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  1. giovannitalleri Rispondi

    Questa mattina a Rai 3 ho sentito parlare del sito la voce, ed eccomi a dare un’occhiata. L’articolo mi è parso una semplice occasione per un’ulteriore mazzata al signor Berlusconi, nell’assoluta ignoranza, evidentemente voluta, di tutta la storia, dalla più lontana alla cronaca attuale. Nel merito mi associo a quanto precisato da Boccianti. www.giovannitalleri.it

  2. Luca Boccianti Rispondi

    Elisa, io non nego che ci possano essere differenze di salario e che quindi ci siano "studi" che lo dimostrano. Detto questo, potrei avere degli esempi concreti? ad esempio, io faccio il programmatore. Non vedo nel mio ambiente alcuna differenza di retribuzione, altrimenti, ripeto, manderebbero via me e prenderebbero una programmatrice. Conosco anche la situazione in studi professionali: le considerazioni sono identiche, e le donne sono ben rappresentate. la retribuzione degli impiegati pubblici prevede forse differenziazioni in base al sesso? Anche in questo settore le donne sono assai ben rappresentate. quindi, a mio avviso, la discriminazione retributiva avviene solo per quei rapporti di "lavoro" che non dovrebbero nemmeno poter esistere in quanto non regolamentati.

  3. Elisa Rispondi

    La differenza di retribuzione tra uomini e donne e' stata dimostrata in moltissimi studi (interessanti quelli della UE che paragonano diversi Stati). Non so dare un link, ma con un po' di tempo su internet c'è l'imbarazzo della scelta (come ho detto sul sito dell'Eurostat ad esempio). A questo poi vogliamo aggiungere la disparita' di trattamento delle donne in fase di colloquio (a qualche uomo e' mai stato chiesto se ha intenzione di fare figli?) o per quanto riguarda il congedo maternita'? Complimenti a Maria Laura per l'analisi.

  4. Giovanna Cosenza Rispondi
    Cara Maria Laura, ho apprezzato molto il tuo articolo e condivido appieno la tua posizione, che ho ripreso qui: http://giovannacosenza.wordpress.com/2009/07/24/corpo-potere-e-disuguaglianze-economiche/ Grazie per l'intelligenza che ci hai regalato, Giovanna Cosenza
  5. Valerio Rispondi

    Sono completamente d'accordo! Studio psicologia e vorrei segnalare il processo di "oggettivazione", che qui è ben accennato, come "strumentalizzazione e utilizzazione di qualcuno come fosse un oggetto per determinati propri scopi indipendenti da quella persona, che non viene più considerata come tale, ma in base ad alcune specifiche caratteristiche escludendo tutte le altre, fino a svuotarla della sua umanità". Questa è l'idea delle donne in particolare, cioè l'oggettivazione femminile, che ci viene somministrata soprattutto dalle televisioni, quelle mediaset prima ed ora tutte le altre. Consiglio di guardare questo interessante documentario: . Ma io pongo una domanda: quali sono gli effetti di questa oggettivazione collettiva e non solo femminile? L'utilizzo dell'altro che è considerato oggetto per raggiungere i propri fini. Contro lo svuotamento dell'altro non vengono prodotte leggi e nessuna sanzione, penso, potrà eliminare o almeno limitare gli abusi dell'altro(in ogni senso)! Serve un cambiamento della società attraverso la modificazione della nostra cultura e partendo quindi dai mass media!

  6. Sestante Rispondi

    Mi pare che qui manchi un elemento importante che incide sull'etica pubblica. gli scambi tra prestazione sessuale e concessioni politico o economiche. Un capo potrebbe offrire, in cambio di una prestazione sessuale, un favore di qualsiasi tipo: non solo denaro, ma, per esempio, una candidatura politica. E questo trovo che perturbi non poco l'etica pubblica, con in più la beffa di far passare queste concessioni come un contributo alle pari opportunità, e con questa mistificazione ci guadagnerebbe anche il consenso politico delle donne.

  7. Luca Boccianti Rispondi

    Potrei avere qualche esempio? Mi pare che esistano ccnl, minimi sindacali, parcelle minime eccetera che non fanno differenze di sesso. certo vi sono grandi quantità di uomini e donne che lavorano al di fuori di questi inquadramenti, ad esempio partite iva, collaboratori a progetto eccetera. conosco bene la situazione perché è la mia. ma anche qui, non ho mai visto differenze retributive in base al sesso. anzi, se una donna fosse disposta ad accettare di meno di un uomo, il tipico datore non aspetterebbe altro per "licenziare" l'uomo e "assumere" la donna. esisteranno senz'altro situazioni lavorative in cui l'arbitrio del datore permette di dire "a te dò 100 perché sei maschio, a lei dò 80 perché è una donna": sarebbe interessante sapere quante donne rispetto al totale delle occupate lo sono in queste situazioni. sarebbe anche interessante notare come se aumentasse la tutela verso il lavoro tout court e si limitasse l'uso di forme contrattuali "precarie" là dove il rapporto di lavoro è praticamente quello del subordinato, di ciò ne gioverebbero in ugual misura sia uomini che donne.