rigoroso e non propagandistico di misurazione delle attività e delle performance dei singoli. Altrimenti come si fa a distinguere chi lavora sodo da chi eventualmente batte la fiacca?

  4. Antonio Cavallo Rispondi

    Sinceramente l'articolo mi sembra fallace: correla (o riporta le correlazioni) tra "legami" e corruzione. Simile analisi potrebbe essere estesa tra i legami (la stabilità lavorativa) e l'efficienza, in altri settori che l'agricoltura (dove l'offerta di lavoro è abbondante e la qualificazione non gioca un ruolo). Quelle stesse connessioni che nella raccolta di frutta generano corruzione, in altri settori generano stabilità e continuità che in una azienda si riflette in ridotti costi di formazione e maggiore produttività.

    • La redazione Rispondi

      Capisco la sua preoccupazione. Nell'articolo originale di Bandiera e coautori non si parla di corruzione, assolutamente, ma di connessioni sociali. Dal punto di vista pratico e generale non è comunque raro che fenomeni di corruzione avvengano in situazioni in cui le persone sono socialmente connesse. La ragione mi sembra facilmente intuibile: mi fido di più a compiere atti illeciti quando interagisco con persone che conosco e di cui mi fido. E in effetti lo scandalo è esploso per un intervento della magistratura, non certamente perché qualcuno dei protagonisti è andato a denunciare la cosa.
      Sul legame tra produttività e connessioni sociali nei diversi settori è verosimile che tale legame non funzioni nello stesso modo in tutti i luoghi (e tutti i laghi!). Nel caso in questione, la produttività media aumenta quando le regole di remunerazione dei manager attutiscono l'influenza delle connessioni sociali. In altri settori le cose potrebbero andare diversamente, ma -fino a prova contraria- l'analisi di Bandiera e coautori è l'unica che sfrutta un esperimento vero e proprio nello studiare questi fenomeni. Ben vengano altri studi su altri settori congegnati in maniera rigorosa!

  5. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Favoritismi ed incentivi, sono sicuri elementi negativi nei comportamenti individuali, sociali ed economici. Tra i due fenomeni dovrebbero esistere, nella normalità,delle sostanziali differenziazioni: i favoritismi non si danno per merito; gli incentivi potrebbero essere, fenomeno meno grave,se non concessi con lo stesso criterio del favore.Cioè,per essere più chiaro, favori ed incentivi non dovrebbero identificarsi. Gli incentivi, se facciamo riferimento al settore economia, in condizioni di crisi,potrebbero essere di grande supporto per la ripresa produttiva e quindi dell'occupazione del Paese. Questo concetto ,però, nel caso italiano resta soltanto illusorio. Il nostro sistema politico governa il Paese con lo stesso concetto dei sistemi criminali: nello Stato,negli enti territoriali,nella sanità,nella scuola, nei lavori pubblici,ed in altri settori produttivi e non. Gli incentivi, i favori sono concessi, solo e sempre,per interessi di bottega.Il popolo sovrano deve prendere coscienza di questo devastante comportamento ed indurre i politici ad arretrare nel loro regolare ruolo sociale. Senza questo, il nostro Paese non ripartirà,non farà progressi e non eviterà il fallimento della nostra società

    • La redazione Rispondi

      Mi scuso se non sono riuscito a farmi capire per bene: con la parola "incentivi" mi riferisco a qualcosa di più ampio del sussidio, dell'aiuto che viene pagato alla singola impresa o ai lavoratori in difficoltà, tipicamente da parte dello stato. Secondo questa interpretazione del termine "incentivi", è evidente come i favoritismi possano esattamente passare attraverso l'elargizione di questi incentivi in senso stretto.
      Nel mio pezzo utilizzo invece il termine "incentivo" nel senso tipico dell'economista: mi sto riferendo al meccanismo generale di STIMOLI di diverso tipo che inducono gli individui a fare una certa cosa invece che un'altra. Ad esempio, se fossi pagato in funzione del numero di parole che scrivo per ogni articolo, avrò un INCENTIVO a scrivere dei pezzi lunghissimi (che nessuno leggerà). Questo il senso della parola incentivo nel mio articolo

  6. Franco PROLETARIO Rispondi

    A mio parere la logica che pervade l'articolo e che, quindi, rischia di condizionare unidirezionalmente i commenti è sfalsata rispetto al problema favoritismo-corruzione. E ciò proprio perchè si parte dal concetto di incentivo al managere. Non si considera invece che il prezzo del menager è un prezzo di lavoro. Sarà evidentemente più alto di quello del lavoratore da lui organizzato e diretto, ma sarà sempre un prezzo contrattato e fisso, passibile -questo sì- di diminuzione al termine e conguaglio del periodo contrattato. Pensateci un pò a quest' "uovo di Colombo" offertovi in anteprima pasquale. Non vedo poi come si possa far distinzione sostanziale tra reddito e posto fisso, essendo la certezza della continuità del posto di lavoro un moltiplicatore ( si considerino soltanto aspetti come la concessione di mutui, garanzie, riscatti, opzioni, etc.) della retribuzione annua o mensile che sia. L'analisi fatta nel testo oltre ad essere parziale e limitativa mi pare, con la massima sincerità, volta a sottacere la devastazione surrettiziamente introdotta dal governo allo stesso concetto di diritto del e al lavoro. Non solo si intacca il principio dell'art. 18 e la normativa sanzionatoria introdotto per le imprese sotto i 15 dipendenti, ma sbilancia risolutamente il rapporto a favore del datore di lavoro violando la pari dignità dei protagonisti.Anche al più ingenuo apprendista non sfugge la differenza tra legge ed equità, soprattutto in un momento come l'attuale dove anche l'equità viene equiparata a concessione.

  7. Paolo Quattrone Rispondi

    Ci siamo. Per giustificare l'efficacia degli incentivi bisogna studiare imprenditori nel settore frutticolo! E' indubbio che gli incentivi siano un meccanismo che funzioni in situazioni semplici come quella descritta. Mi chiedo però come si possa pensare di trattare temi come la corruzione con il medesimo strumento che emula il concetto di bastone e carota, o, per dirla in forma "scientifica", attraverso lo studio del meccanismo di "stimolo-risposta" della psicologia comportamentale, che infatti studia topi ed animaletti piuttosto che persone (con tutto il rispetto per i roditori che hanno un meccanismo di relazioni sociali complesso). Il tema, mi sembra piuttosto quello di comprendere cosa definisce il concetto di performance e di favoritismo: per gli ortofrutticoli che danno gli appalti agli amici il sistema "performa" bene. Allo stesso modo dei referees di Journal of Economic Theory che definiscono cosa è buono e cosa non lo è. Inoltre l'incentivo spazza via tutte quelle connessioni sociali che rendono il trattare le dinamiche sociali complesso: il danaro è ciò che ci guida. Se lo si continua a scrivere la gente prima o poi ci credera' davvero. Enron è dietro l'angolo.

    • La redazione Rispondi

      La ringrazio per il suo commento, ma non sono d'accordo con la sequenza delle sue argomentazioni. È di tutta evidenza come il settore ortofrutticolo non sia la stessa cosa degli appalti per il G8 della Maddalena, ma il mio sospetto è che gli incentivi funzionino in maniera abbastanza simile in molti contesti diversi. Se si scoprono poi delle diversità tra i diversi settori in termini di incentivi, ben venga questa scoperta! Dal punto di vista metodologico ho sempre trovato molto gradevole il motto degli scolastici medievali: Distingue frequenter. Se è il caso, sono ben pronto a distinguere i diversi settori e le diverse attività sulla base del funzionamento comparato di regole, connessioni sociali e incentivi.
      Sullo specifico dell'impresa ortofrutticola studiata da Bandiera e coautori, il sistema delle connessioni sociali non "performa bene" da punto di vista della produttività media se i manager sono pagati un fisso, mentre la performance migliora una volta introdotto il premio sulla produttività media dei raccoglitori gestiti da ciascun manager.
      Ben lungi da me la tentazione di ridurre la complessità delle vita e la bellezza delle connessioni sociali al freddo dato economico. Ma ciò non toglie che gli incentivi materiali e psicologici abbiano una rilevanza forte nel funzionamento degli affari, e della vita.

  8. Piero Torazza Rispondi

    Bello studio, argomentato, che dimostra tecnicamente ciò che tutti semplicemente sanno. Se ci sono il 10% di raccomandati e/o corrotti (pur con gradi molto diversi di responsabilità) il 90% tira la carretta e il sistema funziona. Se come da noi ormai più del 50% degli italiani è raccomandato/evade/corrompe (tanto che in politica un tempo la corruzione si nascondeva mentre oggi è un vanto che produce consenso) non è più solo un'ingiustizia individuale ma è il sistema ad implodere. Se guardiamo l'andamento comparato delle borse (in quasi nuova bolla) si vede chiaramente che il mondo si stà ritirando dal Mib molto più velocemente che dall'Europa. Un perchè ci sarà, ma non lo vogliamo vedere... let it be.

    • La redazione Rispondi

      La ringrazio molto per l'apprezzamento: sono d'accordo con lei sulla diversa rilevanza del problema a livello sistemico in funzione della percentuale di individui raccomandati/connessi/furbi/corrotti. La rilevanza o prevalenza di questi comportamenti a livello sistemico purtroppo induce rassegnazione in chi non li mette in pratica, e viene accolta come giustificazione da chi li mette in pratica. La vera sfida (anche a livello psicologico-individuale) consiste nel capire i danni complessivi di questo tipo di situazione, danni nel medio-lungo termine si ripercuotono anche sui furbi.
      Interessante il riferimento all'indice di borsa italiano: di fronte ad un clima generalizzato di stagnazione i capitali votano con i piedi, e votano in fretta.