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  1. Enrico Franco Rispondi

    A me sembra che l’Irap sia una delle imposte più razionali, soprattutto se destinata sostanzialmente a finanziare il SSN. Il problema vero è che viene “vissuta” dalle aziende come un vero e proprio balzello senza senso, rifiutandosi di accettarne la razionalità e mettendone quindi in discussione non tanto il livello quanto la sua stessa esistenza. E questo è un grosso problema da non sottovalutare da parte dei suoi sostenitori. Tale vissuto delle aziende poi viene amplificato dalla contestazione dell’Irap da parte di alcuni autorevoli economisti con argomentazioni sorprendentemente generiche rispetto a quelle rigorose degli economisti sostenitori, e soprattutto con idee di sostituzione del gettito del tutto parziali e disarticolate. Ritengo che il finanziamento del SSN debba avvenire con una imposta di scopo trasparente basata sui redditi: o al momento della loro produzione, come l’Irap, o a quello della loro percezione. In questo caso non può che trattarsi di un’”aggiunta” (qualsiasi sia la forma) alla imposizione delle persone fisiche. Non volere l’una né l’altra significa ricercare soluzioni pasticciate e poco trasparenti.

  2. Acurti Rispondi

    Pare che non ci si rammenti che, al momento dell'istituzione dell'IRAP, vennero eliminate tasse e contributi sanitari per un ammontare di gettito quasi doppio rispetto a quanto l'IRAP avrebbe potuto produrre, con consistentissimi risparmi per il settore economico e le imprese. Nessuno rammenta, inoltre, che l'IRAP viene altresì pagata anche da tutte le pubbliche amministrazioni sulla base del monte salari riferito al personale dipendente (IRAP PUBBLICA). Il gettito di tale tributo è pressochè totalmente destinato alla copertura di una consistente quota parte del fabbisogno relativo alla spesa sanitaria che le Regioni devono assicurare per garantire l'assistenza sanitaria a tutti i cittadini. Con quale altro tributo si può assicurare il finanziamento della sanità che già "soffre" di finanziamenti inadeguati? Questo tutti i cittadini, imprenditori compresi, devono saperlo e non dimenticarlo. Con il livello dell'evasione che c'è nel Paese occorrerebbe chiedersi, semmai, quale tributo possa meglio assicurare un giusto e corretto prelievo fiscale.

  3. alberto Rispondi

    Berlusconi è in calo nei sondaggi e tira fuori, come al solito, il coniglio dal cilindro.... e tutti a corrergli dietro! Se toglierà l'IRAP lo farà sostituendola con nuove imposte nascoste (es. tassare i petrolieri o le banche che poi, visto che stanno in monopolio, girano tutto sui consumatori). Con questa gente al governo a stare a disquisire di scienza delle finanze (discipina nobilissima che ho studiato all'università) si rischia solo di essere presi per i fondelli. Bisogna aspettare il ritorno di gente seria (tipo Visco) nella stanza dei bottoni per poi spremersi utilmente le meningi a fare proposte.

  4. Marcello Novelli Rispondi

    Credo che uno dei problemi più grossi che dovremo affrontare nel prossimo futuro è la fuga dall'Italia delle aziende multinazionali. Queste hanno tutto l'interesse a spostare, non solo la produzione, ma tutte le attività all'estero. Polonia, Romania, India, Cina tutti paesi in cui le multinazionali stanno investendo quello che disinvestono qui da noi. Diminuire il cuneo fiscale e gli oneri gravanti sulle aziende che utilizzano una gran quantità di lavoro dipendente, insieme all'aumento della nostra produttivitò, potrebbe fermare questo processo. La soluzione non c'è ma è necessario ripartire il peso della contribuzione su tutti. Se uno ha 2 milioni investiti a rendimento fisso ha un reddito più lato del mio ma contribuisce poco o niente.

  5. Massimo GIANNINI Rispondi

    La storia di abolire l'IRAP é come quella dell'abolizione dell'ICI. Serve a tirar su voti e creare ancora buchi in bilancio. Berlusconi si diverte ad eliminare le tasse federaliste e/o regionali. Ma la copertura chi gliela dà?

  6. Leonardo Rosselli Rispondi

    L'abolizione o sostituzione dell'irap andrebbe comunque portata a termine entro l'anno in modo da poter ottenere gli effetti sui bilanci che le imprese chiuderanno al 31.12.2009. Bilanci che avranno effetti disastrosi sull'accesso al credito se non interveranno sospensioni o meglio riformulazioni di Basilea ( quella si che sarebbe un intervento che aiuterebbe l'imprese e sarebbe a costo zero!!). Un primo passo potrebbe essere renderla integralmente deducibile dall'Ires. Per lo stato costerebbe circa un terzo, 9 miliardi e non 27 gli effetti sui bilanci delle imprese ( non sul costo del lavoro) ci sarebbero. Potrebbe essere finanziata da una parte con l'aumento di un paio di punti della stessa ires ( portiamola al 29/30 per cento) dall'altra con tagli alla spesa. Secondo me l'unico modo di tagliare la spesa è tagliare le entrate perchè solo così gli enti locali e la PA avranno la forza di tagliare veramente la spesa o improduttiva. Una riorganizzazione complessiva degli enti locali ( via i quartieri quartieri, razionalizzare i comuni, via le famose province) portebbe a tagli per almeno 5/6 miliardi di euro senza intaccare i servizi anzi forse trovando più risorse anche per quelli.

  7. Rino Rispondi

    Come per ogni riforma bisogna uscire dalla ideologia o dal marcare di infamia chi ha deliberato il testo in vigore e contestualizzre il ragionamento. Ricordo che l'IRAP nella veste attuale ricongiungeva alcune imposte che facevano tutte riferimento al lavoro dipendente. Ora se si vuol riequilibrare il prelievo nulla impedisce di ripartire le quote attribuendole anche ad altri fattori della produzione di reddito quali il valore degli immobili strumentali o l'assorbimento di energia o ancora la provenienza del capitale investito. Vorrei solo che in rapporto al capitale o agli immobili non si dicesse subito che si tratta di una patrimoniale e dunque targata politicamente. Inoltre uno schema regionale variabile sui parametri di calcolo, sarebbe auspicabile per tenere di conto delle diverse composizioni nella formazione della ricchezza prodotta. Questo consentirebbe, tra le altre, di attirare alcune lavorazioni nelle regioni che oggi non hanno leve vere per fare politica idustriale. In ogni caso uno stimolo interessante di discussione.

  8. dvd Rispondi

    In primo luogo definirla un'imposta sul valore aggiunto ci andrei piano. In secondo luogo l'Irap altro non fà che creare tensione tra le parti sociali visto che gli imprenditori non la comprendono (e a ragione) e i consumatori anche se non lo sanno la pagano a valle se la concorrenza lo permette. In sostanza l'Irap altro non fà che aumentare il costo all'utilizzatore finale visto che il produttore della materia prima se può alza il prezzo al terzista per l'irap pagata per unità di prodotto (scheda prodotto unitario) il quale a sua volta lo rialza all'ultimo produttore della catena e così via fino al consumatore, che fatto 120 il suo costo per unità di prodotto potrebbe avere 20 di Iva e 10 di maggiorazione per Irap..! In sostanza pagare 120 per unita di prodotto che di valore intrinseco non ha più di 40/50...! E' questo che non funziona più oggi, soprattutto in tempo di crisi. Se poi vogliamo andare a vedere a cosa serve quel surplus che tutti noi spendiamo, ossia quel 70/80 c'è di che piangere. Credo che sia ora di non chiedere solo a chi produce, ma sia ora di chiedere a chi spende, male!

  9. Luca Guerra Rispondi

    E' evidente che una tassazione che consideri il costo del lavoro come sua componente di calcolo sia un incentivo a non assumere, oltre agli altri mille di cui sono gravati gli imprenditori e di conseguenza i lavoratori dipendenti. Il nodo è questo, non si discute della abolizione dell'Irap (magari) ma delle componenti su cui la si calcola. Se non ricordo male, questo orrore impositivo è stato concepito dal governo D'Alema, da cui l'evidente intenzione di colpire i ceti produttivi.