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GRECIA: LA FESTA E’ FINITA

La quasi-fuga dal debito pubblico della Grecia è totalmente ingiustificata e il governo greco non ha nessuna necessità di dichiarare bancarotta. Ma è anche vero che per più di trent’anni l’indisciplina fiscale è stata la regola dell’azione dei vari governi che si sono succeduti. La pressione dei mercati finanziari dovrebbe ora essere interpretata come il segnale che la festa è finita. Per procedere a tagli immediati e radicali della spesa pubblica e a una riforma delle procedure di bilancio. Interventi politicamente dolorosi, ma inevitabili.

 

La quasi-fuga dal debito pubblico della Grecia è totalmente ingiustificata. Il governo greco non ha alcun incentivo a dichiarare bancarottae nessuna necessità di farlo se i mercati finanziari non si fanno prendere dal panico. D’altra parte, per più di trent’anni i vari governi si sono abbandonati a una evidente indisciplina fiscale. La rinnovata pressione dei mercati finanziari dovrebbe essere interpretata come il segnale che la festa è finita. È ora che la Grecia adotti contemporaneamente due misure: tagli immediati e radicali della spesa e una riforma delle procedure di bilancio che ne faccia rispettare la disciplina in modo credibile.

COSA SUCCEDE IN GRECIA

Le agenzie di rating, che tutti sappiamo essere lungimiranti, hanno declassato il debito pubblico greco e hanno annunciato che quello della Spagna potrebbe presto seguire la stessa sorte. Tutto ciò è avvenuto mentre si registrava una certa agitazione nei mercati e gli “esperti” prevedevano che la Grecia avrebbe dovuto presto dichiarare bancarotta o lasciare l’area euro o entrambe le cose insieme. Si tratta degli stessi mercati che hanno regalato al mondo la bolla hi-tech degli anni Novanta e la bolla immobiliare dei Duemila. E si tratta degli stessi “esperti” che avevano previsto che l’euro non avrebbe mai visto la luce, e che quando poi è arrivato, hanno detto che sarebbe crollato subito. Con tali precedenti, ci si chiede perché persone ragionevoli prestino attenzione alle agenzie di rating, alle crisi di panico dei mercati finanziari e alle dichiarazioni di “esperti” di poco valore.
È vero che la situazione di bilancio della Grecia è tutt’altro che rosea: si stima che nel prossimo anno il debito supererà il110 per cento del Pil, ma era al 118 per cento nel 1999. E d’altra parte, il debito del Giappone arriverà presto al 200 per cento e quello degli Stati Uniti al 100 per cento. È vero che i precedenti dei vari governi greci sono pessimi: l’ultima volta che si è raggiunto il pareggio di bilancio è stato nel 1972 – sotto i famigerati Colonnelli – e da allora i deficit sono stati in media un enorme 6 per cento. Ed è vero anche che sembra esserci in Grecia uno strano sistema: ogni nuovo governo scopre che il precedente ha nascosto la reale dimensione del debito.
Così siamo ora di fronte a un paese che ha perso completamente il senso delladisciplina di bilancioe dell’onestà contabile. Ma alle agenzie di rating non si chiede di rilasciare giudizi sulla disciplina o l’onestà, il loro unico compito è determinare se un debitore farà fronte ai suoi debiti. La domanda è allora se esiste la possibilità che il governo greco o un ente statale dichiari bancarotta, in modo parziale o completo. La Grecia non è l’Argentina ed è perciò molto improbabile che il suo governo sospenda allegramente i suoi obblighi sul debito. Arriveremo a un default solo se le autorità non potranno ri-finanziare il debito maturato o finanziare nuovo debito: la decisione è nelle mani dei mercati finanziari. L’umore attuale, orientato al panico, rende possibile questa ipotesi, specialmente se ad alimentarla contribuiscono i declassamenti del rating con associate penalizzazioni sul tasso di interesse. Ma anche se i mercati finanziari voltassero le spalle alla Grecia, ciò non significherebbe automaticamente un default. Molto probabilmente, a quel punto la Grecia farebbe appello al Fondo monetario internazionale per ottenere qualche forma di aiuto per far fronte al debito.

COME RISPONDERE ALLA CRISI

Può anche darsi che le agenzie di rating e i mercati siano lungimiranti per quel che riguarda il futuro. Il debito di oggi è piuttosto alto, ma se si proseguisse con i deficit di bilancio finirebbe con l’apparire infinito. Se si guarda al passato, è un’ipotesi che non si può escludere, e dunque potrebbe essere saggio non concedere prestiti oggi per evitare di ritrovarsi (molto) più tardi impelagati in un default. Si potrebbe sostenere che la soluzione è nelprestito a breve, ma un debito a breve richiede un finanziamento continuo e in questo caso gli incidenti sono in sempre in agguato.
Il ragionamento implica che la minaccia anticipi un lontano futuro. Di nuovo, a innescare ora un’insolvenza potrebbe essere non tanto la decisione delle autorità greche di ripudiare gli obblighi, quanto semmai il nervosismo febbrile dei mercati. E non si tratterebbe ovviamente di un caso isolato: le crisi che si auto-avverano sono troppo familiari per essere ignorate ed è proprio quello che sta montando: si tratta di una minaccia reale.
Che cosa si può fare in proposito? L’Unione Europea può prevenire il disastro? Nel febbraio scorso Jean-Claude Juncker e Peer Steinbrück, allora ministro delle Finanze della Germania, dichiararono pubblicamente che i governi dell’area euro sarebbero intervenuti in soccorso della Grecia se la situazione fosse diventata seria. Ma secondo la mia interpretazione del Trattato, questo è impossibile. L’articolo 103 comma 1 stabilisce che “gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell’amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro, fatte salve le garanzie finanziarie reciproche per la realizzazione in comune di un progetto specifico”. Inoltre un intervento di salvataggio creerebbe un serio problema di azzardo morale.
Il messaggio al nuovo governo greco è chiaro, o almeno dovrebbe esserlo: la festa è finita. Le crisi che si auto-avverano avvengono solo se esistonoelementi di vulnerabilitàe i tristi precedenti di indisciplina fiscale della Grecia ne sono un esempio importante. Come sempre, sarebbe stato meglio affrontare il problema in tempi migliori di questi, ma ora non ci sono alternative. Stabilizzare il deficit nel mezzo di una recessione non è semplice, ma l’esperienza dimostra che le riforme dolorose si fanno più spesso in tempi di crisi che in tempi propizi.
Il governo greco deve iniziare ad agire subito, proprio come sta facendo l’Irlanda. La Grecia è una piccola economia aperta, così la sua situazione economica dipende strettamente da quella dei paesi suoi partner. La prospettiva che l’Unione Europea abbia superato la crisi è un potente incentivo perché le autorità greche agiscano subito. Sfortunatamente, i primi segnali del governo greco fanno presagire che la risposta sarà in larga parte quella di sempre: un impegno contro l’evasione fiscale e le inefficienze della spesa. Sono provvedimenti che non convinceranno nessuno: il vero test sono tagli seri alla spesa pubblica. Si tratta di un intervento politicamente doloroso, ma i tagli sono sempre dolorosi.
E tuttavia, non è necessario fare tutto subito: l’entità dello sforzo – il deficit era superiore al 3 per cento prima della crisi – implica che dovrà essere distribuito nel tempo. Una parte importante della risposta consiste in un impegno credibile a far sì che la disciplina di bilancio sia mantenuta non solo per il prossimo anno, ma per sempre. Vanno affrontate alla radice quelle stesse ragioni di opportunismo politico che hanno giustificato i deficit per più di 35 anni. Senza un taglio netto con le procedure del passato sulle decisioni di bilancio, il disastro sarà sempre dietro l’angolo.
La Grecia deve dotarsi di una norma sul debito, come hanno fatto con successo altri paesi. Qualcuno dirà che la Grecia opera già sotto il Patto di stabilità e crescita, una regola esterna di disciplina di bilancio, eppure da quando il paese è entrato nell’area euro nel 2001, il suo deficit non è mai sceso sotto il tetto del 3 per cento. La Grecia ha bisogno di un meccanismo più affidabile e la soluzione migliore è una norma costituzionale. Una buona norma fissa limiti al deficit oppure alla spesa pubblica, meglio ancora se a entrambe. Crea poi un autorità indipendente chiamata a verificare la veridicità delle leggi di bilancio sottoposte al Parlamento, vigilare sulla loro applicazione e, se necessario, portare la questione davanti alla corte costituzionale.  
Forse un messaggio dovrebbe essere inviato anche ai mercati finanziari: tecnicamente la Grecia non è vicina ad alcuna insolvenza. I timori del mercato non sono altro che, appunto, timori. I mercati finanziari esistono per affrontare i rischi: che si facciano prendere dal panico appena percepiscono un minimo rischio e che di conseguenza creino scompiglio non è socialmente tollerabile, non più di quanto lo sia ignorare un rischio enorme quando si profila all’orizzonte, provocando il disastro a cui abbiamo assistito lo scorso anno. I mercati finanziari non sono un posto per fifoni e se i finanzieri di oggi sono dei fifoni, forse il gioco a cui giocano dovrebbe essere soggetto ad adeguate regole di protezione (una seria regolamentazione) e andrebbe scoraggiato il gioco troppo virile (una Tobin tax).

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Un visto per gli studenti stranieri

  1. mauro.bartolomucci@virgilio.it

    Ottima analisi effettuata da una fonte sicuramente più che esperta. L’analisi è di natura prettamente finanziaria e quindi come è ovvio le implicazioni di carattere sociale e culturale non vengono prese in considerazione. La domanda che vorrei porre è la seguente: augurandoci come è giusto che i mercati rispondano in maniera ottimistica, diventeremo tutti schiavi del Debito?

  2. franco guizzrdi

    Cari amici, siamo reduci dalla peggior crisi degli ultimi 80 anni. Le soceta’ di rating hanno commesso errori imperdonabili. La grecia e’ per sua natura inaffidabile, e’ sempre stata l’anello piu’ debole dell’europa. Fa’ parte dei famigerati pigs. Quindi andiamoci piano con il coraggio, abbiamo pagato troppo non solo adesso ma negli ultimi 10 anni. Un pensionato di 72 anni, piccolo risparmiatore.

  3. marco p

    In ogni caso, qualunque cosa si voglia pensare dei mercati finanziari proni al panico, l’occasione potrebbe essere interessante per approntare un qualche strumento di crisis management all’interno dell’unione monetaria, che individui procedure chiare per affrontare ex-ante eventuali tensioni sul debito sovrano dei paesi membri. Sono, in termini generali, d’accordo sulla bizzarria di certi movimenti di mercato, nondimeno, nello specifico le tensioni offrono anche una possibilità per ristabilire una certa disciplina fiscale complessiva, disciplina che il più basso costo del debito (altra bizzarria di mercato?) per i paesi periferici dopo l’adozione dell’euro ha perversamente disincentivato negli anni passati.

  4. marco parigi

    In ogni caso, qualunque cosa si voglia pensare dei mercati finanziari proni al panico, l’occasione potrebbe essere interessante per approntare un qualche strumento di crisis management all’interno dell’unione monetaria, che individui procedure chiare per affrontare ex-ante eventuali tensioni sul debito sovrano dei paesi membri. Sono, in termini generali, d’accordo sulla bizzarria di certi movimenti di mercato, nondimeno, nello specifico le tensioni offrono anche una possibilità per ristabilire una certa disciplina fiscale complessiva, disciplina che il più basso costo del debito (altra bizzarria di mercato?) per i paesi periferici dopo l’adozione dell’euro ha perversamente disincentivato negli anni passati

  5. mirco

    Un anno fa la paura determinava giudizi sulle agenzie di ratin tutt’altro che lusinghieri. Si parlava delle lobbies d’affari che truccavano i giudizi di solvibilità di banche e istutuzioni nonchè di stati. Non credo che a distanza di un anno le cose siano cambiate. Perchè allora credere a queste agenzie tanto che per i problemi greci, l’euro è passato da 1.50 a 1.46 sul dollaro? Se UE deve essere, sia fino in fondo e intervenga e facciamola finita di rimanere in balia di agenzie di rating poco credibili e al soldo americano.

  6. Maurizio

    Sarebbe interessante comparare nel medio periodo la situazione italiana a quella greca. I numeri potranno diventare simili debito al 120% deficit sopra il 3% spesa pubblica inefficente evasione fiscale ecc ecc. Valutando anche le diverse dimensioni delle due economie, se è già difficile intervenire a supporto delle finanze greche cosa succederebbe all’Italia se la crescita continua ad esser nulla o negativa nei prossimi due anni? Cosa succederebbe al nostro debito pubblico se il PIL cala e la spesa deve aumentare per far fronte alla crisi? Cosa succede se poi l’economia europea si riprende e si avvia un rialzo dei tassi? Non mi sembrano ipotesi strampalate tanto più che sicuramente il prossimo governo dirà che il deficit era al 12% ma Tremonti l’ha nascosto… Una storia greca già sentita.

  7. marco f.

    Arrivare a pensare che la Grecia debba chiedere un aiuto finanziario al Fmi mi sembra una follia. L’esperienza insegna che il Fmi impone politiche fiscali di un certo tipo che hanno sempre provocato disastri dovunque esse siano state applicate, dunque, l’Ue non può permettere che un’organismo internazionale venga a dettare legge in uno dei suoi stati membri. Per quanto riguarda l’interpretazione dell’art.103 TUE si tratta di un’art. che sgombera il campo da qualsiasi "obbligo", ma ciò non significa che non possono essere presi provvedimenti di comune accordo per far fronte a una situazione di emergenza!

  8. ENRICO QUARTA

    L’europa, come gli Stati Uniti stanno finanziando il debito con altro debito. Come diceva qualcuno "e’ la somma che fa’ il totale". Il totale del debito composto degli stati "pigs" puo’ trascinare l’economia europea e quella degli Stati Uniti al punto di rottura. Ricordo a tutti le parole di un premio nobel per la chimica 1921 (F. Soddy). Il punto di rotttura del paradigma meccanicistico avviene quando non si riesce più a riconvertire il debito composto e allora il paradigma entropico entra prepotentemente con tutta la sua forza distruttiva "caos finanziario, disoccupazione, perdita della sovranità nazionale e delle sue risorse". Meditate..

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