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  1. Marco Pulici Rispondi

    Quando vedo programmi di informazione quali Ballarò o Anno Zero ad esempio, mi rendo conto che gli interventi più equilibrati ed interessanti per i contenuti,sono quelli dei cosidetti tecnici che intervengono di solito in collegamento.D'altro canto sono spessissimo interrotti o addirittura zittiti dai politici presenti in studio.Questa cosa mi fa arrabbiare perché mi priva della possibilità di capire qualche cosa di piuù soprattutto su argomenti di natura economica. Mi sono sempre chiesto, in effetti, perché i conduttori non intervengono con maggior decisione in tali frangenti ma soprattutto perché i politici anziché attaccare con arroganza non si avvalgano invece della collaborazione di persone che ne sanno più di loro,al fine di risolvere i problemi veri del paese.

  2. francesco petrarca Rispondi

    Caro professor Persico, le rispondo con una domanda molto diretta: ma perché non propone all'intera redazione della voce di candiarsi e fare un partito politico?! Fatelo voi il partito no!? Siete voi che dovete combattere la casta, che sapete che cosa dovrebbe essere fatto. Mi perdoni la provocazione: e' colpa delle persone come voi che l'italia va cosi' male. Perché siete voi che dovreste mettervi d'accordo e comandare il paese. Dopotutto quello che in Italia manca non sono le persone con un livello alto di education--sono appena tornato da due anni di master in america e ne ho conosciute tantissime. Mancano "tecnorati" con la volonta' di impegnarsi seriamente in politica con le capacità di leadership e creazione del consenso. O forse mi sbaglio: la verità alla fine è che nessun professore italiano con stipendio di 200 mila dollari all'anno e un contratto in una fancy ivy league sarebbe disposto a rinunciare a questo per la difficile e volatile strada della politica, per un paese senza speranza come l'italia.. Aspetto con ansia la sua candidatura. Un Diessino arrabbiato.

  3. adriano de ambrosis Rispondi

    In Spagna a Madrid, presso la Universidad CARLOS III, dove ho frequentato il Master in diritto dell'Unione Europea e, dove viene applicato il cosiddetto sistema di Bologna per il riconoscimento dei profili studiorum e accademici, ho avuto modo di vedere quale passione, volontà e dedizione hanno gli studenti "latino americani" e in modo particolare messicani. Laddove una volta conseguito il titolo di dottore questi ragazzi hanno l'obbligo di ritornare nella loro patria e lavorare presso le istituzioni universitarie dei loro Paesi per un certo numero di anni. Per inciso, io sono Sardo, ho potuto studiare all'estero grazie alle sovvenzioni del programma Master and back della Regione Sardegna voluto e promosso dall'allora Presidente Renato Soru del Centro sinistra.

  4. Dario Monti Rispondi

    Leggo con molto interesse l'articolo di Persico ma penso che il problema politica italiana non sia una classe politica impreparata: per fare un esempio, di Andreotti se ne sono dette e scritte di tutti i colori, ma di certo non si può dire che la sua non sia una mente ben al di sopra della media. Ma allora, qual è il problema: io credo che alla base di tutto ci siano le logiche clientelari alla base della democrazia rappresentativa. Lo scambio è alla base del consenso: la ricerca del consenso presuppone logiche poco attente all'interesse generale e troppo inclini verso interessi di parte. Naturalmente un ruolo enorme giocano i mezzi di informazione, che possono muovere a proprio piacimento l'opinione pubblica. Ma è il sistema del consenso che premia logiche poco utili all'interesse generale, troppo spesso perdente rispetto a quello particolare. Il popolo italiano ama trovare a tutto questo un alibi, quello di una classe politica non all'altezza, salvo prestarsi sempre a questo tipo di logica. La domanda allora è: si può andare oltre la rappresentanza, muoversi verso nuove forme di democrazia che presuppongano una diversa ricerca del consenso?

  5. Lucia Vergano Rispondi

    Personalmente, non ritengo che un buon politico debba necessariamente essere un buon tecnico. Ciò che, a mio avviso, dovrebbe contraddistinguere un buon politico è una certa idea di societaà e dei principi fondamentali su cui si fonda. Certamente, possedere un curriculum studiorum di elevato livello giova all'esercizio della professione di politico, come e forse più di qualsiasi altra professione: un ampio bagaglio culturale favorisce lo sviluppo di capacitaà critiche indispensabili per analizzare e comprendere i complessi fenomeni che caratterizzano la società contemporanea. Tuttavia, nulla vieta che un buon politico, dotato di una propria, solida, concezione della società, si affidi a tecnici di elevato profilo per individuare le migliori politiche, economiche ma non solo, necessarie per conseguire gli obiettivi politici che si propone. Non conosco la realtà messicana a sufficienza per esprimere un parere in merito ma, per quanto riguarda la realtà italiana, credo che in questo momento si sconti pesantemente l'assenza di una classe dirigente in grado di proporre una idea di società e di circondarsi di tecnocrati di alto profilo.

  6. andrea forni Rispondi

    La bonarda è un ottimo vino pavese (Lombardia-Italia, ancora). Due esempi la cui soluzione farebbe quasi un programma di partito e di governo: 1) la selezione dei politici, 2) la selezione dei tecnici. 1) i politici i partiti li formano e selezionano anche tra i 650 portaborse in nero, addetti dei parlamentari. Chi si forma così, senza contratti e senza regole, quale "cultura professionale nazionale ed internazionale" può farsi? E che esempio si da al paese? 2) I tecnici vengono selezionati dalle imprese, dalla p.a. e dalle università. Le imprese italiane sono note per essere "familiari e piccole", senza quadri e tecnici; non a caso le migliori performace negli ultimi anni sono state quelle delle "medie" che hanno nei loro organici qualche quadro e specialista. La p.a. ha schierato 400.000 precari, in gran parte laureati, con mansioni basse e non qualificate, che hanno occupato anche i posti di dirigente: difficile dimostrare che siano stati selezionati con cura professionale. Le università hanno perseverato, anche in una difficile situazione di crisi politica interna che "richiedeva competenza e etica", a usare metodi "familistici" nei concorsi. Però si può cambiare.

  7. Luciano Rispondi

    Direi che con tutti i limiti del confronto, una classe politica piu' capace in Italia e' un dato molto auspicabile. Per quanto riguarda il confronto non guarderei allo stato del Messico e dell'Italia oggi, ma al percorso che e' stato fatto negli ultimi 15 anni. La mia sensazione e' che in Italia la situazione sia migliore, ma sia relativamente peggiore se ci guardiamo indietro. In altre parole: in Italia invece che andare avanti si va indietro.

  8. robi Rispondi

    Non mi convince l'impostazione americanista dell'articolo. Mi chiedo come sia cambiata la situazione delle gente in Messico. Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale sono piene di laureati nelle migliori università americane e quali risultati hanno prodotto nei paesi centro e sudamericani? In un paese così fortemente marcato dalla differenziazione sociale e culturale (intesa come presenza di tante diverse culture) può essere sufficiente la tecnologia economica nordamericana? I riferimenti agli stipendi nordamericani mi sembrano richiamare uno stereotipo diffuso, ma poco convincente. Certamente un problema storico dei paesi latinoamericani è quello di non aver mai avuto, se non in qualche caso recente, una classe dirigente responsabile e desiderosa di fare il bene di tutta la propria gente. Bene allora se arrivano giovani preparati, ma devono avere un amore sincero per il proprio paese. E l'Italia? Sono assolutamete d'accordo che la classe politica dovrebbe essere più competente, ma non confondiamo la competenza con il livello di istruzione. Spesso un laureato ha una specifica conoscenza settoriale, ma bisogna essere in grado di fare delle letture più ampie.

  9. mario cancellieri Rispondi

    L'articolo del professore è simpatico ma non riesco a capire bene cosa vuol dire forse che la classe politica italiana difetti di professionalità e tra coloro che ne fanno parte pochi sono quelli con studi in prestigiose università americane come se questo solo potesse certificare il buon esito di riforme e leggi tese al miglioramento del nostro tessuto produttivo, una repubblica dei filosofi post litteram, una sorta di governo tecnocratico che si chiuda in segrete stanze a pensare il bene del paese, mi sembra con franchezza un'idea infantile, pregherei inoltre di fare paragoni con democrazie occidentali evolute e industrializzate non con paesi del sudamerica che solo adesso grazie agli stringenti dettami del Washinton consesus e alle rigide regole liberali del FMI si stanno incamminando lungo un sentiero di crescita e di uscita da una endemica situazione di sottosviluppo e povertà, rinnovo saluti e lodi a tutta la redazione.

  10. paolo carminani Rispondi

    L'articolo è fuorviante nel riportare i fatti (quali riforme meritorie? Quali progressi sociali ed economici del paese?) e debole negli argomenti (più tecnocrati uguale più sviluppo?). La notizia di oggi in Messico è che il PIL cala del 10% su base annua; negli ultimi 20 anni di supposta "tecnocrazia" milioni di messicani sono dovuti emigrare dalle campagne alla megalopoli di Città del Messico e negli USA come clandestini. La classe media è stata stritolata dalla corruzione, il NAFTA benficia solo gli USA e i maquiladores, lo spoil system è feroce e controllato da un pugno di famiglie che dominano il paese, le narcomafie messicane dilagono, sostituendosi a quelle colombiane. I partiti sono in mano a clan e gli stati federali ai caciques. Riforme meritorie? Guardatevi l'indice di Gini. E' vero, una casta di super ricchi manda i propri rampolli a Harvard e MIT, e i militari vanno a scuola a West Point. Ma il titolo di studio gringo non e' che un costoso status symbol. Se si vuole criticare la classe politica italiana, forse è meglio guardare altrove...

  11. Fabrizio Rispondi

    Se non ricordo male (mi pare che lo lo stesso Krugman lo confermi in uno dei suoi ultimi libri) le riforme messe in atto dal governo messicano prima della crisi Tequila del 94-95 furono condotte da una classe dirigente per larga parte formatasi negli USA e ortodossa ai principi economici prevalenti negli States.

  12. Alessandro Puzielli Rispondi

    Non mi convince l'equivalenza che ho messo in oggetto. Se guardo l'economia dalla seconda metà del XX secolo ad oggi mi pare che la stagflazione sia stata la conseguenza delel politiche filo-keynesiane dei vari tecnocrati, la crisi attuale (come la Grande Depressione) il frutto della politica monetaria espansionista della FED. L'economia non è il frutto dell'azione di tecnocrati illuminati ma la conseguenza inintenzionale di migliaia di agenti con conoscenza limitata che intergiscono tra di loro. Piuttosto il problema in Italia è il gioco della "guerriglia e dell'amnistia mirata", per cui chi governa ha continui freni per minore forza rispetto ad avversari più piccoli, ma con meno lacci.

  13. mdamore Rispondi

    Concordo in linea di principio con l'autore: la selezione della classe dirigente, sia per ragioni di efficienza che di equitá, deve realizzarsi secondo un rigido criterio meritocratico. Tuttavia, in senso stretto il confronto tra Italia e Messico non mi convince tanto. Un dato per tutti che contrasta con la visione ottimistica dell'articolo sul Messico é la corruzione, la bassa accountability del sistema politico e il rent-seeking dilagante nella pubblica amministrazione (il Messico é abbastanza indietro nell'indicatore CPI). Oltretutto, molte delle stesse riforme strutturali presentate come successo dei tecnocrati messicani con PhD, sono state introdotte da altri paesi sprovvisti di tecnocrati di Harvard ma che hanno avuto la stessa spinta del IMF che il Messico ha ricevuto durante e dopo la crisi degli anni 90. Detto questo, considererei la nascita anche una sola coppia di Felipe e Miguel un grande successo, un enorme successo per un sistema politico ridicolo come il nostro.

  14. Piero Volpiano Rispondi

    Vi sono alcuni aspetti, in relazione alla situazione del nostro paese ed in relazione agli assetti politici in senso più ampio, che possono evidenziare elementi critici all'esperienza di governo messicana. Nel nostro paese esiste un elettorato che, in misura significativamente maggioritaria, preferisce effettuare le proprie scelte elettorali orientandosi su singole persone piuttosto che sulla valutazione delle competenze di un gruppo dirigente. Trovo che questa situazione consenta alla persona, che assume il compito di governo, di poter operare ricercando quasi esclusivamente il consenso elettorale prescindendo da quelli che sarebbero invece interventi oggettivamente necessari per garantire efficacia al funzionamento dello stato. Per altro la nascita di una tecnocrazia potrebbe portare ad alcuni limiti al funzionamento in senso sostanzialmente democratico di uno stato. Credo che sarebbe già importante se nel nostro paese si potesse arrivare a creare, all'interno dei partiti, dei percorsi di carriera fondati sulle competenze.

  15. Roberto Dante Rispondi

    Il Messico senza dubbio investe sulla classe intellettuale, visto che da anni cercano di attrarre scienziati ed intellettuali preparati da tutto il mondo. Io stesso sono stato professore per otto anni in un'università messicana e ci tornerei volentieri dopo il deludentissimo ritorno in Italia. Il Messico è un paese misconosciuto in Italia anche da chi l'ha visitato, erroneamente incluso nell'America del Sud o tra i paesi del terzo mondo. Nessuno sa che nella Nuova Spagna (odierno Messico) c'erano università, istituti delle belle arti e ospedali prima che Yale fosse minimamente concepita da una mente anglosassone e che attualmente la Università Nazionale Autonoma del Messico secondo le classifiche del Times è la migliore università di iberoamerica (cioè America Latina e penisola iberica) e di gran lunga migliore di tutte le università italiane checcè possano dire i nostri tronfi baroni. Nonostante indubbi successi economici ottenuti dai tecnocrati bisogna però segnalare il loro falllimento sociale che ha portato il Paese in totale balia della violenza e della criminalità organizzata, la distruzione della classe media che ha eleminato qualsiasi coesione sociale. C'è bisogno in Messico di politici, di uomini morali, e non solo di tecnocrati. Il Messico comunque ha più possibilità dell'Italia sia in sviluppo sia in campo intellettuale. Vorrei menzionare un'altra grande intellettuale politologa messicana che lavora all'ITAM: Denisse Dresser.

  16. alberto ferrari Rispondi

    Francamente la tesi sostenuta nell'articolo non mi convince. Il tecnocrate non è un PC nel quale inserisci dei dati (ma anche la scelta dei dati da inserire è già "una scelta") e ottieni la soluzione. Il tecnocrate ha una sua cultura, una sua idea di società, una sua "ideologia". Sicuramente non era Keynes ad influenzare Bush, padre e figlio. E infatti i guai si vedono. Ne è Dasgupta ad influenzare il FMI e la sua politica di intransigente mercatismo verso i paesi poveri. Capisco che il Parlamento italiano contiene troppi "stupidi" e cortigiani. Tuttavia credo che debba essere ancora "la Politica" a dirigere un paese. Se poi è una politica stupida il problema va spostato sugli elettori e sulla cultura (scuola, televisione, mas media, ecc.) che li forma.

  17. federico Rispondi

    D'accordissimo, in Italia ciò non accade ed è parimenti vero che una situazione similare sarebbe auspicabile; si potrebbe però obiettare che la situazione economico-politica del Messico non è delle migliori e quindi che non sia da prendere come esempio; detto ciò, come si può replicare a tale argomento?

  18. Antonio Bravo Rispondi

    Il problema è proprio la "competenza" che, quando esiste, non viene riconosciuta. Perchè non si rendono obbligatori modelli di valutazione per ogni settore economico (pubblico e privato), anche "importandoli" da altri Paesi, previ opportuni adattamenti? La ricerca delle best practices esistenti è solo una delle modalità possibili. Se non si coglie l'occasione dell'attuale crisi economico-finanziaria per rimodellare il sistema esistente, fra pochi anni ci vedremo superare da molti Paesi che stanno investendo molto in formazione e innovazione. Sono questi i fattori chiave che consentiranno non solo di superare la crisi, ma aiuteranno a porre le basi di un nuovo modo di produrre e consumare, con maggiore attenzione alle fonti rinnovabili.

  19. Francesco Mendini Rispondi

    Per correttezza andrebbe detto che l'economia messicana è ancora in una fase difficile e che il NAFTA non sembra aver dato grandi risultati, se non per gli USA (Cfr. J. Stiglitz, La Globalizzazione che funziona, 2006).

  20. Dalmas Rispondi

    Mi dispiace ma dissento. Un MBA ad Harvard (o in qualunque altra "prestigiosa" università Americana, ma direi anche Europea) non è sinonimo di lungimiranza e/o superiore intelligenza. Basta dire che Mr. George W. Bush ha un Bachelor ad Yale ed un MBA ad Harvard (vedere wikipedia, qui: http://en.wikipedia.org/wiki/George_W_Bush). E non lo definirei esattamente un "personaggio brillante". Mi risulta che più di un amricano lo consideri oggi come il peggior presidente della storia americana. Poi certamente il problema posto è più che concreto, purtroppo. Ma, è mia opinione che la colpa è in gran parte da attribuire agli italiani, che accettano e talvolta auspicano tale classe politica, can la speranza di avere in cambio il classico "piatto di lenticchie". In sintesi: ogni Nazione ha il Governo che si merita.

  21. teo Rispondi

    Se non ricordo male i dati statistici, il Messico ha un'economia molto "strana" basata su esportazioni al 70% v/USA. In qualche modo quindi il "gigante" latino americano è un vassallo dello zio Sam, e forse l'inserimento di tanti dottorandi "americani" non è sgradito a Wshington. Comunque, condivido lo spirito dell'articolo. Osservo, inoltre, che non solo la casta non si apre, ma che qualche anno fa (governo Berlusconi appena insediato nel 2001) la Lega (toh!.. sempre loro) aveva offerto un contributo politico, come al solito molto colorito, contro la tecnocrazia di Bruxelles. Non c'è più nessuna speranza. Io ho due figli piccoli, impegnerò ogni risorsa per farli studiare ed imparare le lingue, poi li spedirò all'estero. Hasta la vista.

  22. Ajna Rispondi

    C'è da dire che purtroppo in Italia continua a prevalere l'idea di un dottorato (non PhD) mirato esclusivamente a chi si voglia immolare alla carriera accademica e chi vuol fare anche attività consulenziali o comunque extra-accademiche viene visto come meno motivato o meno capace (a me a dire il vero parrebbe il contrario, ma vabbè), a prescindere dal poco pragmatico curriculum studiorum che viene offerto nella maggior parte dei corsi.

  23. Leo Rispondi

    L'elite delle business schools americane non rappresenta una casta? Ma perfavore!! Rappresentare come esempio da seguire un paese con disuguaglianze e ingiustizie spaventose, largamente sottosviluppato, sottoposto ad una dittatura travestita da democrazia, con intere aree in balia del narcotraffico e della repressione militare: state scherzando? Quello che descrivete nell'articolo è, puramente e semplicemente, la progressiva sottomissione di un paese con grandi tradizioni democratiche all'ideologia neoliberista e agli interessi stranieri. Nulla di cui andare fieri.

  24. antonio gesualdi Rispondi

    Ogni tanto si ripete, chissà perché particolarmente in Sud America, l'idea di una classe di tecnocrati, chissà perché di gente che ha fatto i test nelle università americane, in grado di governare al meglio. E chissà perché si propone la stessa soluzione per l'Italia. Milioni di morti nel mondo per affermare la democrazia, ovvero di governi rappresentativi della volontà popolare, (si chiama democrazia rappresentativa) evidentemente sfugge a queste belle anime della tecnocrazia. Si vergognino gli econimisti per i danni che stanno facendo e si vergognino coloro che pensano che i partiti siano solo combricole di fedelissimi (magari come quelli che partecipano a certe iniziative di ricercatori e professori universitari di un unico stampo politico) e di incompetenti.