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  1. Carlo Caleffi Rispondi

    Una piccola osservazione: se siete economisti e credete nel mercato una dei punti chiave è che tutti gli operatori possano operare nella stessa maniera. Io non posso andare nella mia banca e vendere allo scoperto azioni come privato...un operatore professionale lo può fare ! Già questo evidenzia una importante discriminazione tra operatori che va aggiustata...o tutti o nessuno!

  2. Adriano Velli giornalista Rispondi

    Tante interessanti disquisizioni ma il problema centrale della finanza resta quello della separazione degli investimenti dalle pure e semplici scommesse. Cosa che ammetto essere tutt'altro che facile dal momento che anche ogni investimento e proficuo per l'economia come l'acquisto di azioni con un orizzonte temporale ragionevole comporta inevitabilmente una componente di scommessa sul futuro della società su cui si è scelto di puntare. Tutt'altra cosa sono le scorrerie ribassiste nei momenti di panic selling o derivati con leve finanziarie insensate. Tuttavia ritengo anch'io che gli effetti negativi delle vendite allo scoperto non debbano essere contrastati tanto con i divieti ma con un'appropriata fiscalità, ad esempio sul prestito titoli. Al di fuori dei mercati finanziari, in Italia giochi e scommese ammontano a circa 61 miliardi all'anno con un introito per le casse dello Stato di dodici miliardi. Di fronte a queste cifre il contributo delle attività finanzarie più speculative alla manovra attualmente in discussione sembra decisamente irrisorio, oltre che discutibile nell'obbiettivo, limitato al deposito titoli che colpisce senza distinzione tutti i risparmiatori.

  3. babur Rispondi

    Concordo pienamente con PDC che definisce "strumenti criminogeni" le diavolerie inventate da diaboliche menti che hanno come scopo unico quello di truffare il prossimo. Tali strumenti andrebbero totalmente vietati, così come andrebbero inibite tutte le transazioni che non siano tracciabili e tutte quelle che avvengono con soggetti, società, fondi, ecc. che dimorano nei paradisi fiscali. In questo l'Europa dovrebbe seriamente legiferare: scrivono direttive/disposizioni di centinaia di pagine sul cioccolato, sul burro di cacao, ecc., pittosto che classificare il calibro delle uova, la lunghezza delle banane e boiate di tale entità, ma non definiscono con poche e chiare norme i necessari limiti che devono essere posti alla speculazione e agli speculatori. Evidentemente non vogliono farlo. A questo punto credo che l'unica alternativa, per i paesi con alto debito, non può essere che quella di dichiarare fallito lo stato. Del resto, E' il mercato! Gli speculatori hanno investito in titoli a rischio scommettendo su lauti guadagni e strozzando i debitori: adesso ne paghino le conseguenze. E' l'unico modo per evitare di essere ridotti a schiavi a vita. L'Argentina insegna.

  4. Giacomo F Rispondi

    Nell’articolo si tratta l’argomento delle limitazioni alle vendite allo scoperto da un punto di vista dei prezzi delle azioni. A parer mio si deve cambiare punto di vista. Vietando le vendite allo scoperto si evita che vengano fatte operazioni grazie ad una “liquidità” virtuale e che gli operatori, assumendosi rischi che non possono fronteggiare, perdano più delle risorse che hanno a disposizione. Se un’operazione di vendita allo scoperto va male, il rischio si può trasferire dall’operatore al sistema. Detto questo, mi trovo d’accordo sul fatto che misure del genere, per essere efficaci, debbano essere concordate con gli altri paesi.

  5. dreag Rispondi

    Mi trovo d'accordo con alcuni commenti inviati dai lettori: l'errore della Germania è stato forse quello di non concordare con gli altri paesi europei le misure restrittive sulle vendite allo scoperto. Se il mercato borsistico ha subito delle perdite, poco male, secondo me gli operatori di borsa , che ormai rappresentano soltanto delle variabili impazzite orientate compulsivamente e ossessivamente alla ricerca di ingenti guadagni ad ogni costo devono essere duramente puniti (economicamente s'intende). E' il tempo che la politica riprenda il suo ruolo, soprattutto ora,che s'intravede un disegn , neanche troppo velato, di tentare l'ultimo assalto a quel che resta del welfare: la borsa ormai è diventato il crocevia dove si scontrano diverse e forse opposte concezioni dell'economia di mercato.

  6. Andrea Zhok Rispondi

    L'interessante articolo non sembra prendere in considerazione la variabile, cruciale per ogni intervento restrittivo sul mercato, della massa critica del mercato oggetto dell'intervento. E' plausibile ritenere che l'effetto positivo registrato negli Stati Uniti non sia contigente, ma sia dovuto proprio alla dimensione del mercato USA. L'errore dell'intervento tedesco in quest'ottica è soltanto quello di essersi esposto senza aver concordato una strategia UE comune, la sola capace di conferire efficacia all'intervento implementandolo uniformemente in un mercato di massa critica importante. Ovviamente questo divieto da solo è comunque insufficiente ed aggirabile, se non accompagnato da ulteriori misure, ma da ciò si trarrebbe una falsa (e comoda) conclusione se si ritenesse di aver dimostrato, sulla base dell'inefficacia di interventi estemporanei ed isolati, che interventi restrittivi sono di per sé inutili.

  7. Sam Rispondi

    Proibire agli investitori di vendere allo scoperto "per evitare cali ingiustificati dei prezzi delle azioni" (sic) è come proibire agli sciatori di parlare ad alta voce in montagna "per evitare ingiustificate cadute di slavine". Secondo me le vendite allo scoperto sono anzi addirittura salutari per il sistema, aiutando a prevenire l'eccessivo gonfiarsi di bolle... Allo stesso modo in cui delle piccole cariche lanciate periodicamente dall'elicottero di notte dai gestori delle piste possono fare cadere delle piccole slavine evitando che si accumulino quantità troppo ingenti di neve a monte di dove di scia (queste sì davvero pericolose: se si è accumulata troppa neve, poi basta che poi ci si posi un cigno nero e vien giù tutto... Che sia vietato gridare o meno).

  8. Fausto Galli Rispondi

    Dai commenti sembra emergere una certa confusione semantica sul termine "liquidita'". Questo e' dovuto probabilmente al fatto che generalmente economisti e giornalisti usano il sostantivo con due accezioni piuttosto diverse. Economisti: Liquidita' = possibilita' di comperare e vendere facilmente, velocemente e con bassi costi di transazione, indipendentemente dal prezzo prevalente sul mercato. Giornalisti: Liquidita' = bassi tassi d'interesse, che rendono facile e poco costoso l'indebitamento. La liquidita' nel senso degli economisti e' praticamente sempre desiderabile, in quanto offre ad eventuali compratori e venditori la possibilita' di scambiare. In fondo, i mercati esistono esattamente per questo, quindi piu' liquidi sono, meglio funzionano. Un mercato liquido in senso giornalistico e' desiderabile o no a seconda delle condizioni macroeconomiche.

  9. PDC Rispondi

    In effetti le vendite allo scoperto (e tutti i derivati) non dovrebbero essere sospesi, ma banditi del tutto, in quanto strumenti essenzialmente distruttivi, per non dire criminogeni. Chi vuole fare scommesse dovrebbe rivolgersi ai Casinò o ai bookmaker, mentre la finanza dovrebbe limitarsi ad assolvere alla sua unica funzione economicamente sensata e socialmente accettabile, quella di essere sistema circolatorio del denaro, distribuendolo alle imprese sulla base di una reale percezione della loro profittevolezza presente e futura. Il rischio dovrebbe indurre gli investitori a fare vere valutazioni delle imprese, mentre oggi la cosa è irrilevante o affidata a società di rating la cui credibilità è zero. La possibilità di assicurarsi contro il rischio di incidenti, sacrosanto per una industria “vera”, non dovrebbe sussistere in campo finanziario se non nella forma di una diversificazione degli investimenti del singolo investitore o di una condivisione di un singolo investimento tra diversi investitori. Tutto il resto serve solo ad abdicare al ruolo di valutazione dei rischi e delle opportunità, ossia alla ragion d’essere della finanza.

  10. Mauro Rispondi

    Scusate ma qualcuno potrebbe spiegarmi perchè ci vuole liquidità o sparisce liquidità se si vende allo scoperto? Vendita e acquisto si compensano contabilmente e si liquida la differenza (sempre ai danni dei piccoli risparmiatori cui è inaccessibile questo tipo di pratica), o no?!

  11. Michael Rispondi

    Lancio due critiche nel dibattito. La prima, di carattere generale, riguarda il comune errore che molti economisti commettono; elevare i risultati dei propri studi economici a unico contributo intellettuale per la migliore politica economica possibile. Idee che diventano stimolo unico al processo decisionale (policy-level). Una decisione politica riflette molteplici aspetti, anche economici, ma non soltanto; e i costi (e benefici) di tali decisioni non possono ricondursi soltanto ad aspetti economico/contabili. La seconda critica riguarda la liquidità che è venuta a mancare; cosa negativa a vostro giudizio. Ma non vi pare che l'eccessiva liquidità disponibile a costi stracciati (della ghiotta era Greenspan) abbia favorito l'innescarsi di questa crisi? Perchè ponete l'equazione maggiore liquidità=stiamo tutti meglio. Per aumentare la liquidità dei mercati finanziari sono stati creati strumenti "derivati ridicoli" (CDS sintetici, un esempio su tutti) che neppure i traders stessi comprendono del tutto. Invece di pensare ai volumi di liquidità non sarebbe meglio studiarne la qualità, magari una liquidità meno autoreferenziale aiuterebbe maggiormente l'economia reale.

  12. renzo pagliari Rispondi

    Acquisti con liquidità presa in prestito e vendite di azioni allo scoperto, unitamente a tutti gli ultimi fantasiosi contratti introdotti in borsa sono la causa della crisi presente e di tutte quelle passate. Spingono i valori a livelli irrealistici a cui segue il crollo, trasformano la borsa in una sala da gioco, mentre dovrebbe essere il luogo di scambio dei titoli delle aziende in funzione del loro valore reale e dell'utile che danno. La frenesia dei rialzi è foriera di perdite. Gli investitori dovrebbero ottenere plusvalenze soltanto dall'aumento del valore reale dell'azienda di cui posseggono titoli e utili soltanto dai guadagni della stessa. Si dovrebbero poter vendere solo titoli che si hanno e si dovrebbero poterli comprare solo con denaro che si possiede, sempre. Le operazioni di cui si lamenta la proibizione attirano una liquidità non virtuosa che prima o poi provoca danni ingenti. Nuove quotazioni e aumenti di capitale dovrebbero essere commisurati al valore di ciò che rappresentano e non al trend della borsa. In sostanza si dovrebbe avere la stessa dinamica del mercato immobiliare prima dei mutui al 100% e dei subprime inventati per incentivare la spesa privata.

  13. Renato Rispondi

    Si vende allo scoperto perché si pensa di comprare dopo ad un prezzo inferiore, e non è ininfluente il fatto che vendo quello che comprerò. Se vendita e acquisto sono molto vicini, allora dovrò impiegare molta liquidità per avere buoni margini. Ecco perché, bloccate le vendite allo scoperto, si blocca un’ingente liquidità. L’intervento di blocco della vendita allo scoperto non sembra aver sostenuto i prezzi dei titoli ad esso assoggettati. E allora? Questo non significa che il sistema abbia fallito, perché mai avrò contezza di quello che sarebbe successo se il blocco non fosse stato messo, e il momento eccezionale rende molto delicati i paragoni con altre situazioni. La linea relativa al rendimento delle azioni colpite dal divieto è molto vicina a quella delle azioni esenti e la supera solo in circa metà dei sessanta giorni successivi al divieto. Dunque, tutto andava male, ma per le azioni soggette al divieto di vendita allo scoperto è andata un tantino meno male. L’effetto negativo dei divieti sulla liquidità sono più pronunciati per le azioni a bassa capitalizzazione. Dunque, quando ci sono pochi soldi si tende ad andare sul sicuro. Non sono un economista. Si vede, vero?

  14. Carlo U. Rispondi

    Al di là delle corrette osservazioni messe qui in luce, mi ha inoltre stupito la superficialità con cui alcune trasmissioni radiofoniche e giornali di approfondimento economico-finanziario abbiano fortemente attaccato tale prassi adducendo motivazioni a loro dire 'etiche'. E' l'informazione, in particolare quella specializzata, che si deve assumere l'obbligo professionale di informare correttamente, senza lasciarsi trasportare da facili ripieghi populisti.

  15. Paolo M. Rispondi

    Credo che non servisse di certo un nobel, ma un qualsiasi studente di economia, per capire quali conseguenze avrebbero avuto l'esclusione di contratti di negoziazione dai mercati. Esiste un ampissima letteratura al riguardo, mi stupisco del dilettantismo con cui è stata presa questa decisione da parte di autorità che dovrebbero essere tecniche e indipendenti. Probabilmente la politica ci ha messo lo zampino.