Lavoce.info

L’ISTAT, LE RILEVAZIONI E UNA DISCUSSIONE SENZA DATI *

L’Istat ha affidato ad una società privata, tramite gara, alcune fasi della rilevazione delle forze di lavoro. Nulla cambia rispetto alla piena titolarità dell’indagine, che resta all’Istituto. Sempre Istat determina i contenuti e le metodologie della rilevazione ed effettua i necessari controlli di qualità in tutte le fasi del processo. La scelta ha comunque suscitato un acceso dibattito. Ma i problemi della statistica sono altri: dal continuo taglio di risorse che mette l’Italia all’ultimo posto per spesa pro-capite tra tutti i paesi europei alla scarsa flessibilità organizzativa.

I dati statistici hanno un ruolo così importante nelle decisioni collettive e individuali, nonché nell’influenzare la pubblica opinione, che è giusto che quest’ultima vigili su ciò che accade in un settore chiave per il funzionamento di una democrazia moderna. Quando però il dibattito si svolge non su dati di fatto, allora ci troviamo di fronte a un circolo vizioso che ha come unico risultato la perdita di credibilità della statistica. Sfortunatamente, ciò è accaduto nelle ultime settimane con riferimento alle statistiche sul lavoro.

I FATTI

Riepiloghiamo i fatti.

– Nel 2000 l’Istat decide di ristrutturare la rilevazione sulle forze di lavoro, che fornisce dati trimestrali sul numero di occupati, di disoccupati, eccetera Tra le numerose innovazioni introdotte, c’è quella di passare a una raccolta dati assistita da computer, gestita da rilevatori Istat con contratti co.co.co.

– Passano gli anni e la normativa cambia, rendendo sostanzialmente impossibile ricorrere a questo tipo di contratti per la pubblica amministrazione. Per non interrompere la fornitura dei dati, sono state quindi accordate all’Istat deroghe temporanee per stipulare nuovi contratti con i rilevatori e sono state studiate ipotesi alternative per la sola raccolta dei dati, tra cui la costituzione di una società a capitale pubblico. Tuttavia, il susseguirsi di interventi sulla norma che autorizzava l’Istat a costituire la società in questione ha determinato una situazione di incertezza, superata solo nel febbraio 2009, a quattro mesi dalla scadenza dell’ultima deroga per i contratti dei rilevatori.

– Consapevole della complessità della materia, l’Istat, in via cautelativa, aveva avviato nell’ottobre del 2008 una gara per l’affidamento a una società privata della sola fase di raccolta dati tramite computer per due anni. La gara viene espletata dopo che il consiglio dell’Istituto, nel giugno di quest’anno, aveva constatato l’estrema difficoltà di procedere alla costituzione della società in tempo utile per assicurare la continuità della produzione. A settembre, la società Ipsos viene dichiarata vincitrice della gara e vengono avviate le procedure tecniche per la transizione al nuovo assetto organizzativo, peraltro utilizzato in quasi tutti i paesi avanzati e già usato dall’Istat per altre indagini, che diventerà operativo nelle prossime settimane.

Quindi, cosa accadrà a partire da metà ottobre? Secondo quanto specificato nella gara avviata un anno fa, la società che procede alla raccolta dei dati è obbligata: a) a seguire le istruzioni tecniche e metodologiche dettate dall’Istat e a sottoporsi a un monitoraggio quotidiano della propria attività; b) a usare i computer e il software dell’Istat per garantire la privacy dei rispondenti e la sicurezza dei dati; c) ad avvalersi in via preferenziale dei rilevatori utilizzati dall’Istat corrispondendo un compenso adeguato. In sostanza:
– nulla cambia rispetto alla piena titolarità dell’indagine, che resta all’Istat, il quale ne determina i contenuti e le metodologie, procede al controllo quotidiano della qualità del lavoro sul campo, alla sensibilizzazione dei rispondenti, al rapporto con il territorio, all’elaborazione, validazione e diffusione dei dati, effettua i necessari controlli di qualità in tutte le fasi del processo;
– la rilevazione verrà svolta con regolarità, assicurando la qualità richiesta dagli standard nazionali ed europei;
– tutti i rilevatori precedentemente impegnati in questa attività continueranno, se vogliono, a svolgere il loro lavoro presso la società privata, con un corrispettivo adeguato e un contratto di due anni (una durata maggiore di quella precedentemente possibile a causa dei vincoli normativi).
Infine, l’Istat avvierà una commissione di studio per proporre soluzioni tecniche e normative che consentano all’Istituto e agli altri enti del Sistema statistico nazionale di svolgere le proprie attività di rilevazione dati al meglio ed in modo sostenibile.                     

L’INDIPENDENZA DELL’ISTAT

Bene, se questi sono i fatti, più volte spiegati con comunicati stampa e interviste, non si comprende perché si sia parlato di “esternalizzazione” dell’indagine sulle forze di lavoro, di presunti disegni volti a colpire l’indipendenza scientifica e organizzativa dell’Istituto, di cambi di strategia dovuti all’arrivo di un nuovo presidente. Anzi, considerato che la scadenza dei contratti dei rilevatori avrebbe senz’altro determinato non solo l’interruzione di un servizio centrale per la collettività, ma anche la perdita di reddito per molte famiglie, la soluzione adottata dall’Istat sembra, alla luce di una serena valutazione dei fatti, la migliore possibile fra le alternative concretamente praticabili.
L’Istat ha operato, e continuerà a farlo, anche a fronte di stringenti vincoli normativi e organizzativi, in piena autonomia scientifica e indipendenza per assicurare al paese la fornitura di informazioni vitali, soprattutto in questo momento, prodotte con trasparenza, integrità professionale e spirito di servizio. Se anche coloro i quali hanno sfruttato questa occasione per farsi pubblicità o per altri scopi, per quanto legittimi, si fossero attenuti agli stessi principi forse avremmo evitato tanta confusione che certo non aiuta a concentrarsi sui veri problemi della statistica – quali il continuo taglio di risorse che ci pone all’ultimo posto per spesa pro-capite tra tutti i paesi europei o la scarsa flessibilità organizzativa – e mette a rischio l’immagine della statistica agli occhi dei cittadini, la cui collaborazione è fondamentale per ottenere dati di qualità. L’Istat e il suo personale svolgono quotidianamente e lealmente il proprio lavoro al servizio del paese: dibattiti superficiali e disinformati su questioni così complesse e delicate sono l’ultima cosa di cui si sente il bisogno.

* Presidente dell’Istituto Nazionale di Statistica

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Dati sul Covid: possiamo fidarci dei paesi autoritari?

Precedente

IL GIOCO DI PECHINO NELLA PARTITA DEL CLIMA

Successivo

IL RIMPATRIO

  1. ciro daniele

    Francamente il dibattito sulla esternalizzazione di alcune indagini dell’Istat mi sembra più di natura sindacale che scientifica. Non vedo nulla di male nell’affidare ad una società privata alcune fasi della produzione di un servizio di rilevanza pubblica, se questa scelta porta ad una maggiore efficienza ed a minori costi per la collettività. Quello che conta è che il controllo dell’indagine e la proprietà dei dati resti saldamente nelle mani di un organismo qualificato ed indipendente. In fondo, nessuno si scandalizza se la maggior parte dei componenti della propria auto, di marca X, sono costruiti o assemblati da altre ditte (che generalmente riforniscono contemporaneamente più marche concorrenti). L’importante è che progetto e controllo di qualità siano curati dalla casa automobilistica che abbiamo scelto. Sarebbe molto più preoccupante se l’Istat avesse affidato la pulizia dei propri locali ad una impresa che non garantisca l’immediata distruzione dei dati e delle informazioni riservate che finiscono inevitabilmente nel cestino di qualsiasi funzionario.

  2. ciro daniele

    Sarebbe molto più preoccupante se l’Istat avesse affidato la pulizia dei propri locali ad una impresa che non garantisca l’immediata distruzione dei dati e delle informazioni riservate che finiscono inevitabilmente nel cestino di qualsiasi funzionario.

  3. Antonio

    Il presidente ha giustamente precisato che non è stata esternalizzata l’indagine, bensì solo una fase di essa. Alcune domande su questa riorganizzazione: 1) la riorganizzazione che ha descritto implicherà un effettivo risparmio per la Pubblica Amministrazione sui costi complessivi dell’indagine rispetto all’attuale assetto organizzativo? Se sì, di quale entità sarà tale risparmio? Credo sia un’informazione importante vista la carenza di risorse. 2) Il costo per l’acquisto e la manutenzione dei computer necessari per la rilevazione continueranno ad essere a carico dell’ISTAT o di tale voce di spesa si occuperà IPSOS? 3) sembra quasi che la probabilità di una qualche inadempienza da parte della società vincitrice sia nulla. Sicuramente, l’ISTAT avrà a disposizione degli strumenti per sanzionare eventuali inadempienze. Tuttavia, si è riflettuto circa la gravi conseguenze che deriverebbero di queste? Se ci si dovesse accorgere ex-post che il servizio offerto non è affidabile e si creano le condizioni per rescindere il contratto, nel frattempo che si bandisce la nuova gara, chi svolgerà le interviste? La ringrazio in anticipo per le risposte.

  4. Giorgio Sirilli

    L’articolo di Giovannini è un esempio di come vanno affrontati i problemi: mettendo sul tavolo i fatti e discutendoli pacatamente. Questo metodo dovrebbe essere adottato da tutti in un paese in cui troppo spesso si alimentano futuli polemiche invece di affrontare la dura e complessa realtà.

  5. Rino

    Chi ha un minimo di dimestichezza con l’esternalizzazione sa che per qualche tempo le specifiche ed i capitolati possono essere chiari e controllabili da chi esternalizza. Dalla seconda tornata contrattuale, inevitabilmente la competenza dell’appaltante scende e la ricerca di efficienza dell’outsourcer porta allo scdimento del livello di servizio. Dato che in questo caso il valore dei risultati è di tutti noi e non di una azienda, è legittimo porsi alcune domande sul tipo di indipendenza della società affidataria, come avviene la certificazione del campione, e come è noto come si intende utilizzare il risultato della ricerca. Poi perchè partire proprio con una rilevazione di questa delicatezza?

  6. Alessandra

    Il discorso, per come è esposto, ha una sua logica, che però mi sembra cada su un punto preciso, i 317 dipendenti. mi chiedo come sia possibile, per una ditta esterna assumere dei lavoratori, con un contratto di due anni (di che natura? ancora di collaborazione, a tempo determinato? con uno stipendio adeguato: a cosa?) che a parole, sembra un miglioramento a vantaggio dei dipendenti rispetto alle condizioni precedenti. se allora l’ISTAT verrà a spendere di meno, come è possibile che la ditta privata mantenga tutti gli standard di qualità della raccolta dati e il trattamento contrattuale dei dipendenti ad un prezzo così concorrenziale? una seconda domanda: ma l’IPSOS non si occupava solo di ricerche di mercato? mi sembra che sia un campo completamente diverso rispetto al monitoraggio.

  7. Marco Di Marco

    In uno dei commenti precedenti all’articolo di Giovannini si suppone (ma su quali dati di fatto?) che l’outsorcing, dal secondo anno in poi, si rivela necessariamente un flop, per un problema di tipo "principale-agente". Nel caso in esame, tuttavia, il controllo della qualità nel tempo è facilitato da due ragioni molto banali. La prima è il passaggio di competenze garantito dall’impiego preferenziale dei rilevatori già esperti e dal fatto che l’impianto metodologico della rilevazione è interamente a cura dell’Istat. La seconda ragione è che i risultati ottenuti da Ipsos saranno ovviamente confrontati con quelli ottenuti in passato (e questo avverrà con continuità nel tempo). Eventuali cadute di qualità (attendibilità, rappresentatività etc.) verrebbero immediatamente notate: 1) dagli statistici dell’Istat che li utilizzano per produrre indicatori sul mercato del lavoro, 2) dagli organismi internazionali che controllano la qualità delle indagini Istat (Eurostat), 3) dagli utenti qualificati dei dati (università e centri di ricerca. L’importanza pubblica della rilevazione è tale che eventuali cadute di qualità dei dati non passerebbero certo inosservate.

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén