logo


  1. Maria Clavarino Rispondi

    Per garantire a tutti i componenti della società l'accesso ad internet, e soprattutto l'utilizzo di servizi on-line, è necessaria anche la formazione per gli utenti. Molti degli appartenenti alla generazione "d'argento" non sono in grado di utilizzare i servizi on-line. Se tali servizi diventassero obbligatori, ad esempio nel caso dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadino, bisognerebbe rendere in grado i cittadini di utilizzarli. Questo comporterebbe un'organizzazione e dei costi notevoli: si potrebbero ad esempio prevedere figure professionali certificate per l'istruzione in campo informatico, si dovrebbe istituire un tariffario per la formazione a seconda delle fasce di reddito, per garantire detta istruzione anche ai meno abbienti. D'altra parte tutto questo potrebbe favorire uno "scambio" fra generazioni il cui divario culturale ed economico è già stato percepito più volte come critico. Maria Clavarino

  2. marco Rispondi

    Separare proprietà e gestione, come lei afferma, non è solo una questione di efficenza ed efficacia degli interventi, ma anche di equità sociali. Le reti di nuova generazione saranno pagate con denaro dei cittadini, è quindi giusto che la proprietà delle infrastrutture resti in capo a soggetti a partecipazione pubblica, in proporzione alla quota di investimento coperta con denaro dei cittadini. Una seconda considerazione: occorre modificare il quadro delle tariffe, in modo che l'erogazione di vecchie connessioni dial-up quanto meno non sia più remunerativa delle connessioni a banda larga, e quindi disincentivante. Mi spiego meglio. Se Telecom o Infostrada possono chiedermi 12 euro al mese per una flat a 56 k, senza spendere nulla, che interesse hanno a investire per darmi una linea ADSL flat a 20 euro al mese, con la quale posso attivare il Voice Over IP e risparmiare sulle telefonate facendogli perdere traffico voce, oppure rivolgermi ad altri operatori che non hanno sostenuto nessun investimento?

  3. G. Caldo Rispondi

    Penso che tutti vogliamo la banda larghissima. Il punto è, come rimuoviamo gli ostacoli alla sua realizzazione? In particolare 1. Quali motivazioni politiche servono al governo per alzare la priorità degli investimenti in banda larga? 2. Si può creare un meccanismo normativo che incoraggi le amministrazioni locali a investire? 3. Come interagiscono stato e aziende? Quale meccanismo (a) crea abbastanza concorrenza da fare funzionare il servizio e ridurre i prezzi (b) minimizza la corruzione degli amministratori (c) minimizza l'indebita influenza degli amministratori sulle aziende Se non si capisce come rimuovere questi ostacoli, saranno più i litri di inchiostro scritti sul Corriere a riguardo che i metri di fibra posata.

  4. Luca Schiavoni Rispondi

    Sono pienamente d'accordo con l'idea di affidare il 'network' a società partecipate da più soggetti, che è forse il compromesso migliore tra necessità di concorrenza e bisogno di manutenzione ed aggiornamento che una rete di telecomunicazioni comporta. Uno dei più grossi nodi è infatti quello di assicurare al contempo un accesso - e dei costi - alla pari per tutti gli operatori del settore. Un'infrastruttura del tutto pubblica su cui si desse spazio a 'players' privati risolverebbe questo problema, ma forse non risponderebbe a quello dei necessari investimenti in tecnologia, data la nascita di servizi e applicazioni sempre più esigenti in termini di larghezza di banda. Resta poi la necessità, ormai pienamente condivisa, di rendere la banda larga uno 'universal service', il che mal si concilierebbe con una rete del tutto privata, e in questo senso un intervento dello Stato assicurerebbe gli incentivi necessari agli operatori per coprire le aree economicamente non convenienti. Mi domando a che punto sia l'Italia sotto questo profilo e che fine abbia fatto il piano Caio.

  5. f.zadra Rispondi

    La rete in rame deve essere rimpiazzata con la rete in fibra, per i motivi che tutti conosciamo. Se l'attuale proprietario della rete in rame non può farlo è necessario che essa venga realizzata da tutti gli operatori del settore, pro quota; se anche così i mezzi finanziari non sono sufficienti, intervenga lo Stato, cioè la comunità di tutti i cittadini. Ogni ente intervenuto deve avere una remunerazione in linea con l'investimento, compreso lo Stato, si intende. Questo è lo schema base, che può essere -beninteso- ulteriormente articolato.