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  1. bellavita Rispondi

    Giusta analisi: in un'azienda familiare si premia la continuità, la solidità, la fiducia, in una quotata in modo volatile il risultato a breve, e quindi anche la speculazione l'azzardo, la truffa. Per fare un esempio, dubito che la banca Sella si faccia trascinarre in "giochi angloamericani". Non si può pensare di tornare al capitalismo familiare e neanche a moltiplicare i controlli. Ma quanto meno esigere che chi deve controllare (le società di rating) non facciano anche la consulenza,e, possibilmente , non siano pagate dal controllato ma da un organismo tipo Consob, finanziato con una tassa da applicare a tutte le quotate. Mentre parliamo di Consob, mi colpisce che si sia consentito in Italia di fondere la società acquirente con quella acquistata, trasferendole il debito fatto per l'acquisto: Recessi ce ne sono stati pochi perchè a tenere alte le quotazioni al momento dell'assemblea provvedevano le banche che avevano prestato i soldi per l'arrampicata. Ma , in caso di fallimento, questa pratica intergruppo manda tutti in galera.

  2. Federico Parmeggiani Rispondi

    La lettura dell'interessante analisi del prof. Enriques, condivisibile in ogni sua parte, mette finalmente in luce come molte delle disfunzioni e degli abusi del sistema finanziario che hanno dato vita a questa crisi dipendono in larga parte da forme di intervento del potere pubblico nella finanza distorsive o addirittura tacitamente conniventi con la tanto citata avidità dei manager e dei soggetti privati. Sarebbe quindi opportuno che il regolatore in primis facesse autocritica (specie nei sistemi anglosassoni appunto) e traesse spunto dai propri errori. Una domanda che mi suscita questa attenta riflessione è: posto che le sanzioni del mercato e i sistemi di incentivi sulle retribuzioni si sono rivelati in larga parte inefficaci, quale forma e quale ruolo dovrebbero ora avere le sanzioni pubbliche? Sarà finalmente possibile in questo clima approntare un public enforcement più incisivo nei mercati finanziari?

  3. alberto tomat Rispondi

    Chiedo venia se le mie proposte appariranno banali agli occhi degli esperti: 1) perchè non collegare i bonus dei dirigenti a risultati di più lungo tempo, per esempio la media del valore delle azioni o dei risultati di bilancio negli ultini tre anni? Viste le retribuzioni possono sopportare di ricevere i bonus qualche tempo dopo; 2) Perché non prevedere per i prodotti finanziari collocati presso i risparmiatori, tutele simile a quelle previste per i "consumatori" di beni strumentali?

  4. luigi zoppoli Rispondi

    Chiarissima l'analisi. Ritengo che l'intervento del Prof. Enriques sia molto più articolato e completo. Mi farebbe piacere sapere se ha esaminato la modalità di armonizzare l'attività di controllo degli azionisti con le esigenze della gestione. Se ci fosse la possibilità di attingere ad ulteriore materiale, sarei davvero lieto di saperlo. luigi zoppoli

  5. antonio p Rispondi

    Mancando manager capaci, le banche subiscono il drenaggio di fondi sempre maggiore delle società in fallimento tecnico, ma salvate con iniezioni di denaro fresco delle banche che però si rifiutano di farle fallire per non perdere i soldi e la faccia. In italia le banche, per legge, non possono fallire nel resto dell'ertopa possono! Ma le leggi le fanno le banche in alleanza coi Poteri Forti delle societa fallite come Fiat; Telecom ed il Gruppo Debenedetti, Benetton etc.etc.

  6. mdamore Rispondi

    A me sembra che non sia davvero chiaro l´effetto di performance pay sul comportamento dei managers e quindi sui risultati dell´impresa. Almeno per me in questa crisi non è stato chiaro. Se l'argomento, teoricamente valido, è quello di allineare gli incentivi dei managers agli interessi degli azionisti (che in un mondo a la Berle&Means sono troppo piccoli per controllarli), empiricamente sembra che il risultato sia ben piu ambiguo (e infatti anche la letteratura non é del tutto concorde sull'efficacia di tali strumenti). Da un lato si sono visti risultati positivi che hanno alleviato il problema di agenzia, ma in buona parte questi strumenti hanno creato un empire-building impressionante tutto basato sulla presa di rishio. E per larga parte gli azionisti erano o all'oscuro o male informati. Secondo me il punto centrale é creare maggiore accountability (ad esempio condizionando di piu l'uso di bonus e performance pay a una maggiore erogazione di informazione) e indurre un maggior ruolo dei boards nel processo decisionale.