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  1. Corrado Rispondi

    Ho letto alcune dichiarazioni di banchieri i quali sostanzialmente affermano che non esiste alcuna stretta creditizia e che, al contrario, non c'è nessuno che gli chiede di finanziare i propri investimenti. Nonostante abbia una certa prevenzione verso la sincerità dei banchieri, penso che in questo caso dicano la verità visto che è universalmente riconosciuto che esiste un problema di sovraproduzione dovuto al crollo della domanda e che quindi in questo momento non ci sia nessuno che debba investire per produrre e anzi tutti abbiano il problema opposto. Mi sembra quindi che continuare a pompare liquidità verso le banche serva esclusivamente a permettere a queste ultime di compiere operazioni prettamente finanziarie (es.finanziare il debito pubblico o compiere scalate) che non ha alcuna ricaduta sull'economia reale in mancanza di riforme che permettano una migliore redistribuzione del reddito. E' del tutto evidente, infatti, che fino a che la maggioranza degli occupati deve campare con 1000 euro al mese la domanda non può che rimanere depressa. Come la crisi in corso ha insegnato, infine, cercare di risolvere il problema invitando le persone ad indebitarsi lo aggrava solamente.

  2. MD Rispondi

    Mi sono domandato perché un policy maker che licenzia delle misure per far fronte ad un'emergenza si dovesse rammaricare a emergenza finita che esse non servissero più. In particolare mi sono chiesto se i motivi del rammarico potessero dipendere da tre circostanze: 1) Perché la mancata sottoscrizione dei T-Bs comporta l'impossibilità per il Tesoro di lucrare sullo spread tra costi della raccolta, attualmente bassissimi, e rendimento del prestito alle banche richiedenti? 2) Perché viene meno la possibilità di esercitare un controllo da parte dello Stato attraverso le clausole di sottoscrizione (peraltro da più parte auspicato durante la fase acuta della crisi e ora già dimenticato)? 3) Perché mina la credibilità politica dell'autore delle misure, di cui portano il nome? Ad oggi ho trovato una risposta unicamente al secondo quesito, contenuta nell'articolo di ieri sei ottobre del Prof Spaventa, pubblicato su "la repubblica", secondo cui "La motivazione dell`irritazione del ministro può dunque rinvenirsi solo nella circostanza che l`alternativa privata impedisce l`esercizio di una facoltà di controllo sui flussi di credito che i TB avrebbero consentito."

  3. luigi zoppoli Rispondi

    Intendo come sarcastico, giustamente sarcastico il senso dell'articolo. Forse, rimanendo intatto il ruolo assai appropriato riservato ai prefetti, il prossimo passo sarà quello di sostituirsi agli azionisti ed ai consigli di amministrazione delle banche per controllare il credito alle imprese. Banco di Sicilia e Banco di Napoli sono il giusto benchmark. E prefetto non so come si dica, ma benchmmark è parola inglese.

  4. lucio Rispondi

    Questa volta sono d'accordo con Bersani, se il governo vuole aiutare le imprese lo può fare in modo molto più semplice costringendo le amministrazioni pubbliche a pagare immediatamente i 60.000 miliardi di euro di debito e a effettuare tutti i pagamenti entro 30 giorni. In aggiunta, per invogliare le banche a concedere più prestiti alle aziende sane (le banche dovrebbero re-imparare a valutare le imprese), potrebbe finanziare in misura opportuna i consorzi che prestano fideiussioni aggiuntive per i finanziamenti alle imprese. Con i T-bond non si otterrebbe alcun risultato perché avendo un costo del 8,5% le banche dovrebbero dare prestiti alle aziende a tassi proibitivi del 12-13%. I prefetti facciano bene il loro mestire se ci riescono e lascino invece perdere cose che altri sanno fare molto meglio di loro.