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LA SCUOLA DOPO L’ENNESIMA DOCCIA SCOZZESE

Da anni, la scuola italiana è sottoposta a una sorta di doccia scozzese. A sperimentazioni di varia qualità seguono interventi di riforma che non ne tengono affatto conto. L’ultimo esempio è la riorganizzazione degli indirizzi nella scuola superiore. Sembra avere come obiettivo la mera riduzione dei costi. Perché non è chiaro quali siano le logiche formative che portano a tagliare le ore di materie chiave in ogni tipo di indirizzo (e i documenti alla base di questa riorganizzazione sono noti solo agli addetti ai lavori). Continueremo così a formare cittadini ignoranti dei meccanismi fondamentali che regolano la società in cui vivono.

Da decenni ormai la nostra scuola in ogni ordine e grado è sottoposta a una sorta di doccia scozzese. Vengono promosse, o comunque consentite, sperimentazioni di varia qualità e consistenza, che comunque impegnano scuole, docenti, allievi e famiglie, creando aspettative e influenzando strategie e decisioni. Seguono interventi di riforma complessivi che non tengono affatto conto di quelle sperimentazioni, per lo più non valutate, ma propongono un altro modello, partorito autonomamente dagli esperti di turno. Successe quando, dopo anni di sperimentazione di tempo pieno alle elementari, la riforma introdusse invece il tempo lungo, mai sperimentato prima. Ed è successo di nuovo più di recente, quando la nuova riorganizzazioni delle elementari ha proposto il “tempo corto” come modello organizzativo normale. L’università è un costante cantiere aperto, ove ogni coorte di studente trova curriculum diversi e ogni studente di secondo o terzo anno scopre che il suo corso di laurea non esiste più o è stato ristrutturato. Sta succedendo anche nella tormentatissima scuola media superiore, ove dopo anni di gran parlare di biennio comune e di sperimentazioni varie, stanno per calare i nuovi ordinamenti: di nuovo, sembra, senza alcuna verifica dell’esistente, di ciò che funziona o di che cosa no, a parte la lodevole intenzione di mettere ordine in una situazione in cui il rischio è che ogni istituto scolastico configuri una sorta di cuius regio eius et religio. Per altro, va segnalato che sul sito del Ministero le varie bozze contenenti le proposte di riorganizzazione non si trovano, né si trova traccia della Commissione o esperti che le hanno formulate e neppure delle osservazioni dei diversi organismi che sono stati consultati. Per rintracciare i documenti – noti solo agli addetti ai lavori – occorre effettuare una non agevole ricerca su internet, che ha successo solo se uno conosce preliminarmente la esatta titolazione degli stessi (1). Studenti, genitori, cittadini in genere, sono così tenuti accuratamente all’oscuro dei meccanismi e dei criteri che presiedono a decisioni cruciali per il futuro delle nuove generazioni.

LA LOGICA DEI TAGLI

Dalla lettura delle proposte ministeriali così tortuosamente reperite,  il criterio che guida la riorganizzazione degli indirizzi di studio parzialmente riaccorpati sembra essere più l’obiettivo di ridurre i costi tagliando le ore di insegnamento, come è avvenuto per la scuola elementare, che non una qualche chiara idea formativa.
Non è chiaro, ad esempio, quali siano le logiche formative che portano a ridurre le ore di insegnamento di materie come la matematica e la fisica al liceo scientifico, il diritto e l’economia negli istituti tecnici, inclusi quelli per ragionieri e geometri (mentre di fatto spariscono dai licei), e la lingua straniera, per lo più l’inglese, dappertutto.
A parte il caso paradossale della riduzione della lingua straniera in un contesto sempre più internazionalizzato, si sarebbe potuto ragionevolmente pensare che, a fronte della universalmente lamentata scarsa conoscenza della matematica, che a sua volta determina una scarsa propensione a iscriversi alle facoltà scientifiche, l’insegnamento di questa materia venisse rafforzato, non indebolito. Analogamente ci si sarebbe aspettati che, a fronte della crescente complessità della società in cui viviamo, della lamentata ignoranza dei più elementari fatti economici che non solo rende vulnerabili agli imbrogli, ma può anche suggerire strategie perdenti, fondate su valutazioni errate, e della altrettanto lamentata illegalità diffusa, l’insegnamento del diritto e dell’economia venisse, se non rafforzato ed esteso, almeno istituzionalmente radicato nei curricula di base. Diritto ed economia sono invece le materie che subiscono complessivamente il taglio più pesante (2).
In compenso, il ministero propone di introdurre un breve corso (tre settimane) di educazione finanziaria, non si sa bene tenuto da chi e soprattutto a che scopo: certo non per insegnare a capire la struttura della busta paga, a destreggiarsi tra le aliquote pensionistiche, a comprendere il nesso tra deficit pubblico, imposizione fiscale e le varie componenti della spesa pubblica, ad analizzare costi e benefici e così via. In altre parole, a capire un po’ meglio i meccanismi economici che sottostanno al nostro vivere associato e individuale.
Viene invece introdotta, dapprima in via sperimentale, una nuova materia – “cittadinanza e Costituzione” – a carico, non si capisce per quale ragione, del monte ore già ridotto degli insegnamenti di storia e geografia e dei rispettivi docenti. L’etichetta, tanto altisonante quanto puramente evocativa della nuova materia, così come l’individuazione di docenti senza specifica competenza e formazione né nel settore del diritto né in quello delle teorie e pratiche della cittadinanza, segnala che si tratta di una materia intesa con carattere pedagogico-prescrittivo, un po’ come la vecchia educazione civica mai veramente decollata.
È molto probabile che anche la nuova materia segua lo stesso destino, mentre continueremo a formare cittadini ignoranti dei meccanismi fondamentali che regolano la società in cui vivono, facili prede di furbi imbonitori di ogni genere.

(1) Cfr. Schema di regolamento recante norme concernenti il riordino degli istituti professionali ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e Schema di regolamento recante “revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei Licei ai sensi dell’articolo 64, comma 4 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133
(2) Un taglio del 64% a fronte del 15% medio, secondo i calcoli di Paolo Iacci su Italia Oggi del 17 agosto)

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Leggi anche:  Il valzer degli insegnanti penalizza i più deboli

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16 commenti

  1. Luca Melindo

    Come non condividere le amare riflessioni della Prof.ssa Saraceno! I politici italiani si confermano tra i più ignoranti e meno lungimiranti del globo. Ancora una volta si progetta il futuro del Paese avendo quale unica bussola la riduzione della spesa. Peccato che così facendo si acceleri ancor di più il trentennale processo di disfacimento del sitema educativo nazionale e si perpetui la secolare differenziazione per ceto tanto cara ai reazionari d’ogni razza e colore. Invece di pensare a come ripensare la scuola per far si che sia in grado di preparare la futura classe dirigente, si preferisce tagliare in modo irresponsabile e indiscriminato, tornando alla scuola del "bel tempo che fu", quello delle mamme casalinghe, del posto fisso e dell’economia protetta dall’odiata "globalizzazione". Ma cosa possiamo pretendere da un Ministro dell’Istruzione che di mestiere (non) fa l’avvocato e a 40 anni non ha ancora figli?

  2. Giuseppe Terruzzi

    I media pubblicizzano le "riforme" come fossero rivoluzioni: sono docce "scozzesi" perchè raffreddano le speranze e le ricerche; ma sono docce calde e soporifere, perchè lasciano credere che si stia facendo qualcosa che possa cambiare la situazione, mentre – e in questo non si può far altro che concordare con Chiara Saraceno – l’unico effetto immediato è il taglio delle spese e, in tempi medi, una perdita, probabile, di qualità. I problemi, soprattutto quelli del ciclo secondario superiore, restano aperti, senza prospettive di soluzione. Occorrerebbero pensieri e progetti meditati e sostenuti da persone autorevoli, che siano anteposti alle preoccupazioni dei politici.

  3. Arnold

    Superati i quarant’anni ho cominciato a pormi il problema del rischio di essere "scartato" dal mondo del lavoro a favore di qualcuno più giovane ed economico. Ma visto che mi aggiorno continuamente e l’inglese lo conosco molto bene, se queste sono le basi con cui si presenteranno le nuove generazioni mi sa che posso stare tranquillo.

  4. pasquale andreozzi

    Gentile Prof, l’obiettivo non è la riforma ma la proposta di riforma, fatta questa si potrà discutere per i prossimi anni. Che anche stavolta andrà così lo si vede dall’assenza di qualsiasi legame tra le riforme prospettate e la riforma dei sistemi di formazione/reclutamento degli insegnanti, i cui progetti sono quasi esoterici. Eppure se non si parte dai docenti non si può fare proprio “il resto di niente”. Noto che la scuola italiana ha una storia secolare di belle riforme scritte (decreti delagati, autonomia, livelli essenziali di istruzione e form) e per non mancare alla tradizione italica delle belle lettere, anche l’attuale amministrazione intende riformare dalle fondamenta l’edificio educativo cioè tagliando irrazionalmente risorse e materie che andrebbero sostenute. Peraltro, esistono già roboanti indirizzi europei in cui gli studenti non conosceranno mai cosa sia il quadro normativo comunitario o i rudimenti del commercio internazionale, ma allora perché non esagerare italicamente rendendo più squallido l’insieme?

  5. clodoveus

    La finalità della pubblica istruzione non sembra più (se lo è mai stata) quella di formare dei cittadini pensanti, creativi ed indipendenti ma degli automi consumatori, la cui unica conoscenza richiesta è la capacità di utilizzare la carta di credito, assolutamente permeabili ai messaggi della pubblicità e dell’informazione pilotata, in quanto privi degli strumenti per analizzare e comprendere. Se poi il raggiungimento dell’obiettivo permette anche di risparmiare sui costi, tanto meglio, vista la situazione dei conti pubblici. Per chi tiene alla formazione dei figli e conta abbastanza da poterseli permettere, ci sono gli istituti privati e le università americane od inglesi od, addirittura, cinesi.

  6. giuseppe

    La cosa più disarmante è che non ci troviamo di fronte dei pedagogisti, sociologi, psicologi che hanno una visione della società e prendono delle decisioni sulla scuola. Noi ci troviamo davanti a dei consiglieri che hanno un solo comandamento da seguire: tagliare ovunque. Di conseguenza qualsiasi intervento sulla scuola risulta inspiegabile e nella maggior parte dei casi insensato. Ad esempio quale paese moderno può pensare di cancellare lo studio del diritto e dell’economia nelle scuole? Nessuno, tranne il nostro. Ci troviamo nella situazione di avere un Ministro ( Tremonti ) che si autocelebra come grande economista e poi depenna per interposta persona ( la Gelmini ) lo studio dell’economia. D’altronde Don Abbondio leggeva in latino per non farsi capire dagli ignoranti….

  7. Chiara Angelini

    Gentili/e Signori/e, vorrei ricordare che una riforma dovrebbe apportare dei miglioramenti ad un sistema che sia formativo o di altro tipo. Con tutta la buona volontà, mi è difficile capire come si possa pensare che un sistema scolastico che già produce cittadini che non sanno parlare le lingue straniere, prima fra tutte l’inglese, possa migliorare riducendo il numero delle ore di insegnamento della prima lingua straniera in ogni scuola del mondo e cioé l’inglese. Per non parlare del diritto e dell’economia che sono alla base di un programma di studi per sviluppare cittadini consapevoli o della matematica che giá é una materia vissuta male dai ragazzi, ma senza la quale molte discipline non possono essere neanche avvicinate. Cosí mentre tutto il mondo aumenta le ore d’inglese nel curriculum dei giovani scolari (inglese già all’asilo), di matematica perché ci si é piazzati male nella graduatoria del Pisa Studie (che in Italia non sanno neanche cos’é) o di diritto ed economia che viene considerata materia di base, l’Italia si permette di ridurle le ore. Sono così bravi i nostri scolari? Cordiali saluti, Chiara Angelini

  8. silvia

    Ho una figlia che l’ha scampata bella e uno che invece ci casca in pieno… ho scaricato gli orari dettagliati delle materie dello scientifico e mio figliolo non solo avrà meno ore di inglese (!? inspiegabile, imperdonabile) ma anche meno ore di filosofia (no comment) e meno ore di matematica rispetto alla sperimentazione del PNI, e anche meno ore di latino (che comincierà piano piano a ritrovarsi come materia secondaria alla stregua della ginnasticaaaaaaa. Unica soluzione nell’immediato (esattamente quello che vuole il "governo"): mettere soldi da parte (cioè sacrifici ben più grandi di quelli dei nostri avi !) per pagare i corsi pomeridiani, pagare pagare pagare per non rimanere indietro!

  9. Adel Shehab Mostafa

    Grazie per il testo ed il lavoro di ricerca svolto. E se, oltre alla questione costi, ci fosse un programma ben preciso per rendere le generazioni future volutamente più ignoranti? Dubito che troveremo documenti al riguardo, ma il sospetto è legittimo. Da diverso tempo, nel mio piccolo, propongo agli addetti ai lavori di introdurre "Economia domestica" alle superiori, materia che alcuni conoscono solo per averla sentita nominare nelle serie televisive americane. Non è forse importante saper valutare come e quando richiedere un mutuo,come gestire al meglio le spese, quanto il lavoro di cura della famiglia sia impegnativo e penalizzante per le donne e che la gestione di un nucleo famigliare, qualsiasi esso sia, comporti valutazioni e scelte importanti. Credo che imparare queste e molte altre cose fin da adolescenti, possa creare risvolti positivi sulla società davvero notevoli…. sempre che a qualcuno interessi tutto questo!

  10. Giulio

    Guardando ai licei non mi sembra che l’inglese esca particolarmenter penalizzato, e dove questo avviene è a vantaggio di una seconda lingua. E sappiamo tutti che non è l’ora di inglese a scuola, che spesso è vista dagli studenti come occasione di relax, a fare la differenza nel conoscere la lingua. Piuttosto dovrebbero essere favoriti la conversazione (proposta assurda: un giorno a settimana si parla in inglese, docenti e studenti) e i soggiorni studio. La matematica è indebolita. E da matematico sono dispiaciuto. Ma, considerando il livello di preparazione dei miei professori al liceo classico, non vedo particolari danni. Ho letto della possibilità per i dirigenti scolastici di ricorrere a consulenti esterni dove la materia richieda specifiche professionalità. E’ ambiguo: da una parte favorisce un miglior insegnamento, dall’altra l’insegnamento scredita se stesso. C’è poi il liceo artistico con i suggestivi (per un adolescente) indirizzi "architettura design ambiente" e "audiovisivo multimedia scenografia". Sembrano scuole professionali più che licei: non c’è latino, non c’è filosofia. L’offerta propria del liceo in scienze umane è indefinita, pura demagogia.

  11. Emanuela

    Mi stupisco che la Prof.ssa Chiara Saraceno che si occupa di temi che riguardano la famiglia, i rapporti tra le generazioni, rapporti e le disuguaglianze di genere, povertà e sistemi di welfare, nel suo per altro condivisibile articolo si dimentichi proprio di citare il taglio delle ore nelle materie di indirizzo dei due licei che dovrebbero formare persone interesate a queste tematiche. Emanuela

  12. Antonio

    Negli anni scorsi la scuola italiana è stata gravemente danneggiata da tutta una serie di pedagogisti e psicosociologi secondo cui i contenuti non erano poi così importanti, ma ciò che contava era l’impostazione generale, anzi generica, del sapere. Su questo filone si inseriscono tutti coloro che ritengono, come da me sentito più volte presso miei colleghi delle materie umanistiche, che "non è importante all’ITIS imparare a usare il computer, tanto è uno scuola formativa". A ciò ora si aggiunge questo governo il cui modo di pensare sembra riflettere quello della classe media dei bottegai secondo cui la cultura, tecnica o umanistica, poco importa. La cosa importante è tagliare i costi della scuola per abbassare le tasse. Ecco quindi che anche all’ITIS, dove insegno, tutte le materie tecniche professionali vengono tagliate. Matematica non verrà più affrontata al 5^anno, mentre l’Inglese rimane sempre marginale. Peggio ancora non vi è nessuna ristrutturazione organizzativa della scuola. Perchè ad es. non assegnare a piccole esterne la manutenzione dei computer e degli impianti? Perchè non accorpare le classi di religione (25.000 insegnanti) e aumentare gli stipendi?

  13. Aram Megighian

    La mia opinione è che noi italiani siamo incapaci di affrontare le cose con pragmatismo, sia a livello privato che, in misura maggiore, a livello pubblico. E sono convinto che questa mancanza di pragmatismo è anche uno dei difetti che ci sta facendo allontanare dal club dei paesi ricchi. Pragmatismo vuol dire affrontare e risolvere semplicemente i problemi. Condizione fondamentale nel mondo iperveloce della globalizzazione. Decisioni chiare, semplici e veloci e soprattutto coerenti ad un disegno. Come genitore ho fatto parte di una positiva sperimentazione di didattica "partecipata" tra genitori ed insegnanti. Ottima cosa, perchè toglie ad entrambi la scusa di criticare gli altri a sproposito, senza proporre alcunchè. Nel rispetto dei reciproci ruoli siamo stati compartecipi di un felice anno di riunioni teoriche, progettuali ed infine di veri e propri laboratori didattici frutto della collaborazione. Il risultato è stato come detto positivo per tutti. Per gli insegnanti, per noi genitori, ma soprattutto per i bambini. Naturalmente questa sperimentazione, prevista dalla precedente riforma Moratti, è stata tagliata, nel nome di una scuola "migliore". No comment…

  14. Gruppo "Docenti A036"

    Oltre a quanto indicato dalla prof.ssa Saraceno ci sembra assolutamente fondamentale evidenziare la pesante riduzione che subiranno nei nuovi licei le Scienze umane e sociali (ossia Sociologia, Psicologia e Pedagogia). Infatti nel nuovo liceo delle scienze umane, che sostituisce tutte le sperimentazioni sinora attivate negli ex istituti magistrali: 1) sono completamente assenti le materie di indirizzo nel biennio; 2) le scienze umane sono ridotte a sole 12 ore nell’intero quinquennio (mentre 30 sono dedicate all’area linguistica e 16 a fisica e scienze naturali); 3) manca una trattazione sistematica di psicologia e sociologia (due scienze umane fondamentali, molto apprezzate dai nostri studenti e di alto valore formativo); 4) viene separato l’insegnamento delle materie di indirizzo da quello di filosofia. Abbiamo perciò avviato una raccolta di firme, per salvare l’insegnamento delle scienze umane e sociali (vedi: http://liceoscienzeumane.blogspot.com). Segnaliamo infine che le "bozze" alle quali l’articolo della dott.ssa Saraceno fa riferimento risalgono al 2008. Quelle attualmente in discussione sono scaricabili qui.

  15. mario

    La riforma ormai è decisa. Anche se i diretti interessati-docenti,studenti,genitori-non ne sanno nulla,anche se il PD non ha fatto niente in proposito almeno fino ad oggi. A settembre si partirà. E’ d’accordo anche la Confindustria Le ore di insegnamento sono state ridotte? Bene, i ragazzi devono anche svagarsi. L’inglese sarà ridotto? che importa tanto è risaputo che le lingue non s’imparano a scuola. Tutti d’accordo.

  16. docente precaria

    Disincantata e avvilita provo comunque a dire la mia in riferimento alla riforma e alla riduzione (leggi sparizione) del diritto e della economia da molti indirizzi di studio dei nuovi quadri. Qualche sera fa ho ascoltato con interesse la ministra che in due minuti a commentato questa riforma, e nel rispondere alla domanda del giornalista sulla sorte di migliaia di docenti precari ha esordito dicendo: "Non dimentichiamo che la scuola è per gli alunni e non per iprofessori" bene mi viene naturale chiedere si ma a quale alunni si riferiva la ministra? e quale scuola ha in mente? Con questa ""riforma"" si toglie e non si aggiunge nulla di buono – eccezion fatta per la creazione del nuovo liceo musicale tanto richiesto e voluto.. Un esempio: Da docente di materie giuridico economiche, mi domando come si possa solo ipotizzare di far diplomare un alunno di un corso geometra sensa fargli studiare le elementari nozioni di diritto, quali il concetto di proprietà – con i limiti privati e pubblici- l’urbanistica,il contratto il condominio, i diritti reali, le successioni ereditarie e via a seguire!

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