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IL CONTO DEI DISOCCUPATI SECONDO SACCONI

"Sommare, come fanno solo la Cgil e il Servizio studi della Banca d’italia, i disoccupati veri e propri con i cassintegrati (che sono e restano legati alle rispettive aziende da un rapporto di lavoro solo temporaneamente sospeso) e addirittura con i cosiddetti ‘scoraggiati’ è un’operazione scientificamente scorretta e senza confronto con gli altri paesi dove ci si attiene all’autorità statistica". – Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro, della Salute e Politiche Sociali – dichiarazioni seguite alla diffusione del Bollettino Economico della Bancad’Italia, 15 gennaio.

Falso. E’ falso asserire che è un’operazione scientificamente scorretta: infatti c’è una vastissima letteratura scientifica sui confini labili tra disoccupazione, sottoccupazione e inattività.  Questa letteratura produce stime della disoccupazione (o dell’assenza di lavoro) in senso lato che includono, tra gli altri, anche i lavoratori che involontariamente operano per poche ore (short-time workers o involuntary part-timers). Queste stime sono, ad esempio, fornite dall’Ocse come “Supplementary Measure of Labour Slack”.

E’ anche falso anche sostenere che fornire queste stime significa non attenersi all’autorità statistica. Basta consultare il sito del Bureau of Labour Statistics, l’Ufficio di Statistiche sul Lavoro degli Stati Uniti per trovare tabelle che contengono i lavoratori costretti a lavorare meno ore, come i nostri cassintegrati.  Si veda ad esempio le tabelle tratte dal sito del BLS.

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14 commenti

  1. CARMINE

    Ammesso, che la metodologia utilizzata, sia falsa, affermare che in Italia il mercato del lavoro ha tenuto, così come dice il ministro, non soltanto non equivale alla verità, ma anzi si mente sapendo di mentire.

  2. Giovanni

    Ritengo questo Ministro un assoluto incompetente. Peraltro il Suo C.V. parla molto chiaramente. Non si è mai occupato di lavoro, ancora meno di walfare. Non ha fatto una sola ora di lavoro in sessant’anni di vita. Sigh

  3. Angelo Luigi Coppoli

    Concordo con quanto comunicato dalla Banca d’Italia sul numero dei disoccupati, perchè una persona, quando è in cassa integrazione o in mobilità, è si ancora legata al datore di lavoro ma è senza lavoro, perciò è equiparata a un disoccupato, un consiglio al ministro Sacconi edal governo a cui partecipa, smettetela di raccontare baggianate, il popolo italiano non è tutto di Forza Italia.

  4. Mirio De Miro

    Basterà proporre al socialista Sacconi e ad altri virtuosi dell’esattezza lessicale (con richiami all’etimologia e sconfinamenti nei "mirabilia" della retorica) che la categoria dei "disoccupati" non è l’unica di cui un ministero come il suo deve (pre-)occuparsi, dato che le dinamiche attuali del mondo del lavoro da noi hanno generato anche la "sottoccupazione" e la "inattività", affinché apra gli occhi?

  5. Giorgio C

    Ma non ho ancora capito se i 500.000 (?) partiteIVA e/o CoCoCo e/o ‘altra-nuova-denominazione’ di precari che non hanno visto rinnovato il loro contratto a termine sono inclusi nel tasso di disoccupazione di Saccone?!

  6. Fiorenzo Stevanato

    Affermare categoricamente che è vero o falso vuol dire dare una risposta non razionale magari dettata da spirito di parte. L’informazione per essere corretta deve riportare i dati con le loro specificità in modo da poterne cogliere il diverso peso. Dire semplicemente che i disoccupati sono la somma delle varie categorie non è corretto perchè diverse sono le situazioni. Non tenere conto di chi si trova in cassa integrazione è pure scorretto. Trovo quindi fuorviante porre un simile quesito.

  7. Maurizio G,

    Non c’è da stupirsi se un ministro a volte, anche ignorante sulle procedure OCSE (fossero solo queste!) e altre dicendo il falso, alza la voce e fa in modo che i giornalisti (sprovveduti è il termine più dolce che mi viene) portino il suo sfogo su molte reti e su quasi tutte le testate giornalistiche, per dimostrare che anche la Banca d’Italia rema contro e loro sono contro tutti, ma che nonostate tutti, e solo grazie a loro, stiamo andando bene. Il governo "suda" per noi, specie questi ex socialisti. A lor signori dei disoccupati (la stragrande maggioranza dei cassaintegrati attuali) non gliene frega niente, l’importante è che la fase straordinaria degli ammortizzatori superi il periodo elettorale, poi non ci saranno più le risorse per proseguire e non si ricorderanno più dei dati veritieri di Banca d’Italia.

  8. luigi zoppoli

    Se un passante ignora le modalità con le quali vengono assemblati i dati per costruire statistiche come quelle in esame, va bene. Se si comporta da passante il ministro del welfare che osa parlare di "scientificamete scorretto" va molto male. E la dice lunga sulla competenza scientifica del desso (con la D). Neppure la demagogia peronista in voga di questi tempi e prima delle elezioni lo giustifica. Quello che trovo straordinario è che a parte lavoce e pochi altri addetti ai lavori, affermazioni siffatte, risibili, ridicole, false e tali da far vergognare chi le profferisce, non vengono mai chiosate neppure dalla stampa cosiddetta specializzata. Sicchè un cittadino deve sentire da un passante con la divisa da ministro che BankItalia comunica statistiche ‘scientificamente scorrette’. E’una vergogna ogni giorno più profonda e senza speranza.

  9. marcello battini

    Dopo tanto tempo, sarebbe opportuno che, a livello internazionale, si arrivasse ad uniformare il significato ed il valore dei dati statistici su questa materia, preferibilmente, guardando alla sostanza delle situazioni, più che alla forma.

  10. Francesco Venturini

    Mi sembra che i problemi inerenti alla difficile distinzione tra occupazione, disoccupazione ed inattività vengano di solito trattati nella parte introduttiva di un corso standard di economia del lavoro…

  11. alessandra scattolini

    L’ennesima falsità a cui siamo costretti ad assistere sgomenti; non riesco proprio più a capacitarmi di come non sia possibile sbugiardare questi nostri politici che hanno, con il loro comportamento disonesto, al minimo solo intellettualmente, avvelenato il clima sociale in cui viviamo.

  12. maria di falco

    L’ennesima prova di arroganza di gente superba e ignorante! E che è pure ministro della Repubblica. Ma la cosa più assurda, a mio parere, è che non si discuta seriamente, vorrei dire che il ministro ha fatto questa affermazione (e già non è molto normale!), ma la cosa assurda è che non si possa dare una replica scientifica -come si può leggere sulla Voce- nei mezzi di comunicazione di massa! E’ l’ennesima prova che l’opinione pubblica è coartata e che non si vuole informare la gente, ma la si vuole appunto coartare! Del resto se un ministro della Repubblica è così ignorante e il suo livello culturale così basso, la Tv ad esempio non potrebbe dire nulla ispirato al buon senso perchè metterebbe in risalto la pochezza culturale dell’attuale classe dirigente. Sullo sfondo purtroppo c’è un conflitto d’interessi (il capo del governo che controlla i media) che pesa come un macigno sulla nostra vita politica e sociale che non permette di affrontare in modo serio e costruttivo alcun problema.

  13. ciro daniele

    Dire che qualcuno non è privo di lavoro solo perchè mantiene un legame formale con qualche impresa in cui ha lavorato in passato è come affermare che i parlamentari italiani sono diverse decine di migliaia solo perchè percepiscono un vitalizio anche quelli non rieletti. Comunque, la disoccupazione è probabilmente molto più grave di quanto appare dalle statistiche (anche sommando ai disoccupati ufficiali i cassintegati e gli scoraggiati) perchè, secondo le definizioni internazionali, per essere considerati occupati basta aver fatto qualcosa per un’ora nell’arco di una settimana. Sembra una definizione buona più per un calciatore che per un umano qualiasi.

  14. edoardo giovanni raimondi

    Inutile dirlo: noi italiani siamo abituati, per antichi retaggi, a guardare la forma e non la sostanza: i "nostri" governanti non possono essere da meno. E davanti a dati forniti da Bankitalia forse sarebbe stato più opportuno prenderne atto in maniera costruttiva e accelerare le riforme piuttosto che, come invece s’è fatto, inasprire le polemiche.

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