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  1. giannic Rispondi

    Io gestisco una scuola paritaria (diverso da privata), non è affare semplice. Non vorrei mai che le scuole statali (diverso da pubbliche) fallissero sarebbe un grave danno per la cultura e la società italiana e un abdicazione dello stato. Bisogna però uscire da questo anticlericalismo risorgimentale per una rinnovata collaborazione nei riguardi dell'educazione. E' però anche necessario che le scuole di stato imparassero maggiormente a gestire i fondi (tanti o pochi dipende dai casi) e il personale disponibili. Ciò non significa sfruttamento del personale ma buon uso delle risorse per il bene della società.

  2. adriano Rispondi

    Il governo non investe nella scuola pubblica perché deve renderla non appetibile, così da spingere la gente ad iscrivere i figli nelle scuole private che, come è noto, sono nella stragrande maggioranza in mano alla chiesa. Si chiude così un anello di potere governo di destra - chiesa cattolica dove la seconda regge il primo in cambio di incentivi all'iscrizione alle sue scuole e ad altri inentivi economici ( esenzione ICI ed altro ).

  3. Lavesi Roberto Rispondi

    Anche comuni e province devono fare la loro parte. Sono stato assessore al bilancio di un comune di 15.000 abitanti guidato da una giunta di centro-sinistra. In una logica di bilancio di previsione triennale c'eravamo impegnati con somme adeguate a normalizzare lo stato di sicurezza nelle scuole di ogni livello e grado. Ci si è riusciti ma le spese per strade e "rotonde" (un incredibile abuso) erano state messe in bassa priorità. In momenti come questi ma anche in quelli di qualche anno fa, occorre fare delle scelte attente e precise. Quella delle scuole è senza dubbio prioritaria. Lo stato deve senza dubbio aiutare gli enti locali. L'abolizione dell'ICI sulla prima casa è stato un gravissimo errore. Un tributo locale "puntuale" sul quale ormai tanti comuni avevano fatto un buon uso. La nostra giunta usava tutto il gettito per le spese di investimento urgenti.

  4. giuseppe Rispondi

    Vorrei aggiungere che c'è una sostanziale latitanza sui temi dell'università da parte delle istituzioni regionali. Gli organi dell'ateneo dell'aquila hanno preso l'importante decisione di riprendere la didattica a settembre direttamente a l'aquila, per tutte le facoltà. l'impegno ovviamente non è da poco e necessita della collaborazione degli enti regionali. Aggiungo anche che il sistema di diritto allo studio, sempre perfettibile ovviamente, ha subìto una fortissima regressione e anche su questo fronte c'è il più assoluto silenzio degli organi (in)competenti. concludo dicendo che gli studenti sono più che coscenti delle difficoltà a venire ma soprattutto lo sono delle responsabilità di chi in questo periodo non fa il proprio dovere. le iniziative sono molte e interessano sia la rete sia i luoghi de l'aquila, tuttavia i mezzi di informazione non ne danno quasi mai notizia.

  5. Giorgia Rispondi

    I giovani non portano voti, quindi sono dimenticati perchè non possono fare "favori" a nessuno e gli insegnanti sono una categoria modesta che non riesce ad incidere davvero sulla politica dei vari governi. I movimenti di protesta vengono tristemente considerati solo come espressioni faziose di un determinato schieramento politico, perchè l'attuale governo come detto prima se ne infischia e il PD non ha linee di intervento definite in merito come del resto in molti altri settori, mancano le proposte concrete e pragmatiche. Risultato: Berlusconi prende piede e noi ci ritroviamo con coetanei che guardano solo X-factor, Uomini e Donne, e reality vari. Machiavelli, Leopardi, Dante e tutti i padri della nostra letteratura a vedere come ci stiamo riducendo si rivolterebbero nella tomba. Quindi con questi modelli non c'è da sorprendersi se risultiamo ultimi come preparazione degli studenti secondo le statistiche OCSE e il problema non sono solo le inefficienze del sistema scolastico, ma anche di una cultura nazionale che non premia chi studia, ma solo chi balla su un palco o tira 4 calci ad un pallone.