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LO SCUDO MEDIATICO

L’operazione scudo fiscale è stata gestita da un punto di vista mediatico con grande abilità. Focalizzando l’attenzione su un messaggio positivo: il rientro di quasi 95 miliardi, presentato come un segno di fiducia nell’Italia e nella forza della sua economia. Un’informazione però fuorviante. Perché non tutti i capitali sono effettivamente tornati nel nostro paese. E in ogni caso non si può dare per scontato che verranno investiti in Italia. Quanto al gettito, accertamenti con le nuove norme antievasione avrebbero quasi sicuramente garantito maggiori entrate.

L’operazione scudo fiscale è stata gestita da un punto di vista mediatico con grande abilità. Con il comunicato n. 202 del ministero dell’Economia e delle Finanze del 29 dicembre si è raggiunto sicuramente l’apice. Il comunicato, ripreso testualmente da quasi tutte le testate nazionali, è divisibile in due parti (riportate in corsivo in quanto segue) che è utile commentare separatamente.
 
PRIMA PARTE: I “RIMPATRI EFFETTIVI IN ITALIA”
 
95 e 98. È con questi due numeri che si può sintetizzare in un primo bilancio l’operazione "Rimpatrio dei capitali in Italia". 95 miliardi di euro (pari a 190.000 miliardi di vecchie lire) è il volume delle operazioni. Su questo volume, il 98 per cento è fatto da rimpatri effettivi in Italia.
Sono numeri che marcano uno straordinario successo, segno di forza della nostra economia e di fiducia nell’Italia.
 
Lo scudo non viene presentato come un successo dal punto di vista del gettito che ha prodotto. Si evita quindi il rischio di sollecitare un atteggiamento di rassegnazione, se non ancora più negativo, rinfrescando il ricordo che si è fatto ricorso all’ennesimo condono fiscale per gli evasori più sofisticati, perdonando anche reati penali gravi, pur di ottenere soldi con cui sostenere le finanze pubbliche in difficoltà.
L’attenzione del lettore è invece focalizzata su un messaggio positivo: sono rimpatriati quasi 95 miliardi (e per fare più effetto, a ormai dieci anni dall’entrata in vigore dell’euro, lo si dice anche in lire: 190mila miliardi di vecchie lire). E sono rientrati non per beneficiare di un regalo fiscale senza paragoni a livello internazionale, ma perché finalmente si ha fiducia nell’Italia e nella forza della sua economia.
L’informazione che viene trasmessa, formalmente corretta, è in realtà fortemente fuorviante. Il lettore è infatti indotto a credere che, poiché il 98 per cento delle operazioni riguarda rimpatri effettivi, 95 miliardi di euro sono rientrati in Italia. Ma non è affatto così.
Le modalità attraverso cui aderire allo scudo fiscale, regolarizzazione e rimpatrio, sono infatti tre.
1) La regolarizzazione, con cui si permette di mantenere all’estero il denaro e le altre attività per le quali si era violato l’obbligo del monitoraggio (evitando quindi la tassazione dei rendimenti in Italia). È consentita solo nel caso in cui le attività siano detenute in paesi dell’Unione Europea, nonché in paesi che consentono un effettivo scambio di informazioni in via amministrativa. Ne sono quindi escluse sia la Svizzera sia San Marino. È una modalità poco gradita perché non garantisce l’anonimato.
2) Il rimpatrio, che si distingue in:
2a) rimpatrio vero e proprio: i capitali vengono fisicamente depositati presso un intermediario abilitato italiano.
2b) rimpatrio giuridico: un intermediario abilitato residente in Italia assume formalmente in custodia, deposito, amministrazione o gestione il denaro e le attività finanziarie detenute all’estero, senza che si proceda al materiale trasferimento delle stesse nel territorio dello Stato. (1)
Quanti dei “rimpatri effettivi” citati dal Mef sono in realtà solo rimpatri giuridici? Al momento non si può saperlo: l’unica informazione di cui il ministero può disporre riguarda infatti quella relativa al versamento dell’imposta sostitutiva, che avviene secondo due soli “codici tributo”, l’uno relativo ai rimpatri (complessivamente intesi) l’altro alle regolarizzazioni.
È però improbabile che i quasi 95 miliardi siano tutti rientrati in Italia. Per quanto riguarda la Svizzera, paese dal quale provengono la maggior parte di capitali “rimpatriati”, Claudio Generali , presidente dell’Associazione bancaria ticinese (Abt), stimava che per il Ticino la percentuale di rimpatri giuridici si collocasse tra un terzo e la metà del totale delle attività scudate. I dati dettagliati, in cui opportunamente si distingue fra “rimpatri con liquidazione” (e cioè rimpatri veri e propri) da un lato e “regolarizzazioni e rimpatri senza liquidazione” (e cioè regolarizzazioni e rimpatri giuridici) dall’altro, sono raccolti da Banca d’Italia, per finalità statistiche riguardanti la compilazione della bilancia dei pagamenti e degli altri indicatori monetari e finanziari per l’analisi economica. È dall’analisi dell’andamento della bilancia dei pagamenti e di questi indicatori, quindi, che si potrà valutare, a partire dai prossimi mesi, il successo dello scudo sotto il profilo degli effettivi rientri di capitale.
Il comunicato del ministero sembra poi dare per scontato che i capitali rimpatriati verranno investiti in Italia (“forza della nostra economia”, “fiducia nell’Italia”). Ma è davvero così? Come ci ricorda l’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 43 del 10 ottobre, “Le attività, una volta rimpatriate, possono essere destinate a qualunque finalità e quindi essere riallocate anche all’estero nel rispetto delle disposizioni relative al monitoraggio fiscale e valutario”. Nel 2002, come si evince dai dati sulla bilancia dei pagamenti, la riallocazione all’estero è stata, con tutta probabilità, la destinazione prioritaria dei capitali che hanno beneficiato dei precedenti scudi. Senza contare che anche per i capitali che restano in Italia la destinazione a scopi produttivi non è assolutamente garantita.
 
SECONDA PARTE: ULTIMO E DEFINITIVO TERMINE DI RIAPERTURA
 
E anche di intelligenza. L’impegno dei principali paesi del G20 è infatti nel senso che: "Il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre". Portare o tenere i soldi nei paradisi fiscali non conviene più, né economicamente né fiscalmente. Il rendimento è minimo, il rischio è massimo.
Il termine di riapertura delle operazioni di rimpatrio con maggiorazioni di aliquota ad aprile 2010 è ultimo e definitivo. L’alternativa in tutti i paesi G20 è costituita solo dall’applicazione delle nuove e molto efficaci norme antievasione"
.
La seconda parte del comunicato è palesemente finalizzata a incentivare nuove adesioni allo scudo fiscale, dopo la riapertura dei termini: ultima occasione!
Tre brevi osservazioni sul punto.
a) La minaccia è stata ripetuta con analoghe parole scudo dopo scudo, riapertura dei termini dopo riapertura dei termini: la si può ritenere davvero credibile?
b) L’impegno dell’Ocse e dei G20 è stato effettivo. Paradisi fiscali non ne esistono praticamene più: tutti i paesi monitorati dal Global Forum hanno aderito o si sono impegnati ad aderire nel prossimo futuro agli standard fiscali internazionali, che richiedono fondamentalmente una cooperazione amministrativa, e cioè la disponibilità a fornire informazioni, su richiesta, relativamente a indagini su singoli presunti evasori fiscali che siano state intraprese nel paesi di residenza degli stessi. Lo scambio è disciplinato dalle convenzioni bilaterali contro la doppia tassazione, opportunamente aggiornate attraverso appositi accordi (Tieas, Tax information exchange agreement). Quanti dei 120 Tieas firmati dopo il primo novembre 2008, a tale scopo, vedono coinvolta l’Italia? Nessuno. E questo contro i dodici firmati dalla Francia e i cinque dalla Germania, ad esempio. (2)
c) Nel corso di questa legislatura sono state varate alcune misure che possono rivelarsi utili nel contrasto all’evasione fiscale internazionale. Particolarmente importante è quella che introduce l’inversione dell’onere della prova: se un contribuente viene scoperto con capitali detenuti all’estero in violazione delle nome sul monitoraggio, si presume che tali capitali siano frutto di evasione fiscale, salvo prova contraria. Per scoprire i capitali detenuti all’estero è però cruciale lo scambio di informazioni… e si ritorna quindi alle osservazioni del punto precedente.
Nel complesso, come è stato sottolineato altre volte, siccome solo l’Italia prevede un vero scudo fiscale, e cioè solo l’Italia sana, oltre all’evasione delle imposte sugli interessi relativi ai capitali illegalmente detenuti all’estero, anche l’evasione delle imposte sui redditi che sono stati portati (o prodotti) all’estero e sono divenuti poi capitali scudati, la poca credibilità dell’affermazione contenuta nella seconda parte del comunicato è presto svelata. Infatti, delle due l’una: o le nuove norme antievasione non costituiscono una seria minaccia, oppure si crede davvero che esse permettano di scovare e colpire severamente l’evasione. In questo secondo caso, però, sanare i reati tributari e non fare pagare nessuna imposta, sanzione e interesse per le imposte evase sui capitali che sono detenuti illegalmente all’estero, e per i quali sono ancora possibili gli accertamenti, significa accettare una perdita di gettito. Infatti, il periodo valido per gli accertamenti nel nostro paese è di cinque anni e se grazie alle nuove norme antievasione anche solo il 10 per cento dei 95 miliardi di euro scudati fossero stati scoperti dalla Guardia di Finanza o dall’Agenzia delle Entrate nell’ambito della loro normale attività di accertamento, il gettito recuperato sarebbe stato presumibilmente molto maggiore di quello prodotto dallo scudo. (3)
 
 
(1) Si parla ugualmente di “rimpatrio” perché in forza dell’incarico ricevuto l’intermediario residente in Italia assume tutti i compiti rilevanti ai fini degli adempimenti tributari (applicazione delle ritenute e delle imposte sostitutive e comunicazioni all’amministrazione finanziaria dei redditi soggetti a ritenuta a titolo d’acconto) che sono previsti dalla normativa italiana indipendentemente dal luogo di effettivo deposito delle attività.
(2) Per un aggiornamento completo sull’attività di contrasto condotto dall’Ocse e dal G20 ai paradisi fiscali si veda: http://www.oecd.org/dataoecd/32/45/43757434.pdf
(3) Le imposte evase possono essere infatti ragionevolmente stimate attorno al 43 per cento, a cui vanno aggiunti sanzioni e interessi.

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26 commenti

  1. Massimo GIANNINI

    L’autrice presenta molto bene l’operazione scudo fiscale come manovra di grande abilità mediatica. In verità trattasi della classica manovra di correzione della dissonanza cognitiva del governo e dei suoi seguaci, inclusi i suoi elettori. La manovra presenta una certa dose di banditismo, ma cerca di evitare la dissonanza cognitiva con una classica fallacie, quella di necessità. Trattandosi appunto di fallacie é quanto meno un politica economica fatta appunto solo di pubblicità per di più ingannevole.

  2. Paul

    Dietro la propaganda di regime ci sta una massiccia campagna di terrorismo psicologico, anzi di ricatti, promossa dalle banche italiane per mano dei commercialisti – sodali (retribuiti?) nell’operazione – ai danni di coloro che detenevano i capitali all’estero. Ho potuto accertare l’entità della cosa dalle conversazioni di individui non collegati tra di loro, che mi riportavano di essere "sotto assedio", "ricattati" dalle banche – ed il filo conduttore era la presenza di linee di credito concesse alle rispettive aziende, o di mutui erogati strizzando a suo tempo l’occhiolino. La fortuna del ministro Tremonti è stata quella per cui quasi nessuno notò l’articolo sull’Espresso che parlava delle attività societarie offshore promosse dal suo studio di Milano (chiunque in Ticino ha avuto a che fare con strutture societarie lo sa benissimo). La fortuna dell’attuale esecutivo è che i contribuenti e cittadini italiani sono con l’acqua alla gola, e quindi facilmente ricattabili. A proposito di gettito fiscale, qualcuno vuole commentare la faccenda dei miliardi evasi sul commercio del metano?

  3. acocella salvatore

    Non meraviglia assolutamente la propaganda mediatica che ha già addormentato i "benpensanti" italiani. E’ più facile far propaganda che fare controlli fiscali: tanto più che andrebbero a scapito dei "compari". La propaganda (come la chiamava il compinto Funari!), rende ed è duratura: Silvio docet. A pagare è sempre il "pantalone cosumato"! Salvatore Acocella

  4. Claudio Lando Paoletti

    Qualche domanda sul fatto, ahimè quasi incontrovertibile, che circa il 25%-30% del nostro Pil sfugge al fisco. Oramai anche le statistiche Ocse così misurano l’italico ingegno. Da oltre trent’anni, i vari Governi hanno fatto, con cadenze quasi settennali, vari condoni più o meno ampi. Inoltre, pare addirittura che in taluni bilanci dello Stato, si coprano uscite certe con entrate incerte o quanto meno molto dilazionate temporalmente e molto poco esattamente quantitativamente definibili. Salvo mio abbaglio, anche recentemente la Corte dei Conti ha fatto tali rilievi. Ma storicamente non sono gli unici. Inoltre, il nostro sistema fiscale, nulla prevede per formalizzare il contrasto di interessi ed è vecchio di oltre venti anni. Ordunque, non lamentiamoci troppo se vi è ancora tantissima evasione, parrebbe quasi quasi "genetica" di noi italiani. Ma non ci voglio assolutamente credere; mentre credo in un flop dei nostri vari governanti via via succedutisi alla Res Publica.

  5. Franco Tegoni - Parma

    L’autrice dell’articolo ha giocato la sua reputazione perchè, sia pure con linguaggio correct, ha denunciato due cose: la prima che il Ministro gioca con gli “effetti speciali” da illusionista, la seconda che i giornalisti in genere stanno al gioco per ignoranza o per accondscendenza. Se fossimo in un Paese normale priverebbero documentate smentite e denunce per diffamazione. Credo che non arriveranno. La Guerra ha dimenticato che è stato anche detto che i 98 miliardi corrispondono al 6% del PIL…forse per far credere che il PIL è aumentato!!. F.Tegoni – Parma

  6. Francesco G LT

    Beh, diciamo che più di un ministro dell’economia abbiamo un mago della comunicazione. Purtroppo la "signora Maria" e il "signor Rossi" percepirà (a proposito di differenza tra realtà e percezione della realtà) che in Italia i grandi imprenditori hanno sacrificato i loro risparmi e li stanno investendo nell’economia italiana che, grazie a loro e all’amore del governo, decollerà per il bene di tutti i cittadini!

  7. luigi

    Forse ricordo male. Quando fu discussa e successivamente approvata la legge in proposito non si era parlato di una cifra intorno ai 300 mld di euro? Se è così il rientro di appena 95 mld appare un flop..

  8. Salvatore

    Da questi non ci si può aspettare molto: – Dell’Utri Marcello (PDL): condannato a Torino a 2 anni e 3 mesi per false fatture e frodi fiscali. – Ciarrapico Giuseppe (PDL): condannato a 3 anni per il crack da 70 miliardi della Casina Valadier (ricettazione fallimentare) e ad altri 4 e mezzo per il crack Ambrosiano (bancarotta fraudolenta). – Bossi Umberto (Lega Nord): condannato a 8 mesi per 200 milioni di finanziamento illecito. – Mario Borghezio (europarlamentare Lega Nord): condannato per incendio aggravato da "finalità di discriminazione", per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto un ponte di Torino, a 2 mesi e 20 giorni di reclusione commutati in 3.040 euro di multa. – Maroni Roberto (Lega Nord): condannato a 4 mesi e 20 giorni per resistenza e oltraggio. – Bonsignore Vito (europarlamentare PDL): condannato a 2 anni per tentata concussione. – Berruti Massimo Maria (PDL): condannato a 8 mesi per favoreggiamento. – Cantoni Giampiero (PDL): ha patteggiato 2 anni di reclusione per corruzione e concorso in bancarotta. – Carra Enzo (PD): una condanna per false dichiarazioni.

  9. Andrea Ponziani

    Anche buona parte della stampa ha dato il suo contributo mediatico alla percezione dello "scudo fiscale" quale operazione di successo. Basti leggere sul Sole24Ore del 31 dicembre scorso le motivazioni del riconoscimento del titolo di "uomo dell’anno" al Ministro dell’Economia in carica. Una dignitosa notizia di stampa avrebbe potuto essere: "L’operazione di reperimento di risorse finanziarie, attraverso la ricorrente e sistematica violazione del principio costituzionale del concorso alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva, si è chiusa con successo". Quanto alle affermazionei che "il tempo dei paradisi fiscali è finito per sempre" e che "il rendimento è minimo ed il rischio è massimo", mi sembrano del tutto contraddittorie con la rinuncia a condurre una attività di accertamento seria e con possibilità di buoni risultati negli anni a venire. Ma probabilmente si tratta del solito bluff.

  10. GIANLUCA COCCO

    Concordo sugli aspetti mediatici della vicenda. Ancora una volta la manipolazione mediatica rappresenta un atto di violenza alla quale è difficile sottrarsi e in quanto tale è più pericolosa della violenza armata. Ho l’impressione che la maggior parte delle persone abbiano capito che sono entrati nelle casse dello stato 95 miliardi, perche questo è il numero che incessantemente i media hanno ripetuto. Se questi denari riciclati dal Governo dovessero appartenere, com’è probabile che sia, alle organizzazioni criminali che nel nostro Paese hanno la principale sede operativa, l’incentivo al rimpatrio per nuovi investimenti criminosi è altissimo, altro che lotta alla mafia! Con questo atto del Governo qualunque cittadino può sentirsi legittimato ad evadere le tasse ossia a rubare del denaro ai cittadini onesti, finchè ne rimarranno! La strada del Governo è spianata da un’opposizione sterile, che non solo ha fatto finta di combattere l’evasione fiscale durante i suoi anni di Governo, ma ha condotto un’opposizione blanda di fronte ad un provvedimento ignobile, che se non fosse stato per l’assenteismo del PD non sarebbe passato, con conseguente caduta del Governo.

  11. Rokko

    La frase presente nel sunto "non si può dare per scontato che verranno investiti in Italia" è alquanto ottimistica. Infatti, se per anni questi capitali si trovavano all’estero ed unico interesse dei proprietari era quello di tenerli nascosti, non si capisce perchè una volta rientrati in Italia come per magia a questi ultimi dovrebbe venire la voglia di investirli. Io cambierei la frase in "si può dare quasi per scontato che tali capitali continueranno a rimanere inattivi, depositati in qualche banca o investiti in titoli finanziari; unico compito dei proprietari sarà quello di incassare eventuali interessi e pagare eventuali spese di gestione".

  12. Bruno

    Lo scudo ha prodotto quasi 5 Miliardi di introiti. Il debito pubblico aumenta di circa 15 Miliardi al mese. Con tre scudi al mese per ognuno dei prossimi anni, possiamo evitare l’aumento del debito pubblico. Evviva!

  13. alessandra

    Giusto per sapere, perchè non richiedete un parere autorevole al ministro in persona, per conoscere quale tipo di giustificazione può fornire a tali e tanti aspetti contraddittori? Dato che è sempre così "esauriente e convincente" nelle proprie dichiarazioni vorrei proprio sapere che cosa saprà dire in proposito. Non solo, perchè non date adeguata diffusione a questo articolo perchè si trovi un antidoto all’informazione drogata e di regime? Non se ne può proprio più! Inoltre gli italiana hanno la memoria troppo corta. Quanti di voi si ricordano di quale fosse il "progettino" di Gelli (Loggia P2)? Non vi sembra che si stia adeguatamente implementando e realizzando lo schema secondo quando previsto dal venerando massone? Che disastro!

  14. giuseppe faricella

    Mi chiedevo: 1) come vengono contabilizzati i rientri da condono nella bilancia dei pagamenti? 2) 95mld sono più o meno il 5% del Pil: che effetto quantitativo ci si può aspettare sull’incremento di quest’ultimo (ad esempio, attraverso la voce investimenti o consumi)? Grazie e saluti

  15. BOLLI PASQUALE

    L’Italia è un paese fantastico perchè si crede che gli asini abbiano le ali e svolazzino nel cielo; queste divine creature sono presenti, nella nostra società, non solo nella finanza, dove si richiede competenza, ma anche in altri campi dove la stessa non si richiede. Non penso che in materia di scudo fiscale sia stata necessaria una grande operazione mediatica, perchè gli italiani sono creduloni ed hanno abbastanza fede per non entrare nel merito delle questioni. Non a caso, Benedetto XVI ha detto: il futuro è nelle mani di Dio e non in quelle dei maghi e degli economisti. Per noi uomini di fede gli evasori sono quelli che mettono al riparo i nostri soldi all’estero perchè non vengano dissipati dai nostri vizi terreni e che per loro bontà ci restituiscono in ragione del 5 o 6%. I paradisi fiscali, per noi credenti, sono l’anticamera della vita eterna ed i nostri governanti che ci amano sono martiri per il nostro bene. La ricompensa di questo sacrificio e la vita tra lodi in attesa della santità. I tanti italiani che vivono in difficoltà devono avere certezza che anche loro, nell’aldilà, godranno degli stessi benefici nella pace del Signore.

  16. alberto

    Voi scrivete "una normale attività di accertamento avrebbe avuto lo stesso risultato", beata innocenza! Del resto chi non ricorda il "vampiro" Visco che senza scudi e condoni aveva accumulato il "tesoretto"? E fu crocifisso da tutta la propaganda di destra con flebili o assenti risposte. Peccato che questo governo è stato votato sopratutto dagli evasori o aspiranti tali (ed infatti ha subito abolito la tracciabilità dei movimenti sul c/c bancario). Capisco che il vostro approccio è costruttivo e quindi dovete per forza guardare al futuro con ottimismo, ma a me viene solo da stare a guardare per vedere che cosa si inventeranno ancora per evitare il "grande botto" stile Argentina.

  17. robertomontagna

    Gentile signora Cecilia Guerra, in questo periodo di “querelles” sul fisco, sulle tasse, sulle imposte, sull’adeguatezza dell’IRPEF, le pare lecita la proposta di un ignorante dei problemi di questo settore, mutuata dal mondo dell’elaborazione (T.I.)? Perché non accettare un sistema di imposizione fiscale di tipo posizionale (stato del territorio, addizionali varie, ecc..), e a virgola mobile: un ridotto numero di aliquote attive a partire da un’aliquota di base variabile, determinata, ad esempio, dallo stato del reddito della famiglia e del suo patrimonio, tenendo conto dei rischi connessi con l’eccessiva pressione fiscale su questi due parametri? La ringrazio per l’attenzione, per favore non spari sul contrabbassista, e auguro a lei e a quelli che operano per “lavoce.info” una buona continuazione.

  18. bias77

    Paradisi fiscali non ne esistono praticamene più: …e il Vaticano?

  19. serge lewithin

    Moralismi puritani nel nostro intimo chi lancia la prima pietra? Pochini credo: chi chiede sempre lo scontrino fiscale al mercato o al bar? Quanti impiegati della piccola industria, del piccolo commercio e dei servizi hanno sempre rifiutato un pò di soldi fuori busta, quanti di noi paghiamo (non sò, il barbiere/parruchiera ecc) la ricevuta fiscale esatta. Siamo tutti (o quasi) evasori, grandi o piccoli. Rubiamo al nostro stato e poi versiamo lacrime di cocodrillo in pubblico quando parte di questi soldi evasi che sono i nostri soldi (nostri tramite o via terzi) entrano per la prima volta nel circuito reale. Vergogamoci e smettiamo di piangere mentre le vacanze in montagna, al mare ed in giro le facciamo; siamo il primo mercato europeo dell’auto tedesche e francesi. Qust’anno spenderemo cad. Euro 1.500 per adulto durante i saldi, ma anche gli acquisti di Natale sono andati bene. I nostri lamenti sono mediatici, da Grande Fratello, mentre contiamo i nostri scudicini personali.

  20. Maria Luisa Calandrelli

    Il presidente del Consiglio ritorna a parlare della proposta delle due aliquote: 23% e 33%. A nessuno viene in mente di dire che una normativa del genere partirebbe già viziata da incostituzionalità in quanto contraddice apertamente l’intero articolo 53 della Cost. sia nella parte in cui afferma che "il sistema tributario è informato a criteri di progressività", sia là dove fa riferimento alla capacità contributiva? Dopo un certo livello di reddito l’imposta diventerebbe proporzionale con evidenti conseguenze di ingiustizia tributaria. E’ chiaro inoltre che il costo di servizi pubblici, tipo il servizio sanitario, cadrebbe sempre di più sull’utente, a grande discapito dei redditi medi e medio-bassi.

  21. sindoni moreno

    Il condono fiscale chiamato Scudo (da cosa difende poi,dallo Stato..) ha la caratteristica di rivolgersi ai detentori di grosse somme all’estero di qualunque provenienza,non dichiarate al fisco e ora al 5% tassate e regolarizzate.Ma a questo punto trovo ancora più iniquo da parte dello Stato non prevedere per tutti gli altri cittadini italiani la possibilità di chiudere eventuali loro contenziosi con il fisco statale alle stesse condizioni (5%) sugli accertamenti finora in essere.La logica dei condoni è certamente aberrante ma se si decide di utilizzarla lo si faccia con tutti e non solo coi pezzi grossi,visti anche gli scarsi frutti finali che gli accertamenti stessi riescono a realizzare in tempi "biblici".

  22. Claudio Lama

    La Commissione Europea non ha nulla da dire in proposito? Questa grande frode fiscale non rientra in nessuno dei divieti imposti dal Trattato CE? Com’è possibile che questa operazione banditesca sia passata inosservata? Se i capitali scudati e rimpatriati venissero reinvestiti nelle imprese (cosa che molti dubitano) non sarebbe questo un aiuto di Stato incompatibile con le regole del mercato interno? E l’anonimato? E la non perseguibilità dei reati connessi? Qualcuno sa dirmi qualcosa, ho un evidente bisogno di risposte!

  23. AMSICORA

    Vorrei, si parva licet, sfatare alcuni luogo-comunismi sull’evasione fiscale: 1-secondo le ultime statistiche del ministero economia e finanze che ho letto gli autonomi, dichiarano circa il doppio della media, ovvero, se non erro circa 38 mila euro; 2-il sommerso (dati istat) si attesta al 17% del Pil, poco più della Francia (13%) che ha una struttura economica molto differente dalla nostra, ed è calato di 4 punti circa durante la prima legislatura berlusconiana (2001-2006) ed è un fenomeno fisiologico in ogni sistema tributario; 3-le tasse non versate allo Stato non possono essere consideratun "furto", poiché, ovviamente, nessuno può rubare a sè stesso in quanto si tratta di cespiti che, in assenza del fantomatico "ladro" (cioè l’evasore) non sarebbero mai stati prodotti e sui quali, di conseguenza, il fisco non avrebbe mai potuto vantare alcuna pretesa; 4-non è vero che “i dipendenti pagano le tasse fino all’ultimo euro”, anzi, al contrario, le pagano al loro posto i loro datori di lavoro, costretti a fare i gabellieri per lo Stato (e per di più, rispetto all’esattoria, senza nessun aggio, ma a loro spese!)

  24. Asperger

    Certi luogo-comuni, se andiamo a ben vedere, affondano profondamente le proprie radici nelle pratiche quotidiane di certe categorie. Qui nella padanissima provincia bresciana (ma penso che sia così un pò in tutta Italia) se provate a chiedere nel mese di Dicembre una fattura ad un idraulico, ad un piastrellista, ad un elettricista, un imbianchino e ad altre categorie affini, vi accorgerete che la numerazione della suddetta non raggiunge le due cifre, ma non per mancanza di lavoro ma per…distrazione, vogliamo chiamarla così? Per l’amico AMSICORA: il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta, non "paga" al posto di nessuno. E’ semplicemente una semplificazione normativa che consente di agevolare i rapporti tra il fisco e la miriade di contribuenti che svolgono attività dipendente. Inoltre, così lo Stato è sicuro di riscuotere contributi e tasse. Cosa che con gli autonomi non succede.

  25. AM

    Leggo con incredulità un "geniale" commento. Lo scudo, considerato di per se una frode fiscale (sic!), sarebbe incompatibile con le regole comunitarie nell’ipotesi in cui i capitali rientrati in Italia fossero utilizzati dalle banche per finanziare le imprese italiane. Si tratterebbe di un illegittimo aiuto dello Stato italiano alle imprese italiane. Prescindendo dal fatto che non tutti i capitali scudati rientrano effettivamente in Italia e che i capitali rientrati sono in buona parte investiti in fondi comuni, che acquistano anche titoli esteri, non si intravede in questa manovra un illecito aiuto di stato alle imprese italiane. Semmai sarebbe meno insensato sostenere il contrario e cioè che paesi membri, come l’Austria, attraendo capitali dall’estero con il segreto bancario e agevolazioni fiscali avrebbero favorito il finanziamento delle loro imprese.

  26. arcobal11@yahoo.com

    L’articolista omette di dire che la fuga di capitali si è verificata sotto i governi precedenti e che il governo Berlusconi è l’unico che opera concretamente per rimediare a un danno grave, annoso e non causato da questo governo. Al tempo di Prodi i capitali fuggivano; oggi tornano, sia pure in parte. Con lo scudo non siamo certo di fronte alla soluzione di tutti i mali d’Italia, ma almeno si è fatto qualcosa di utile.

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