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A CHE PUNTO È LA CRISI

I nuovi dati sull’andamento dell’economia mondiale mostrano segnali di ripresa della produzione industriale, del commercio e dei mercati azionari. Ma è presto per l’ottimismo perché la crisi resta grave. Come si può vedere dal confronto tra gli indicatori di oggi e quelli del periodo della Grande Depressione. Grafici su produzione mondiale, mercato azionario, scambi globali, produzione industriale di 12 paesi.

Che cosa ci dicono i nuovi dati disponibili?
La produzione industriale globale mostra chiari segnali di ripresa.
È una differenza netta con quanto accaduto nella Grande Depressione, quando il declino della produzione industriale proseguì per tre interi anni. Ma il problema di oggi è: si materializzerà una domanda finale per questa produzione in crescita? Oppure la spesa al consumo, in particolare negli Stati Uniti, rimarrà debole? In questo caso, la maggiore produzione finirebbe in scorte, imponendo alle aziende una successiva riduzione: il risultato sarebbe una recessione a doppio minimo.
Le borse di tutto il mondo hanno registrato una netta ripresa dall’inizio dell’anno. Tuttavia, la perdita di ricchezza sui mercati azionari rimane maggiore, in proporzione, di quanto registrato in una fase della Grande Depressione comparabile a quella attuale.
La spirale negativa dei volumi del commercio mondiale si è ridotta, e l’ultimo mese per il quale sono disponibili dati (giugno) mostra un modesto rialzo. Ma il crollo del commercio mondiale, ancora oggi, resta enorme rispetto a quanto avvenuto nel corso della Grande Depressione.

Figura 1 – Produzione industriale mondiale, prima e oggi

Figura 2 – Mercato azionario mondiale, prima e oggi

Figura 3 – Volume degli scambi mondiali, prima e oggi

Figura 4 – Produzione industriale, 4 maggiori stati europei, prima e oggi

Figura 5 – Produzione industriale, 4 paesi non europei, prima e oggi

Figura 6 – Produzione industriale, 4 paesi europei minori, prima e oggi

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UN’ECONOMISTA RIGOROSA E CORAGGIOSA

12 commenti

  1. Tommaso G.

    Grazie per i bellissimi e autoesplicantesi grafici. Una prima considerazione che viene in mente leggendoli e che oggi alcuni tempi potrebbero essere ridotti, grazie al più veloce scambio di informazioni. E’ invece impressionante vedere come il ritmo del calo della produzione abbia dei tempi analoghi oggi a quelli di 80 anni fa. Grazie ancora.

  2. Mario Bolzonello

    Come ci può essere una ripresa stabile se aumenta la disoccupazione e quindi il reddito delle famiglie diminuisce e di conseguenza i consumi? L’aumento del mercato azionario è frutto del medesimo meccanismo che ha portato alla crisi; finché non si cambierà la finanziarizzazione dell’economia e la subordinazione legislativa e istituzionale ad essa (leggi USA e della CEE – persino il bilancio d’impresa si fa ai valori di mercato) non cambierà la situazione. La politica deve riprendere il controllo dell’economia e dei mercati come é avvenuto dopo la grande crisi fino agli anni ottanta. Facile a dirsi poiché i cambiamenti devono essere profondi: di mentalità (senso civico e solidarietà invece di individualismo sfrenato e avidità); di persone oneste e capaci di gestire le istituzioni; prospettiva di lungo periodo, di forze politiche ecc. Basta aver letto due libri: 1)" con i soldi degli altri" di Luciano Gallino e "la coscienza di un liberal" di Paul Krugman e ci si renderà conto di quale situazione ci troviamo ad affrontare.

  3. Franco Musmeci

    Non sarei così pessimista come il commentatore che mi ha preceduto. La sua è una visione statica della realtà economica. Credo che si debba aver fiducia nella distruzione creativa che sempre apporta una grave crisi od una guerra. La produttività del lavoro dovrebbe incrementare almeno nella prima fase della ripresa in maniera drammatica, con il costo del lavoro fermo e tassi d’interesse al minimo. Tutto dipende dalla capacità dei governi di sovvenzionare i disoccupati, ridurre le tasse sui redditi individuali ad apportare quelle modifiche legislative che evitino il ripetersi del tracollo finanziario ed ovviamente ridurre gli sprechi nella spesa pubblica .

  4. Giuliano N.

    Una cosa mi ha colpito particolarmente: sembra che nei primi mesi della crisi del ’29 a dispetto del calo nella produzione industriale, gli scambi commerciali ed il mercato azionario aumentino in modo consistente.
    Qualcuno sa spiegare perchè?

  5. Attilio Melone

    Complimenti per la decisione di pubblicare i grafici di confronto con il periodo post crisi del ’29’ . Essi vanno, naturalmente, presi con le molle, perché la struttura economica, tecnologica e politica del mondo è totalmente diversa. Purtroppo non è possibile introdurre paragoni per Paesi come Cina, India e via discorrendo o tener conto dei cambiamenti strutturali avvenuti in Paesi come l’Italia. Di norma, la gente non sa leggere i grafici (lo sanno bene i gestori di quasi tutti i fondi d’investimento che manipolano le scale facendo apparire quello che non è), ma, se si sta attenti, qualcosa si ricava ed il primo risultato è che l’Italia non sta affatto bene. Il rischio è che regredisca proprio la sua struttura produttiva. Sarebbe utilissimo un indicatore che misuri la domanda di posti di lavoro qualificati (per mansione, non per titolo di studio richiesto), prima e dopo la crisi. Dopo averlo letto, si dovrebbe ragionare con attenzione. Purtroppo si preferisce fare propaganda e premere sulla leva dell’ottimismo, sperando che serva a renderci produttivi e competitivi nei settori che contano… Mi sembra una speranza un po’ azzardata, stile bolla….

  6. Giovanni Chisari

    Quale giornale devo leggere per essere certo che nessun idiologismo partitico mi venga propinato come pura informazione?

  7. Francesco

    Proprio oggi quel grande Mago (il più buffone che vi viene in mente) che risponde al nome di Ben Bernanke ha dichiarato al mondo che la recessione negli Usa è finita. Cavolo che rapidità! Che bravi questi maghetti della Fed, in soli due anni sono già riusciti a raddrizzare una barca (l’economia Usa) ormai affondata per tre quarti nell’oceano dell’avidità e della speculazione senza freni (che ovviamente nel frattempo continua come se nulla fosse accaduto). Da dove arriverà il sostegno alla domanda aggregata che dovrebbe smuovere l’economia Usa ma anche quella europea, il nostro Mago purtroppo non ce lo dice. Ecco, Bernanke è un tipo di economista (ma c’è ne anche in Europa) che vorrei fosse destinato all’estinzione. Io sono ottimista (ci provo tutti i giorni), ma non sono scemo e cerco di osservare la realtà e di capire. Lui o forse dovrei dire, loro, sembrano invece degli ottimisti, ma scemi (o forse in malafede o incapaci) che non vedono o fanno finta di non vedere. Per risolvere i problemi occorrerebbe prima averli capiti e poi aver voglia di risolverli. Putroppo sono entrambi elementi mancanti.

  8. Francesco Burco

    Stiamo assistendo all’ennesimo abbaglio indotto dalla creazione abnorme di moneta che il gotha mondiale ha messo in campo per fronteggiare la crisi. Peccato che la crisi affonda la sua radice nell’abnorma creazione di moneta. Siamo alla negazione stessa dell’economia di mercato. Siamo al dirigismo più bieco e alla manipolazione delle menti, aiutata dalla sempre maggiore capillarità e integrazione dei media. Presto o tardi la crisi tornerà più potente di prima.

  9. Antonio Aghilar

    Giovanni Chisari pone una domanda legittima ed affatto banale.Come fare a capire da che parte stia la verità? A mio modo di vedere le cose, nessun articolo può sostituire la conoscenza fornita da un buon libro di Macroeconomia (basta un qualsiasi testo universitario). Poi ci si deve mettere l’intelletto. L’Osservazione della realtà (i grafici sono questo) e l’interpretazione dei dati rilevati, alla luce di quanto già sappiamo sul funzionamento del sistema. Last but not least, il buon senso, quello cioè che dovrebbe imporre a tutti (compresi i giornali che riportano le dichiarazioni) di fare le dovute distinzioni tra Bernanke in quanto economista e Bernanke in quanto Presidente Fed. La Fed è la Fed. Il Mondo reale è un’altra cosa…Il Mondo reale-i Governi-hanno ora il compito di stimolare (attraverso opportune rimodulazioni dei sistemi fiscali ed incentivi) una gigantesca ri-allocazione delle risorse, dalle rendite finanziarie alla produzione reale (di beni e/o servizi) ed all’interno di questa, dalle produzioni a meno contenuto tecnologico a quelle più innovative, utilizzando come catalizzatore il cambio di Paradigma fornito dalla Green Economy e dalla digitalizzazione delle PA.

  10. mauro musetti

    Grazie per i grafici, che illustrano l’ attuale situazione chiaramente, anche ad uno che di economia sa quasi nulla, come me. Mi sembra di capire che, dopo essere precipitati in un baratro profondo centro metri, ora ci si sia arrampicati per un metro nella risalita. Quindi tutto lo sbandierato ottimismo di banche e governi sia solo, in verità, una tenue speranza.

  11. roberto boschir

    Articolo illuminante. In un lavoro simile fatto da 2 ricercatori della Banca d’Italia si mettevano a raffronto anche le altre 2 gravi crisi del dopoguerra: il risultato era simile. Quella che stiamo vivendo è la più profonda dal ’29. Venendo ai dati è chiaro che la ripresa della produzione è legata ai paesi che nel ’29 non contavano. Cina, India, Brasile, ecc. Siccome però, ancora e per i prossimi anni, buona parte del futuro dipende dai consumi USA, le prospettive sono assolutamente critiche. I consumatori americani dovranno ridurre i loro debiti perché il credito è razionato. Quindi potranno consumare poco. Proprio gli USA stanno cercando, con la progressiva forte svalutazione, di trovare fuori domanda per le loro merci (e ridurre domanda interna per le merci estere!). Quindi l’America non potrà essere la locomotiva e sperare che siano le economie emergenti a subentrare agli USA è irrealistico, dato il loro contenuto peso specifico. La vedo dura!

  12. imerio legnaro

    Ottima elaborazione. Mi viene da pensare che le aziende strutturate reggeranno, grazie alla riduzione drastica dei costi e ai sostegni pubblici. Meno bene per le fasce deboli che stanno sostenendo il sistema con le loro riduzioni di entrate stringendo la cinghia. Tra un pò il rientro dei capitali acquisterà a sconto titoli immobiliari e azionari traendone nel medio periodo elevate plusvalenze.

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