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  1. Franco Cruciani Rispondi

    Il peso che hanno le PMI in Italia, sotto il profilo economico e sociale, non ha paragoni in nessun altro paese dell’Occidente e dunque gli effetti che l’attuale credit crunch ha su questo comparto dovrebbero essere attentamente valutati ed affrontati con misure urgenti ed adeguate. La storica sottocapitalizzazione riduce drasticamente la capacità di tenuta in periodi di crisi portando a livelli intollerabili l’indebitamento bancario, soprattutto a breve. Per queste ragioni ritengo urgente e necessaria una misura di consolidamento che potrebbe giovarsi della garanzia dei confidi e della controgaranzia pubblica, come previsto dalla Direttiva di recepimento dell’Accordo di Basilea 2. Altrettanto urgente, come suggerisce giustamente il Prof. Onado, è il varo di un nuovo complesso di regole che riequilibri il rapporto di convenienza tra l’attività finanziaria e quella creditizia. Aggiungerei che la revisione normativa dovrebbe riguardare la complessiva attività delle società di rating che si stanno sempre più defilando dalle loro responsabilità sulla crisi finanziaria. La politica si muove oppure aspettiamo la fase 2 di una tempesta che potrebbe travolgerci?

  2. petrin franco Rispondi

    L'accesso al credito per la piccola impresa è sempre stato problematico e difficile,normalmente non solo nei momenti di difficoltà del sistema. più che sulla capacità di restituzione si è e si continua a guardare alle garanzie. Timidamente si è pensato nel tempo a forme di intervento diverse, che guardassero anche alla capacità imprenditoriale dell'individuo-impresa. Un ruolo importante di cooperazione-mediazione era svolto dalle organizzazioni imprenditoriali artigiane in sinergia con banche e consorzi fidi. Poi tutto è cambiato; L'associazione ha perso ogni possibilità di intervento,i consorzi fidi, stracarichi di denaro pubblico a fondo garanzia si sono messi a fare le veci delle banche rendendo l'accesso al credito più blindato delle banche stesse,avendo nel contempo ridotto il rischio dall'80% al 50%. Sono diventati carozzoni impenetrabili di cui non si conosce più il ruolo ed il loro senso in questo contesto. Perché non si parla di loro? Perché non liberano le risirse che hanno riprestinado la garanzia all'80% in un momento così difficile?

  3. lanfranco turci Rispondi

    Dal testo del prof.Onado non si capisce bene se l'origine del credit crunch sia più da attribuire alla" sana e prudente gestione" delle banche di fronte al rischio di fallimento dei propri clienti o invece alla perversa convenienza a investire in titoli piuttosto che dare credito ai clienti,date le regole ancora vigenti. Se alla base ci sta la sfiducia sulla tenuta delle imprese(ovviamente le pmi!) perchè le banche dovrebbero essere indotte a dare più prestiti dalla securitisation virtuosa proposta da Onado? A meno che il problema non sia un carenza di liquidità, ma non pare. Infine se il credit crunch a livello mondiale ha la dimensione valutata dal FMI, non si dovrebbe pensare a misure statali eccezionali del tipo di quelle effettuate a favore delle banche nell'anno passato?

  4. luigi zoppoli Rispondi

    Non c'è dubbio che le cose stiano come l'articolo racconta. In Italia sembra di assistere al gioco delle parti con gli attacchi alle banche il cui più incisivo risultato è stato la Robin tax lasciando immutato un mercato che assomiglia tanto all'isola che non c'è di Peter Pan. Senza dimenticare la trovata del monitoraggio affidato ai predetti. Credo che l'introduzione di element di concorrenza e di libero mercato del credito, avrebbero effetti anche sulle politiche degli istituti. Sul territorio si avverte insufficiente la capacità delle banche ad esercitare adeguatamente le analisi e le valutazioni del merito creditizio. E le corse ai salvataggi di Zaleski piuttosto che di Zunino ne son la plateale dimostrazione.

  5. favaro gianfranco Rispondi

    Ritengo maturo il tempo per un intervento strutturale che porti il nostro sistema imprenditoriale al pari delle altre imprese europee, intervenendo giuridicamente e con strumenti adeguati sui tempi di pagamento delle imprese ai sub fornitori. Pochi ma significativi interventi: a) rendere prescittiva e non derogabile la norma sulla sub fornitura che prevede il pagamento entro 60 giorni. delle forniture; diritto al riconoscimento degli interessi attivi sui ritardati pagmaneti e allungamento della prescrizione del riconsoscimento del dirittto a 15 anni; b) Modifica della legge fallimentare introducendo una responsabilità partimoniale dei clienti che non hanno pagato i propri sub fornitori nei termini stabiliti dalla norma e diritto al riconoscimento degli interessi non corrisposti sul ritardati pagamenti; c) obblogo sanzionato in nota integrativa di indicare l'ammontare dei debiti vs. sub f0ornitori scaduti e valutazione del rischi connesso ai danni paprtimoniali in caso di fallimento del fornitore; d) diritto a cartolarizzare il debito scaduto da parte del sub fornitore al mcc; e) medesimi didritti per i crediti verso la pubblica amministrazione.

  6. Carmine Meoli Rispondi

    Non ho elementi per contraddire analisi che hanno il pregio di essere basate su dati. Ho però sentito che le Banche riporteranno flessioni di notevole enitità nei margini dell'anno 2009 per la eliminazione della commisione di massimo scoperto ma anche per la difficoltà a mantenere un decente livello degli impieghi ! Non dubito che vi siano clienti a corto di liquidità , ma se a corto di ricavi avrebbero bisogno di capitale e non di incrementare gli scoperti a breve.

  7. Franco Benoffi Gambarova Rispondi

    Caro Professore. i Suoi articoli (come il Suo ultimo libro) lasciano pochi spazi ai commenti, salvo quello molto banale che si può sintetizzare in sono d'accordo. Purtroppo sparare sulle banche italiane (e non su quelle amerciane che hanno creato la finanza tossica) è uno sport nazionale, fomentato anche da alcuni politici, più o meno illustri, più o mano "colbert domestici" (il pagarone infelice è di Riotta, non mio). Posso fare un sogno? VederLa un giorno Ministro dell'Economia in un governo di tecnici veri. Grazie per la Sua opera di divulgazione. Franco Benoffi Gambarova