Dicon che sei matura,
Riforma delle tasse,
ma so che l’è ben dura
a renderle più basse.

Dovrei rimescolare
l’Irpef delle famiglie
onde privilegiare
chi campa figli e figlie.

Dovrei tagliare l’Irpef
a tanti pensionati
che,  per riforme e crisi,
son becchi e  bastonati. 

L’Ires va diminuita”
invocano le imprese
“oppur sarà finita,
siamo pel collo appese!”.

L’Irap dovrei ridurre,
o meglio cancellarla;
le schiere verdi e azzurre
non sanno sopportarla.

Un grido di dolore
si leva da ogni voce
per smuovere il mio cuore,
che non è di un rapace.

Accoglier quelle istanze
si può, abbattendo spese,
ma busso a tante stanze
e sento solo offese.

Quindi non c’è che alzare
tasse da qualche parte,
e qui: lacrime amare,
nell’azzeccare l’arte!

Potrei considerare
dei sindacati il detto:
“Rendite finanziarie?
Se ne riduca il tetto!”.

Potrei calar la scure
sui grossi patrimoni,
ma poi chi mi difende
dai tanti paperoni?

L’Iva potrei aumentare,
ma su quali consumi?
Se non l’alimentare,
balocchi oppur profumi?

Già mi figuro matto
a muover le pedine
d’ un fisco ormai strafatto
di leggi e di leggine.

Se poi guardo un po’ avanti,
giusto per  farmi male,
vedo gli occhi ghignanti
del fisco federale.

Sai che? Io prendo tempo
e dico al carrozzone:
“Volete la riforma?

Apro la discussione!”

Se poi qualcun ci fosse
che coglie l’occasione
per domandar: ”Che mosse
contrarie all’evasione?”,

io gli dirò bel bello:
“Non faccia il sapientone!
Non è il problema quello,
bensì la soluzione”.

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