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  1. Rokko Rispondi

    Vorrei sfatare alcune false convinzioni: primo, non è affatto difficile risalire alla vera identità di chi si firma con un nick o un pseudonimo. Secondo, gli iscritti su Facebook usano nella quasi totalità dei casi nome e cognome. Terzo, se uno cazzeggia su Facebook approvando un folle che ha fatto un attentato a Berlusconi, non significa che lo sta istigando.

  2. mirco Rispondi

    Io sono un antiviolento da sempre. Credo però che se ci si ritrova in una situazione come quella che ha portato al ferimento del Premier vuol dire che qualcosa non ha funzionato nel sistema dei media che determinano il dibattito pubblico. Il premier è fra coloro che determinano questo confronto pubblico. Ha al soldo fior di psicologi che danno consigli ai produttori di programmi e spettacoli televisivi nonche a organizzatori di campagne elettorali e di opinione. Se si è creato ciò che si è crato è anche colpa sua. Si è cioè tirata la corda dello scontro fino al punto da solleticare menti instabili. Chi è causa del suo male pianga se stesso. Se poi da episodi violenti come l'aggressione al Premier si vuole passare a restrizioni della libertà di parola su internet o su altri mezzi, allora vuol dire che siamo all'anticamenra del fascismo.

  3. Romano Badiali Rispondi

    In questi giorni si sente ripetere spesso che: "le leggi per combattere queste odiose manifestazioni esistono già e non è necessario creare nuove restrizioni". Non è vero! Le leggi esistono già, è vero, ma su Internet non possono essere applicate per il semplice motivo che adesso chiunque può firmare i propri post con un nome falso (nickname). Risalire al nome vero è complicatissimo e richiede molto tempo. Pensate che sia possibile per la Polizia Postale compiere il lavoro immane di risalire al nome vero di quelli che su Facebook si sono firmati con un nome falso, tra i 50.000 che hanno applaudito Tartaglia e l'hanno esortato ad usare la pistola la prossima volta?