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  1. Gianni Rispondi

    L'articolo è impreciso sotto varia spetti e viziato dalla solita credenza che il governo sappia ciò che è bene o male per il cittadino In primo luogo (e basterebbe farsi un giro sul sito del WHO) il governo USA spende per cittadino già ora quasi il doppio rispetto all'Italia. Cioè buona parte dei servizi sanitari USA sono già nazionalizzati e senza considerare la strettissima regolamentazione cui sono sottoposti (obblighi assicurativi, impossibilità di fare concorrenza tra tra stati, sussidi fiscali sulle polizze, etc.). verrebbe quindi da chiedersi se la soluzione non sia come sempre avviene in maggiore regolamentazione e nazionalizzazione ma maggiore mercato e liberalizzazione. Il nostro autore non è nemmeno sfiorato dalla domanda In secondo luogo ormai è ampiamente risaputo che i non assicurati USA in gran parte hanno scelto di non assicurarsi per svariate ragioni Quello che piu' stupisce pero' è che l'autore si meravigli del fatto che la riforma sia un "reagalo alle lobby". In Italia secondo lui il servizio sanitario pubblico sarebbe lì nell'interesse dei cittadini?

  2. Ilario Peverengo Rispondi

    Il suo articolo e' preciso e dettagliato, ma penso che le sfugga il "senso generale" della riforma: milioni di cittadini che prima non avevano alcuna copertura ora l'avranno. Altri potranno sottoscrivere un piano privato con delle agevolazioni riducendo cosi' la forte dipendenza (o schiavitu') dal proprio datore di lavoro. A me non sembra poco! Certamente Obama avrebbe voluto fare di piu', ma la feroce campagna orchestrata dai Repubblicani e da diverse sette religiose ha impedito, per il momento, di incidere sugli interessi di diverse lobby: lei anziche' sottolineare questo fatto, dichiara che Obama e' simpatico, ma questa riforma non e' un capolavoro politico. So che avere posizioni "fredde" nei confonti di governi di sinistra, come Voi di lavoce.info avete sempre avute nei confronti del Governo Prodi in Italia, porti sempre applausi e consensi ma questo non e' corretta informazione pubblica. Oltre a fornire dei "numeri" (sempre precisi e completi) fornite anche dei commenti e delle interpretazioni e so che voi siete una fonte libera ed indipendente, pero' vi chiedo maggiore equilibrio e piu' coraggio: questa riforma e pur sempre una rivoluzione!

  3. luigi Rispondi

    E' il classico bicchiere che può essere visto mezzo vuoto o pieno. Il contenuto dell'articolo è condivisibile, alcuni commenti no. Si dice che una riforma così potevano farla Reagan o i Bush, infatti non l'hanno proposta! Poteva farla Clinton (era un cavallo di battaglia di Hillary) e non l'ha fatta, tra l'altro in un periodo economico molto florido. Credo che l'unico vero obbiettivo fosse allargare la copertura ed è stato centrato; il resto è come al solito perfettibile e...criticabile per partito preso.

  4. rita Rispondi

    Leggendo l'articolo, di indubbio interesse, mi pare che i conti non tornino. Se il 67% della popolazione è coperta da assicurazioni private, sia pur legate al posto di lavoro, e la sanità pubblica, nelle sue due forme, copre il 27% della popolazione, come è possibile che ci sia un problema di coprire un altro 15%?

  5. Matteo Rispondi

    Nel libro "La Coscienza di un Liberal", il premio Nobel '08 P. Krugman attribuisce ai costi alti e crescenti della sanità US tre motivi principali: 1) i costi di valutazione del rischio da parte degli assicuratori al momento della eventuale sottoscrizione della polizza (passando al setaccio il richiedente che in genere se la vede negata o concessa con oneri elevatissimi se troppo rischioso); 2) i costi di gestione dei contenziosi, sostenuti da un lato dalle compagnie assicuratrici per fare di tutto per NON pagare (per es spulciando nella storia clinica dell'assicurato alla ricerca di una condizione clinica preesistente e tenuta nascosta dall'assicurato per invalidare la polizza), e dall'altro sostenuti dai fornitori di servizi sanitari, medici e ospedali compresi, per trattare e farsi pagare dalle compagnie; 3) i costi maggiori per i farmaci (l'America usa mediamente meno farmaci degli altri paesi ma, non avendo un ente unico centralizzato che contratta sui prezzi facendo economie di scala, li paga di più). I primi due punti per Krugman in un sistema unico con lo Stato come assicuratore e garante (vedi Medicare per es), sarebbero praticamente assenti.

  6. Ettore Jorio Rispondi

    Condivido l'articolo. Vorrei tuttavia fare una precisazione. I testi approvati da Camera e Senato prevedono entrambi la public option. Quella della Camera esplicitamente; quella del Senato perseguita invece per via indiretta. Un risultato ottenibile, quest’ultimo, attraverso l'Office of Personnel Management, ente governativo che da tempo acquista, a prezzo molto ridotto, le polizze private per gli 8 mln di dipendenti pubblici Usa e per i Parlamentari. Le classi medio-basse, fino ad oggi senza assistenza, potranno così accedervi acquistando le polizze convenute con la mediazione del suddetto ente. Dunque, una “offerta pubblica”, comunque, traguardata da Obama attraverso un prezzo “politico”, praticato nei confronti di chi non potrebbe altrimenti permettersene l’acquisizione ai costi attuali. Quindi, un prezzo controllato dal Governo che diventerà ulteriormente più appetibile al ribasso nell’ipotesi in cui nel testo unificato venissero mantenute sul mercato le cooperative no profit, individuate dalla Camera, collaborate da un consistente finanziamento iniziale del Governo Usa. Una aspettativa, questa, che alla fine, suppongo, si realizzerà.

  7. Enio Minervini Rispondi

    Ancora una volta l'elemento simbolico copre la realtà. La chiamano riforma, ma è un nuovo regalo alle lobbies delle assicurazioni sanitarie. Un regalo pagato dal deficit pubblico americano (quindi dai contribuenti) e da un prelievo obbligatorio su fasce di popolazione deboli. In cambio, sembrerebbe, ci sarà una maggiore copertura sanitaria, ma verosimilmente si tratta comunque di un sistema pieno di buchi e falle, in cui gli oneri e le responsabilità non sono chiari (tra assicurazioni private e programmi governativi). Falle da cui continuano ad uscire tutti i diritti di cittadinanza di fette importanti del popolo americano. Una riforma così avrebbero potuto farla anche Reagan o George W.

  8. Armando Rosal Bucci Rispondi

    Dopo la lettura dell'articolo, giusto per capirci un po' di più, ho letto qualche informazione su internet e sul sito dell'OCSE. Dunque riprendo il quesito posto dall'articolo: Quali fattori determinano costi così alti negli USA? Provo ad indicarne alcuni (comunque vorrei qualche risposta o commento da chiunque. Con gentilezza ovviamente): 1) Stili di vita: costa di più trattare popolazioni vecchie come quelle europee o più dinamiche come quelle Americane, Canadesi o Australiane? (stili di vita-diete-malattie collegate). 2) Dai dati OCSE si ricava che in media nei paesi sviluppati ci sono più posti letto (per 1000 abitanti) che negli USA: la gestione e manutenzione delle strutture è più costosa in America? 3) Su "Internazionale" mi è capitato di leggere un articolo sugli approcci medici negli USA. Dove il tema dell'argomento era la tendenza a prevenire malattie di tipo cancerogene nelle donne piuttosto che guarirle durante le malattie. La medicina preventiva (diagnosi, esami, ecc) può essere così dispendiosa? (Test di routine su persone sane aumentano ovviamente i costi).

  9. papagna Rispondi

    Bell'articolo, anche se è vero che le cause del costo della sanità più alto non sono completamente comprese questo non vuol dire che non si sappia cosa fare per ridurre i costi. Il problema è che ridurre i costi fa spesso rima con razionamento e con danno a varie lobby, non solo quella degli assicuratori ma anche quella delle case farmaceutiche e degli avvocati. Infatti, la minaccia di una possibile causa di malpractice da milioni di dollari nei confronti di un medico fa sì che questo abbia tutti gli incentivi di questo mondo nel prescrivere ogni sorta di (spesso costosissimi ma inutili) esami e screening medici. Inoltre, la frammentazione del mercato assicurativo a livello statale sicuramente non aiuta la libera concorrenza in un mercato che è già carico di asimmetrie informative di vario tipo. Tutto questo per dire che non bisogna conoscere tutto per intervenire in modo positivo ma basta sapere quanto basta per migliorare la situazione. Papagna

  10. Giuseppe Rispondi

    E quindi per concludere è una riforma tutto fumo e niente arrosto, come purtroppo appare tutto l'operato sin qui svolto dal certamente simpatico Presidente Obama. Come faranno gli Stati Uniti già così fortemente indebitati ad accollarsi un ulteriore grande onere, che alcuni ritengono considerevolmente sottostimato? Come al solito le grandi lobby sono intoccabili e gli Americani cercheranno una volta ancora il modo di far pagare ad altri i loro conti salati. Forse è proprio in questo la loro grandezza, finchè dura...