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FEDERCALCIO IN FUORIGIOCO

Fabio Capello, allenatore della Nazionale inglese di calcio, ospite ieri dell’associazione della stampa sportiva italiana, ha fatto la sua diagnosi dei mali che affliggono il calcio italiano. Due sono i punti principali toccati da Capello. Il primo riguarda gli stadi. In Italia appartengono ai Comuni che li affittano alle squadre. In Inghilterra o in Spagna, invece, appartengono alle società, che non solo gestiscono la sicurezza con i loro steward, ma hanno anche l’incentivo ad adattarli alle esigenze dei tifosi, con ristoranti, bar, visite guidate. Il secondo riguarda il potere eccessivo degli ultras. Essi hanno, secondo Capello, la libertà di intimidire i giocatori con striscioni, cori razzisti. Possono sfasciare treni e restare impuniti.Sconcertanti le reazioni dei dirigenti sportivi italiani alle dichiarazioni di Capello. Il Presidente del Coni, Petrucci: "Troppo facile parlare dall’alto. Dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano. Non mi piace chi va all’estero e dà giudizi sull’Italia". Pescante, Vicepresidente del Cio "Capello dia un’occhiata agli hooligans inglesi". Abete, Presidente della Federcalcio: "Non corrisponde alla realtà" quanto dichiarato da Capello. 
Non si capisce perché chi sia all’estero non possa dare giudizi sull’Italia. Specie se è italiano e conosce bene la realtà italiana. Se Capello predicasse la riduzione degli ingaggi degli allenatori sarebbe forse poco credibile, ma perché non dovrebbe esserlo se parla di sicurezza? Gli hooligans inglesi erano una tremenda piaga del calcio negli anni ’80. Nessuno ha scordato la strage dell’Heysel, ma oggi sono stati quasi completamente debellati, grazie a leggi severissime e alla loro stretta applicazione. E in ogni caso, anche se gli hooligans fossero ancora un problema, non si capisce perché questo toglierebbe valore alle parole di Capello. Non si capisce neanche cosa non corrisponda alla realtà. E’ vero o no che le squadre italiane non possiedono lo stadio e che solo la Juventus ha un piano serio per averne uno in pochi anni? E vero o no che in conseguenza di ciò la struttura dei ricavi del club italiani è sbilanciata, rispetto a quelli inglesi, sul lato dei diritti televisivi? E’ vero o no che ogni domenica lo Stato italiano sussidia i club garantendo la sicurezza delle partite con le forze dell’ordine? E’ vero o no che gli ultras hanno spesso accampato richieste assurde e vessatorie alle società chiedendo biglietti gratis da vendere sul mercato nero o la gestione di alcuni rami del merchandising? E’ vero o no che gli ultras spesso hanno treni speciali per le trasferte (sui quali molti non pagano il biglietto) e che tali treni vengono a volte distrutti? Ma soprattutto: che futuro ha il calcio italiano se i massimi dirigenti sportivi, posti di fronte ad una diagnosi più o meno plausibile dei problemi del calcio italiano, preferiscono prendersela con chi denuncia tali problemi invece che fare proposte per la loro risoluzione? 

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DUE GRADI D’ILLUSIONE

10 commenti

  1. Andrea TOSI

    Parole sante direi, anzichenò!

  2. luiugi zoppoli

    La ragione delle osservazioni dei dirigenti dello sport italiano sta nel non voler contrariare gli ultras. Altrimenti non saremmo il felice paese di Italiettistan

  3. Luigi D. Sandon

    In Italia gran parte degli stadi sono stati costruiti con soldi pubblici, e per questo appartengono ad enti statali. Vale lo stesso per l”Inghilterra? O gli stadi sono stati costruiti a spese delle società, o venduti ad esse a prezzi di mercato? Non vorremmo vedere le solite “regalie” italiane, ovviamente a spese del contribuente.

  4. pier giorgio bertoni

    Non è altro che solita storia all’italiana per cui, in presenza di critiche anche serie e costruttive, si reagisce negando e demonizzando, perdendo così occasioni su occasioni per rilanciare il paese. Purtroppo questo atteggiamento caratterizza la società italiana anche in altri campi ben più importanti del calcio.

  5. Disperato

    L’analisi di Capello è da condividere al 100% e il fatto che lui oggi lavori all’estero non la invalida assolutamente, offre solo ai colpevoli l’arma di denunciare l’aggressione esterna e la difesa dell’italianità e bubbole assortite. D’altronde, quelli che hanno ridotto il nostro calcio allo sfascio in cui si trova (lo dico da assiduo frequentatore non della tv, ma degli stadi) non possono dire altro che "taci tu". Gli stadi fatiscenti ridotti a carceri sporche e rugginolente, lo strapotere vanamente combattuto delle varie frange ultras, (vedasi ieri a Formello) sono davanti agli occhi di tutti. Solo chi non vive la vita reale ma quella artificiale del vertice (che evidentemente non deve fare la coda per i biglietti nominativi e non deve lasciare l’ombrello fuori se piove e non deve togliersi la cintura (!) il tutto anche se hai 80 anni e se stai entrando in un posto da 100 euro) non si rende conto del baratro di arretratezza in cui è il nostro calcio. Il calcio ha gli stessi problemi della politica: una classe dirigente immobile e incompetente.

  6. Snake

    E’ così vero quanto affermato da Capello e da Panunzi che non ho sentito nessun giornalista di TG di prima serata affermarlo…e questo secondo me si collega con l’altro articolo sull’informazione pubblicato sul sito (Bastone e carota…). E che dire poi dell’altra risposta di Abete all’affermazione di Capello che non avrebbe fatto il Ct della Nazionale italiana: "Non mi risulta che gli sia stata proposta". Credo che bastino i risultati delle squadre allenate da Capello (non solo la nazionale inglese). Grazie a tutta la redazione e ai collaboratori per l’ottimo lavoro.

  7. Vincenzo Placco

    I treni speciali per le trasferte dei tifosi non sono piú permessi.

    D’accordo sul resto.

  8. Giulio Sacchi

    Credo che chi compia atti vandalici non possa certo essere difeso, tuttavia non credo sia certo colpa dei tifosi del calcio se ad ogni notizia di cronaca nera allo stadio i vari governi varano provvedimenti che non solo non hanno niente a che vedere con la violenza negli stadi, ma bensì contribuiscono a renderli sempre più vuoti. Chi glielo va a spiegare ai fenomeni dei tornelli, del biglietto nominativo, dei biglietti in vendita solo in prevendita, delle trasferte vietate, che il 99% degli incidenti accadono fuori dallo stadio e non dentro? certo, per sapere queste cose bisogna anche andarci allo stadio, cosa che nessuno di quelli che parla troppo fa… l’articolo per me è finito già dal "treni speciali" (che, come già detto giustamente da qualcuno, non esistono più da un decennio circa), seguito dal tipico commento sui treni distrutti e i biglietti non pagati… ho sempre creduto che certi discorsi li facessero solo i giornalai per occupare qualche pagina in più, invece vedo che hanno contagiato anche altre categorie… resto sempre dell’idea che prima di parlare di qualcosa bisogna sapere di cosa si parla, evidentemente non è per tutti così.

  9. Paolo

    Tutte cose giuste quelle scritte dall’autore dell’articolo tranne la questione juventus-stadio di proprietà. Stadio di proprietà significherebbe per la società in questione sobbarcarsi tutti i costi che derivano dalla progettazione alla consegna prevista per il 2011 ma purtroppo, e lo dico da cittadino torinese preso in giro, così non sarà dato che la società bianconera pagherà i 105 milioni di euro mediante un finanziamento di 50 milioni di euro del Credito Sportivo. Il rimanente arriverà dalla cessione alla cooperativa Nordiconad delle aree commerciali (prese dal Comune di Torino insieme allo stadio Delle Alpi) e dalla società "Sportfive", alla quale i bianconeri hanno ceduto i diritti d’immagine del nuovo stadio (che devono ancora costruire). Soldi dello Stato, soldi del Comune, soldi su opere ancora da realizzare. Qualcuno le chiama "innovative strategie finanziarie" ma di innovativo c’è ben poco. Sono le solite operazioni dei "poteri forti", per cui certi privati si arricchiscono alle spalle della Comunità.

  10. Marco

    Parole sacrosante quelle di Fausto Panunzi: E’ pur vero che il Sig. Capello, soprannominato "Badoglio" per il suo proverbiale cuor di leone, sarebbe stato molto più credibile se quelle cose le avesse dette prma di emigrare in Gran Bretagna.

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