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  1. MAGGIORI WALTER Rispondi

    Dov'è finito il "quoziente familiare" tanto sbandierato in campagna elettorale dalla destra? Il discorso è che quando c'è una misura a favore dei lavoratori dipendenti o pensionati la scusa che si accampa è che costa troppo, non ci sono i fondi, ecc.. Chissà perchè i soldi dei rimborsi elettorali li trovano come pure quelli per il ponte di Messina (inutile) e anche l'aumento dei lauti stipendi dei parlamentari. Ma non hanno vergogna a percepire un importo mensile pari a quello di un operaio di tutto un anno di lavoro, ripeto LAVORO. Perchè non provano anche loro a "lavorare" quaranta ore la settimana per 12 mesi all'anno e per 40 anni in fonderia o a fare il muratore. Di sicuro non proporrebbero più l'allungamento della vita lavorativa. E magari fossero presenti in parlamento sempre, poi dopo 3 anni prendono la pensione di parlamentare. Laidi ed infami personaggi. Svegliamoci italiani.

  2. Paola Artioli Rispondi

    Come imprenditrice e avendo incarichi in ambito confindustriale mi sono occupata a fondo e da vicino della riforma dell'art. 9 della legge 53, portando le proposte delle imprese. Mi trovo molto d'accordo con Claudia nella sua analisi. Noi registriamo un senso di frustrazione di tante piccole e medie imprese che non possono (e per me non potranno neanche nella nuova formulazione della norma) accedere ai (pochi) benefici che vengono stanziati. Viene abolita la quota riservata alle PMI e le semplificazioni introdotte non saranno sufficienti per renderla ampiamente applicabile. In ogni caso questa norma non è assolutamente sufficiente a creare le condizioni per una vera spinta verso i parametri europei dell'occupazione femminile. Mi chiedo se dopo tanti convegni e dopo che questo tema è diventato assai di moda, come sottolinea Anna Zavaritt oggi nel suo blog, non sia venuta l'ora di mettersi in rete e sottoscrivere insieme una petizione al governo e agli amministratori locali perché le promesse e le parole si trasformino in azioni. Penso che basterebbe una pagina con 8-10 punti e provvedimenti chiave per dare una svolta. Perché voi de l voce.info non ve ne fate promotori?

  3. mario carboni Rispondi

    Sono un pensionato con 1.200 euro al mese. Col mio lavoro e tanti sacrifici, ho acquistato un piccolo appartamento, aderendo a una cooperativa edilizia operaia formata da oltre 200 soci. Appena sono riuscito a liberarmi del mutuo, è stata introtta l'ICI che, nella mia città, Genova (di centrosinistra) ha un tasso più alto di quello per le villette in Riviera! Ho pagato sempre questa odiosa tassa fino a che Berlusconi, che non ho mai votato, non me l'ha tolta. E oggi mi tocca sentire che è stata tolta "ai ricchi". Ma quanti sono i ricchi che ne hanno beneficiato? Forse una piccola parte che, sicuramente, pagheranno per le altre che posseggono. Numerosissimi sono invece quelli che, come me, ricchi non sono. Dunque finiamola con questa polemica demagogica che, finora, ha dato scarsi risultati politici a quei partiti che avevano introdotta la tassa e che ora contestano chi l'ha tolta del tutto.. Quei partiti rissosi che, allo stato delle cose, hanno più volte fallito nel loro scopo di cacciare Berlusconi.

  4. Mimmo Borriello Rispondi

    Senz'altro concreto l'intervento previsto dall'art.9/L.53. Tuttavia, reputo che le iniziative non più rinviabili per assicurare la pace sociale e la convergenza interessi aziende-lavoratori siano: redistribuzione del reddito e creazione/salvaguardia posti di lavoro. E' necessario limitare il processo di accumulazione tuttora dominante a favore dei salari e delle pensioni, affinchè il rilancio dei consumi possa generare un circolo economico virtuoso.

  5. Claudia Villante Rispondi

    Per due anni (2005-2007) ho fatto parte della Task force del Ministero del Lavoro per l'attuazione dell'art.9 ed effettivamente la presenza di un supporto competente per promuovere, accompagnare, monitorare e valutare le azioni finanziate ha accresciuto l'interesse verso questo dispositivo (si veda in A.Signorelli, Lavoro e politiche di genere, Franco Angeli, 2008). Alla buona volontà del datore di lavoro nel promuovere azioni a favore della conciliazione si oppone la complessità della procedura di presentazione delle domande (tarata per le aziende medio grandi). In questo modo proprio le imprese piccole e micro, dove il bisogno rimane tuttora scoperto, rinunciano (per mancanza di tempo e di competenza in materia). Non è mai troppo tardi per intervenire, magari capitalizzando l'esperienza. Una proposta: differenziare il fondo (la cui spesa è ben al di sotto delle potenzialità) per premiare le aziende "virtuose" (con un sistema di rimborso), accompagnando le "sensibilizzate" (con una azione di assistenza tecnica) e spronando le "pigre" (coinvolgendo i territori e gli enti locali). In ultimo investire in una massiccia opera di divulgazione sugli effetti benefici della conciliazione.

  6. Claudio Lando Paoletti Rispondi

    Da decenni, da parte dei nostri "politici" si odono solo promesse. Di tanto in tanto, taluno dei politici, per ergersi a paladino della Famiglia, cita questa istituzione basilare della nostra società e promette attenzioni e cure. Dal punto di vista fiscale, la famiglia, è la meno "individuata". Mi correggo: fiscalmente è tartassata, ignorata, penalizzata. Se osiamo fare un raffronto, ad esempio, con i nostri "cugini" d'Oltralpe, impallidiamo! E non solo: siamo all'ultimo posto della classifica delle "agevolazioni" per quanto riguarda i principali partner storici dell'Unione Europea. Che dire: meno male che siamo stati sempre governati da partiti che si richiamano al sociale, ai valori cristiani della famiglia. Forse sarebbe stato meglio il contrario.