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PROMESSE IN CRESCITA, AIUTI IN CALO

Nonostante le ammissioni di ritardi in termini di aiuti internazionali e le rassicurazioni del Presidente del Consiglio a far fronte agli impegni, la Finanziaria 2010 lascia inalterato il quadro tracciato nel 2009: risorse insufficienti per onorare gli impegni europei ed internazionali sottoscritti, incluso il rifinanziamento delle missioni militari. In attesa che sia fatta chiarezza sul progetto della detax, l’Italia continua a negare il suo contributo alla ripresa globale, ignorando gli appelli di Banca Mondiale e Fondo Monetario.

In attesa del dato ufficiale Ocse,  il dato italiano Aiuto Pubblico allo Sviluppo/Prodotto Interno Lordo (Aps/Pil) per il 2009 – l’anno della presidenza del G8 – sarà probabilmente attorno allo 0,16 per cento (1).  con una contrazione del 30 per cento rispetto ai livelli del 2008. La calendarizzazione indicata nel Documento di Programmazione Economico Finanziaria (Dpef) 2008-2011 prevedeva di raggiungere lo 0,42 nel 2009 per arrivare allo 0,51 per cento (2) nel 2010 (7,5 miliardi di euro).

DOPO IL G8, NESSUN REINTEGRO AL TAGLIO DEL 2009

Alla vigilia del G8, il Presidente del Consiglio aveva riconosciuto il ritardo italiano, giustificato dalla crisi internazionale, l’alto indebitamento dell’Italia ed i vincoli europei (3). Tuttavia, in quei giorni, il premier apriva alla possibilità di un riallineamento dell’aiuto italiano ai livelli degli altri donatori per il triennio 2010-2013, grazie alla disponibilità del Ministro dell’Economia (4).
Nonostante le rassicurazioni, la Finanziaria 2010 non ha realizzato alcuna inversione di tendenza. La nuova manovra non indica nessuna variazione significativa del bilancio a legislazione vigente. Il quadro di riferimento è quello tracciato durante il 2008.  La manovra 2010 ha riconfermato il taglio drastico del 2009 (-56 per cento) alle risorse per la cooperazione del ministero Affari esteri. La manovra 2010 non stanzia risorse sufficienti ad avviare il versamento delle quote italiane in scadenza verso fondi multilaterali di sviluppo (circa 330 milioni di euro), nonostante questi organismi abbiano fornito prestiti significativi a molti paesi i via di sviluppo in crisi, contando nei fatti sul contributo italiano.
Con questa Finanziaria, nel 2010, con la contrazione del 5 per cento del Pil, l’aiuto italiano potrebbe registrare una contrazione del 10 per cento. Se verrà cancellato il debito della Repubblica Democratica del Congo, l’aiuto italiano sul Pil potrebbe incrementare, oscillando tra 0,18 e 0,20 per cento.
La Finanziaria è del tutto inadeguata a garantire il rispetto degli impegni ribaditi al vertice G8 dell’Aquila: 150 milioni di dollari per il Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, almeno 100 milioni di dollari per l’iniziativa a sostegno della sicurezza alimentare.  Più grave, a causa dello scarso investimento italiano, l’Europa mancherà l’obiettivo collettivo dello 0,56 per cento, nonostante la generosità di altri paesi UE.

UNO STIMOLO FISCALE PER LA RIPRESA GLOBALE

Non aumentare significa negare il contributo dell’Italia ai paesi a basso reddito in un contesto di crisi economica globale di cui stanno pagando le conseguenze senza averla generata. Il direttore del Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato “La comunità internazionale non può ignorare i bisogni dei paesi a basso reddito che stanno pagando il prezzo di una crisi che non hanno creato. I paesi industrializzati devono resistere alla tentazione di tagliare le loro promesse d’aiuto. Se questo non accadrà in molti paesi in via di sviluppo la democrazia sarà in pericolo (5)”.
Per il momento, in Europa solo le economie più piccole o in transizione hanno tagliato i loro bilanci d’aiuto – Austria, Irlanda, Grecia ed Austria. Le maggiori economie dell’Unione, come Spagna, Regno Unito e Germania hanno confermato in modo esplicito l’aiuto dell’aiuto internazionale, alla vigilia del ciclo di bilancio.
Alla fine del 2009, 89 milioni di persone in più si troveranno in condizioni di povertà estrema e si verificheranno tra 30 e 50.000 decessi infantili – soprattutto bambine – in più nell’ Africa sub-sahariana (6). Per la prima volta dal 1994, il reddito pro-capite africano si contrarrà. A questo si deve aggiungere che già la crisi alimentare del 2008 ha aveva aumentato globalmente di 100 milioni il numero dei poveri.
Nel tentativo di mitigare i costi umani della crisi, un terzo dei Paesi meno avanzati hanno approvato pacchetti di stimolo fiscale, finanziandoli attraverso l’aumento del deficit o dando fondo alle riserve. Grazie a queste misure sono riusciti a mantenere invariata la spesa sociale. II veloce deterioramento delle loro posizioni fiscali rende la loro politica espansiva non sostenibile (7). Adesso molti Paesi a basso reddito dovranno tagliare la spesa.
La Banca Mondiale stima che i paesi meno avanzati dovranno tagliare spesa sociale ed investimenti per 11,6 miliardi di dollari, con 8 miliardi concentrati in Africa sub-sahariana. Nella regione, l’aiuto finanzia il 34-50 per cento delle spese sociali e d’investimento a bilancio (8). L’aiuto internazionale ha contribuito a mitigare gli shock sul Pil dei paesi in via di sviluppo, stabilizzandone velocemente il reddito procapite (9). Se un paese riceve il 2 per cento del suo Pil in aiuto per le infrastrutture, il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà si riduce generalmente dell’1,2 per cento (10).

LA PROMESSA DELLA DE-TAX

Cosa ne è stato della proposta del ministro Tremonti di usare un punto di Iva per aumentare gli aiuti?  La de-tax è stata internazionalmente presentata dall’Italia alla fine di maggio alla task-force Onu sull’innovative financing for health. Il ministero dell’Economia ha dato vita ad un gruppo di lavoro composto da Tesoro e Finanze, che dovrebbe presentare un testo per reintrodurre legislativamente il meccanismo prima della fine dell’anno. La norma dovrà prevedere anche una copertura finanziaria all’esperienza pilota de-tax, dopo quella mai implementata nel 2003. Nessun documento è ufficialmente disponibile. Dalle dichiarazioni del ministro sembra che con la de-tax il contribuente sarà chiamato a scegliere le iniziative da finanziare, con il rischio di rendere più complesso il sistema dell’aiuto, creando un sistema di gestione ex-novo, come per la social card. Invece, seguendo le conclusioni della task-force Onu sull’Innovative financing for health, la de-tax dovrebbe concentrare le risorse su pochi meccanismi già esistenti di tipo multilaterale, come la Banca Mondiale.  Si tratta di indirizzi che mal si conciliano con le dichiarazioni rilasciate finora dal ministro, che fanno della de-tax uno strumento per valorizzare sussidiarietà delle iniziative di volontariato quasi fosse una versione internazionale del 5 per mille,  meccanismo ancora in pericolo per il 2010 le cui le erogazioni 2007 non sono state effettuate.

(1) Stime preliminari su dati Ministero degli Affari Esteri, che tiene conto di cancellazioni e conversioni del debito (NdA).
(2) Si tratta delle stime fornite dal DPEF 2008-2011 calcolate sul PIL italiano al giugno 2007 (NdA).
(3) C’è un ritardo nei pagamenti. Noi, però, siamo stati via dal governo per due anni e mezzo. Quando siamo tornati, abbiamo trovato un debito del 110% rispetto al Pil. Ora, a causa della crisi economica, questo debito è salito al 120% e l’Unione Europea non ci permette di restare a questi livelli. Nel fare la legge finanziaria, il Parlamento ha deciso di limitare le spese. Ci è dispiaciuto ridurre anche gli aiuti all’Africa, e su questo abbiamo aperto un dibattito» Onorevole Silvio Berlusconi, La Stampa  05/07/2009..(4) Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è impegnato a tornare in linea con i nostri impegni entro tre anni», Onorevole Silvio Berlusconi La Stampa  05/07/2009. Secondo il ministero dell’Economia, l’Italia può raggiungere la quota dello 0,33% del PIL entro il 2010, e lo 0,51% nel 2015.
(5) Dominique Strauss Kahn, The Global financial crisis and low income countries, 17 settembre 2009.
(6) Banca Mondiale, op. cit.
(7) International Monetary Fund (IMF), The Implications of the Global Financial Crisisfor Low-Income Countries, 2009.
(8) IMF, Raising domestic revenues, in Development and Finance, settembre 2008.
(9) Guillamont J, Aid and Income Stabilization, Cerdi, giugno 2009.
(10) Minoiu C, Development Aid and Economic Growth: Positive Long-Run Relation, IMF, 2009.

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IL COMMENTO DI GOLDSTEIN E BONAGLIA ALL’ARTICOLO DI PERSICO E PUEBLITA – TECHNOCRACY IN GRECIA*

  1. augusto

    Scusi ma Lei si rende conto della situazione economica degli Italiani? Sa quante persone prendono 712 euro al mese e ci devono campare? Sa che se finiscono gli stanziamenti per la cig centinaia di migliaia di persone restano senza reddito? Abbiamo un debito pubblico enorme (diciamolo sottovoce, quasi da bancarotta), l’industria in ginocchio, la povertà delle famiglie in crescita esponenziale e…Lei ci fa la morale sui ritardi agli aiuti all’estero? Ma meno male che qualcuno si rende conto che dobbiamo salvare l’Italia dalla bancarotta e dalla povertà, e solo dopo, con qualche ritardo dare il possibile anche a chi sta peggio. Tra una famiglia di 3 persone che vive a Milano in affitto con un reddito di 712 euro al mese e un congolese, non so chi sta peggio. Prima pensiamo ai nostri figli e poi, visto gli impegni internazionali, onoriamoli, se ritarderemo di qualche mese rispetto alla ricca Germania, non sarà un dramma. E’ bello assumere la posizione a favore dei poveri del terzo mondo, anch’io vorrei dar loro 100 volte di più, ma contrariamente a Lei, penso anche a cosa questo comporta: se però paga Lei e chi la pensa come Lei allora autotassatevi e vi darò la mia solidarietà

    • La redazione

      Caro Augusto,

      la ringrazio delle sue riflessioni sincere. Mi preme fare un po’ di chiarezza rispetto ad alcuni fatti. Innanzitutto i ritardi e le inadempienze dell’Italia rispetto agli impegni per la cooperazione allo sviluppo non sono congiunturali ma strutturali. Non sono legate alla crisi, anche con le varie "ripresine" gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo sono rimasti minimi. Negli anni di tagli per l’entrata nell’euro, le spese dell’amministrazione dello Stato sono comunque continuate a crescere, mentre si è tagliato su cooperazione allo sviluppo e ordine pubblico. In tempi di penuria economica generale sono d’accordo che si debbano fare scelte politiche chiare che mirino anche ad una riqualificazione della spesa, non solo a tagli lineari: ebbene si stanno continuando a pagare le rate per la costruzione delle Fregate "Freem" e per i caccia bombardieri joint strike fighters di fabbricazione inglese per 200 milioni di euro all’anno nei prossimi 10 anni. Inoltre si sta discutendo l’acquisto di nuovi sistemi di puntamento per 1 miliardo di euro in sei anni. Le auto blu costano circa 8 miliardi di euro e le provincie 17 miliardi di euro all’anno. L’organizzazione della logista del Summit G8 è costata attorno ai 300-400 milioni di euro. E possiamo fermarci con i 240 milioni di euro che verseremo alla Libia per i prossimi 25 anni. L’Italia pensa per circa il 5,6% sull’economia di Paesi industrializzati mentre contribuisce appena per 3,7% del totale del loro aiuto pubblico allo sviluppo. La ripresa globale più sarà veloce più il nostro Paese potrà avvantaggiarsene, poiché la nostra ripresa non potrà alimentarsi della domanda interna ma essenzialmente di esportazioni, le esportazioni crescerebbero di circa 700 milioni se l’Africa ritornasse a crescere come nel 2008. I consistenti pacchetti di stimolo fiscale di Germania e Giappone hanno previsto una quota ben al di sotto dell’1% investimento anche verso i Paesi in via di sviluppo in difficoltà, niente dall’Italia.

      Spetta comunque alla politica decidere con chiarezza e trasparenza e dire se, anche a livello internazionale, l’Italia abbia promesso al di sopra delle sue possibilità. L’articolo mira a fare chiarezza e trasparenza, smascherando retorica politica, per avviare un confronto sui contenuti fattuali delle scelte della politica. La Grecia lo ha fatto, sarà l’Italia fare altrettanta chiarezza pubblicamente?
      Contesto fermamente l’equiparazione tra standard di vita tra il milanese ed il congolese, i dati UN parlano da soli: aspettativa di vita alla nascita ( 40 anni in Congo contro 82 in Italia), il tasso di mortalità dei bambini ( 12% contro il 3 per mille in Italia), morte delle donne per il parto ( 1 ogni 100 nascite contro 1 ogni 30000), tassi di malnutrizione ( 76% contro il 5% in Italia) la percentuale di poveri che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno ( 60% contro 1%) .
      L’idea della scelta volontaria e del volontariato è già una realtà gli italiani donano molto ( circa 400 milioni l’anno) e secondo sondaggi pensano che comunque l’Italia dovrebbe rispettare gli impegni presi.Inoltre uno strumento di questo tipo già esiste è il 5/°° che non è destinato però ad iniziative di solidarietà internazionale, non è stato ancora normato in modo stabile ( nel 2010 rischia di sparire), ha ancora una soglia limite limita le volontà dei contribuenti, e soffre di molti limiti attuativi. Tra tutti basti citare il fatto che quello che i contribuenti hanno versato alle organizzazioni di solidarietà nel 2007 non è stato ancora trasferito dall’Agenzia delle entrate, tanto che c’è chi configura un reato di appropriazione indebita. Della sua chiusura resta lo spunto per una politica economica e finanziaria scelta dai cittadini, una specie di bilancio partecipativo; è quello che attraverso la rappresentanza parlamentare ed il dibattito sulla finanziaria si tenta di realizzare. Peccato che le scelte di politica economica il Governo abbia agito per decretazione d’urgenza o attraverso dispositivi blindati che non permetto il dibattito che lei auspica e a cui questo articolo tentava di contribuire.

  2. friscom

    A me sembra di capire che sotto sotto, il signor Viciani intenda anche far notare come qualcuno, anche in tempi recenti, anche per farsi bello in un consesso internazionale, abbia sparato una volta di più dei numeri e delle promesse a caso. Forse sapendo di non poterli sostenere e mantenere, ma tant’è che i titoli si fanno quando la notizia è tale e .. fresca. Sotto sotto, invece, una verifica puntuale ricorda che agli impegni di stanziamenti del 2007 son lungi dall’esser stati mantenuti. Giusto pensare prima a noi stessi se non siamo in salute, come facciamo ad aiutar chi sta peggio di noi? ma la domanda che sta subito dietro è: quanto era stato promesso in tempi antecedenti ce lo siamo mangiato quando? e se si fanno i mucchietti dei soldini come fanno i bambini, per stabilire quanto va e per che cosa, allora quand’è che siamo diventati così ‘parsimoniosi’ e ..ingrati? Un’ultima domanda e proposta: e se il 5% dello scudo fiscale fosse stato definito al 6% con un 1% da devolver a questi fini, non si faceva una miglior figura? Tutto sommato, su 100 miliardi previsti di rientro, quel miliardo in più avrebbe fatto far molto per tanti invece del ‘poco’ per i soliti pochi (ed ignoti.

  3. manlio

    Ad Augusto vorrei sommessamente far notare che lo scandalo non sono solo i pochissimi fondi che noi destiniamo agli aiuti allo sviluppo dei paesi più poveri (ma non si era detto che i poveri andavano aiutati a casa loro….?), ma l’abisso tra le altisonanti promesse del Presidente del Consigliocon tanto di TV, riflettori e fanfare al seguito e i fatti reali che dicono il contrario e che vengono rigorosamente taciuti e tenuti nascosti.

  4. BOLLI PASQUALE

    A chiusura del suo intervento a Monza, Berlusconi ha detto,rivolgendosi agli industriali,:"voi create benessere,a libertà e democrazia ghe pensi mi".Il suo impegno,quindi,non è per il benessere per cui giustamente chiedevano collaborazione gli industriali,ma per la libertà e la democrazia. La collaborazione, però, per la libertà e la democrazia non è necessaria: il popolo italiano è già popolo libero e democratico anche se senza pace e serenità. Ma,allora,a quali italiani si rivolge? A quelli che vivono sulla luna? Il compito di creare benessere non è di altri,ma è suo,in quanto responsabile massimo della politica economica del Paese. Gli italiani residenti sul territorio nazionale, però, gli chiedono: quando sarà posto freno ai devastanti costi della politica;dove si reperiranno risorse per aiutare le imprese in difficoltà considerando che le entrate fiscali diminuiscono,le imprese chiudono ed il debito pubblico è alle stelle? Come ripartiranno i consumi ed aumenterà l’occupazione se gli italiani fanno fatica a campare? La ripresa della nostra economia ripartirà con "ghe pensi mi"? Gli industriali, però,sono rimasti soddisfatti ed hanno applaudito, come dire: chi si accontenta gode.

  5. AM

    Ritengo che in passato l’Italia abbia sprecato molte delle non poche risorse destinate agli aiuti. Ho potuto costatare di persona alcuni di questi sprechi. E non sempre l’affidare le risorse ad organismi internazionali è una garanzia di un loro corretto uso.Gli stessi apparati di questi organismi costano molto. Quanto a oggi, è necessario cercare di concentrare gli aiuti, sia pubblici sia privati, italiani verso i paesi (in primis africani) che ne hanno maggiormente bisogno. Certo in Brasile, in Argentina, in India ci sono tanti poveri, ma ci sono anche tanti ricchi che pagano poche tasse. Anche negli USA, a ben vedere, vi sono famiglie molto povere, ma nessuno penserebbe in Italia ad un intervento in loro aiuto.

  6. augusto

    La sua risposta alla mia provocazione mi è molto piaciuta, è un’ottima base di discussione che dovremmo sviluppare con un dibattito serio e svelenito dal clima che si respira sui media nazionali.
    Con stima Augusto

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