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  1. edoardo fragale Rispondi

    La legge, in verità, esiste già. Non sa forse che le regioni determinano un budget per ogni singola struttura convenzionata, oltrepassato il quale nessuna remunerazione è riconosciuta al "privato"? Questo proprio allo scopo di evitare il fenomeno per cui il privato, fornendo un maggior numero di prestazioni sanitarie, aggrava gli oneri economici per il pubblico. Ai sensi di legge, invece, l'Amministrazione nulla deve al privato che sfonda il tetto di budget predeterminato. Il privato, sapendo in anticipo che nessuna remunerazione extra budget gli verrà riconosciuta, è tenuto per legge a non accettare la stipula del contratto di spedalità col paziente e a non erogare alcuna prestazione (cfr. ai sensi dell'art. 8-quater d.lgs. n. 502/1992 "La qualità di soggetto accreditato non costituisce vincolo per le aziende e gli enti del servizio sanitario nazionale a corrispondere la remunerazione delle prestazioni erogate, al di fuori degli accordi contrattuali di cui all'articolo 8-quinquies")

  2. fernanda toffolon Rispondi

    L'esperieza che ho avuto con mia madre in una clinica convenzionata è stata a dir poco disastrosa, menefreghismo del personale infermieristico, noncuranza della parte medica e per finire una devastante infezione alla protesi procurata da un batterio penetrato in sala operatoria per tutto ciò è in corso un processo avviato per un risarcimento dei danni e vedremo quali saranno gli esiti. Solo in un ospedale pubblico poi ha ricevuto le cure adeguate per sistemare al meglio la situazione, ma lì il trattamento è stato totalmente diverso. Sono pienamente d'accordo che bisognerebbe potenziare il servizio sanitario pubblico aumentando il personale, perché nel pubblico ci sono già i presupposti di efficienza, competenza nonché di controllo.

  3. Sergio Moia Rispondi

    Perché non studiare una formula di rimborsi decrescenti all'aumentare del numero delle prestazioni richieste? Una struttura sanitaria ha, come ogni struttura produttiva, costi variabili e costi fissi. Ogni prestazione remunera sia gli uni, che gli altri. L'incremento delle prestazioni potrebbe incidere sulla diminuzione della quota destinata a remunerare i costi fissi e questo inciderebbe sulla convenienza ad incrementare in via artificiosa le prestazioni o comunque limiterebbe i costi per le regioni.

  4. Dario Piersanti Rispondi

    Innanzi tutto appare indispensabile dotarsi di una rete di sanità pubblica che funzioni e funzioni bene. Che sia cioè capace di dare prestazioni necessarie e a migliori costi e miglior efficacia. Ove si riuscisse ad avere un tale sistema sanitario gli spazi per la sanità privata sarebbero annullati e la sanità privata sarebbe costretta a rivolgersi in modo diretto al cittadino e al sistema delle assicurazioni private luogo ove il controllo dell’attività appare più efficace. Compito dello Stato (non della Regione) dovrebbe restare quello dei criteri da soddisfare per l’accreditamento delle strutture e un controllo successivo sulla qualità delle prestazioni per la conservazione dell’accreditamento. Dico compito dello Stato e non delle Regioni nel senso che i criteri per l’accreditamento non possono essere delegati alle singole Regioni ma debbono essere gli stessi per l’intero territorio nazionale così come i controlli di qualità dovranno anch’essi essere controlli nel rispetto di criteri anch’essi generali per il territorio nazionale e non più affidati alle Regioni. Alle Regioni dovrà invece competere come già oggi avviene l’organizzazione e il controllo sulla sanità pubblica territoriale.

  5. antonello cini Rispondi

    Per frenare le spese eccessive nella sanità, ma anche possibili accordi fra ditte fornitrici e le persone incaricate delle scelte degli acquisti, necessitano fare riferimento al cui prezzo delle forniture legato a una fattispecie di principio attivo così come avviene per i medicinali generici. Con questo sistema, rimane ferma la diciamo la qualità, fissata dal principio attivo e é innescata una competizione alla fornitura sia esso medicinale o materiale in uso ospedaliero al ribasso. Così come avviene per il medicinale prescritto dal medico o sia esso il materiale richiesto dal primario, spetta a chi paga sia esso l’assistito, per il medicinale e la regione o lo stato per il materiale e attrezzature fare la scelta in funzione del prezzo. Perché un meccanismo simile ai medicinali non applicarlo a tutti gli acquisti e attrezzature di materiale sanitario?

  6. Valentino G. Rispondi

    Il problema è un altro: la convivenza nel sistema sanitario nazionale di un soggetto pubblico "puro", con un altro non privato, bensì "privatistico". Mi spiego. La sanità pubblica ha due obiettivi fondamentali: assicurare a "tutti" l'accesso alle migliori cure possibili e farlo, possibilmente, con la miglior efficienza economica dei costi. La sanità privata ne ha altri due: assicurare a tutti i "mutuati" le cure richieste e farlo, possibilmente, con la migliore efficacia dei guadagni, economici. Fa un uso privatistico di un servizio che è pubblico. Le assicurazioni sanitarie private in Italia sono pochissime, non esiste quindi il controllo dei costi e dell'appropriatezza delle cure che le stesse sarebbero interessate a fare nel caso un loro assicurato si rivolgesse a strutture sanitarie private. E' chiaro che, a queste condizioni, non è possibile una conciliazione dei due soggetti in un sistema sanitario nazionale che è e rimane essenzialmente pubblico! Se non si lascerà scegliere ai cittadini tra un'assistenza pubblica ed una privata (vera), il problema rimarrà irrisolto. E i costi continueranno a lievitare come negli ultimi 20 anni. I costi dello Stato non dei privati eh!

  7. epifanio nicosia Rispondi

    Il trasferimento di potere sarebbe relativo. Operando i medici nelle cliniche ne subirebbero il potere essendone dipendenti e soggetti deboli. La mia proposta è invece diversa. Per migliorare la sanità pubblica bisogna prima di tutto agire su di essa. Aumentando la produttività e la operatività h.24. Le attrezzature verrebbero ammortizzate in breve tempo ed utilizzate al massimo. Bello un ospedale che fa radiografie ed esami alle 19,00 di sabato 24 dicembre? Ovviamente i medici che operano in ospedali pubblici dovrebbero essere dediti al servizio pubblico, quanto meno a maggioranza dei propri guadagni e del proprio tempo di lavoro, e non potrebbero fare concorrenza all’ospedale stesso. Come qualsiasi lavoratore. Solo a titolo d’esempio, non mi posso mettere in ferie per fare un’operazione che mi fa guadagnare 50.000 euro. Potrebbero poi essere create delle strutture private anche parzialmente e/o associazioni di professionisti in cui realizzare quel trasferimento di potere, di cui parla il professore, ai singoli medici, e dove i controlli vengano fatti in modo tale da garantire al 100% la necessità degli interventi sanitari. Ovvero intervento non necessario, intervento non pagato.

  8. marco Rispondi

    Più che non avere senso, tornare alla gestione totalmente pubblica, è praticamente impossibile. Le strutture private stanno in piedi perchè sono le Regioni o lo Stato a finanziare la loro attività, soprattutto per quanto riguarda gli ospedali privati. Tornare al pubblico vorrebbe dire acquistare queste strutture o imporgli la chiusura (come?). La questione è molto delicata, perchè quando l'ente pubblico decide di cedere una fetta di attività al privato, è difficilissimo tornare indietro, o comunque rilanciare l'offerta per le stesse prestazioni nella stessa area geografica. Quindi più si allarga il privato e più il pubblico dovrà ridimensionarsi.

  9. marco Rispondi

    Il problema esiste ma sono convinto che remunerare direttamente i medici invece delle strutture private non sia la soluzione. Invece dei manager ci saranno dei medici strapagati che gireranno con le borse piene di soldi che negoziano direttamente con il politico di turno (probabilmente in alcune realtà è già così). E' l'amministrazione pubblica che deve essere in grado di controllare l'attività e la remunerazione delle strutture private. Esistono dei sistemi che misurano l'appropriatezza delle prestazioni; le regole e le norme per accedere nelle strutture private e controllare l'attività ci sono già, basta applicarle. Le tariffe sono stabilite dalle Regioni ed è loro compito regolarle e verificarne la tenuta rispetto ai costi delle prestazioni. Si sa che i privati erogano solo le prestazioni con margini di utile, e i margini in certe branche sono sicuramente notevoli. Sono le amministrazioni regionali che devono controllare e verificare tutto questo; gli strumenti e le norme esistono già, basta applicarli. Per cominciare basta porre una semplice domanda: le prestazioni fatturate dai privati e pagate dalle ASL vengono controllare se sono state effettivamente erogate?

  10. Pietro Rispondi

    Devo dissentire, in Italia e in particolare nella tanto acclamata Regione Lombardia, culla dell'efficienza Formigoniana le liste ci sono e sono lunghe. Per un’operazione in fase “d’urgenza” con il SSN ci vogliono due mesi, mentre in “non urgenza” sei mesi /un anno. Il “rimborso delle operazioni chirurgiche effettuate direttamente ai medici” non risolverebbe il problema. Quanto a “medici potrebbero scegliere tra diverse strutture” secondo me si creerebbero delle lobby a scapito anche degli enti. Temo che il sistema sanitario futuro sarà sempre più privato (polizze assicurative comprese).

  11. Francesco Arigliano Rispondi

    La soluzione proposta mi pare sposti il problema, il conflitto di interessi e le tentazioni proprio dalla parte di chi fino ad ora (i medici) poteva avere qualche resistenza deontologica a farsi prendere la mano da interventi inutili. La mia proposta forse banale e forse meno ottimale dal punto di vista dell' efficienza delle prestazioni sarebbe quella di semplicemente associare un budget annuale alle cliniche convenzionate legato alla domanda territoriale e alla capacità produttiva della struttura ed in oltre rimodulare i budget rispetto a criteri di valutazione della qualità e della coerenza dei servizi eogati dalle singole cliniche.

  12. Francesco Coppola Rispondi

    Il problema maggiore non è tanto quello di porre i medici al centro del sistema di rimborso quanto quello di individuare in primo luogo organismi terzi che valutino in modo obiettivo le richieste di accreditamento e successivamente controlli adeguati e codificati piuttosto frequenti sull'attività degli ospedali accreditati. Tali controlli devono essere affidati dalle Regioni a strutture indipendenti dal potere politico e che possano intervenire frequentemente e senza preavviso alcuno sulle strutture accreditate in ogni fase della loro attività. E' chiaro che questo è il nodo di tutta la faccenda, perché fino a quando la politica pretende di controllare l'intero sistema senza delegare a "commissioni tecniche e indipendenti" il funzionamento delle cliniche convenzionate il problema non si risolverà mai, considerata l'entità delle cifre in gioco.

  13. Enrico Motta Rispondi

    I problema del contenimento dei costi degli ospedali privati convenzionati è di difficile soluzione; lo dimostra anche il contenuto di alcune proposte, come quella di rimborsare direttamente i medici e non le strutture. Chissà cosa ne pensa il famoso chirurgo del Santa Rita di Milano? Con un sistema del genere si andrebbe verso i medici cottimisti. Cosa si potrebbe fare dunque? Sicuramente puntare molto su controlli esterni, non a tappeto ma mirati, e sanzionare chi sgarra.

  14. Franco Di Deo Rispondi

    ..."non avrebbe senso tornare a un sistema totalmente pubblico" siamo sicuri? L'articolo, per chi come me vive dall'interno le "aporie" dell'attuale sistema pubblico-privato, ha il merito di sollevare "finalmente" dei dubbi; ma, evidentemente, il tema ha bisogno di molti approfondimenti e non può essere liquidato come assioma. A mio avviso bisogna, comunque, sottolineare che al tema va dato molta più rilevanza; infatti dalla sua soluzione discendono tutta una serie di altre problematiche: (cito in ordine sparso) 1- debito pubblico (statale e/o delle regioni sempre debito è, aumentare le tasse a livello statale o con addizionale regionali, sempre tasse sono) 2- qualità delle cure sanitarie (come si è accennato nell'articolo ma vi sono molte altre imòicazioni) 3- sostenibilità futura dell'assistenza sanitaria universalistica e del welfare 4- egemonia tra i vari paradigma culturali orientati a dare risposte al bisogno di salute dei cittadini: cura vs prevenzione e/o educazione 5- ed last but not least, ambiente di selezione della qualità della classe politica.

  15. paola urso Rispondi

    Sono in linea di principio d'accordo su quanto detto, serve un controllo di qualità sull'operato delle strutture private in convenzione pubblica, ci potrebbero essere diversi criteri, ad esempio l'introduzione di indicatori quali: quante protesi al ginocchio in media vengono applicate in rapporto al numero di visite o numeri di ricoveri in rapporto all'età della popolazione ecc ed altri ancora e solo una questione di volontà. Me resta un punto, perché non impegnarsi per fare lavorare le strutture pubbliche a ritmi più sostenuti in modo da mettere a frutto le strutture tecnologiche e le strumentazioni, ci sono ospedali di eccellenza che lavorano mezza giornata per mancanza di personale, di volontà e forse per favorire altre soluzioni private. Non sarebbe meglio , anche incentivando economicamente il personale, fare lavorare di più gli ospedali pubblici dove ci sono competenze e garanzie maggiori e l'azionista in fin dei conti siamo noi stessi ? Diciamo anche che questo potrebbe servire per migliorare i conti economici della Sanità.

  16. Bernardo GABRIELE Rispondi

    C'è un punto dell'intervento del Prof. Garibaldi che non comprendo: quando scrive che "non avrebbe senso tornare a un sistema totalmente pubblico" e che "Il sistema del futuro dovrà necessariamente basarsi su un misto pubblico e privato". O meglio, sarei d'accordo se si intende che il privato si occupi di pazienti privati, ma credo che il professore intendesse invece quelli in convenzione. Si può rovesciare la domanda: perché mai accreditare i privati? Ci penso da un pezzo, e una risposta l'ho trovata: le Regioni sono di gran lunga i maggiori fornitori di prestazioni cliniche e diagnostiche: l'outsourcing di parte dei servizi a una molteplicità di operatori privati azzera le economie di scala. Si possono mettere in campo mille i problemi che affliggono il pubblico (vincoli burocratici, contratti di lavoro, ecc.), ma allora bisognerebbe affrontare questi, non aggirarli coinvolgendo i privati. Penso che le convenzioni, con tutto il loro portato di sprechi, corruzioni e morti non dovrebebro esistere, se non per la copertura di situazioni transitorie...