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PROCURE VUOTE A MEZZOGIORNO*

Enna sarà il primo ufficio di procura in Italia completamente privo di sostituti e con il solo procuratore capo. Dunque destinato a non essere più operativo. E’ il primo esempio di un progressivo svuotamento di tutte le procure del Sud. Dovuto principalmente a una norma del 2007 che vieta di destinare a quei posti i magistrati di prima nomina. Ma anche a un contesto di riforme annunciate e a un clima generale di continua delegittimazione della magistratura. Ecco perché se ne occupa lavoce.info. Mentre il ministro della Giustizia fa orecchie da mercante.

Tra qualche settimana, anche l’ultimo magistrato lascerà la procura della Repubblica di Enna, perché trasferito in altra sede: il capoluogo siciliano sarà il primo ufficio di procura in Italia completamente privo di sostituti e con il solo procuratore capo, quindi fatalmente destinato a non essere più operativo, come un ospedale con solamente il primario. Non rimarrà un caso isolato, è solo il primo squarcio di un più ampio scenario che sta vedendo il progressivo svuotamento di tutte le procure siciliane e più in generale di quelle del Sud Italia. La percentuale di scopertura media complessiva delle diciannove procure della Sicilia sfiora oggi il tetto del 40 per cento. A essere penalizzati non sono solo gli uffici minori, ma anche quelli di maggiori dimensioni, come Palermo e Catania, che presentano scoperture prossime al 25 per cento.
 
LE SEDI DEI MAGISTRATI DI PRIMA NOMINA
 
Questi dati sono di per sé molto allarmanti, perché incidono sulla stessa funzionalità di uffici giudiziari che operano in prima linea, in realtà territoriali particolarmente difficili sul fronte dell’azione di contrasto alla criminalità di stampo mafioso e comune. L’assenza dello Stato, o anche il semplice indebolimento, possono rappresentare infatti il più comodo alibi per pericolose scorciatoie verso percorsi alternativi alla giustizia, oltre a costituire il più forte disincentivo agli investimenti sani di capitali nazionali ed esteri nelle regioni del Mezzogiorno.
Sono preoccupazioni espresse anche dall’Associazione nazionale magistrati siciliana, in una assemblea aperta che si è tenuta di recente proprio a Enna, eletta a luogo simbolo della desertificazione delle procure. E che si è conclusa con l’approvazione di un documento.
La questione dei vuoti nelle procure ha ora assunto una dimensione nazionale. Il Consiglio superiore della magistratura l’ha posta all’ordine del giorno, chiedendo al ministro della Giustizia Angelino Alfano di partecipare a una prossima seduta straordinaria.
Le cause delle carenze di organico dei magistrati degli uffici requirenti sono molteplici. La principale risale alla introduzione di una norma, nel luglio 2007 che ha imposto il divieto per i magistrati di prima nomina di destinazione ai posti di procura, al termine del periodo di tirocinio. Il limite è stato dettato dal ravvisato pericolo che magistrati di poca esperienza non siano in grado di offrire sufficienti garanzie di affidabilità nell’assolvere a delicate funzioni quali quelle del pubblico ministero.
È stato però da più parti obiettato che il rischio non sarebbe in realtà pienamente giustificato, non fosse altro perché, in virtù del decreto legislativo 20 febbraio 2006 n. 106, che ha riorganizzato l’ufficio del pubblico ministero, ha subito un notevole processo di "gerarchizzazione". Il procuratore capo infatti, nell’assegnazione dei procedimenti ai magistrati del suo ufficio, può stabilire determinati criteri ai quali il sostituto deve obbligatoriamente attenersi, a pena di revoca della delega, in caso di difformità o di contrasto. In materia di misure cautelari personali e di sequestri, che più possono incidere sulla sfera dei diritti primari del cittadino, il procuratore della repubblica esercita inoltre una forma pregnante di controllo diretto sui magistrati dell’ufficio, mediante il suo preventivo assenso scritto su ogni provvedimento. I contatti con gli organi con la stampa, che in passato hanno spesso alimentato il protagonismo giudiziario di singoli pubblici ministeri, sono ora esclusivamente riservati al capo dell’ufficio.
Il rischio di eventuali cadute di professionalità o di derive giudiziarie da parte di magistrati di prima nomina deve ritenersi scongiurato anche dalla particolare affidabilità del percorso formativo, che si articola in un tirocinio specializzato di diciotto mesi, per i vincitori del concorso in magistratura, prima di essere immessi nelle loro funzioni. Una volta assunti in servizio negli uffici di procura, in passato venivano inseriti in gruppi di lavoro, in cui erano affiancati e coordinati dai colleghi più esperti e più anziani, sotto la supervisione del capo dell’ufficio.
Quel nuovo divieto così rigido non sembra quindi improntato a criteri di ragionevolezza. E in questi due anni, forti sono state le istanze del mondo della magistratura per la abrogazione o parziale modifica della norma o quanto meno per la sua temporanea sospensione, di fronte alla sopravvenuta emergenza straordinaria. Ma la attuale maggioranza di governo si è sempre dimostrata intransigente nel volere mantenere in vita quel limite, ricorrendo talvolta ad argomenti speciosi, spesso anche caratterizzati da spirito polemico. Come le recenti dichiarazioni del ministro Alfano, secondo cui la magistratura non vorrebbe altro che il ritorno al "nonnismo giudiziario", con ciò dimenticando che spesso sono stati proprio i cosiddetti "giudici ragazzini" a scrivere le pagine più gloriose della storia della magistratura italiana. La barbara uccisione del giovanissimo Rosario Livatino, a opera della mafia, ne è stata la migliore testimonianza.
 
CHI VUOL FARE IL PM?
 
Fatto sta che, una volta precluso alle nuove leve l’accesso alle procure e di fronte alla tassatività del principio della inamovibilità dei magistrati sancito dalla Costituzione, è divenuto inevitabile quel progressivo sguarnimento degli uffici requirenti, che sta superando ogni livello di guardia. A questo hanno certo contribuito anche l’introduzione di alcuni sbarramenti legislativi, già operanti, in materia di divieto di passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti, nell’ambito della stessa regione e sopratutto la annunziata riforma della radicale separazione delle carriere, che può essere condivisa o meno, ma fin da ora produce il sicuro effetto negativo di sterilizzare la mobilità orizzontale all’interno della categoria, se non una vera e propria fuga dalle procure.
Devono anche farsi i conti con un fenomeno indotto, quale quello di una crescente "disaffezione" dei magistrati per le funzioni di pubblico ministero. La riforma tenderebbe infatti a farlo uscire dalla cultura della giurisdizione, abbandonando così la migliore tradizione italiana, per intraprendere invece un percorso inclinato verso la temuta limitazione dell’indipendenza del pubblico ministero. Il pm verrebbe ad assumere un ruolo del tutto diverso, e sotto certi aspetti ancora tutto da definire, di "avvocato dell’accusa", all’insegna della metaforica immagine di un pubblico ministero burocrate che dovrà presentarsi davanti al giudice "con il cappello in mano". Un altro aspetto della riforma, che viene visto in termini assai negativi dalla magistratura, è quello che vuole limare notevolmente i poteri di iniziativa del pubblico ministero in materia indagini, a tutto vantaggio dei poteri della polizia giudiziaria.
In questo contesto di riforme annunciate, ma allo stato prive di carattere di organicità e di ancora incerta attuazione, e a causa di un clima generale di continua contrapposizione e di delegittimazione della magistratura, specialmente di quella requirente, l’esodo dalle procure appare come un evento inarrestabile. Una spia del grave malessere è costituita dal fatto che neppure quegli incentivi economici e di carriera, introdotti da una recente legge per la copertura delle sedi disagiate, hanno avuto il successo sperato.
In mancanza di iniziative urgenti e straordinarie, di natura legislativa e ordinamentale, la scopertura degli uffici di procura si appresta quindi a divenire una vera e propria emergenza nazionale, destinata ad avere pesanti ricadute anche sulla giurisdizione e sui tempi di definizione, già di per sé abbastanza lunghi, dei processi penali. Anche l’affermazione degli stessi principi di legalità e i fattori vitali di crescita della economia del Mezzogiorno appaiono seriamente in pericolo.
Se Enna oggi piange, il resto dell’Italia del Sud certo non ride.

* Procuratore della Rebubblica presso il Tribunale di Enna

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14 commenti

  1. Bruno Stucchi

    Diagnosi perfetta, vista la supposta autorevolezza dell’estensore. Ma siamo alla solita manfrina: dopo la diagnosi, chi suggerisce una cura? Che barba! Dite qualcosa di propositivo, non basta fare un’istantanea dell’adesso. Coraggio, dite qualcosa di nuovo, che non sia la solita richiesta di quattrini, come se tutti i problemi della giustizia fossero solubili in un bagno d’oro.

    • La redazione

      La attuale situazione di grave criticità delle procure del sud viene a sommarsi ai mali cronici della Giustizia. Lo stato di vera emergenza del settore richiede terapie urgenti, che appaiono praticabili anche senza onere di spesa per le casse dello Stato. Il problema più generale della crisi della Giustizia impone invece l’adozione di un vasto piano di riforme, omogenee ed il più possibile condivise.

  2. Guido Rapalo

    Ebbene questa è una delle ragioni per cui i non mafiosi non lo amano.

  3. lucio

    A me sembra veramente molto strano che tutti siano responsabili della gravi carenze di organico e dei gravissimi malfunzionamenti della giustizia tranne i magistrati che pure godono di un’ampia autonomia. Se nella maggior parte dei paesi occidentali la giustizia funziona meglio che in Italia sia per la velocità in cui generalmente si arriva a un giudizio definitivo (essenziale soprattutto per i più deboli) che per l’equilibrio e l’equità delle sentenze e se negli stessi paesi c’è una netta separazione delle carriere tra i magistrati inquirenti e quelli giudicanti significa che la separazione delle carriere è un fatto positivo. Se i magistrati migliori non vengono premiati e quelli peggiori non vengono puniti la responsabilità è soltanto del CSM. Se le procure siciliane e quelle del sud rimangono vuote la responsabilità è soltanto del CSM e dell’ANM che non costringono i giudici, soprattutto quelli più esperti, a stare nelle sedi dove il bisogno è maggiore. E’ vero il governo e il parlamento sono inadeguati nell’individuazione di soluzioni efficaci ma ho l’impressione che l’ostacolo maggiore stia nella autoreferenzialità e nella deresponsabilizzazione dei magistrati.

    • La redazione

      Il problema del malfunzionamento della Giustizia in Italia è assai più complesso ed articolato di quanto possa sembrare e la magistratura non è certamente esente da colpe. La separazione delle carriere è una scelta riservata unicamente al legislatore. Come quella di introdurre possibili correttivi al divieto rigido di accesso in procura da parte dei magistrati di prima nomina, i quali in passato hanno assicurato la sopravvivenza delle procure del sud, oggi a rischio. Nè il CSM, nè tanto meno la ANM, che è una associazione di categoria, hanno alcun potere di spostare di ufficio i magistrati, fino a quando vigerà l’articolo 107 della Costituzione che li rende inamovibili.

  4. Alberto Ghermandi

    Enna ….. leggo su wikipedia che ha 27500 abitanti ….. io abito a Castelfranco nell’Emilia (MO) e con la stessa popolazione non c’è la procura, non c’è la sede della provincia, non c’è la questura, c’è solo il comune, un ufficio distaccato dell’agenzia delle entrate e una caserma dei carabinieri. Che PIL ha Enna ? Come mai a Enna (ma credo in tutto il sud e particolarmente in Sicilia) sono così esosi di risorse pubbliche?

    • La redazione

      Il Tribunale di Enna e la relativa Procura servono un bacino di utenza di 10 comuni con una popolazione di 100.000 abitanti, in un territorio di frontiera ad alta densità mafiosa. Il PIL è tra i più bassi di Italia. Ciò agevola l’attecchimento della illegalità ed impone la presenza forte e costante dello Stato. Il ripristino delle condizioni essenziali di sopravvivenza delle procure del sud non richiederebbe necessariamente ulteriori investimenti di risorse, come previsto invece dal recente decreto governativo, con l’elargizione ai magistrati di cospicui benefici economici, per il trasferimento nelle sedi dsagiate.

  5. Roberto

    “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso”Quindi dalla lettura di questo articolo si evince che il CSM può spostare i magistrati se ha dei validi motivi e la scopertura di posti non è un valido motivo?Come al solito i magistrati tendono ad essere autoreferenziali e a fare poca autocritica: come mai il sig. Calogero nel suo articolo non ha parlato anche delle colpe dei magistrati?Come mai non dice delle lotte e le spartizioni di posti nelle procure e quindi spesso delle lentezze nelle nomine a causa delle correnti nella magistratura? Perché non ci fa leggere qualche documento di Magistatura Democratica che sono veri e propri documenti politici e parziali che si occupano di cio di cui si deve occupare la politica e non la magistratura? Incarichi extragiudiziali? E come mai in certe procure il lavoro è piuùefficiente che in altre (vedasi Torino e Trento)? Avanzamenti automtici di carriere?

    • La redazione

      Il bilanciamento tra il dettato costituzionale della inamovibilità dei magistrati e le concrete esigenze di funzionamento del servizio giustizia può trovare il suo giusto punto di equilibrio in una legge che garantisca il rispetto di principi "obiettivi e predeterminati" nei trasferimenti di ufficio. Il recente decreto governativo va in quella direzione e potrebbe costituire un primo utile banco di prova. Per il resto le colpe dei magistrati esistono e non sono poche. I cronici fenomeni della politicizzazione della magistratura, di divisione interna in correnti, di collaterale lottizzazione nelle nomine degli incarichi direttivi e quello settoriale della inefficienza, minano alla base il sistema, oltre la stessa credibilità dell’Istituzione.

  6. Mattia

    Capisco, ma non condivido le critiche dei commentatori precedenti: nessuno si sogna di esentare i magistrati da colpe e responsabilità per il malfunzionamento della macchina giustizia (correntismo esasperato, spartizione di poltrone, poca efficienza in diversi tribunali, etc) ma se vi sono percentuali di responsabilità, certamente le maggiori non sono le loro. In questi anni, non è stata approvata una, e dico una, legge efficace per abbattere la lentezza dei processi, modificare la geografia delle circoscrizioni giudiziarie, aumentare il personale amministrativo, riportare la prescrizione nel suo alveo naturale e non come scappatella da un possibile giudizio di colpevolezza. La separazione delle carriere non inciderà minimamente sui mali del nostro devastato sistema. Servono misure urgenti nel rispetto della costituzione, e la cancellazione di quella norma assurda sul divieto di esercitare la funzione di pm per i giovani magistrati, e non decreti legge con trasferimenti d’ufficio. Cordialmente, Mattia.

  7. dvd

    Ritengo molto giusto che un magistrato di prima nomina non possa ricoprire un ruolo così delicato in procure c.d.”calde”. Mi meraviglio invece che altri magistrati “anziani” non “corrono” a ricoprire tali incarichi. Ovvio che reputo l’art. della Cost. da ripensare, perchè ritengo che l’apparato pubblico nel suo complesso sia al servizio di tutti i cittadini. Il rifiutare o non farsi avanti, per me è come disobbedire ad un preciso mandato che per altro si è assunto in totale libertà visto che nessuno impone a nessuno di diventare magistrati. Questo mi porta a dire che prima di “catechizzare” chiunque ed oramai da ogni pulpito con diritto anche allo sproloquio birsognerebbe avere prima la decenza di “servire” d’avvero lo stato e i cittadini. L’autore nell’intervento ricorda Livatino, morto forse anche perchè nessun “barone” ha voluto ricoprire il suo ruolo. Proprio Livatino forse andrebbe ricordato per quanto ha detto e scritto (si veda l’intervento al Lions, Caltanisetta) del suo ruolo e di come lui e i suoi colleghi si dovevano comportare nella società per il rispetto del proprio ruolo. Caro Ferrotti, la magistratura si delegittima da sola non ha bisogno di aiuti esterni.

    • La redazione

      "La giusta esigenza di evitare ai magistrati di prima nomina le procure disagiate è salvaguardata dal fatto che essi non opererebbero da soli, ma per legge sarebbero coordinati dal capo dell’ufficio. Peraltro vengono da tempo proposti, in diverse sedi, correttivi normativi per temperare con buon senso quel divieto così rigido, quali: la co-assegnazione dei procedimenti più delicati con magistrati esperti o la limitazione iniziale, per quelli di prima nomina, alle sole attività dibattimentali, come consentito ai vice procuratori onorari, nominati senza concorso e con il solo titolo di laurea. Pretendere drasticamente che siano invece i magistrati più anziani a ricoprire volontariamente i posti di sostituto procuratore nelle sedi disagiate, sarebbe un discorso di alto profilo etico, ma difficilmente praticabile. I Livatino, e non solo in magistratura, oggi purtroppo non abbondano".

  8. michele

    E’ impossibile che, dopo un tirocinio di 18 mesi, un giovane sia pronto ad indagare sulla mafia. I giovani escono dall’università impreparati e, oltretutto, mi si dice che all’esito dell’esame per divenire magistrato i migliori scelgono per primi le destinazioni. per questo, nelle procura disagiate, finivano i giovani meno bravi. E’ questo un gravissimo e prioritario problema perchè il meridione ha estremo bisogno di legalità. questo Stato non può permettersi che un mafioso vada assolto per un errore dettato dall’inesperienza. E’ infine preoccupante che la magistratura si sia opposta al divieto dei giudici ragazzini, non abbia promosso efficaci misure di ricopertura delle sedi in zone calde e l’inerzia del CSM che lascia queste sedi sguarnite

  9. Giuseppe

    Per cominciare, perché non chiudere procure come, in Sicilia, Termini I, e, nella stessa provincia di Enna, Nicosia? Ha senso, nel 2010, avere queste piccole sedi di provincia, che non vengono chiuse soltanto perché equivalgono ad incarichi e danno sbocco alle aspirazioni di carriera? Anche l’art. 107 della Costituzione non dovrebbe essere un tabù, potendo essere riscritto consentendo che il trasferimento d’ufficio possa essere d’applicazione, per comprovate ragioni di funzionalità degli uffici. E perché non applicare l’altra – finora ignorata – disposizione costituzionale che prevede l’accesso di avvocati di grande esperienza e prestigio in magistratura, anche a gradi elevati? In Inghilterra e nel Galles, sono proprio i barristers (penalisti) della categoria QC (Queen’s Counsel, titolo onorifico di consulente giuridico della Corona) a condurre l’accusa nei processi più importanti, sulla base di un rapporto contrattuale con il CPS (Crown Prosecution Service, che gestisce la pubblica accusa e non appartiene all’ordine giudiziario). E gli stessi QC sono, per legge, tenuti ad esercitare funzioni giudiziarie (giudicanti) per un certo numero di udienze all’anno.

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