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  1. FREDO OLIVERO Rispondi

    Dopo 30 anni di lavoro con i migranti, confermo che governare coi pregiudizi è un danno all'Italia e agli immigrati. L'Italia ha bisogno di 250.000 immigrati all'anno per alcuni decenni (sono i nostri figli non nati negli ultimi 30 anni), e per gli immigrati che trovano il modo di venire comunque perchè li spinge la situazione del sud del mondo. Privilegiamo piuttosto alcune categorie di qualità e avremo un risultato migliore e meno morti nel mediterraneo e nei camion sulle navi e per strada.

  2. antonio p Rispondi

    Negli anni 60 hanno importato gli schiavi dal meridione, dal Veneto e dalla Romagna. Quando queste persone si sono ambientate nel tessuto del Piemonte e della Lombardia. I grandi industriali (futuri falliti) hanno deciso di far arrivare schiavi dall'Africa e più recentemente dai paesi dell'ex impero sovietico. Il razzismo è il risultato della politica a cui si sono alleati i poteri forti (attualmente le banche) tratta gli uomini come bestie o come carne da lavoro disumano. Pollai come case o dormitori con letti ad ore (come negli anni '60). I sindacati, persi i lavoratori normali vorrebbero creare un "nuovo esercito di poveracci da sfruttare".

  3. Alessandro Vincelli Rispondi

    Lavoro da un anno e mezzo in Olanda per una fondazione del ministero Olandese. Il mese scorso ho ricevuto il mio primo stipendio con la riduzione della tassazione del 30%. Il governo olandese mi ha riconosciuto una sorta di "immigrazione qualificata" e per dieci anni la mia tassazione sara' ridotta del 30%. Quindi oltre ad avere uno stipendio base notevolemente superiore a quello che avevo in Italia, ora ho anche un pesante bonus fiscale. Sapete quanti italiani nella la mia stessa situazione ci sono qui in Olanda? Quanto avra' speso lo stato italiano per lo studio e la salute di questi lavoratori "olandesi"? Ora chi usufruisce del frutto delle tasse degli italiani? Inoltre, sono stato fidanzato per anni con una ragazza coreana laureata in design, che dopo aver studiato altri 3 anni moda in una costosa scuola milanese, e' entrata nel mondo del lavoro presso le mitiche firme del made in italy. Sono state delle esperienze indimenticabili, le code per il rinnovo del suo permesso di soggiorno dalle 6 della mattina alla questura di Milano, la nottata davanti alla poste per la prima Bossi-Fini, i mesi di attesa. Notate qualche differenza tra queste due esperienze di emigrazione qualificata?

  4. ahimsa Rispondi

    Forse bisognerebbe chiamarla anche fuga di cervelli perché di questo si tratta. Non solo non entrano immigrati "qualificati" ma quelli che in Italia si sono "qualificati", nella fattispecie i figli degli immigrati, le c.d. "seconde generazioni", sono loro i primi a voltarsi verso la porta d'uscita. Io sono uno di questi figli di immigrati, arrivato qui in età pre-scolare, e che come tanti non è ancora riuscito ad ottenere un documento che consenta una permanenza stabile in questo paese: la cittadinanza qui è un lusso per pochi. Alcune mie conoscenze, anch'essi figli/e di immigrati dopo l'università sono fuggiti altrove, alcuni addirittura nei paesi di provenienza dei genitori perchè anche lì ora hanno maggiori opportunità (e meno vessazioni) di quelle che incontrano in Italia, il paese che credevano fosse anche il LORO paese. Le carceri saranno ancora più affollate con l'introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare. I calcoli del signore di Rimini sono alquanto singolari ed emblematici dei fondi di bottiglia usati da sempre più cittadini italiani per leggere il tema dell'immigrazione.

  5. dionigi Rispondi

    Buon giorno, per la mia esperienza tra le motivazioni che determinano la meta finale di un percoso di emigrazione la possibilità di acquisire in tempi brevi una nazionalità estera e il tipo di nazionalità acquisita sono tra le principali. In questo senso i soggetti con un maggiore livello di educazione credo siano anche quelli con un maggiore accesso a fonti di informazione e dunque con una maggiore abilita' di analisi della situazione dei paesi target. Altro fattore importante e' la dinamica sociale ed economica dei paesi di destinazione: la possibilità di accedere ad un lavoro qualificato, ben remunerato e con sostanziali possibilità' di carriera, (eventualmente anche con una conoscenza approssimata della lingua nazionale del paese di destinazione). L' emigrante "migliore" e' assolutamente in grado di valutare questi fattori, e, almeno per la mia esperianza, l'Italia viene generalmente scartata o scelta esclusivamente come paese di transito. La meta ambita sono generalmente i Paesi del Nord Europa o Il Canada e in secundis gran Bretagna e USA. (IMHO)

  6. ERIO DA RIMINI Rispondi

    Il tema immigrazione viene sempre visto nei due termini diciamo ufficiali dell'analisi dal lato economico del paese che lo accoglie e dal lato umano. Non è giusto respingere persone bisognose. Il pensiero dell'autoctono, soprattutto se contro è visto superficialmente dalla generalità dei mass-media come atto finale d'egoismo puro, ma occorre andare più a fondo, stralciare da menti ottuse quel velo che appanna e allora risulta che è invece profondo amore per la propria cultura per la famiglia ed il paese, ma questo non conta.

  7. luigi zoppoli Rispondi

    Sorvolo sul fatto, per me incontestabile, che si è molto soffiato sul fuoco del pregiudizio anti-immigrati. Una norma, comunque articolata, alla fine risponde alla logica profonda che l'ha ispirata. Le politiche sull'immigrazione sono state appaltate alla lega. Ne consegue che la logica è di tipo discrimatorio e non si pone neppure per caso nell'ottica della razionaòità economica o dell'interesse del paese. E non è il solo caso.

  8. Stefano Rispondi

    Quanto espresso dagli autori può essere corretto, ma non mi convince del tutto. Credo che una politica rigorosa in termini d'immigrazione sia necessaria, non solo per l'Italia ma per tutta l'Europa. Rigore che io intendo come applicazione delle regole serio e sistematico. Si può discutere a lungo se le scelte del governo siano corrette, ma solo ex post a mio avviso. Credo che l'attrazione degli immigrati migliori passi soprattutto attraverso l'innovazione nell'impresa, e quindi, a monte, dalla riqualificazione profonda del disastrato sistema universitario italiano.

  9. erio da rimini Rispondi

    Mi voglio cimentare sul peggioramento della qualità dell'immigrazione: se prima avevamo 100 immigrati di cui 20 di buona qualità, ora ne avremo 50 ? di cui 5 di buona qualità. Prima avevamo 80 non qualificati e dediti ad attività non tanto legali, ora diventano 45. Avremo quindi ripercussioni sul minor affollamento delle carceri? Se prima dovevamo in un modo o nell'altro almeno per un certo tempo..100 immigrati, ora sono 50. Quindi un risparmio secco del 50% che tradotto in euro. Per massimizzare il benessere di noi italiani, penso, come ho già considerato in precedenza che l'immigrazione ed i loro discendenti vada contenuta nel 5% della popolazione italiana momento per momento. Tutto questo per preservare l'identità se non del nostro stato nazionale, almeno delle nostre regioni.

  10. Sara Guerra Rispondi

    Buongiorno! Non va di moda adesso parlare degli USA ma riguardo la gestione dell'immigrazione sono da ammirare e, perché no, da imitare: alcuni visti per i laureati si ottengono con procedure minuziose ma snelle, sono più lunghi -quindi consentono maggiore stabilità per una famiglia e consentono ai familiari di godere dello stesso status di colui che lavora (es.fare documenti di identità, la patente etc).