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QUANDO VA SOTTO ZERO IL TASSO UFFICIALE

Tassi di interesse nominali negativi sono tecnicamente possibili. E infatti la banca centrale di Svezia ha portato il proprio tasso ufficiale a -0,25. Generalmente è una decisione inutile, perché in quel caso gli agenti preferiscono tenere la moneta invece di utilizzarla per alimentare prestiti e investimenti. Tuttavia, la Bce potrebbe tassare le riserve bancarie. Ma è il momento giusto per farlo, proprio quando si è cercato in tutti i modi di sostenere i bilanci delle banche? Uscire da una trappola della liquidità non è evidentemente un percorso semplice.

 

I tassi d’interesse possono essere negativi? Sembrerebbe assurdo. Eppure la Riksbank, la banca centrale della Svezia, ha da poco deciso di portare il proprio tasso ufficiale a -0,25 per cento: una decisione storica.

POSSIBILI, MA INUTILI

In realtà, non c’è niente di esotico né illogico nel fissare i tassi d’interesse a valori negativi. In particolare nel caso della decisione della Riksbank, il tasso d’interesse di cui si parla è quello che le banche pagano per detenere depositi presso la banca centrale. Fissato a un valore negativo corrisponde semplicemente a una tassa: le banche devono pagare un’imposta se vogliono detenere le loro riserve presso la Riksbank invece che immetterle nel circuito del credito per finanziare mutui alla famiglie e prestiti alle imprese. Niente di strano quindi, considerato anche che i rapporti tra banca centrale e banche sono essenzialmente privi di rischio (quindi i tassi di interesse non includono un premio per l’incertezza). Non avremo, per esempio, depositi bancari sui quali sono le famiglie a dover pagare un interesse alla banca invece che essere remunerate.
Quando applicati a mutui e prestiti a famiglie e imprese, tassi di interesse negativi sono considerati solitamente un assurdo (anche perché tendono a incorporare un premio per il rischio). Per capire perché, supponiamo che il tasso sia del -1 per cento. Questo vorrebbe dire che se ricevo un mutuo di 100 euro per comprare la casa, dovrò restituire 99 euro. Niente male, ma irrealistico: chi mai presterebbe soldi a queste condizioni? Sarebbe più conveniente tenerli sotto il materasso, dove almeno renderebbero zero, che è sempre meglio di -0,01. Ecco perché il livello zero è considerato solitamente un limite inferiore per i tassi di interesse. A quel punto per nessuna banca centrale avrebbe senso abbassare i tassi sotto lo zero: non perché la cosa non sia possibile tecnicamente, ma perché sarebbe del tutto inutile. Ogni euro in più stampato dalla banca centrale con l’obiettivo di stimolare l’economia sarebbe trattenuto dagli agenti sotto forma di moneta e non servirebbe ad alimentare prestiti e investimenti. Questa situazione di stallo si chiama tecnicamente trappola della liquidità.

COME USCIRE DALLA TRAPPOLA

Come si esce da una trappola della liquidità? Pensandoci meglio, i tassi di interesse che contano per le decisioni di spesa e investimento non sono quelli nominali, espressi in euro, bensì quelli reali, cioè aggiustati per l’inflazione attesa (lungo l’orizzonte di rimborso del prestito). Perciò se una banca centrale riesce ad alimentare aspettative di inflazione, per esempio annunciando che i tassi saranno mantenuti a zero anche in futuro quando ci si aspetta che l’economia sia uscita dalla recessione, può generare tassi di interesse reali negativi e contribuire al rilancio dell’economia. Questa strada è più complicata di quanto sembri: quanto è credibile una banca centrale che cerca di suscitare aspettative di più alta inflazione quando negli ultimi venti anni non ha fatto altro che cercare di imparare faticosamente il mestiere contrario?
Con più fantasia, poi, si può fare di più. Èproprio vero che i tassi di interesse nominali non possono essere negativi? Si è detto che ciò è tecnicamente possibile ma inutile, perché gli agenti preferirebbero tenere la moneta sotto il materasso. A meno che, però, il rendimento della moneta stessa (considerato solitamente zero) venga in qualche modo alterato. Supponiamo che una mattina il governatore della banca centrale annunci improvvisamente che entro un mese tutte le banconote la cui serie termina con il numero 8 perderanno valore legale. Poiché le banconote in circolazione il cui numero di serie termina con 8 sono in media il 10 per cento, questa semplice operazione equivale ad abbassare il rendimento della moneta da zero a -10 per cento. (1) Tutto questo con un semplice annuncio a costo nullo. Se quindi la banca centrale decidesse di abbassare il tasso ufficiale di sconto per esempio a -2 per cento, gli agenti preferirebbero prestare i soldi a questo tasso piuttosto che tenere la moneta sotto il materasso. Un’alternativa, suggerita da un mio studente a lezione, sarebbe quello di richiedere a tutti i possessori di certe banconote di passare in posta perché siano timbrate con un bollino. Il risultato sarebbe simile.
C’è da chiedersi ovviamente se una banca centrale avrebbe mai il coraggio politico di decidere una tale misura. Ma se l’analogia fra tasso di interesse negativo e tassa illustrata sopra rimane valida, ci sarebbe forse una strada più semplice per la Bce: tassare le riserve bancarie, che altro non sono che il “materasso” delle banche. Ma ancora: è un buon momento per tassare le banche, proprio quando si è fatto di tutto per sostenerne i bilanci? Evidentemente uscire da una trappola della liquidità non è un percorso così semplice.

(1) Si veda http://gregmankiw.blogspot.com/ per una discussione.

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UN’ECONOMISTA RIGOROSA E CORAGGIOSA

  1. giacomo vannucchi

    L’idea della moneta deperibile e, in particolare, quella di teorizzare che i possessori di banconote potrebbero essere costretti ad apporre un "bollo" periodico su di esse, risale, a quanto mi pare di ricordare, a Silvio Gesell, citato anche da Keynes nel Trattato sulla riforma monetaria e nella Teoria Generale.

  2. Virginio Zaffaroni

    Pensavo se non fosse giusto introdurre nel ragionamento un aspetto rimasto sullo sfondo, ma che potrebbe essere dirimente, e cioè la distinzione tra offerta e domanda di credito. La tesi prevalente che leggo sui quotidiani è quella di un credit crunch, cioè di "braccini corti" delle banche nell’offerta di credito. La mia impressione è che ciò che conta ancor di più oggi è la contrazione della domanda delle imprese causa "animal spirits" finiti sotto le scarpe. Questo sarebbe l’argomento decisivo circa l’inutilità di applicare tassi nominali negativi ai depositi in BCE e nel contempo tassare pure le riserve ("il materasso"). Quand’anche le banche fossero in tal modo spinte a offrire credito il cavallo-impresa non berrebbe comunque. Con buona pace per i bilanci bancari. Mi chiedo quindi se non sia opportuno "misurare" al meglio possibile le dinamiche in corso sul mercato del credito tra domanda e offerta come presupposto per le considerazioni sui tassi.

  3. mirco

    Considerato che nella situazione attuale il problema non è la mancanza di domanda di credito da parte delle imprese ma la decisione delle banche di non concederlo, il tasso negativo inteso come tassa che le banche devono pagare sui soldi tenuti nei "loro materassi" mi sembra una ottima idea. Ma occorre un’altra cosa: domare i colossi bancari con dimensioni finanziarie maggiori di quella degli stati. Questo è il vero problema che è un ricatto nei confronti del sistema economico, della democrazia e dei popoli. Quello cui stiamo assistendo è un fenomeno che io chiamerei feudalesimo finanziario, un pò come al tempo in cui un duca vassallo del re era più potente del re stesso (re che è identificabile nella banca centrale).

  4. Giuseppe Tedeschi

    Ma scusate la riserva delle banche, la c.d. "riserva frazionaria", non consiste nell’esigua misura del 2% dei liquidi posseduti da una banca? E’ il caso e, soprattutto, è utile tassarli?

  5. Annarita Tonet

    L’idea della Riksbank ha una logica: incentivare le banche a non detenere liquidità presso la Banca centrale stessa, ma a immetterla nell’economia. Tuttavia, sarebbe interessante capire come e se questo stimolo che parte dalla Riksbank si trasmetterà all’economia reale: in sostanza, le banche aumenteranno i prestiti alle famiglie e alle imprese? Non troveranno, invece, impieghi alternativi per i loro fondi, come l’investimento i titoli o altro? Rileva qui, mi pare, il problema dell’asimmetria della politica monetaria: quando i tassi di interesse vengono aumentati, l’effetto restrittivo sull’economia è piuttosto certo; quando invece vengono ridotti, non è altrettanto certo l’effetto espansivo della manovra sull’economia reale. Ciò accade perchè sono molti i fattori che influenzano le decisioni di consumo e di investimento degli operatori economici, tra cui le aspettative, e non solo il costo del denaro. Quando i tassi nominali sono già molto bassi (come in questo caso, di liquidity trap) e nulla si muove nell’economia reale, non è forse il caso di guardare ad altre manovre di politica economica anzichè puntare ancora sulla leva monetaria? Che ne pensa? Annarita Tonet

  6. Antonio Salvati

    Il tasso di interesse agisce sostanzialmente come un ottimo freno all’economia ma non è altrettanto efficace come accelleratore, e tuttavia, mantenere il livello basso dei tassi è una condizione essenziale alla ripresa economica. Il problema è nei processi di trasmissione del tasso dalla bce all’utente finale cioè colui che richiede credito! Quest’ultimo passaggio è più lungo e richiede tutta una serie di aggiustamenti! Il problema fondamentale oggi è riuscire ad uscire dalla crisi mantenedo invariati il livello dei tassi. In altri termini così come è stato creato il sistema economico europeo un basso livello dei tassi di interesse è una condizione essenziale e loè ancora di più se consideriamo che stiamo uscendo dalla crisi ricorrendo al debito contratto a tasso variabile con spread anche di 3 punti sull’euribor!

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