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GAS: I SALDI ARRIVANO PER DECRETO

Il decreto anticrisi contiene anche una riduzione pilotata dei prezzi del gas. E’ un favore a Eni e alle grandi imprese energivore. I risparmi nelle bollette delle famiglie sono decisi dall’Aeeg e dipendono dal calo del prezzo del petrolio nell’ultimo anno. E’ assai improbabile che il provvedimento renda più concorrenziale e più efficiente il mercato del gas italiano. E resta perciò aperto l’interrogativo sui prezzi che pagheranno coloro che non sono né piccoli consumatori tutelati né grandi consumatori industriali.

Il decreto “anticrisi” contiene un articolo dal titolo "Riduzione del costo dell’energia per imprese e famiglie" e riguarda la riduzione pilotata dei prezzi del gas. (1) Secondo molti addetti ai lavori il decreto non sarà che un favore all’Eni e ad alcuni settori industriali. L’associazione dei grossisti italiani dell’energia (Aiget) ha fatto sapere che aspetterà "di vedere come il decreto sarà attuato, ma che al momento non sembra un passo avanti verso la liberalizzazione del mercato".

IL MERCATO È DEL COMPRATORE

Negli ultimi mesi, il prezzo del gas sul mercato all’ingrosso è sceso, spinto verso il basso dall’eccesso di offerta, riconducibile non solo alla stagione estiva, ma anche agli effetti negativi della recessione che si traducono in riduzioni dei consumi: gli ultimi dati ufficiali stimano un calo dagli 85 miliardi di metri cubi del 2008 ai 75 del 2009. (2)
Siamo dunque in presenza di un “mercato del compratore”, ed è in questa congiuntura che si innesta il decreto del governo. Prevede nuova iniezione di liquidità sul mercato del gas (Gas Release), vincolando sostanzialmente Eni a mettere in vendita 5 miliardi di metri cubi tra ottobre 2009 e settembre 2010, mediante “procedure concorrenziali non discriminatorie”. L’operazione però sembra essere pensata in modo tale da assicurare a Eni una vendita vantaggiosa, salvaguardando contemporaneamente gli interessi dei grandi consumatori industriali. Il prezzo minimo a cui il gas di Eni verrà comprato infatti dovrà tenere conto sia delle quotazioni di altri mercati del gas europei, sia dei costi di approvvigionamento dell’Eni. In altre parole, nel caso il mercato rimanga "del compratore", a Eni viene assicurato un prezzo minimo superiore a quello di approvvigionamento. Se poi la recessione dovesse perdurare solo in Italia, il prezzo minimo risulterà legato ai mercati europei, quindi aumenterà ulteriormente. Nel terzo scenario, ossia nel caso si ritorni al "mercato del venditore" di un anno fa, con i grossisti italiani affamati di gas disposti a pagare all’Eni un prezzo più alto di quello minimo proposto, l’eventuale premio sulla vendita andrà "a vantaggio dei clienti finali industriali che (…) evidenzino un elevato coefficiente di consumo di gas naturale". Non c’è da stupirsi che Adiconsum, un’associazione di utenti domestici, abbia definito il decreto "un sussidio alle grandi industrie a danno delle famiglie e delle piccole industrie". Tuttavia, va considerato che lo scenario di grossisti nuovamente affamati di gas rimane improbabile, tenuto conto dell’entrata in funzione del nuovo rigassificatore di Rovigo, che porterà 8 miliardi di metri cubi annui da settembre 2009, del potenziamento dei gasdotti d’importazione dalla Russia e dall’Algeria, nonché di una domanda di gas ridotta del 20 per cento rispetto al 2008.

BOLLETTE DI FAMIGLIE E IMPRESE

Quanto ai clienti domestici, nel decreto non vengono considerati, se non nel titolo. Per la Gas Release si parla di gas "modulabile su base mensile", ossia un tipo di fornitura più caro, in cui il cliente non paga però penali per variazioni mensili di consumo. Questo contratto è tipicamente adatto agli utenti industriali, e ciò dimostra che il decreto è stato ritagliato su misura per i medesimi.
Se le bollette delle famiglie continueranno a diminuire durante il 2009 – negli ultimi due trimestri hanno perso più del 7 per cento – questo non sarà un effetto del provvedimento governativo. La riduzione dipende dal fatto che le tariffe domestiche sono tutelate dall’Aeeg e seguono l’andamento dei prezzi del petrolio con un ritardo di circa sei mesi. (3) Tenuto conto del calo dei prezzi del petrolio nell’ultimo anno, risulta quindi matematicamente impossibile che le tariffe medie del 2009 si possano assestare al di sopra di quelle del 2008.
Il sicuro effetto del decreto, d’altra parte, sarà quello di riconciliare nell’ambito di Confindustria gli interessi di Eni con quelli degli imprenditori energivori, protagonisti, dopo la liberalizzazione del mercato del gas, di un conflitto strisciante con il loro principale fornitore. Il decreto ora li favorisce anche con il comma 3, che prevede tariffe di trasporto più “regressive”, cioè calanti al crescere delle quantità trasportate. Ciò esaudirebbe un vecchio desiderio di Confindustria, poiché si tradurrebbe in uno sconto ai maggiori acquirenti di gas. Tariffe più “regressive” rischiano però di essere inefficienti poiché i costi del servizio non sono inversamente proporzionali alle quantità trasportate e quindi un simile sconto apparirebbe economicamente infondato. L’unico modo per salvaguardare l’efficienza e incrementare i benefici dei grandi consumatori sarebbe quello di rendere le tariffe attuali ancora più aderenti ai costi. Tenuto conto che i costi fissi incidono più del 90 per cento sul totale, si dovrebbe aumentare la quota fissa (cioè il “canone”) e ridurre la quota variabile della tariffa. I grandi consumatori di gas spalmerebbero la quota fissa su quantità elevate e il corrispettivo per metri cubi di gas diminuirebbe. In questo caso, però, i piccoli – utenza domestica inclusa – subirebbero un aumento delle tariffe.
Per quanto riguarda poi la capacità di stoccaggio e l’avvio di un meccanismo di mercato per le operazioni di bilanciamento (scambi di gas tra venditori per mantenere in equilibrio immissioni e prelievi dalla rete), il decreto si limita a un’enunciazione di buone intenzioni.

RIFORME MANCATE

È improbabile quindi che l’attuazione del provvedimento renda il mercato del gas italiano più concorrenziale e più efficiente. Quello che, a detta degli operatori, ha impedito al mercato italiano di acquisire liquidità e di assestarsi in passato sui prezzi più bassi dei vicini europei, è stata la sostanziale assenza dell’Eni dagli scambi sul mercato libero, tenuto conto che l’impresa dominante gestisce più del 60 per cento del gas italiano. Una possibile soluzione sarebbe quindi quella di forzare Eni a usare il mercato del gas già esistente, possibilmente con obblighi da market maker. Per l’operatore dominante ciò significherebbe impegnare una quantità minima giornaliera di gas sul mercato, e assicurare che la distanza tra miglior domanda e miglior offerta (bid/ask spread) sia al di sotto di un valore massimo fissato. Un mercato all’ingrosso più liquido e funzionante come una vera Borsa del gas opererebbe come un pilota automatico, portando i prezzi a quote corrispondenti alla effettiva disponibilità di materia prima.L’articolo 3 del decreto "anticrisi", considerando anche la recente approvazione del decreto "sviluppo", rappresenta solo una minima parte delle riforme che verranno introdotte in materia energetica dal governo in carica. Ma evidenzia quanto l’esecutivo preferisca manovrare direttamente un asfittico mercato piuttosto che introdurre riforme che puntino allo sviluppo della concorrenza, un obiettivo che dovrebbe essere condiviso anche da Confindustria, grata per gli sconti concessi a una parte degli associati. Resta infatti l’interrogativo sui prezzi che pagheranno coloro che, non essendo né piccoli consumatori tutelati né grandi consumatori industriali, appaiono esclusi dai saldi previsti per decreto.

(1) Articolo 3 di http://snipurl.com/m5bk4
(2) http://dgerm.sviluppoeconomico.gov.it/dgerm/bilanciogas.asp
(3) http://www.autorita.energia.it/docs/09/064-09arg.htm

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DUE DOMANDE AL GOVERNO

  1. Enrico Marchesi

    Le disposizioni della gas release si commentano da sole. Il Decreto prevede che parte della rendita di Eni (la differenza tra il prezzo italiano e il prezzo medio europeo) venga attribuita ai grandi consumatori energivori (non è dato di sapere per quale ragione tali utenti siano più meritevoli di altri). Un aiuto di stato, alla luce del sole, a danno dell’azionista di Eni. Parte del margine derivante dalla vendita del gas viene sottratto all’azionista e regalato ai "meritevoli" di passaggio. Un esproprio proletario (o elitario, considerati i beneficiari del decreto). E’ chiaro che il Decreto, a prescindere dal fatto che la gas release abbia successo o meno (considerata la contrazione della domanda di gas) rappresenta un precedente da non sottovalutare. L’idea che esista un "giusto prezzo" e che la differenza tra il prezzo di mercato ed il "giusto prezzo" debba essere "reindirizzata" a favore di soggetti terzi ha un sapore più che dirigistico.

  2. Ulisse

    E’ in realtà sceso molto di più di quello del petrolio, non è più vero che c’è quella correlazione stretta, ed anzi l’offerta continua ad aumentare, sono state scoperte nuove riserve, ed oggi quota ai minimi storici, quindi ai consumatori finali girano solo le bricciole di questo risparmio, e lo usano pure come spot elettorale… let it be.

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