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  1. Mario Rispondi

    Il tema fondamentale è secondo me l'importanza di una qualche forma di comunità radicata localmente. Solo in presenza di essa è possibile stabilire quel ciclo virtuoso tra offerta e domanda locale, produzione ed erogazione di beni pubblici locali. Senza la presenza di comunità locali è impensabile una comunità mondiale. Ma ho paura che la tendenza sia quella alla disintegrazione delle forme comunitarie.

  2. Mao Rispondi

    Credo sia giunta l'ora di istituire un comitato avente come scopo lo studio di fattibilità dedicato a questo tema così importante. Non so, ma tra le priorità si dovrebbe perseguire la ricerca di enti-organismi sovranazionali da individuare-creare-organizzare per questo scopo comune. Sicuramente il web è uno strumento eccellente per condividere le informazioni e discutere le idee, le possibili soluzioni, studiare come si potrebbero organizzare le intenzioni degli uomini interessati a dare un contributo in questa direzione.

  3. Mau Messenger Rispondi

    Ha un qualche senso avvicinare le riflessioni della Ostrom all'ambiente web? In fondo anche qui si parla da anni di condivisione libera delle risorse, di necessità di cambio di paradigma (dal possesso all'accesso). Forse una riflessione più ampia come quella della Ostrom potrebbe evitare che per il web si parli solo di ricerca di nuovi modelli di business (rigorosamente proprietari).

  4. acocella salvatore Rispondi

    Sono un ingegnere minerario che ha praticato poco, con nostalgia, questo mestiere. Mi interesso di ambiente da 20 anni e pensionato da 15 mi dedico quasi a tempo pieno. Compilai nel 1986 un libretto divulgativo sulle risorse naturali e nell 2000 uno sull'economia ambientale. L'economia è la mia seconda passione funzionale alla difesa ambientale. La tragedia dei "commons" è, in Itallia, del massimo livello. Basta vedere le coste della "bella Italia" nominata dal Presidente Napolitano che (evidentemente) la conosce poco. La tragedia dei commons va di pari passo con le "privatizzazioni" e l'ignoranza (appagata dalla TV monnezza) - non ci si offenda - del popolo italiano cui interessa solo il "mattone". Da venti anni sono attivo nella Legambiente locale (Valle dell'Irno - Salerno). Ci siamo consumati nella quasi totale indifferenza di popolo. Quali speranze? Ma non demordiamo..

  5. claudio Rispondi

    Anche nei nostri territori (Province di Trieste e Gorizia) esistono proprietà comuni, per lo più boschi e pascoli) definiti Comunelle, sulle quali vantano diritti le antiche famiglie dei paesi. Tuttavia i Comuni, negli anni scorsi, hanno tentato, spesso riuscendoci, di superare questo istituto riprendendosi per via amministrativa la proprietà su queste terre. Una politica a mio giudizio molto miope.

  6. mirco Rispondi

    Condivido i concetti espressi nell'articolo. Il credito e la raccolta del risparmio è un bene comune. La funzione bancaria deve essere libera dal condizionamento statale quindi essenzialmente formata da imprese private ma regolamentata talmente precisamente da non permetterle profitti finanziari ma solo profitti che le permettano di ampliare la funzione del credito e della raccolta del risparmio; similmente alla funzione dell'insulina nella determinazione del livello degli zuccheri nel sangue e la capacità del fegato di immagazzinare zuccheri e cederli alla bisogna. Oggi purtroppo si deve combattere con organismi finanziari privati più grandi di alcuni stati. L'articolo è molto chiaro sui beni comuni riferiti all'ambiente ma esistono anche beni comuni sociali e il credito e il risparmio lo sono. Aspettiamo solo che i governi e il G20 agiscanbo se ne avranno la forza.

  7. Salvo Rispondi

    Ostrom è in effetti un passo avanti rispetto allo stesso Williamson. Il fondatore della Nuova economia istituzionale è rimasto per lungo tempo bloccato sulla dicotomia Gerarchia - Mercato, perdendo così di vista altre forme non meno importanti di regolazione delle transazioni (o sarebbe meglio dire, dell'azione collettiva). E' soprattutto grazie a studiosi come Ouchi e Butler che i legami sociali, clanici, comunitari, sin sono fatti strada nell'ambito del filone teorico avviato da Coase e Williamson. Dopo tanta enfasi sul mercato, il premio assegnato a Ostrom e Williamson (come già avvenne con il nobel a Simon) mette ancora una volta al centro della riflessione economica il tema delle "organizzazioni".