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L’INCAUTA PROMESSA DELLE DUE ALIQUOTE

Nell’Italia di oggi riforma tributaria non significa riduzione del prelievo fiscale. Significa, a parità di pressione, cambiare la distribuzione dell’onere tra tipologie di cespiti e contribuenti nonché le modalità tecniche del rapporto tributario per ottenere un sistema più equo, più efficiente dal punto di vista dell’impatto sull’economia e sul piano strettamente tributario. Conviene quindi non alimentare aspettative di riforme radicali, che in genere esaltano gli atteggiamenti emotivi e le proposte fantasiose, poi difficili da governare.

Sulla riforma tributaria è quasi naturale che si confonda il “come” con il “quanto”: cambiamo il modo con l’idea di pagare meno. Non è così. Se si vuole ridurre la pressione fiscale senza aumentare il debito pubblico, bisogna ridurre la spesa: obiettivo sempre valido, ma altra cosa. Riforma significa quindi, a parità di pressione, cambiare la distribuzione dell’onere tra tipologie di cespiti e contribuenti nonché le modalità tecniche del rapporto tributario; e ciò in vista di un sistema più equo, più efficiente dal punto di vista dell’impatto sull’economia e più efficiente sul piano strettamente tributario perché riduce, a parità di prelievo, i costi indiretti: costi di informazione, contabilità e pagamento per il contribuente; costi di raccolta e controllo per il fisco; costi del contenzioso per ambedue le parti.

OLTRE IL LIBRO BIANCO

Si noti che i tre obiettivi di equità, efficienza economica ed efficienza tributaria possono essere in conflitto. Si tratta perciò di chiarire gli effetti delle proposte sotto ciascuno dei tre profili e poi di individuare l’eventuale compromesso che si ritiene preferibile. È solo con questi riferimenti che si può affrontare seriamente il tema. E Giulio Tremonti ha iniziato a farlo riaprendo il suo Libro Bianco del 1994, pubblicato proprio alla caduta del primo governo Berlusconi a opera della Lega. Tre linee guida ne ispiravano le proposte di riforma tributaria: dalle persone alla cose, dal complesso al semplice, dal centro alla periferia. Era un’impostazione suggestiva, in un mondo in cui era diventato più difficile il controllo, più alto il costo indiretto, più pressante la prospettiva del decentramento.
In effetti, il sistema tributario italiano si è mosso in quella direzione, sia pure in modo non lineare e con qualche incoerenza, segno che c’erano esigenze di intervento condivise a destra e a sinistra. L’Irpef è stata fortemente semplificata, riducendo il numero degli scaglioni; si sono ridotte le differenziazioni nell’ambito dell’Iva; la sfera di autonomia locale è stata allargata; gli studi di settore si sono molto dilatati. La stessa Irap, introdotta da Vincenzo Visco nel 1998, si inserisce nella linea della semplificazione, dato che ha sostituito ben sei tra tributi e contributi. Solo per la finanza comunale si è andati in direzione diversa dal Libro Bianco, mantenendo forti imposte sui trasferimenti e soprattutto abolendo l’Ici sulla prima casa. 
Questo della finanza comunale rimane un problema aperto se si vuole creare la “autonomia responsabile” del federalismo. Ancora più grave per l’attuale governo, schiavo delle proprie incaute promesse elettorali, è come sostituire l’Irap (e di sicuro non ci riuscirà in tempi brevi, ammesso che mai ci riesca). È poi vero che in sede Irpef conviene ritoccare il sistema delle deduzioni e detrazioni, che da tempo si parla di alzare l’aliquota sulle rendite finanziarie, che forse conviene alzare la franchigia sull’Irap, e così via. Ma non si tratta di una rivoluzione, anche se è bene che i vari aggiustamenti siano contestuali in un quadro coerente di revisione. Conviene quindi non alimentare aspettative di riforme radicali, che in genere esaltano gli atteggiamenti emotivi e le proposte fantasiose, poi difficili da governare. E da questo punto di vista è incauta anche la dichiarazione del premier sull’Irpef ridotta a due sole aliquote, 22 e 33 per cento, rispetto alle cinque attuali che arrivano al 43 per cento.
Positiva è per contrasto la cautela di Tremonti, del quale piace anche sottolineare l’impegno a promuovere un’ampia discussione pubblica. Con un governo che si vanta di avere approvato in pochi minuti la grande manovra economica dell’estate 2008, temevamo l’ennesimo voto di fiducia a danno di un Parlamento sempre più esentato dai suoi doveri e privato dei suoi diritti. Prepariamoci quindi ad ascoltare e a discutere seriamente, sperando che non sia solo propaganda in vista delle elezioni regionali.

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UNA LEVATA DI SCUDO PER LE PICCOLE IMPRESE

25 commenti

  1. Botto Fabio

    Mi sembra che si cerchi di far passare per "semplificazione" quella che in realtà è una decisa diminuzione della progressività del sistema fiscale. Il passaggio alle due sole aliquote 22% e 33%, a prescindere dagli scaglioni che verranno proposti, comporta una riduzione sensibile del carico fiscale per i redditi più elevati (o meglio per i redditi meno bassi: se gli scaglioni rimanessero quelli attuali significherebbe una riduzione dell’imposta a partire da redditi superiori a 28.000€). L’effetto netto è necessariamente di riduzione del gettito e mi chiedo come possa essere sostenibile per le finanze pubbliche a meno di consistenti tagli di spesa.

  2. Alessandro Petretto

    Nel momento in cui il Presidente del Consiglio ci magnifica una struttura di 2 aliquote dell’IRPEF, seguito dall’entusiasmo di gran parte della stampa, e il ministro Tremonti ci invita a riaprire il libro bianco 1994 (perchè non quello del 2008?), Emanuel Saez il più rappresentativo dei giovani economisti pubblici statunitensi ad Atlanta, all’AEA, propone una riforma basata su 4 aliquote con un considerevole aggravio per il decile top-1%. La proposta parte dagli obiettivi di redistribuzione e di contenimento delle risposte dei contribuenti e allarga gli inteventi ai sussidi ai figli, ecc. E poi ci sono i beni privati forniti gratuitamente che integrano la progressività e così via. Sarà che noi dovremo prepararci a discutere le proposte di Tremonti, ma temo che sarà dura!

  3. Luigi Calabrone

    La speranza di realizzare le grandi riforme sarà delusa, perché – come realisticamente si osserva nell’articolo – manca la possibilità (meglio: la voglia) di ridurre la spesa (vedi: riduzione della spesa pubblica, es.: provincie, numero e retribuzioni parlamentari e rappresentanti politici, dipendenti pubblici, ripianamento dei costi della sanità alle regioni che sperperano, ecc.). Che si facciano almeno le riforme piccole, eliminando alcune indecenze macroscopiche accumulate nel tempo dal sistema tributario. Per semplicità ne indico la più evidente: la struttura degli scaglioni di reddito, i limiti di esenzione, i tetti delle detrazioni, ecc. sono ancora quelli di 10-15 anni fa, ancora prima dell’introduzione dell’euro. Nonostante molte parole spese e promesse fatte già vent’anni fa, nonostante la certificata (Istat) riduzione del potere di acquisto negli ultimi anni, lo stato specula ancora sull’inflazione, come ai tempi del muro di Berlino! La credibilità dell’amministrazione pubblica (dipinta dalla Costituzione come perfetta, imparziale, ecc.), da cui dipende ogni giorno anche il tasso di osservanza delle leggi da parte degli italiani, si fonda anche su questi elementi.

  4. Silvestro Gambi

    Che dire? uno Stato che non si vergogna di ammettere periodicamente la propria incapacità a far pagare le tasse a tutta l’area delle attività indipendenti e con dimensione di evasione e erosione così diffuse forse dovrebbe prima porsi qualche altro obiettivo preliminare in materia fiscale. Aggiungo, perché sta diventando una "presa per le natiche" ( dal film Brancaleone e dunque permissione culturale) la proliferazione incontrollata dei soggetti che possono imporre gabelle ( regioni, comuni, e il mio amico Flavio Favilli mi dice anche province), che per chiarezza forse sarebbe meglio avere un soggetto unico…sarebbe più serio.

  5. Claudio Lama

    E dopo lo scudo fiscale, un’altra buona notizia per gli evasori. Se andrà in porto questa riforma evadere costerà sempre di meno. Buona notte, Italia.

  6. m.giberti

    L’introduzione di una detraibiltà parziale di alcune spese per beni e servizi più frequentemente coinvolti nell’evasione sembra essere un mezzo più efficace equo e autocompensato di ridurre l’IRPEF. Si è fatto nel campo delle ristrutturazioni con risultati brillanti anche sul piano dell’incentivazione alla spesa. Converrebbe concentrare la sforzo sulla detraibilità che ,con un leggero ritardo, potrebbe compensare largamente il costo attraverso il recupero fiscale. Penso che forti proposte in questa direzione potrebbero sminuire anche il vantaggio demagogico di "promesse" non mantenibili diffuse ambiguamente prima di ogni elezione.

  7. GUIDO BOZZER

    Concordo con la tesi del sig. Gilberto Muraro. Aggiungo che il rispetto del principio della capacità contributiva richiederebbe anche una rimodulazione delle detrazioni d’imposta.
    Guido Bozzer

  8. Marcello Novelli

    Credo che questa proposta di riduzione delle aliquote più alte dell’IRPEF vada nella stessa direzione delle riforme fatte da Reagan negli stati uniti. La motivazione allora era che se si abbassavano le aliquote più alte i cittadini erano stimolati a guadagnare di più e quindi sarebbe aumentata la produttività e di conseguenza il gettito fiscale, il tutto doveva avere un impatto zero sul debito pubblico. In realtà la riforma ha fatto crescere in modo incredibile il debito pubblico e ha distrutto la middle class, ha arricchito i ricchi e spinto sotto la soglia della poverta’ molti lavoratori e pensionati.

  9. Alberto Frison

    … semplice , alzeranno altre imposte: bolli, tassa di circolazione, etc… Quale diminuzione di spesa? Non avete sentito del consigliere provinciale di una località del Sud militante nell’immacolata e imperfettibile Italia dei Valori che, residendo a Vienna, percepisce più di 100.000 euro all’anno di rimborso spese? Povera Italia, io ho deciso di vivere in Francia…

  10. pariniFM

    Il sistema è obsoleto; ai cittadini dovrebbe essere inviato un documento in formato A3 ove indicare i dati più importanti.Le aliquote devono essere mantenute per equità,ma contemporaneamente devono essere introdotte delle detrazioni dal reddito imponibile e,la percentuale di detrazione commisurata al reddito.Le spese mediche,farmaceutiche e parafarmaceutiche integralmente deducibili.Le spese per il risparmio energetico e le ristrutturazioni mantenute permanenti con l’IVA al 10%.Le spese ordinarie di manutenzione degli immobili detraibili al 100% con un tetto annuale massimo.Introduzione dell’ICI anche per la prima casa con un tetto di esenzione e revisione delle rendite catastali.Introduzione di un bonus,proporzionale al reddito,detraibile al 25% (spese per il ristorante,per l’affitto della casa al mare,per acquisti di mobili,di abiti,ecc.) gestibile dal contribuente. Non sono cose impossibili.

  11. Giovanni Rossi

    Come possiamo noi contribuenti onesti a credere a questa bufala che sarebbe inoltre un regalo enorme ai ricchi? La riduzione se ci deve essere deve partire con progressione inversa dal basso verso l’alto…oggi abbiamo 23-.27.38-43 si potrebbe passare a uno 20-22-36-42, avrebbe un impatto minore e garantirebbe i redditi più bassi, queste misure inoltre dovrebbero essere accompagnate da detrazioni per lavoro dipendente e pensionati e carichi familiari più ampie di quelle attuali. si arriverebbe a un costo all’incirca di 8/9 mld di euro contro i 17/18 dell’iniqua riforma proposta e mi meraviglio che persone tanto istruite( a loro dire) e preparate non ci pensino….ottima la proposta di detrazione ulteriore per altre spese sulla scia delle ristrutturazioni. emergerebbe molto sommerso….

  12. Salvatore Formicola

    Vanno bene le due aliquote e rilancio: perché non una? Potrà sembrare un eccesso ma il tutto è fattibile con alcuni correttivi. Deduzioni che tengano conto di due parametri: più elevate per i redditi bassi ed a parità di reddito più elevate per nuclei familiari più grandi. Detrazioni a loro volta tanto più elevate quanto inferiore risulta i reddito. allo stesso modo vale per gli assegni familiari. Tutto ciò con tabelle che tengano conto del reddito e dal numero del nucleo familiare con intervalli di reddito di 100 euro (come attualmente accade per gli assegni familiari). stabilite le tabbelle si stabilisce l’aliquota unica o le due aliquote. Il tutto è di una semplicità estrema. Due soli dubbi mi attanagliano: 1 gettito minore spese minori (che tagliano?), 2 non è che quello che ci viene in tasca pagando meno IRPEF allo stato ci viene poi sottratto con L’Addizionale Regionale AP, Addizionale comunale AP, Addizionale comunale AccAC, TARSU, ICI sulla eventuale seconda casa, e chi più ne ha ne metta.

  13. salvatore

    il popolo italiano lo sa che nemmeno l’ 1% di contribuenti dichiara più di € 100.000,00 quindi il 23% al di sotto di quella quota favorisce i ricchi e non i poveri dipendenti, quindi state con i piedi per terra che si tratta della solita boutade pre elettorale. Lancio una scomessa volete vedere che questo tema tra 3 mesi non è più all’ordine del giorno. E ricordatevi la vera riforma e trovare evasori che non pagano perche il dato dell’1% è una vergogna .

  14. Corrado Fiorucci

    Chissà come mai qualsiasi riforma fiscale proposta da questo governo mi viene da accoglierla con grande scetticismo. Non sarà perchè il relativo presidente è proprietario di aziende che hanno negli anni praticato quasi tutte le forme di evasione fiscale (dalla corruzione di finanzieri alla sovrafatturazione, alla costituzione di capitali all’estero per concludere il tutto con un bel condono tombale autopromosso)?

  15. Vittorio Silva

    Concordo con chi sostiene che, ad oggi, passare a due sole aliquote sarebbe impossibile – per la cronica incapacità dello Stato di "mangiare" meno – mentre non condivido chi dice che si perderebbe la progressività: tutti gli studi Ocse dicono che, all’abbassamento delle tasse, aumenta il gettito. Non è mica un’invenzione di Reagan questa! Comunque, non sminuirei nemmeno l’ipotesi di una riforma "semplicemente" semplificatrice del Fisco, che possa far fare a meno a tanti italiani del commercialista, tuttavia ne dubito: sia perché i commercialisti sono una "lobby" molto forte in Parlamento, sia perché, con un sistema complesso e farraginoso come questo, sono in tanti, anche insospettabili, a guadagnarci…

  16. enzo pace

    Il contenuto della nota di G.Muraro risulta più ‘cauto’ di quanto annuncia il titolo e consente perciò di ragionare sul ‘come e non sul ‘quanto’! Il percorso che segue Tremonti "dalle persone alle cose" valorizza appunto il ‘come’ rispetto al ‘quanto’ e rappresenta, a mio avviso, un punto di arrivo di un lungo percorso storico che oggi permette nuovamente e, stavolta, in coerenza di criteri di giustizia tributaria, di rendere oggetto centrale dell’imposizione il consumo, anziché il reddito prodotto/entrata. Una volta tassare il consumo significava tassare il pane (macinato), per avere gettito adeguato! Oggi i consumi, non soltanto in termini di ricchezza, ma anche in termini di economia sommersa, danno notizie più puntuali delle evidenze di reddito prodotto. Se si vuole,perciò, più corretta progressività, la strada va seguita, visto che ciò è possibile. Ne deriverà vantaggio sicuro per l’ordinamento tributario, migliorandone la comunicazione oggi poco chiara e foriera di evasione in cui guazza un mondo di…’azzeccagarbugli’. E, forse, da ultimo,consentirà di superare anche il rebus delle imposte utili al federalismo!

  17. beppe

    Tranquillizziamoci, oggi è stata smentita l’idea di diminuire le tasse: è tornato il Berlusconi di sempre che un giorno dice A e il giorno dopo smentisce con B.

  18. Disperato

    Accidenti, stavo per scrivere un commento quando ho letto il magnifico dietrofront della nostra solita serissima Classe di Governo. Questa volta la promessa / sparata / fate voi è durata pochi giorni. Incredibile… ma come fanno? Ma dove hanno la faccia? Mah..

  19. Marcello Novelli

    Questa riforma mi ha incuriosito parecchio, anche la marcia indietro di questi giorni, e relative prime pagine dei giornali filogovernativi, e’ veramente sospetta. Ho fatto due conti e ho scritto un articolo che ritengo molto interessante (non so se pubblicate anche articoli di economisti principianti). Provate a guardarlo.

  20. giuseppe faricella

    Questa delle due aliquote dimostra ancora di più che la destra italiana attuale è un circo equestre. Tra l’altro, a voler fare i reaganiani con 30 anni di ritardo, dopo che il reaganismo ha contribuito a consegnare la Russia agli oligarchi e gli Usa alla Cina (esplosione congiunta del debito pubblico e del debito privato: un miracolo al contrario!), ce ne vuole di faccia tosta…

  21. aldo

    E’ un premio per chi paga più tasse, come è giusto che sia. Dispiace che Bersani abbia chiamato a raccolta il suo popolo con le solite frasi fatte, speravo meglio.

  22. BOLLI PASQUALE

    L’Italia sicuramente ha il primato al mondo per i tavoli che aprono politici e sindacati; si aprono, come dicono, per discutere i problemi che interessano il paese. Verifichiamo, però, che tavoli si aprono e chiudono e non portano da nessuna parte. E’ proprio di questi giorni,l’apertura dii tavoli per discutere sulle riduzioni delle imposte e sulla riforma del sistema tributario; tutto non era ancora chiaro,quando altro tavolo veniva aperto dal Capo del Governo e dal Ministro del Tesoro per concludere che non era possibile fare niente. L’apertura e la chiusura di tavoli sono solo perdita di tempo, demagogia e presa in giro per gli ingenui italiani. Anche i sindacalisti sono soliti aprire i tavoli, ma i lavoratori sono sempre nelle stesse condizioni ,anzi, prima discutevano al coperto ed ora discutono alle intemperie su tetti e gru. Sicuramente con l’apporto dei sindacati i lavoratori hanno fatto grandi passi avanti perché le discussioni all’aperto rinfrescono e chiariscono le idee. Si evitino le aperture di tanti tavoli perché, per la gente senza risorse, i tavoli che si aprono sono solo il miraggio di un posto a tavola. Auguriamoci che i perdenti non rovescino tavoli e buttino le carte all’aria.

  23. Alessio

    Si può ritenere che il sistema fiscale non sia lo strumento idoneo per diminuire le diseguaglianze, ma si deve dirlo chiaramente. La riforma con sole due aliquote è il tentativo, poco celato, di trasformare un sistema progressivo in uno proporzionale. L’aliquota del 23 per cento riguarderebbe la quasi totalità dei contribuenti, quella del 33 un numero veramente esiguo. Inoltre, non modificando la no tax area, i redditi medio bassi sarebbero maggiormente tassati rispetto ad ora.

  24. enzo pace

    Vorrei ricordare che per l’art.53 cost. non sono ‘le imposte’ informate a criteri di progressività, bensì " il sistema tributario".

  25. amato giovanni

    Qualcuno mi può spiegare perchè in Italia non si può far scaricare tutto a tutti, dimodochè il cliente è il controllore del fornitore. Non ci sarebbe un filo di black. Perchè in Italia non si può applicare?

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