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DUE GRADI D’ILLUSIONE

A L’Aquila i leader delle maggiori economie mondiali si sono impegnati a mantenere al di sotto dei due gradi l’aumento della temperatura terrestre causato dall’effetto serra. Non è però un obiettivo raggiungibile con certezza. Anzi, ha una buona probabilità di essere ottenuto solo attraverso uno sforzo di riduzione delle emissioni immediato, di notevole entità, globale e inevitabilmente costoso. Difficile dunque da realizzare. Si dovrebbe invece ripensare la politica climatica, dando molto più peso all’integrazione tra misure di mitigazione e di adattamento.

 

I leader delle maggiori economie mondiali (Major Economies Forum, Mef), riuniti a L’Aquila in occasione del G8 presieduto dall’Italia, si sono impegnati a mantenere l’aumento della temperatura terrestre causato dall’effetto serra al di sotto dei 2°C. Per raggiungere questo obiettivo, hanno proposto un piano di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHGs) che mira al loro dimezzamento nel 2050.

LA TEMPERATURA E LE EMISSIONI

Ma è davvero possibile limitare l’incremento di temperatura nel corso di questo secolo a soli 2 gradi? E se possibile, l’impegno di dimezzare le emissioni di GHGs nel 2050 è sufficiente a raggiungere l’obiettivo? E se non sufficiente, come dovrebbe essere disegnata una politica climatica realistica ed efficace?
Sebbene esistano ancora molte incertezze, gli scienziati dell’Intergovernmental Panel for Climate Change (Ipcc) hanno definito degli intervalli di confidenza che mostrano quale sarà il probabile aumento della temperatura in funzione di diversi livelli di concentrazione di GHGs nell’atmosfera. Per contenere con certezza l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C, le concentrazioni di GHGs non dovrebbero eccedere il livello di 380-390 ppm CO2-eq. Èinvece molto improbabile che la temperatura si alzi meno di2°C se le concentrazioni superano i 550 ppm CO2-eq.
Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera hanno ormai raggiunto i 430 ppm CO2-eq: una forte azione di riduzione delle emissioni può dunque contenere l’intervallo entro il quale la temperatura si muoverà, ma non è in grado di escludere un aumento pari a 2,5-3°. Anche quest’ultimo obiettivo è comunque difficilmente realizzabile. Come mostrato dalla tabella 1, per raggiungerlo le emissioni di gas serra dovrebbero essere ridotte praticamente a zero sin dal 2030-2035, in tutti i paesi Oecd. Cosa altamente improbabile e forse nemmeno auspicabile per gli elevati costi che comporterebbe.

La difficoltà di raggiungere livelli di emissioni molto bassi è stata implicitamente riconosciuta a L’Aquila. L’obiettivo di dimezzare le emissioni di GHGs al 2050, sebbene molto ambizioso, nongarantisce infatti che non si superino i +2°C. Curiosamente, i due obiettivi, quello di lungo periodo in termini di aumento di temperatura e quello di medio periodo in termini di riduzione delle emissioni, sono incoerenti fra loro: con i tagli programmati a L’Aquila sarà possibile contenere il riscaldamento globale a un livello pari a +2,5°C/+ 3°C. (1)
Solamente assorbendo su larga scala i GHGs già presenti ora nell’atmosfera (lo stock quindi, non il flusso) e sotterrandoli per sempre in depositi geologici, si potrà contenere con certezza il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. (2)
Su piccola scala è già tecnicamente possibile assorbire lo stock di emissioni di GHGs. Per esempio, se si usassero biomasse per alimentare centrali elettriche equipaggiate con sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, si potrebbero avere emissioni negative. Durante la crescita, le biomasse assorbono anidride carbonica che viene catturata durante, prima o dopo il processo di combustione, e immessa poi nel sottosuolo. Ma replicare queste operazioni su una scala colossale come quella richiesta per avere un impatto sensibile sulle concentrazioni globali è, allo stato attuale della tecnologia, impossibile. Si pensi che ancora non è chiaro se si riuscirà a stoccare annualmente anidride carbonica proveniente dalla combustione del carbone in apposite centrali su una scala di alcuni milioni di tonnellate all’anno. Quando, per raggiungere i più ambiziosi obiettivi di stabilizzazione dei gas serra, la quantità di emissioni negative necessarie sarebbe di almeno 20-30 miliardi di tonnellate.

IPOTESI TROPPO OTTIMISTICHE

Il quadro descritto finora si basa su ipotesi ottimistiche sulla tempistica dell’intervento di politica climatica e sul livello di cooperazione internazionale. Abbiamo infatti assunto che le decisioni relative alla riduzione di GHGs siano immediate e su scala globale. Il venire meno di una sola di queste due condizioni renderebbe molto difficile contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2,5-3°C. Basterebbe un ritardo di venti anni nel mettere in pratica un piano globale aggressivo di riduzione delle emissioni per rendere poi impossibile stabilizzare le concentrazioni a 550 ppm CO2-eq. Allo stesso modo, unacooperazione internazionale solo parziale avrebbe simili implicazioni. (3) In pratica, è necessario uno sforzo cooperativo di tutte le principali economie mondiali per raggiungere obiettivi stringenti di stabilizzazione. (4)
India e Cina, in particolare, non potranno essere escluse e il loro intervento, seppur differenziato per tener conto dei loro bisogni di sviluppo e della loro diversa responsabilità, è necessario sin dai prossimi decenni.
Coalizioni ampie, che includano paesi sviluppati e in via di sviluppo, sono però molto difficili da costruire e da mantenere in vita, per i forti incentivi a comportarsi in maniera non cooperativa nel caso, come quello del controllo dei cambiamenti climatici, in cui debba essere fornito un bene pubblico globale. La storia delle negoziazioni sul clima ne è un’evidente prova.

UNA POLITICA DEL CLIMA PIÙ REALISTICA

Riassumendo, l’obiettivo “non più di 2°C” che i leader del Mef hanno fissato a L’Aquila non è raggiungibile con certezza a meno di una gigantesca operazione di assorbimento e stoccaggio dei gas serra dall’atmosfera nel sottosuolo. L’obiettivo “non più di 2°C” ha una buona probabilità di essere raggiunto solo attraverso uno sforzo di riduzione delle emissioni praticamente immediato, di notevole entità e globale (e inevitabilmente costoso). Ma queste condizioni sono a loro volta improbabili. Ne consegue che è invece probabile un aumento della temperatura media globale superiore a 2°C e vicino a +2,5-3°C.
Una conseguenza immediata di queste conclusioni è che la politica climatica dovrebbe essere strutturata in modo diverso, dando molto più peso all’integrazione tra misure di mitigazione e di adattamento. La mitigazione dovrebbe mirare a un obiettivo realistico, ma in grado di contenere il cambiamento climatico in corso e i suoi principali effetti catastrofici. L’adattamento, in particolare nei paesi in via di sviluppo, di gran lunga i più vulnerabili, sarebbe così in grado di neutralizzare gran parte degli impatti negativi dei cambiamenti climatici. A tal fine, i paesi sviluppati dovrebbero mettere a disposizione di quelli in via di sviluppo risorse finanziare e tecnologiche che rendano possibile il loro adattamento ai cambiamenti climatici. Aiutando così, per lo stretto legame tra adattamento e crescita economica, tali paesi a svilupparsi. L’adattamento al cambiamento climatico è oramai inevitabile perché inevitabile è l’aumento della temperatura. Ma può diventare una grande opportunità per favorire e migliorare lo sviluppo economico di importanti aree del mondo attraverso forme nuove di cooperazione economica.

(1) Questi risultati sono stati ottenuti usando il modulo climatico “Magic” contenuto nel modello di valutazione delle politiche climatiche Witch: Bosetti, V., C. Carraro, M. Galeotti, E. Massetti and M. Tavoni (2006), “Witch: A World Induced Technical Change Hybrid Model” The Energy Journal, December 2006: 13-38.
(2) Si noti che, in via ipotetica, in questo modo si potrebbe raggiungere qualsiasi livello di concentrazioni in atmosfera, per cui il problema della mitigazione delle emissioni di gas a effetto serra (del flusso, quindi) sarebbe poco rilevante.
(3) Si veda Bosetti V., Carraro, C. and M. Tavoni (2009), “Delayed Participation of Developing Countries to Climate Agreements: Should Action in the EU and US be Postponed?”, Feem Nota di Lavoro N. 7008.
(4) Si veda Bosetti, V., C. Carraro, E. De Cian, R. Duval, E. Massetti and M. Tavoni (2009), "The Incentives to Participate in and the Stability of International Climate Coalitions: A Game-Theoretic Approach Using the Witch Model", Oecd Economics Department Working Papers, No. 702, June 2009.

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Leggi anche:  Cambiamenti climatici: adattarsi è d’obbligo

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10 commenti

  1. Giorgio Centola

    E’ escluso che si possa modificare il nostro modo di produrre e di vivere? E’ certo che a L’Aquila questa possibilità non è stata presa in considerazione.

  2. Marco Buttazzoni

    Per dare un maggiore contesto per questo articolo vorrei ricordare che le differenza di temperatura media fra Roma e Tripoli e’ un po’ meno di 3 gradi centigradi. Questi sono i cambiamenti climatici di cui si sta parlando.

  3. carmine villani

    E’ vero che bisogna pensare a politiche di mitigazione dell’effetto serra dato che i cambiamenti sono in atto. Un intervento di riduzione del 20% delle emissioni delle navi in navigazione attraverso sistemi di abbattimetno dei gas – scrubbing- o di abbattimento delle emissioni delle navi nei porti – elettrificazione di n banchine e fornitura di energia elettrica da fonte rinnovabile per abbattere del 20% le emissioni nei porti. Il trasporto marittimo è previsto dalla UE che superi in emissioni tra pochi anni quello delle industrie land-based. Stesso discorso per l’efficienza energetica negli edifici della Pubblica Ammiinstrazione attraverso l’implementazione dei contratti a prestazione garantita: in sede di affidamento della gestione calore si definisce il risparmio da ottenere di anno in anno fino a fine contratto a partire dalla baseline meno il 20% La politica ha a disposizioni gli strumenti tecnici da agire subito per mitigare.

  4. BUBASTIS

    Negli ultimi 10 anni la temperatura media globale è rimasta invariata malgrado il costante aumento della CO2 (Science, Vol. 326, 2 October 2009, pp. 28-29)

  5. Paolo Moretti

    Il problema è che i costi dell’adattamento sono stati in origine sottostimati, come si può leggere ad esempio qui: Sarà comunque difficile evitare un riscaldamento medio di +4°C, con le drammatiche conseguenze prospettate in questa mappa interattiva del Met Office.

  6. Carlo Rossi

    Forse sarebbe utile ricordare che l’effetto serra è causato per due terzi, e secondo alcuni fino al 98%, dal vapore acqueo. Dunque l’anidride carbonica avrebbe un peso molto molto modesto su variazioni climatiche che forse non sono nemmeno causate dall’effetto serra. Ridurre le emissioni è giusto per ridurre gli inquinanti pericolosi per la salute, e per risparmiare le risorse del pianeta, ma non ci si deve concentrare solo sulla CO2.

  7. Rinaldo Sorgenti

    Ormai alle soglie di un appuntamento incredibile (Copenaghen – Dicembre 2009) dove il Mondo rischia di impegnare una quantità inverosimile di risorse per rincorrere una enorme bufala ambientalista, anzichè impegnare quelle risorse per affrontare problemi gravi e veri che sono davanti ai nostri occhi, aperti ma non ricettivi: 1,6 miliardi di esseri umani che vivono nei Paesi sotto-sviluppati e non dispongono di energia elettrica e di acqua potabile! Quindi, sorge spontanea la domanda che ci pone questo altro testo: Q U O T E What happened to global warming? By Paul Hudson Climate correspondent, BBC News …

  8. Paolo Moretti

    Con rammarico noto nei commenti a questo topic un ampio assortimento di obiezioni negazioniste, già ampiamente sbugiardate dai climatologi. Mi permetto di segnalare ai volenterosi questo sito.

  9. vincenzo ferrara

    L’analisi è ineccepibile. E’ quella di IPCC, relativa alla emissioni di tutti i gas serra. Sono perfettamente d’accordo. Sono, invece, in disaccordo sulla proposta. Intanto, bisogna chiarire che il livello attuale di 430 ppm di CO2-eq contiene il contributo di circa 50 ppm di altri gas serra diversi dalla CO2 (metano, protossido di azoto, perfluorocarburi, ecc), contributo che si può, volendo, azzerare nei prossimi 10-20 anni. Il problema è per le rimanenti 380 ppm imputabili alla sola CO2 che aumentano al ritmo di oltre 2 ppm per anno e che bisognerebbe fermare al di sotto di 400 ppm. Ma la cosa è fattibile (ridurrebbe, tra l’altro i costi dell’adattamento) e non è impossibile se si è veramente convinti che il futuro è in uno sviluppo ad alta efficienza energetica, ad elevata decarbonizzazione delle fonti energetiche e a forte dematerializzazione dei processi produttivi e di formazione del reddito. Il messaggio, quindi, non deve essere pessimista, ma ottimista: iniziare questo percorso virtuoso si può. Bisogna volerlo davvero, combattere le inerzie mentali e investire su nuove modalità di sviluppo.

  10. roberto giannini

    La vostra ipotesi mi pare improntata ad un eccesso di pessimismo. Certo è necessaria una maggior determinazione da parte della politica e la capacità di resistere alle spinte degli interessi economici coalizzati alla difesa dei loro profitti. Ma si può sperare: è notizia di oggi che Ford è uscita dalla american chamber of commerce, come già hanno fatto altre grandi imprese, denunciando la posizione cieca e sorda della stessa. e comunque significativi abbattimenti della produzione di co2 si potrebbero ottenere rapidamente e con investimenti sostenibili – e questo momento di crisi economica benefici – applicando alcune delle 15 opzioni, basate su tecnologie esistenti, illustrate da Pacala e Sokolow su science, vol 305, 13 august 2004. auguri di buon lavoro al neorettore di Ca’ Foscari, Carlo Carraro.

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