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  1. Massimo Tosatto Rispondi

    Trovo alcune delle affermazioni di Ichino molto tristi, In particolare laddove dice: "perchè chi ha deciso di non avere figli dovrebbe finanziare chi liberamente ha deciso di avere figli?" e "non sarebbe meglio far diminuire la popolazione già in aumento per l'arrivo degli immigrati?". Le risposte degli autori mi sembrano già esaustive, ma queste due affermazioni mi sembrano portatrici di una logica che, alla lunga, porta alla recessione non solo economica. Intanto chi decide liberamente è, piuttosto, chi non vuole i figli. Chi li vuole, sente di essere arrivato a un momento della vita in cui procreare è un atto che completa in un modo insostituibile il proprio essere. Inoltre, contesto il fatto che i figli siano solo di chi li fa. I figli appartengono a tutti, sono individui che fanno parte di generazioni in cui riconoscono propri valori, idee, pensieri, desideri. In questo sono un prodotto di tutti noi. Ma a parte la filosofia, il fare figli è l'unica attività che, realmente, permette alla società di andare avanti, quindi anche chi non ne ha dovrebbe sentire l'esigenza di sostenere lo sforzo dei tanti che ci credono.

  2. lucia pellino Rispondi

    Concordo in pieno con le osservazioni di Del Boca e Rosina, aggiungo però che gli asili nido non bastano assolutamente perchè in quanto madre di bambini che hanno superato la fascia di età 0-3 anni mi sto rendendo conto che le esigenze di cura crescono e non diminuiscono con le età: ci sono i compiti, le attività sportive, le esigenze di socializzazione. I servizi sono carenti ma i bambini hanno assolujto bisogno della presenza delle figure genitoriali per cui io punterei molto sulla rifondazione dell'organizzazione del lavoro a favore della flessibilità totale.

  3. Serenella Molendini Consigliera di Parità Regione Puglia Rispondi

    Il prof. Ichino forse non conosce i dati relativi alle dimissioni di lavoratrici per maternità ex Dlgs151/2001: 17.676 donne in Italia si sono dimesse dal lavoro e la motivazione principale è: incompatibilità tra occupazione lavorativa e assistenza al neonato. Spesso per assenza di rete parentale, di asili nido o di eccessivi costi per la retta del nido. Più asili nido vuol dire dunque più conciliazione ma anche più occupazione. E' ciò che la Puglia in questi anni sta realizzando investendo 82 milioni di euro con un incremento di servizi per l'infanzia che è di + 325 %.