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I GAY CHE NON CONTANO

Non è semplice studiare le caratteristiche socio-economiche della popolazione lesbica, gay, bisessuale, transgender attraverso indagini campionarie. Per questo il censimento decennale è un’occasione unica: include un numero molto elevato di osservazioni e nello stesso tempo le stime basate su di esso sono per definizione rappresentative dei valori corrispondenti all’intera popolazione. Anche l’Italia potrebbe così impostare le sue politiche sulla base di dati invece che di opinioni precostituite. Il ruolo fondamentale dell’Istat.

 

In questo inizio di 2010 l’Istat si accinge alla preparazione del prossimo censimento della popolazione italiana. Si tratta di un’occasione particolarmente importante per i ricercatori che si occupano di popolazioni marginali o relativamente piccole, come ad esempio la popolazione lesbica, gay, bisessuale, transgender (Lgbt).

LE VICENDE DELL’ULTIMA RILEVAZIONE

Lo studio delle caratteristiche socio-economiche di questa popolazione tramite indagini campionarie è reso particolarmente difficoltoso per l’esigua numerosità campionaria che si otterrebbe contando la popolazione di interesse in un campione rappresentativo dell’intera popolazione. Viceversa, l’uso di campioni non casuali – cioè costruendo il campione proprio andando a intervistare la parte di popolazione di interesse – potrebbe fornire numerose osservazioni, ad esempio, sulla sotto-popolazione nella provincia di Roma, con l’inconveniente però di produrre risultati non facilmente generalizzabili o in un certo senso non indicativi dei “veri” valori dell’intera popolazione Lgbt (1).
Ecco dunque che il censimento costituisce una soluzione pressoché unica: include un numero molto elevato di osservazioni (praticamente l’intera popolazione) e al contempo le stime basate su di esso sono, per definizione, rappresentative dei “veri” valori corrispondenti all’intera popolazione.
Purtroppo, però, la forza dei numeri ha un valore comunicativo che trascende la cultura e la scienza, per approdare alla politica. Così, in occasione dello scorso censimento, molte coppie di persone dello stesso sesso (con o senza figli) compilarono un solo modulo e si dichiararono come persone conviventi non sposate. Poi, però l’Istat ha considerato queste osservazioni come “dati incongruenti”, e ha di suo arbitrio riattribuito il valore della risposta “convivente dell’intestatario” con un’altra risposta: “altra persona convivente senza legami di parentela”. Con questa scelta, l’Istituto ha reso non riconoscibili le unioni affettive da quelle di altra natura, come ad esempio la convivenza del personale collaboratore domestico, o degli studenti fuori sede.
Una possibile motivazione è che, a differenza di molte indagini campionarie, il questionario del censimento è auto-compilato, dunque passibile di errori e false o mancate dichiarazioni. Questi problemi, però, non andrebbero risolti modificando ex-post i dati, o negando la realtà, ma adottando apposite tecniche di analisi, che in fase di stima tengano conto delle fonti di disturbo nell’informazione raccolta. (1)
Nel 2004 rispondendo a un’interrogazione da dodici parlamentari, l’allora sottosegretario per i rapporti con il Parlamento espose una seconda possibile ragione della decisione di riattribuire le risposte fornite dai cittadini e dalle cittadine, come si legge nel resoconto stenografico della seduta alla Camera: “i dati personali idonei a rilevare la vita sessuale [sic] di un individuo sono considerati, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo n. 196 del 2003, dati sensibili e pertanto, ai sensi dell’articolo 20 dello stesso decreto legislativo, il trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici è consentito solo se conformi a disposizioni fissate dal legislatore; occorre cioè l’autorizzazione effettuata da una espressa disposizione di legge”.
Se da un lato, tale indicazione può illuminare questa volta la stesura del regolamento di esecuzione del censimento (si è ancora in tempo), rimane alquanto controverso il fatto che, di fronte a un vuoto normativo in materia di protezione dei dati, questi vengano modificati dall’ente che, eventualmente contra legem, li ha raccolti. Inoltre, non è privo di rilevanza che i dati raccolti contenessero informazioni sulle coppie Lgbt così come loro stesse avevano deciso di presentarsi: avevano infatti sempre la possibilità di compilare due diversi questionari, o di dichiararsi “altri conviventi senza relazioni di parentela”. (2)

COME SFATARE I LUOGHI COMUNI

Del resto, l’informazione sulla popolazione Lgbt nel censimento è raccolta e utilizzata da numerosi paesi senza che questo generi barriere di impossibilità sul piano statistico né giuridico. Così ad esempio negli Stati Uniti, proprio grazie ai dati del censimento, i ricercatori hanno scoperto che, a dispetto degli stereotipi sui “ricchi ed eleganti” gay, secondo i luoghi comuni avvantaggiati dal non avere figli, le coppie omosessuali godono di un reddito medio più basso del complesso della popolazione, e sono a maggior rischio di povertà. (3)
Anche in Italia, l’informazione che si ricaverebbe non è scontata a priori, come ad esempio si può vedere con un semplice esperimento. Considerando solo le coppie di persone adulte dello stesso sesso, non legate da vincoli di parentela né affinità, è possibile ottenere 151 osservazioni nel database dell’Indagine dei bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia nel 2007. Emerge che le coppie dello stesso sesso conviventi sarebbero più frequenti nel Nord e nelle Isole, e meno al Sud, e che il loro reddito medio individuale è pari a circa 17.500 euro annui, contro i 18.600 della media della popolazione italiana. Secondo diverse altre misure, il reddito delle coppie conviventi sembrerebbe inferiore alla media, sebbene la distribuzione dei titoli di studio non mostri differenze significative (si veda tabella sotto).

Tabella 1. Distribuzione dei titoli di studio

  Totale Popolazione Coppie conviventi
dello stesso sesso
Titolo di studio Numero Percentuale % Cumulata Numero Percentuale % Cumulata
Nessuno 2.284 11,78 11,78 9 5,45 5,45
licenza elementare 4.197 21,65 33,43 43 26,06 31,52
scuola media inferiore 5.621 29 62,43 50 30,3 61,82
Diploma professionale (3 anni) 112 5,78 68,2 13 7,88 69,7
Diploma media superiore 4.564 23,54 91,75 41 24,85 94,55
laurea breve 142 0,73 92,48 4 2,42 96,97
Laurea 1.416 7,3 99,78 5 3,03 100
post-laurea 42 0,22 100      
Totale 19.386 100   165 100  

Fonte: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia

Queste osservazioni evidentemente non sono rappresentative dell’intera popolazione Lgbt e oltre a includere il caso dei conviventi non legati da relazioni affettive, soffrono della grave limitazione costituita dal numero eccessivamente basso. Ad ogni modo, indicano come un’analisi più approfondita e meglio documentata potrebbe rivelare una realtà di marginalizzazione e discriminazione di segno opposto agli stereotipi dominanti.
È importante che l’Italia accetti la sfida di governare la realtà cercando di conoscerla, impostando le politiche sulla base dei dati disponibili invece delle opinioni precostituite. In un tale salto di qualità, il ruolo di un ente come l’Istat è fondamentale: ci auguriamo che in questo come in altri passaggi storici, se ne mostri all’altezza.

(1) Queste osservazioni non vogliono negare l’evidenza di problemi di selezione nel campione delle persone che deciderebbero di “uscire allo scoperto”, seppure in forma anonima, nel censimento. Semplicemente, questa fonte di dati sará pressoché a costo zero e presenterá una forma di distorsione diversa dalle fonti campionarie, dunque un’ottima occasione di studio e confronto.
(2) Si veda ad esempio il metodo proposto da Berg, N. e Lien, D. “Same-sex sexual behaviour: US frequency estimates from survey data with simultaneous misreporting and non-response”, AppliedEconomics, Volume 38, Issue 7 April 2006, pages 757 – 769.
(3) Questa volta il margine discrezionale è ridotto, rispetto ai censimenti precedenti, dalla pubblicazione di un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio (Ce 763/2008). Ad ogni modo, il regolamento individua solo i criteri generali e le variabili minime che devono essere rilevate in ogni censimento degli Stati membri. Così, ad esempio è lasciato alle autorità nazionali di decidere se chiedere solo il sesso biologico delle persone, o anche l’identità di genere, ovvero se lasciare che le persone trans possano decidere in qualche genere essere classificate.
(4 ) Si veda ad esempio M.V. Lee Badgett (2001) Money, Myths, and Change, University of Chicago Press, Chicago.

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

12 commenti

  1. Francesco Franceschi

    Scussi, se le è possibile, analizzi i dati del reddito tenendo conto anche dell’età. E’ possibile che le coppie dello stesso sesso abbiano una età media inferiore e quindi un reddito medio inferiore.

    • La redazione

      Come pura curiosità, posso confermare che nel mio campione l’età media di coloro che hanno un reddito non è statisticamente diversa nei due sottogruppi (in entrambi i casi tra 53 e 54 anni). Ad ogni modo, il punto del mio articolo non è risolvere il piccolo puzzle che uso come esempio, ma proprio sottolineare come l’uso delle principali indagini campionarie disponibili, poiché riguardano un campione rappresentativo della popolazione totale, implica poter studiare una popolazione LGBT (o in questo caso, LGB) purtroppo troppo piccola per poter fare una qualsiasi analisi un pó approfondita (come ad esempio studiare la distribuzione dei redditi al variare dell’età).Ecco dunque che il censimento non produrrebbe di sicuro dati "puliti", ma quantomeno ne produrrebbe in quantità tale da poter essere analizzati con tecniche avanzate.

  2. Alessio Zini

    Mi scusi ma io lessi tempo fa proprio il contrario: il reddito medio delle coppie gay è superiore alla media in america, pertanto si discusse tempo fa della nascita di una vera e propria “pink economy”, cioè offerte e servizi dedicati a questo tipo di target, la quale ha prodotto pure ottimi risultati (vedi turismo). Questo è ad esempio un link che ho trovato in rete: Credo occorra anche considerare gay uomini e gay femmine perchè, da varie indagini, risulta che comunque gli uomini guadagnano di più, gay o no. E da qui nasce lo “stereotipo” del lavoratore gay maschio che in effetti non avendo prole… ha un maggiore potere di acquisto su determinati beni o servizi e si rileva altresì come le donne vengano discriminate nel mondo del lavoro a prescindere dall’orientamento. Interessante sarebbe invece raccogliere dati sulla popolazione trans che lavora regolarmente… Qui, forse, si scoprirebbero molte cose e molti più casi di discriminazione bella e buona. Comunque da un governo e parlamento che non inseriscono l’omofobia tra i reati al pari di razzismo, sessismo e così via, mi aspetto molto poco di civile e intelligente.

    • La redazione

      Occorrerebbe separare il reddito dalla struttura dei consumi: a parità di reddito, un nucleo familiare può acquistare una macchina lussuosa o comprare videogiochi e scarpe firmate ai propri figli, dal punto di vista dell’economista ciò non fa differenza (magari fare più figli può avere conseguenze sociali positive, ma il potere d’acquisto, strettamente parlando, non é più alto nel primo caso).
      Comunque nel link che lei fornisce non c’è scritto che gli omosessuali sono più ricchi della media, solo che hanno potere di acquisto (presumibilmente sotto, sopra, o uguale alla media): mi sembra dunque una scoperta molto poco sorprendente. Lo stereotipo dell’omosessuale ricco e della lobby gay nasce dal fatto che sono più liberi di dichiararsi e di vivere liberamente la propria identità coloro che hanno uno reddito stabile ed elevato e uno status sociale prominente, mentre non possiamo aspettarci che poveri, disoccupati o lavoratori precari si espongano volonariamente al rischio di subire discriminazioni. Evidentemente, ciò non significa che non esistano, e le indagini statistiche pubblicate sulle maggiori riviste mostrano sempre e sistematicamente che il reddito delle persone LGBT é minore o uguale alla media, ma non superiore.

  3. mirco

    Mi piacerebbe moltissimo che un censimento serio potesse servire a rilevare quello che l’articolo dimostra e che sono convinto esista e che cioè la realtà gay e lesbica non è così rosea dal punto di vista del benessere economico come certi vogliono sostenere. Il sottoscritto però, non compilerebbe mai il modulo istat qualunque esso sia, in modo veritiero, in presenza di: politici come Gentilini, Borghezio, ecc. che in pubblici comizi proclamano idee molto simili a Hitler e compagnia cantante. Inoltre, alla richiesta della carta di identità non richiederebbe agli uffici dell’anagrafe la carta di identità elettronica cedendo l’impronta digitale. Il 27 gennaio si ricorda l’olocausto visto che certe cose possono ripetersi (ex yugoslavia docet) non vedo perchè invece di preoccuparvi di statistiche in questo benedetto paese che è l’italia non vi preoccupate di confutare tutti quei meccanismi infernali di schedature dalle persone e dei privati cittadini per impedire che si possano ripetere certe cose, visto che certi sistemi di schedature una volta introdotti risultano poi irreversibili.

    • La redazione

      Come scrivevo sopra, occorre che l’Istat ribadisca chiaramente che le informazioni contenute nel questionario del censimento -a parte la prima pagina – sono elaborate in modo anonimo, solo a fini statistici. Faccio anche presente che la legge italiana sulla privacy è tra le più restrittive in Europa (e quindi al mondo), creando non pochi ostacoli alla ricerca nel campo delle scienze sociali. Sono poi daccordo con lei sull’opportunità di impedire gli "hate speech" (istigazioni all’odio) come viene fatto in praticamente tutti i Paesi industrializzati. Un tale divieto vige attualmente in Italia solo per l’istigazione odio razziale, e non mi sembra molto rispettato.

  4. Antonino Barbera Mazzola

    Volevo segnalare questo progetto dell’istituto di statistica britannico che mette in luce l’importanza di formulare una domanda che non scoraggi chi risponde dal farlo o dal dire il vero. Un altro beneficio del censimento, prima ancora di fornire materiale per analisi socio-economiche, sarebbe quello di sapere la percentuale di persone LGB e T nella popolazione, visto che nessun paese ha mai ottenuto una stima robusta, che io sappia.

    • La redazione

      Concordo, il progetto è molto interessante, e contiene ottime indicazioni anche per lo svolgimento di indagini campionarie. Molti istituti di statistica (ad esempio anche quello Scozzese) ed enti di ricerca (ad esempio il Williams Institute della University of California at Los Angeles) si occupano del tema ormai da tempo, ed hanno sviluppato tecniche e metodi che, sebbene non risolvano completamente ogni problema, comunque costituiscono significativi passi avanti.

  5. Bruno Stucchi

    Per mia esperienza personale -diretta e di sponda – so per certo che non poche persone non risposero al formulario del precedente censimento per ragioni di “riservatezza” . In particolare temevano che i dati potessero servire per non graditi riscontri e incroci fiscali. O perché temevano che si venisse a sapere che erano conviventi omosessuali.

    • La redazione

      Non c’è dubbio, come scritto nel testo, che i dati provenienti dal censimento sarebbero rappresentativi di chi vuole rispondere, non dell’universo delle coppie conviventi. Ciò che sostengo nell’articolo è che si potrebbe tentare di risolvere questo problema in sede di analisi dei dati. L’altra via, di modificare le risposte che i cittadini hanno dato, prima di rendere i dati pubblici, mi sembra scientificamente ed eticamente inappropriata. Inoltre, è molto importante che l’ISTAT spieghi chiaramente alla popolazione (e che riceva i finanziamenti opportuni per farlo) che le informazioni contenute nel censimento sono completamente anonime, a parte la prima pagina del questionario che viene trattenuta dai Comuni al fine di aggiornare l’anagrafe. Questo riguarda molti altri aspetti del questionario, non solo le convivenze, perché molte persone potrebbero essere indotte a fornire risposte false (o mancanti) immaginando chissá quali macchinazioni governative dietro.

  6. maria desia

    Dopo aver letto questo articolo mi sento confusa riguardo, non tanto i dati emersi dal sondaggio ,quanto il significato sociologico dello stesso. Io sono molto giovane, perciò non ho delle conoscenze accademiche o professionali che mi aiutino a capire a cosa serva studiare le caratteristiche di questa popolazione? Non vi sembra che essi siano trattati ancora come bestie strane quando questo aspetto è un aspetto inerente alla sfera privata, familiare e sessuale? Mi piacerebbe ricevere una risposta.

    • La redazione

      Studiare le caratteristiche socio-economiche (reddito, occupazione, accesso a beni e servizi) di una parte della popolazione, soprattutto se minoritaria numericamente o se socialmente subordinata (ad es. donne, giovani, anziani, disabili, …) serve per capire dove e in che modo questa popolazione è soggetta o a rischio di discriminazione.
      Senza valide informazioni statistiche, è difficile impostare politiche o fare affermazioni di qualsiasi natura se non fondate sui pregiudizi. Ad esempio, è difficile sapere se gli immigrati hanno più problemi di accesso all’occupazione o all’istruzione, senza dati attendibili.
      Da questo punto di vista, le persone omosessuali sono una componente della popolazione potenzialmente a rischio di esclusione sociale come molte altre, e non hanno -da un punto di vista scientifico- niente di particolarmente rilevante rispetto ad altre minoranze: proprio per questo, come tutte le altre, andrebbero studiate.
      C’è però una differenza notevole da un punto di vista statistico: la popolazione LGBT, per lo più, può decidere di "nascondersi" per sottrarsi alla discriminazione. Sono convinto della sua buona fede, con il riferimento all’omosessualità come "fatto privato", ma tenga conto che quasi nessuno direbbe altrettanto dell’eterosessualità. Se nascondere un certo aspetto della propria personalità non è una libera scelta, allora siamo di fronte ad una forma specifica di discriminazione: la mancata libertà di vivere ed esprimere pienamente la propria individualità.
      Applicato al tema del censimento, qui trattato nello specifico, le pongo una domanda: perché mai il Governo nel 2004 giudicò l’orientamento omosessuale di alcune coppie conviventi come un dato personale sensibile, e l’orientamento eterosessuale delle altre coppie no?

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