Lavoce.info

UNA DOTE DA PRENDERE SUL SERIO

I 500 euro proposti da Brunetta per combattere il fenomeno dei bamboccioni erano probabilmente solo una provocazione. Però non è sbagliata l’idea di offrire una dote ai neo-maggiorenni. Per pagare gli studi all’università o correggere le imperfezioni del mercato del credito per iniziare un’attività o comprare una casa. Altri paesi già prevedono misure simili. Per importarli anche in Italia occorre però trovare i finanziamenti necessari. Che si potrebbero ricavare agendo sulla tassa di successione sulle eredità più sostanziose.

Il ministro Brunetta non è nuovo alle provocazioni mediatiche: l’ultima, sui 500 euro al mese per combattere il fenomeno dei “bamboccioni”, ha causato un polverone e indotto Palazzo Chigi a dissociarsi. Non è tanto l’idea in sé a non piacere al governo quanto la forma di finanziamento ipotizzata da Renato Brunetta: utilizzare parte dei fondi destinati alle pensioni di anzianità, che per il pensionato medio rappresenta solo 950 euro al mese (Istat 2006). Se il costo politico di una tale operazione è apparso a molti insostenibile, occorrerebbe forse anche soffermarsi sui costi sociali per cittadini che già non navigano nell’oro. Il tutto senza contare che tagliare le pensioni in un contesto recessivo non farebbe altro che deprimere ulteriormente la domanda aggregata e aggravare la crisi dei consumi. Per farla breve, la proposta di Brunetta era probabilmente solo una provocazione.

UN CAPITALE INIZIALE PER OGNI BAMBINO

Il che è un peccato perché la proposta in sé non sarebbe da buttare via: l’idea, infatti, ricorda quella di un capitale iniziale per il neo maggiorenne che potrebbe servire a pagare gli studi all’università o correggere le imperfezioni del mercato del credito che spesso non permettono a un giovane di iniziare un’attività, di ottenere un mutuo per comprare casa, di pagarsi gli studi, con il risultato di accrescere la dipendenza dai genitori. È la vecchia idea della dotazione di cittadinanza, nata con Thomas Paine nel 1700 e ripresa recentemente da Anthony B. Atkinson nel Regno Unito e Bruce Ackerman negli Stati Uniti. (1)
È soprattutto un’idea che ha già trovato alcune forme di applicazione: nel 2003, per esempio, il governo britannico ha creato il Child Trust Fund. Tutti i genitori dei bambini nati dal 1° settembre 2002 e residenti britannici hanno diritto ad aprire un conto di risparmio vincolato su cui lo stato versa inizialmente 250 sterline (500 per le famiglie povere). I genitori e i parenti possono contribuire fino a un massimo di 1.200 sterline ogni anno (esentasse). Un secondo versamento statale di 250 sterline è previsto al compimento del settimo anno d’età. Le somme risparmiate sul conto non possono essere utilizzate prima di aver raggiunto la maggiore età del bambino, ormai ragazzo, e non hanno alcun vincolo di destinazione.
I conti del Ctf hanno regole precise di differenziazione dei rischi per evitare la perdita della somma. I numeri parlano chiaro: un versamento di 10 sterline al mese con un tasso di interesse al 3,5 per cento permette di avere a disposizione a 18 anni una somma di 3.570 sterline. Con un versamento di 50 sterline mensili si arriva a 14.600 sterline. Cifre che non cambiano l’esistenza, ma che a un neo-maggiorenne possono fare molto comodo.
Purtroppo, per godere dei benefici del Ctf, l’Italia e i suoi “bamboccioni” dovrebbero aspettare una ventina d’anni. Se si vuole agire fin da ora si dovrebbe, invece, adottare direttamente la proposta di Bruce Ackerman e dare, a partire da quest’anno, una dotazione di cittadinanza, una somma forfettaria in “regalo” dallo Stato, ai neo-diciottenni.
Esistono anche altre forme di incentivi anti-bamboccioni. La Spagna nel 2007 ha adottato la Renta Basica de Emancipaciòn, un contributo di 210 euro mensili per i giovani tra i 22 e i 30 anni intestatari di un contratto di affitto regolare con un reddito inferiore ai 22mila euro annui. In Francia da anni esistono forme personalizzate di aiuto per l’affitto (Apl) per chi ne ha bisogno, con particolare attenzione agli studenti e alle giovani coppie.

FINANZIAMENTI DALLE EREDITÀ

Pensare seriamente a importare progetti simili in Italia significa porsi molto chiaramente il problema di come finanziarli. Il ministro Brunetta propone di prendere dai vecchi per dare ai giovani, ponendo la questione, come troppo spesso si tende a fare, in termini puramente generazionali. Ci si nasconde in questo modo il problema della forte e crescente disuguaglianzanella distribuzione del reddito e, soprattutto, della ricchezza. (2) E ponendo semplicisticamente la questione dei “padri contro i figli” si evita di parlare della scarsa mobilità sociale che caratterizza il nostro paese in tutti i confronti internazionali. Abbiamo la stessa alta disuguaglianza dei paesi anglosassoni, la stessa scarsa mobilità sociale, pur senza averne il dinamismo e l’efficienza: il peggiore dei mondi possibile.
Perché dunque, anziché concentrarsi sulle pensioni di anzianità, seppure solo per provocare, non rimettere invece mano alle successioni? L’eredità, infatti, è una notevole fonte di diseguaglianza, che si perpetra e accumula nel tempo. Quale merito ha l’erede se non essere casualmente nato in una famiglia ricca o operosa? La tassa di successione, abolita dal governo Berlusconi nel 2001 e reintrodotta dal governo Prodi, prevede attualmente tre aliquote: il 4 per cento per i parenti in linea retta, 6 per cento per i parenti fino al quarto grado e 8 per cento per qualsiasi altro soggetto. I parenti in linea diretta, inoltre, beneficiano di una generosa franchigia di 1 milione di euro. Niente a che vedere con le tasse che si pagano sui redditi da lavoro, frutto invece della fatica e delle capacità del singolo contribuente. Niente a che vedere nemmeno con le aliquote che si pagano nel Regno Unito (40 per cento oltre 325mila sterline di eredità) o in alcuni stati Usa (55 per cento oltre 1 milione di dollari), due paesi notoriamente a bassa imposizione fiscale. Non proponiamo certo di portare via i risparmi di una vita dei genitori, ma di agire maggiormente sulle eredità più sostanziose.
Nel 2001 la tassa in Italia fruttava un gettito di un miliardo di euro circa. (3) Ciò si tradurrebbe in una dotazione di cittadinanza alla Ackerman di circa 1.700 euro a testa per i 600mila italiani diventati diciottenni nel corso del 2009. O magari in un fondo per sussidiare gli affitti (come in Francia e in Spagna) di chi lascia la casa dei genitori. Non una cifra colossale, ma certamente un contributo utile, che potrebbe essere anche un po’ più sostanzioso con un’imposta di successione anche solo leggeremente più incisiva.In Italia l’idea di una dote per i giovani circola già da tempo. Se ne era ad esempio parlato su lavoce.info (L’imposta di successione per un fondo-giovani) nel 2006. L’idea può essere rintracciata anche nel programma del governo Prodi (quello di 250 pagine e più) e, seppure in forma molto diversa, nel Libro Bianco sull’Irpef e il sostegno alle famiglie promosso da Vincenzo Visco quando era viceministro (2008). Il senatore e demografo Massimo Livi Bacci aveva scritto una proposta di legge che si è presto arenata. ItaliaFutura ha ripreso il tema nei mesi scorsi. L’idea di Brunetta, dunque, sarebbe da prendere sul serio. Ma il ministro la prende sul serio?

(1)Bruce Ackerman and Anne Alstott, The Stakeholder Society, Yale University Press, 1999.
(2) Dati aggiornati al 2008 sulle disuguaglianza in Italia si trovano nel rapporto Istat Condizioni di vita e distribuzione del reddito in Italia.
(3)La franchigia era 180.760 euro per ogni aliquota.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molte altre testate, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Bivio difficile per il mercato del lavoro

Precedente

ANCHE IL FONDO MONETARIO LEGGE TOPOLINO?

Successivo

PERCHÉ LA CRISI RIMANE FUORI DALLE AULE DI ECONOMIA

28 commenti

  1. Claudia

    Concordo. In Francia, anche se non c’è una vera e propria "dote", esistono sostanziosi aiuti sugli affitti per gli studenti. La "CAF" (Caisse d’allocation familiale) infatti non assiste solo le famiglie, ma anche i ragazzi/e che vivono da soli, dando un contributo che copre fino a 1/3 dell’affitto (entro determinati limiti). L’avevano data persino a me, studente italiana a parigi per sei mesi (erasmus).

  2. Gian Luca Clementi

    Cito dall’articolo: "…non è sbagliata l’idea di offrire una dote ai neo-maggiorenni. Per pagare gli studi all’università o correggere le imperfezioni del mercato del credito per iniziare un’attività o comprare una casa." "You cannot be serious" e’ l’affermazione retorica che John McEnroe usava proferire ogni qualvolta era infastidito dal giudice di sedia. Rivolgo la stessa frase a voi. Se il problema sta nel dare la possibilita’ ai giovani di comprare casa o pagarsi l’Universita’, si mette mano alla tanta agnognata riforma dei mercati finanziari, in modo tale che essi possano farsi prestare i soldi di cui abbisognano. Non si aumentano le tasse ulteriormente, distorcendo ancora di piu’ le decisioni di risparmio delle famiglie. Non si distribuiscono denari senza dare incentivi sulla spesa degli stessi. Se, come pare il caso, volete fare redistribuzione, abbiate il coraggio di chiamarla con il suo nome.

  3. aris blasetti

    Tassiamo, tassiamo, ancora tassiamo, quando proporrete di tassare anche l’aria che respiriamo? Il solito leit motiv della sinistra tassare per dare ai supposti poveri- vedi bamboccioni- che non hanno soldi per vivere ma per andare in discoteca, allo stadio, acquistare spinelli etc etc. Anche alla fine degli anni 60 era difficile entrare nel mondo del lavoro e conquistarsi l’indipendenza ma, a fatica, ci siamo riusciti senza sussidi a carico della comunità. Saluti

  4. Sara Guerra

    I mezzi per finanziare i "bamboccioni" si possono trovare in svariati modi: non so quanto si risolverebbe il problema pero’. Al giovane viene finanziata una laurea, buona parte sceglieranno una laurea umanistica e poi cosa che succede? Pochi brillanti o fortunati soggetti troveranno un ottimo lavoro e ringrazieranno Brunetta, altri ingrasseranno le file dei concorsi pubblici o di lavoro poco qualificati. Posto che un lavoro poco qualificato lo avrebbero trovato anche prima di laurearsi, tra spese a carico della societa’ e costo opportunita’ (gli stipendi persi negli anni universitari) direi che la laurea arricchisce il "capitale umano", ma di certo non le tasche del giovane. Sono perplessa! Cordiali saluti

  5. D Moro

    In Italia da piu’ di un decennio e’ un corso una rapina generazionale su tre fronti: 1) Le pensioni in essere sono molto generose e vengono pagate dai giovani. Gli stessi giovani che una volta anziani riceveranno pensioni misere. 2) L’alto debito pubblico impone il pagamento degli interessi da chi paga le tasse, generalmente i piu’ giovani, a chi detiene il debito pubblico, generalmente i piu’ anziani. 3) Gli immobili in Italia costano troppo per gli stipendi dei giovani. Quindi chi ci guadagna dalla bolla immobiliare sono gli anziani che generalmnte vendono le case ai giovani. Brunetta non ha detto di dare 500 euro ai giovani, Brunetta ha detto di prendere 500 euro dagli anziani e darli ai giovani. Per una volta credo di essere d’accordo con Brunetta!

  6. Bambocciona

    Devo purtroppo rilevare che la soluzione della "dote" ha il classico retrogusto amaro tipico delle misure assistenziali che si risolvono nel mero sostegno al reddito. Si ignora, infatti, che il giovane può già contare sulle borse di studio erogate dagli appositi enti per studiare e sui prestiti d’onore (per la maggior parte inutilizzati) per avviare un’attività. Quanto all’accesso al credito mi chiedo come una dote, che immagino sia una misura limitata nel tempo, possa agevolare il bamboccione nel far fronte a un mutuo di durata trentennale (quando va bene). E’ dunque evidente che la soluzione non sta nel liquidare il giovane con una “dote”, ma nel promuovere meccanismi che valorizzino le sue “doti”. Se attualmente il bamboccione non può lasciare la casa di mammà non è perché non lavora, ma perché, pur lavorando, non gli è consentito raccogliere frutti: il suo lavoro non è valorizzato, non è congruamente retribuito ed è sempre a termine. Il termine impedisce che il giovane possa fornire garanzie al locatore per l’affitto e alla banca per il mutuo. Investiamo sulle doti dei giovani e combattiamo l’elusione di chi mira solo a risparmiare sul costo del lavoro. Altro che dote!

  7. paria

    Largo ai giovani! Insieme ad "autarchia" (versione arcaica di "compra italiano" o "chilometro zero") l’abbiamo già sentito tempo fa. Tutti dovrebbero meditare su dove ci hanno portato. I giovani seguiti a quelli cui è stato fatto largo allora hanno avuto come "pensione" un’Italia rasa al suolo che hanno ricostruito rivoltandosi le maniche e senza promesse nè di pagar loro gli studi, nè di comprar loro casa, nè di pensioni, nè di università sotto casa, nè, nè…. Se quelli di oggi si accontentassero di un quarto di ciò che ebbero quelli di allora forse i loro problemi sarebbero risolti per incanto. Uffa!

  8. moreno

    Condivido l’idea di un prelievo quale la tassa di successione, al fine di aprire uno spiffero di opportunità in un Paese, l’Italia, che alla recessione, la crisi, le poche risorse per la formazione e l’inserimento ai lavori, assomma una totale chiusura alla erogazione di credito per investimenti anche minimi. Ben venga una somma che, alle dovute condizioni, ridia alle/ai giovani un po’ di quel potere (gerontocratico) economico di cui hanno certamente bisogno se non vogliono dipendere dal conto corrente dei loro "vecchi".

  9. Silvia Castellazzi

    La proposta di Brunetta ha due lati problematici: è inutilmente polemica e non è legata a nessuna richiesta. Sembra un regalo. Il ministro sembra però aver colto in una sua successiva dichiarazione i termini del problema, esprimendosi pur sempre in modo volutamente semplicistico e quindi più polemico che costruttivo. Ha cioè riconosciuto che a fronte di una vecchiaia – o comunque di padri con una relativa sicurezza lavorativa – vi sono figli che non riescono o non vogliono inserirsi nel mondo del lavoro. La sicurezza dei padri costa in termini economici, esaurendo fondi che dovrebbero aiutare precari e giovani, e costa in termini di sviluppo perchè crea quella struttura di supporto tale per cui molti "bamboccioni" possono permettersi di essere tali vivendo della pensione o dello stipendio fisso dei padri. Non si deve tassare di più: si deve tassare meglio, per favorire prestiti legati alla performance accademica, affitti etc, riducendo le tasse sul lavoro e su chi investe, e aumetando invece la pressione fiscale su rendite finanziarie e simili che non concorrono a creare sviluppo nel Paese.

  10. Silvestro Gambi

    Visto che in questo Paese si afferma quasi con orgoglio (e chissà perché?) che la famiglia è il vero ammortizzatore sociale per i giovani, perché non trovare il modo di consentire la detrazione fiscale di un eventuale sostegno economico della stessa ai giovani che decidono di uscirne per volare da soli. Si avrebbe almeno l’impressione che si cerca di individuare misure utili per fenomeni sociali esistenti nella realtà.

  11. Alfonso Salemi

    Si potrebbero fare due cose non incompatibili: 1 – Accreditare ai diciottenni una quota di cui disporre liberamente finanziata, ad esempio, da una frazione dei dividendi degli azionisti e dalle retribuzioni (esorbitanti) dei "manager". 2 – Iniziare un accumulo di piccole quote mensili da attribuire ai neonati (che ne disporranno al 18° anno) appartenenti a famiglie con reddito familiare inferiore ad un determinato livello ed in modo scalare. Nel senso che la quota diminuisce col crescere del reddito, ciò al fine di evitare che venga negata la quota per il superamento di un euro del limite fissato. Naturalmente dopo verifica concreta del reddito familiare da parte degli Uffici Finanziari. Ciò al fine di evitare abusi ed evidenziare eventuali evasori. Per aumentare il gettito fiscale necessario per questo e per altri investimenti sociali, sabbe molto semplice emanare una legge di una riga: "I reati fiscali non sono prescrivibili", accompagnata da norme adeguate per evitare "l’accanimento" fiscale, e iniziare un controllo sistematico e continuo dei redditi effettivi di tutti i contribuenti da parte degli uffici periferici.

  12. giovanni

    L’idea di per sè non è errata soprattutto se rivolta agli studenti universitari, magari un importo che va a crescere anche in funzione dei risultati raggiunti nel corso degli studi. Per finanziare il relativo fondo si potrebbe da un lato risparmiare su spese ed enti inutili dello stato e dall’altro destinando parte del 5 per mille irpef ad un apposito fondo. Perchè poi non intervenire con il riconoscimento di micro-crediti il cui capitale ed interessi da "rimborsare" non dovranno avvenire in denaro ma mediante i risultati conseguiti durante gli studi.

  13. stefano monni

    Non credo che l’idea proposta dal Ministro Brunetta sia da scartare a priori. Il problema al solito è come finanziarla. Prima di tutto il "tassare" non è sempre una soluzione da condannare, d’altronde la tassazione dovrebbe essere il sistema che garantisca la massima equità: da chi ha di più a chi è più sfortunato. Nella proposta di Brunetta però i soldi per finanziare i 500 euro ai bamboccioni vengono tolti ai pensionati, con il danno maggiore per quelli più poveri. Perchè non si utilizzano i capitali che rientrano dall’estero? Perchè non si utilizzano i soldi che si ricaverebbero da una vera e seria lotta all’evasione? Perchè non si riducono veramente gli sprechi nella spesa pubblica e con quello che si risparmia non si finanzia l’idea di Brunetta? Perchè si ha paura di tassare i cespiti più sostanziosi che entrano nell’asse ereditario e non ci si ribella quando si toccano le tasche di quei poveri pensionati che guadagnano neanche 1000 € al mese? Come al solito, parlando del Ministro Brunetta, ammetto che le idee sono più che condivisibili, ma purtroppo sono le politiche proposte per realizzare queste ideee a lasciare molti dubbi e incertezze.

  14. Niccolò

    E’ vero: l’eredità si riceve per pura fortuna, in quanto si è nati in una determinata famiglia piuttosto che in un’altra. Ma la tassa di successione va contro l’istituzione della famiglia e scoraggia un genitore ad accumulare una ricchezza da tramandare. Lavorare per tramandare ai figli (io ancora non ne ho ma spero presto di averne) è la più grande motivazione che esista. Se mi aumentate le tasse su quello che tramando, mi togliete una parte della motivazione (perché dovrei continuare a risparmiare quanto prima?). Piuttosto vanno studiati degli incentivi ad utilizzare le successioni in modo "intelligente": si tassino per esempio le successioni utilizzate per acquistare macchine di lusso e per il consumismo puro, si esentino invece le successioni utilizzate per creare aziende che possono creare posti di lavoro per altri italiani e quelle usate per innovare/studiare. Lo so: è un argomento estremamente complesso. Ma preferisco pagare più tasse sul reddito che più tasse sulla successione. La vera tassa da rivedere è un’altra: quella sulle rendite finanziarie. Il 12,5% è il vero privilegio che andrebbe rivisto.

  15. Neb

    Nessuno in Italia si sognerebbe di aiutare i ragazzi che vanno a vivere in affitto da soli per studiare o perché sono una giovane coppia che non arriva (davvero) a fine mese. Chiunque abbia provato a fare domanda per un contributo sull’affitto in Italia sa bene che si deve sfiorare la soglia dell’indigenza. Con la CAF in effetti è diverso. Purché si abbia un contratto regolare, ovvio.

  16. dg1951

    Ritengo riduttivo considerare che 500€ al mese siano la soluzione del problema, anzi è uno svilirne i termini, lo stato non dovrebbe continuare a progettare elargizioni che sanno tanto di propaganda e sarebbero delle semplificazioni delle borse di studio, mentre dovrebbe costruire un sistema partendo dalle fondamenta: campus universitari, case studente, appartamenti per lo studio, spazi sportivi e ricreativi, banda larga che durino non lo spazio di una stagione di governo, ma per le generazioni di studenti a venire.

  17. marco tesei

    Il suo articolo è interessante, ineffetti sono anni che sostengo che uno dei problemi dell’Italia è proprio l’assenza di una tassa di successione adeguata, che a mio parere farebbe cambiare anche la cultura del nostro Paese. Una vera riforma sulle successioni dovrebbe inanzitutto togliere i benefici sulle polizze assicurative vita, quelle che non rientrano nell’asse ereditario, poi servirebbe una tassa crescente sulle successioni fino ad arrivare ad almeno il 25% (un quarto). Ma chi l’ha detto che io devo avere la proprietà di qualcosa che ha fatto un altra persona seppur sia mio parente? Il problema che con una tassa del genere si perdono le elezioni. Uno spunto di riflessione potrebbe essere quello di spalmare questo 25% sull’intera vita dell’immobile ad esempio tassando il prezzo di mercato (magari aggiustandolo a ribasso di una certa percentuale) di patrimonio dello 0,50%

  18. marco tesei

    Aggiungerei una riflessione : 1) Lavoro 8 ore al giorno guadagno 1000 e mi rimane 700 per via della tassazione 2) Non lavoro, eredito 300.000 mi rimane 288.000. Se vendo ciò che ho ereditato che ho ereditato non lavoro e posso vivere 34 anni usando solo 700 ogni mese. Da qui nasce il detto, tutto italiano, che con il "lavoro onesto" non si fanno soldi. La relazione è chiara. Buon lavoro a tutti

  19. enrico

    L’ idea è affascinante e anche equa. Redistribuire una dote ingiusta e antimeritocratica come l’ eredita, dandola a chi diventa maggiorenne, ovvero cittadino a tutti gli effetti. Mi pare però che la tassa di successione sia facilissima da aggirare, come ovviare a questo problema? Ho letto in più di un commento la proposa di elargire la dote in questione solo agli universitari o di usarla per rinforzare le borse di studio. Si tratta a mio avviso di cose diverse. Un sistema serio di borse di studio basate sul merito e sul reddito sarebbe cosa utilissima. Ma è complementare. Se mi si dice che essendo le risorse limitare, diventa un’ alternativa migliore, potrei anche essere d’ accordo. Ma in genere mi sa di obiezione paternalista: -se fai il bravo bambino ti do i soldi- (o meglio.. li do a tuo papà..). Oltrettutto per quanto possano influire i requisiti di reddito se ne avvantaggerebbe soprattutto la middle class. Invece questa proposta è a mio avviso oltre che più equa, soprattutto più dignitosa: -ti tratto da cittadino a tutti gli effetti, assumiti le tue responsabilità!

  20. Niccolò

    Due domande ai lettori: 1) Faccio davvero fatica a convincermi che la tassa di successione sia una cosa giusta. Chiedo aiuto nel comprenderne la giustizia. Vorrei capire, qualcuno mi spiega? Perche’ dovrei pagare tasse su soldi gia’ tassati. Non pensate che così sono incentivato a spenderli prima di morire e non e’ la ricchezza dell’Italia proprio l’altra propensione al risparmio? Se un giorno potro’ permettermi di comprare casa, perche’ mio figlio dovrebbere correre il rischio di non poterci rimanere (se le tasse di successione sulla casa sono troppo alte potrebbe essere costretto alla vendita) e magari l’ho costruita con le mie mani (e col suo aiuto anche se non sta sul contratto). 2) Non pensate che sia piu’ importante introdurre una tassazione adeguata sulle rendite finanziarie? La vera ingiustizia in Italia mi sembra che sugli interessi del conto corrente venga prelevato il 27% invece chi si puo’ permettere di "rischiare" in azioni e altri prodotti finanziari, se la cava con un mero 12.5%. Cos’ha fatto per meritarselo?

  21. AM

    E’ un’imposta, destinata originariamente a colpire le grandi fortune, talora di origine oscura, che in molti paesi colpisce ingiustamente il ceto medio, dove i patrimoni si sono accumulati gradualmente, frutto del lavoro e del risparmio. L’elusione dell’imposta, nel caso dei grandi patrimoni, è agevolata dalla globalizzazione. Il risparmio si forma nell’ambito domestico ed è il risultato del comportamento di tutti i componenti della famiglia: chi apporta il suo reddito, chi apporta lavoro non remunerato e infine chi contribuisce limitando i propri consumi, volontariamente o forzosamente. Ma i risparmi accumulati da tutto il gruppo sono spesso intestati ad una sola persona fisica. e quindi si determina una tassazione ripetuta del medesimo cespite. Ben diversa è invece la situazione della mitica eredità dello zio d’America, dove piove ricchezza senza alcun merito o sacrificio da parte dei beneficiari. Ricapitolando il patrimonio intestato al capofamiglia defunto è anche merito del coniuge cha ha lavorato sodo tra le mura domestiche rinunciato alla colf, ai ristoranti e agli abiti firmati, ai figli che hanno rinunciato a belle vacanze, ai giocattoli costosi e alla scuola privata.

  22. dvd

    Per creare i presupposti per maggiori dinamiche sociali mi pare sia necessario pensare in modo diverso da come fatto fino ad oggi. Brunetta "spara" e credo si diverta molto nel vedere le reazioni. Oltre alla reintroduzione della imposta di successione si potrebbe pensare alla tassa sul grano, che ne dite? Perchè invece non si osserva l’attualità e non si inizia a pensare che forse è meglio tassare in modo nuovo o comunque diverso da oggi, che ne sò, oltre alle ovvie attività finanziarie, quelle derivanti dai giochi/scommesse, di stato o meno, il mondo internet in genere, oppure che ne so, la prostituzione; ancora, reintrodurre una penalizzazione fiscale per i beni di vero lusso, il tutto condito da una riforma pensionistica selettiva che miri a non diminuire chi prende poco ma tagliare chi prende troppo e forse in modo non del tutto meritato, per anni di anzianità e versamenti effettuati, oltre ovvio al taglio sprechi e malaffare. Insomma, tutto ciò che è davvero superfluo e voluttuario e alleggerire e di parecchio tutto ciò che invece è vero lavoro, impresa e loro frutti.

  23. marco

    Ora spiego la necessità della tassa sull’ereditá. Fermo restando il fatto che se un figlio aiuta il padre a costruirla, lo scrive sul "contratto" e festa finita. Il problema nasce in concomitanza del concetto di democrazia. Non parliamo di una casa, parliamo di patrimoni, rendite "aggratis" che uno si ritrova solo per essere stato figlio di… Chi non lavora nella vita non deve avere soldi per vivere, tutti dobbiamo lavorare in modo tale che il paese vada avanti (vedi primo articolo della costituzione). Guarda tale situazione é ben chiara nel sud della Spagna. Qui ci sono famiglie che si ritrovano 200 (ribadisco 200 perché sembra un esagerazione) ettari di olivi. Continuano a sposarsi tra cugini, hanno il tutto in gestione a un gruppo di famigliole. Non spendono un euro per paura che i soldi finiscono, ma di lavorare non se ne parla. Questa gente se gli venissero tassare queste "fincas" (così si chiamano) in due generazioni sarebbero a chiedere l’elemosina. E’ questo il vero problema, si rischia il classismo. Ma forse il rischio si é gia manifestato. Concludo con una frase non troppo correlata "viva la cultura!"

  24. DiSc

    Sia la proposta provocatrice di Brunetta che la risposta accademica in questo articolo si basano sulla stessa premessa: che i giovani restano a casa perche’ non possono materialmente rendersi indipendenti. Questa premessa e’ palesemente falsa. Nessuna generazione nella Storia ha goduto di tante coccole e privilegi quanto la mia (ho 27 anni). Dopo la generazione che ha fatto la Guerra e quella delle lotte ideologiche, la generazione attuale passera’ alla Storia come quella che ha giocato alla Playstation e che ha cambiato cellulare una volta all’anno. Non e’ che non riescano a uscire di casa nonostante sforzi sovrumani: semplicemente non hanno voglia. Non si puo’ nemmeno dire che sia una questione culturale: gli italiani della generazione passata (i miei genitori, i miei zii) hanno iniziato a lavorare a 13 anni, hanno fatto le scuole serali, spesso sono emigrati. E hanno avuto figli prima dei 25 anni. Dare soldi a venti-trentenni perche’ lascino casa e’ un premio all’ignavia e uno schiaffo all’intraprendenza, e spero fortemente che non succeda mai.

  25. Salvatore Venuleo

    D’accordo sulla vecchia idea di una dote di cittadinanza. Mi pare però che un istituto come il prestito d’onore, potendo avere a regime costo zero, offrirebbe un sostegno più considerevole non solo ai giovani, primi naturali beneficiari, ma a tutti i cittadini nelle fasi di transizione critica: la ricerca di un lavoro, l’avvio di una attività economica, il matrimonio e la ricerca di una casa, una malattia. Si potrebbero predefinire casi (meglio no, però, per evitare discrezionalità), tasso di interesse (diciamo pari al tasso di inflazione) e scopertura consentita (una sola volta o, meglio, anche più volte con un massimo totale definito). A mio avviso il prestito d’onore, dovendo sostituire altri istituti presenti, in modo farraginoso, per lo stesso scopo (vedi borse di studio che, dipendendo anche dall’Irpef, premiano sovente i figli degli evasori) potrebbe comportare addirittura un vantaggio erariale. Soprattutto coniugherebbe responsabilità personale e socialità.

  26. Andrea

    E’ una tassa ingiusta e vessatoria. I beni che si ereditano, sia mobiliari sia immobiliari, sono frutto del risparmio di una vita e su di essi sono già state pagate, a suo tempo, le dovute tasse. Volete creare un inferno fiscale in Italia? Fra l’altro una tassa simile allontana sempre più il cittadino dallo Stato, che appare come un avvoltoio che viene a rubarti l’eredità nel momento della dolorosa perdita di un genitore. Sulla proposta di Brunetta, poi, stendo un velo pietoso: dov’è la necessità di aumentare le tasse ai genitori per regalare 500 euro ai figli? I giovani si diano da fare, se non hanno lavoro imparino un mestiere o tornino a coltivare la terra. Ma basta con l’economia pianificata e con lo Statalismo più asfissiante, per cortesia.

  27. Alfonso Salemi

    L’idea di prevedere una "dote" per tutti i neonati è la cosa più ovvia da farsi. Bisogna solo realizzarla nel modo più equilibrato e razionale evitando proposte "da bar" come quella di prelevarla dalle pensioni. Ad esempio: 1 – Iniziare dalla nascita con una piccola quota da accantonare obbligatoriamente a carico della famiglia (ad esempio 50 € mensili detraibili dai redditi) e accreditare al compimento del diciottesimo anno dopo maturazione degli interessi. 2 – per i meno abbienti prevedere un intervento dei Servizi Sociali per creare un "capitale" sottoforma di prestito a basso tasso di interesse da restituire a partire dal 18° anno da parte dell’interessato. 3 – Un finanziamento specifico può essere previsto con modalità simili a quelle del 5/mille, o meglio, utilizzando le quote dell’8/mille che non hanno avuto una precisa destinazione alle chiese. (anziché redistribuirle alle chiese in modo proporzionale alle scelte fatte) 4 – Istituire un controllo puntuale per evitare abusi. 5 – Nella fase transitoria prevedere un finanziamento ai 18 enni sottoforma di prestito a basso tasso di interesse da restituire in 10 o più anni. Non vedo problemi per una iniziativa del genere.

  28. antonio pollastro

    Ho una normale fortuna, che un giorno dovrò ereditare un patrimonio che si aggira attorno ai 600.000 euro, perché dovrei pagare per prendere in eridità quello chei miei genitori hanno sudato, visto che il valore indicato è frutto del mercato, quindi io oggi guadagno 1.7000 euro al mese con tre figli e dovrò pagare per quello che mi lasciano i miei genitori, una casa a Napoli e dei terreni.. e per cosa dovrei pagare per gli alloggi popolari poi assegnati a pagamento da criminalità organizzata e non, per il metadone ai tossicodipenenti, per il gratuito patrocino a chi delinquere, per il miliardo di euro di debito della sanità campana (es.) per consulenze faraoniche rilasciate dagli enti pubblici…. e no sarà che Berlusconi dell’abolizione della tassa di successione ci guadagnerà di più, ma andate a lavorare, producete, sudate, rinunciate e costruitevi il vostro patrimonio come hanno fatto i miei così darete in eredità ai vostri figli qualcosa senza pagare troppo, anche perché su quel terreno su quella casa sono stati pagati e strapagate ICI (quando c’era) redditi catastali, redditi domenicali, e di quello che si producevano ben il 43% di tasse.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén