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COME MISURARE LA CORRUZIONE

Ha fatto scalpore la denuncia della Corte dei conti su un vertiginoso aumento dei casi di concussione e corruzione in Italia. Una loro misurazione precisa è però estremamente difficile con gli strumenti finora a disposizione. Tuttavia, la percezione dei cittadini è che il fenomeno sia grave, in peggioramento e si irradi dalla politica alla pubblica amministrazione. Prendere provvedimenti è dunque indispensabile. Magari a partire da dati affidabili. E proprio la Corte dei conti potrebbe costruire una misura accurata di corruzione.

 

Ha fatto notizia la recente rivelazione della Corte dei conti che le denunce per fatti di corruzione e concussione sono più che raddoppiate nel 2009. Nel periodo gennaio-novembre 2009, la Corte riporta 221 denunce per corruzione e 219 per concussione. Questi dati, al momento in cui scrivo, non si riconciliano con quelli del Servizio anti-corruzione e trasparenza (presidenza del Consiglio dei ministri), secondo cui il dato 2009, non ufficiale e riferito all’intero anno, è 104 denunce per corruzione e 121 per concussione, dunque circa la metà di quanto indicato dalla Corte dei conti. Invero, sulla dinamica del fenomeno è in corso una discussione tra Corte dei conti e Servizio anticorruzione. Ma la fonte è la stessa – le comunicazioni delle tre forze di polizia – e non dovrebbe essere difficile riconciliare i numeri. Prima di ogni analisi interpretativa.

L’’INTERPRETAZIONE DEI DATI

Anche se i dati rivelassero un incremento delle denunce per corruzione e concussione nel 2009, l’’interpretazione resterebbe molto problematica. Perché si tratta appunto denunce, dunque generate attraverso un processo che riflette anche la scelta di denunciare. Se secondo l’’interpretazione sposata quasi uniformemente dai mass media, il dato della Corte dei conti rivela uno straordinario peggioramento del fenomeno, è tuttavia legittima anche l’’interpretazione esattamente opposta: il forte incremento rilevato potrebbe riflettere una maggiore propensione a denunciare i comportamenti illegali. Se così fosse, i dati presentati dalla Corte dei conti dovrebbero essere motivo di conforto, giacché indicherebbero un affermarsi della cultura della legalità.
Purtroppo, sulla base dei soli dati sulle denunce non è possibile distinguere fra le due interpretazioni. E, invero, il problema di selezione creato dalle denunce affligge la maggior parte dei dataset concernenti la criminalità. Ciò perché cittadini che vivono in condizioni diverse hanno diverse propensioni a denunciare un crimine alla polizia. Fanno eccezione i cosiddetti “victimization studies” che sono basati su interviste a un campione casuale di cittadini, ai quali vengono chieste informazioni sui crimini che hanno subito. La procedura non si basa sulle denunce alla polizia ed evita così le annesse distorsioni.

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UN QUADRO OMOGENEO

La fonte di dati sulla corruzione più simile a un “victimization study” è il Global Corruption Barometer, pubblicato da Transparency International. Nel 2008, 73mila persone in tutto il mondo sono state intervistate su argomenti attinenti alla corruzione. Nella figura 1 riportiamo la percentuale di intervistati che, in ogni paese, rispondono “sì” alla domanda ‘“Il governo è molto o alquanto efficace nel contrastare la corruzione?”’. Come si vede, in Italia solo il 15 per cento degli intervistati sottoscrive questa affermazione, contro un 50 per cento degli olandesi e un sorprendente 60 per cento dei macedoni. Con tutti i caveat del caso, questa comparazione fra paesi è coerente con l’’idea che in Italia, più che in molti altri paesi, vi sia pessimismo sull’’argomento corruzione.

Figura 1: Percentuale di intervistati che rispondono “sì” alla domanda “Il governo è molto o alquanto efficace nel contrastare la corruzione?”. Dati dalla survey “Global Corruption Barometer 2008” amministrata da Transparency International.

Se nel 2008 la situazione è negativa, cosa possiamo dire del trend? Negli anni precedenti, la percentuale di italiani che ha risposto che il governo “è efficace nel contrastare la corruzione” è stata la seguente:

2006 27%
2007 21%
2008 15%

Figura 2: Percentuale di intervistati italiani che rispondono “sì” alla domanda “Il governo è molto o alquanto efficace nel contrastare la corruzione?”. Dati dalle surveys “Global Corruption Barometer”, amministrata da Transparency International.

Il trend, si vede, è fortemente negativo. Inoltre, nel 2007 il 61 per cento degli intervistati italiani aveva dichiarato di ritenere che la corruzione sarebbe aumentata nei tre anni seguenti. Quindi, la percezione è di un netto peggioramento.
L’indagine Global Corruption Barometer permette di evidenziare anche quali organizzazioni siano maggiormente soggette alla corruzione. Per l’Italia, i risultati sono riportati nella figura 3. Come si vede, i partiti politici sono i più frequentemente citati, seguiti dalla pubblica amministrazione. La mia interpretazione della figura 3 è che la politica sia vista come la fonte della corruzione, che si estende poi agli organi più direttamente sottoposti alla politica, cioè la pubblica amministrazione.

Partiti politici Parlamento e legislatura Settore privato Media Pubblici ufficiali e impiegati statali Magistratura
44% 9% 7% 4% 27% 8%

Figura 3: Risposte in percentuale degli intervistati alla domanda “Quale di queste organizzazioni ritiene più soggetta alla corruzione?” Dati dalla survey “Global Corruption Barometer 2008”, amministrata da Transparency International.

Naturalmente, la percezione popolare del fenomeno è cosa diversa dalla corruzione vera e propria. Le variazioni nel tempo potrebbero riflettere in parte una presunta crescente attenzione accordata dai mass media a fenomeni di corruzione. Quindi, anche i dati del Global Barometer sono imperfetti, seppure, a mio personale giudizio, probabilmente più affidabili di quelli basati su denunce. In ogni caso, tutte le fonti di dati sono utili perché contribuiscono a creare un quadro d’’insieme. E in questo caso concordano almeno nel non segnalare un netto miglioramento del fenomeno corruzione. Sottolineo che non è mia intenzione imputare la responsabilità di tale trend a questo o quel personaggio politico o governo. Piuttosto, la questione è: come migliorare le cose?
Prima di tutto, sarebbe importante avere dati affidabili sul fenomeno corruzione. La fonte ideale sarebbe una indagine in cui, per esempio, un campione di contratti pubblici estratto a caso sia selezionato per essere esaminato a fondo dalla Corte dei conti. I risultati di una indagine a campione fornirebbero un’’ottima misura dello stato della corruzione in Italia. Se pensate che sia un’’idea “da marziani,” ricredetevi: in Brasile dal 2003 il governo federale ispeziona un campione casuale di 60 governi municipali al mese, controllando le irregolarità nell’’uso di fondi federali. I risultati delle ispezioni sono pubblici e diffusi anche attraverso i mass media. (1) Se è politicamente possibile farlo in Brasile, non vedo perché non possa esserlo in Italia.
In conclusione, misurare la corruzione è estremamente difficile. La percezione dei cittadini è che: (a) il fenomeno è grave; (b) sta peggiorando; (c) si irradia dalla politica alla pubblica amministrazione. Per la Corte dei conti sarebbe relativamente facile creare misure accurate di corruzione.

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(1) Sull’argomento si veda “Exposing Corrupt Politicians: The Effect of Brazil’s Publicly Released Audits on Electoral Outcomes”, Claudio Ferraz e Frederico Finan, Quarterly Journal of Economics 2008, 123(2), pp. 703-746.

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11 commenti

  1. Paolo Quattrone

    Mah, piuttosto che occuparmi di come misurare bene il livello di corruzione (il che vorrebbe anche dire definirla per bene), cosa evidente agli occhi di tutti fin da quando si iscrivono i bambini agli asili pubblici, mi occuperei di pensare come educare la gente a non essere corrotta. Paradossalmente, gli incentivi economici (una scorciatoia educativa) potrebbero facilitarla, se tutto e’ denaro, allora qualsiasi denaro va bene. Saviano docet. Ah, a proposito, "dato", viene dal latino "datum", che vuol dire anche "attribuito dall’osservatore", non solo "given"…quindi misuare forse non e’ il piu’ importante dei problemi, se non per capire cosa si guadagna e cosa invece si perde con la definizione del dato corruzione.

  2. ugo

    Nessuno dubita che la corruzione interessa il ceto politico e la P.A.. Nè sussistono dubbi sulle cause genetiche: meccanismi elettorali e di reclutamento del "personale politico"; giungla delle norme procedurali amministrative; invasione della politica in qualsiasi ganglio della società e della economia. Rimedi concreti: ripristino del confine tra la sfera degli interessi pubblici e quella degli interessi privati attraverso il parametro della fonte del "capitale di finanziamento" dei soggetti e degli organi: se il capitale della società per è pubblico, l’ente è pubblico. Per l’ente pubblico ritorno al rigoroso principio di esclusività delle prestazioni (TU impiegati dello Stato); conseguentemente: anagrafe patrimoniale (mobiliare, immobiliare e finanziaria) pubblicata su internet di tutti i dipendenti pubblici – come sopra definiti, e dei politici, nonché dei rispettivi familiari – con riscontro automatico delle variariazioni annuali dei patrimoni in corso di carriera e automatica evidenza di quelle abnormi – con procedimento ispettivo basato su inversione dell’onere della prova per il "discarico da responsabilità" (una sorta di "giudizio di conto" universale)…. E’ follia?

  3. hominibus

    L’uomo è corruttibile ogni volta che il rischio è minimo e grande il vantaggio da realizzare. Il rischio non si misura solo con le sanzioni ma anche con il grado di eludibilità dei controlli. Un provvedimento di efficacia generalizzata è costituito dalla riduzione di attrazione della ricchezza accumulata indebitamente mediante la corretta imposizione fiscale sul patrimonio, mobile ed immobile, comunque acquisito, che nell’attuale legislazione addirittura viene premiato rispetto al reddito. Un fisco patrimoniale, difficile da eludere, non risolve interamente il problema, però elimina l’ulteriore vantaggio che si realizza incrementando la ricchezza con tangenti, mazzette esentasse o redditi gonfiati.

  4. Franco CONTABILE

    Secondo l’art.103 2° co. della Costituzione la giurisdizione della Corte dei Conti si esercita nelle " materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge". Appare pertanto alquanto inquietante il disaccordo tra le cifre dei due enti, così come rappresentato nel l’articolo di Nicola Persico perché – almeno per quanto riguarda la corruzione non attinente a materie di contabilità pubblica-le denuncie per corruzione dovrebbero caso mai addizionarsi e non contrapporsi a quelle registrate dalla Corte dei Conti, evidenziando così un quadro generale molto più ampio di quello rappresentato dalla stessa Corte. Un segnale veramente preoccupante, questo, per la correttezza e l’affidabilità dell’intero Paese. Sarebbe necessario un approfondimento della questione con raffronti tra dati e situazioni omogenee. Grazie,

  5. Giuseppe Esposito

    Finalmente! Era ora che, anziché profondersi in sproloqui moralistici, o discettare su improbabili ricette, qualcuno ponesse in evidenza il problema della misurazione; perché è fondamentale passare da illazioni vaghe a situazioni precise, sulle quali pianificare gli interventi e valutarne, a valle, l’efficacia. Tanto che vorrei proporre di estendere il concetto anche ad un’altra realtà affine, di cui molto si parla benché manchino dati quantitativi: la “concorsopoli” universitaria. Sarebbe utile riesaminare un campione di concorsi e confrontare la produzione scientifica di vincitori ed esclusi (anche, e soprattutto, quella posteriore al concorso). Così almeno avremmo una misura concreta di quantità ed ampiezza degli “errori di valutazione” e si potrebbe ragionare seriamente.

  6. bellavita

    Il prwsidente del Brasile, però, non risulta accertato giudiziariamente come corruttore di giudici e di testimoni. Il primo ministro italiano si, e gli italiani lo votano con immutato entusiasmo, senza essere costretti da nessuno…

  7. Elio Gullo

    Concordo sulla necessità di misurare il fenomeno, Senza tale passo, la determinazione di eventuali misure di contrasto sarebbe forse vana. La proposta, però, mi pare inidonea. L’approccio prevalente di tipo giuridico-formale (anche da parte della Corte dei conti) temo non sarebbe in grado di individuare, dall’approfondito esame di un contratto stipulato da un ente pubblico, quasi nulla di strano. Tranne i casi di corruzione "eclatanti", lo scambio di denaro/servizi tra corruttore e corrotto non lascia traccia visibile in nessun documento od atto. Si consideri inoltre che una serie di società collegate potrebbe rendere non evidente il fatto che alcuni appalti vengono sistematicamente assegnati allo stesso soggetto. In prima battuta si potrebbe: 1. esaminare l’andamento dei contratti assegnati da una PA; 2. confrontare tale andamento con quello di PA equivalenti (comuni, asl, etc); 3. analizzare gli elementi critici: tipo di procedura utilizzato, ribassi sulla base d’asta, valore di contratti simili in diverse aree territoriali, tempi di liquidazione delle fatture etc. Non è granchè (solo una mappa di rischio): il vero nodo è la selezione e la carriera del personale addetto.

  8. Maurizio

    Credo che, ormai da troppi anni, la classe politica sia inadeguata a governare il nostro paese: interessi personali troppo forti, mancanza di ricambio dei politici, avidità, ma anche mancanza di reazione da parte della gente, apatia. Credo che noi ci siamo abituati "al peggio non c’è mai fine", si denuncia ancora troppo poco, si ha paura del politico, delle forze dell’ordine, dell’amministrazione pubblica, come se fossero tutte al di là di una parete di vetro. Certo cambiare non è facile, ma i cittadini devono dare, nella vita di tutti i giorni, un esempio di come vogliono vivere, denunciando, reagendo, partendo dalle cose che possono sembrare piccole, ma che insieme ne formano di grandi. Voglio vedere come finisce questo famoso inasprimento delle pene sulla corruzione; per ora quello che ho letto sui giornali, mi pare veramente ridicolo. Giustamente non "caricano troppo" se no di politici ne rimarrebero veramente pochi!

  9. Enrico Bisogno

    E’ fondamentale poter conoscere la corruzione per poterla prevenire e combattere, ed il dato statistico puó dare un contributo fondamentale in questo sforzo. L’autore giustamente afferma che i dati sulle denunce sono cosa del tutto diversa da una misura del fenomeno corruzione. Tra l’altro, l’analisi effettuata dalla Corte dei Conti è di una superficialitá disarmante: si riporta un aumento di oltre il 200% in riferimento a dati di entitá modesta e restringendo l’analisi solo a 2 anni. Non concordo invece con l’autore quando propone di usare la percezione pubblica come indicatore della corruzione. Anche in questo caso, misuriamo qualcosa di diverso dal fenomeno corruzione. La percezione pubblica di un fenomeno è infatti molto condizionata dalla mediatizzazione dello stesso. L’Eurobarometer da alcuni anni cerca di misurare l’esperienza della popolazione in tema di corruzione (richieste di bustarelle da parte di pubblici ufficiali): i dati per l’Italia non sono incoraggianti, sempre più alti rispetto alla media UE, anche se con un trend oscillante: 14% nel 2006, 10% nel 2008 e 17% nel 2009. Qui si misura solo la piccola corruzione amministrativa, ma è un dato di partenza.

  10. mlv

    Dalla lettura dei dati della tabella (politici/amm.pubb.) si evince il tutto. La percezione è giusta. Adesso non rimane altro che approfondire l’indagine su queste due categorie per vedere se ci sono dati in comune (se si trovano dei minimi comuni denominatori) per evitare altri errori per il futuro. Da cittadino che avrebbe votato come è stato fatto, ritengo che ce ne sono tanti di fattori comuni basta saperli cogliere. Ad ogni modo è sconsolante vedere che i cittadini hanno l’esatta percezione di chi sono e cosa fanno i corrotti e scoprire che sono da una parte coloro che legiferano e dall’altra coloro che controllano (o dovrebbero) a vario titolo che le leggi siano rispettate. In questa situazione come si può chiedere ai cittadini il rispetto delle regole!? Sembra una farsa. Sarebbe interessante vedere la differenza con altri paesi, sono sicuro che i tedeschi e i francesi non pensano come noi che i maggiori corrotti nel loro paese sono i LORO politici e i LORO dipendenti pubblici. LORO, maiuscolo, per sottolineare la suddittanza che dovrebbero avere queste categorie verso i cittadini, sovrani.

  11. Walter Codeluppi

    Il corruttore ci tenta sempre, ma è il corrotto che pecca.

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