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  1. onaocn Rispondi

    Solo nella "repubblica delle banane" poteva coesistere un governatore della Banca d'Italia (che di pubblico nulla ha, infatti i sui menbri sono le banche private, spiccano, UNICREDIT e INTESA), con incarichi in Goldman Sachs, la IV banca mondiale, punta caso che acquisì l'intero patrimonio immobiliare di ENI, e che il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga lo ha definito "un vile affarista... socio della banca d'affari americana Goldman Sachs" e responsabile della "svendita dell'industria pubblica italiana quand'era direttore generale del tesoro".

  2. oristazzi Rispondi

    Probabilmente anche le banche vedono come non ci sia un progetto per uscire dalla crisi. Dire no al protezionismo (G8) può indicare una direzione, ma ciò non costituisce un progetto credibile. Nell'economia reale si vedono, ogni giorno, aziende chiudere o delocalizzare, interi settori che costituivano eccellenze italiane diventano preda di stati straniere, che in nome del libero mercato, si appropriano del know how e ci lasciano sempre più poveri e pieni di debiti. E non si tratta di un problema finanziario, bensì di un problema di competitività che ci sta affliggendo da anni e che non abbiamo mai risolto. L'uso del debito, pubblico o privato, senza un progetto di investimento credibile, è solo uno strumento per prendere tempo, nella irragionevole speranza che le cose tornino come prima.

  3. Franco Benoffi Gambarova Rispondi

    Ormai in Italia ci sono 60 milioni di banchieri, come 60 milioni di allenatori della Nazionale di Calcio. Tutti populisti e superficiali. Le Banche sono imprese che trattano denaro e devono erogare finanziamenti secondo criteri di prudenza, così come le imprese manifatturiere devono fornire i clienti con prudenza. A meno che si consideri il conseguimento dell'utile aziendale come un crimine. Quindi, non spairiamo sulle Banche quando fanno il loro mestiere con avvedutezza. Franco Benoffi Gambarova. p.s. Grazie Onado, per il Suo ultimo libro. L'ho citato spesso, anche a Carrubba, come testo esemplare, che io ho letto avendo in mente Infectious Greed di Partnoy, testo di vera storia. Spero di incontrarLa, un giorno.

  4. Giorgio Rispondi

    Se le banche italiane sono e restano impunite è solo perchè chi dovrebbe controllarle, a cominciare da governo, politica e informazione, è sostanzialmente colluso con i nostri eterni banchieri. Il nostro sistema finanziario è profondamente autoreferenziale e culturalmente mafioso. Ho appena finito di leggere un libro coraggioso di Francesco Bonazzi e di un certo Bankomat sulle banche italiane ("Prendo i soldi e scappo", Saggiatore) e sono davvero rimasto senza parole. il capitolo su giornalisti e politici "sdraiati" sulle posizioni delle banche è di una tristezza infinita.

  5. Federico Rispondi

    La recessione globale nasce proprio da una doppia dinamica: aumento di debito pubblico e privato americano ed eccesso di offerta di moneta (statunitense) con picco nel settembre 2001, su un trend già consolidato dell'amministrazione Clinton. Troppa liquidità in giro, bolla new economy, bolla immobiliare, bolle, bolle. Saltano i meccanismi di efficiente allocazione del capitale che finisce per distruggere capacità produttiva. Ora ci troviamo nel picco della follia delle politiche umane. Forse le banche (italiane) sono le uniche a mantenere i piedi piantati per terra. Cmq ormai è tardi e ci faremo molto male. La svangheranno come al solito solo i furbetti della situazione.

  6. marco Rispondi

    Draghi ha perfettamente ragione. basta leggere la seconda riga: Tanto le banche quanto la Vigilanza mancherebbero di assolvere ai propri compiti, alle proprie responsabilità se si allontanassero dal sentiero della rigorosa valutazione del merito di credito. Un sistema bancario sano è condizione necessaria per lo sviluppo; è presidio del risparmio affidato agli intermediari.

  7. Gianni Rispondi

    Mi permetto di fare un commento provocatorio ad uno dei molti spunti di riflessioni dell'articolo. Pur non essendo un fan delle banche, beh, se mi vi si viene a dire che spesso i finanziamenti non sono concessi perche l'analisi avviene su bilanci e resoconti di gestioni elusive ed evasive e da qui il fallimento delle aziende....meno male! Ci mancherebbe che si facessero prestiti ad aziende che evadono il fisco! Se falliscono certe aziende dovremmo essere tutti più contenti perché sono le stesse aziende che andando a competere con quelle in regola rovinano gli equilibri (e le regole, dove ci sono) del mercato! Mi dispiace solo per i dipendenti di quelle aziende...ma dovendo scegliere preferisco sacrificare i dipendenti di aziende scorrette a quelli di aziende corrette messe in crisi da free-riders!

  8. Tarcisio Bonotto Rispondi

    Dovremmo essere esperti del funzionamento del sistema economico capitalista: massima accumulazione-minime spese, Minimo Rischio-Massimo Guadagno, Massima speculazione, Scarsità Artificiale, Recessione, Depressione etc... Si sta facendo strada una necessità in molti settori dell'amministrazione e dell'economia: la presenza di controllori al di fuori del sistema. Se le banche hanno come mission quella di aiutare lo sviluppo economico di un paese, sarebbe il caso che siano controllate da rappresentanti della stessa società, che esse dovrebbero 'servire'. Si chiamano, secondo la Teoria Prout, Comitati Sociali, composti da rappresentanti della società civile che avrebbero il compito di fare le pulci sul comportamento delle Amministrazioni, Banche, Aziende Private e Pubbliche. Un controllo sociale. Abbiamo già sperimentato il controllo verticistico e se i risultati sono questi, significa che non funziona. I Comitati Sociali non hanno potere decisionale ma di analisi e controllo e denuncia dell'operato. Vi sono già alcuni esempi spontanei: controllo dei Budget Comunali, delle Sedute dei Consigli Comunali. Perché non allargare il controllo alle banche?

  9. Marcello Battini Rispondi

    Chi governa sta bene, protetto dalle regole del clan, non si cura di coloro che non governano e sono estranei alle diverse corporazioni. I banchieri perché devono prendere dei denari (la loro materia prima) che hanno un costo, anche se ridottissimo? Mica sono gratis. Per farne che cosa? Fare dei prestiti, con il rischio di perdere? Poi occorre lavorare e far lavorare. Meglio evitare. E così fan tutti. Politici, sindacalisti, speculatori, immobiliaristi, malavitosi, medici, giornalisti, etc. Io la vedo brutta. Speriamo bene, ma se qualcuno non trova la forza di lottare da solo contro il sistema, o non avviene qualche evento esterno al sistema, non credo che questo possa riformarsi dall'interno.

  10. Francesco Burco Rispondi

    ....se questo paese è ancora in pista lo dobbiamo a magistratura democratica che ha fatto fuori la classe politica più indegna e corrotta d'Europa (Craxi, Andreotti, Pomiciano, Sbardella, Forlani), quella per intenderci del 120% di debito pubblico, dei babypensionati etc, e alla Banca d'Italia che grazie alla sua autonomia e soprattutto a Carlo Azeglio Ciampi nei primi anni '90 ha guidato il paese per una via strettissima che ci ha portato sino all'euro. Lo stesso Fazio, discutibilissimo per molti versi, verrà valutato sotto una luce diversa per aver gestito in modo efficace una fase di profonda modifica del sistema bancario italiano (da pubblico a privato) nel contesto globale. Le banche scontano ancora gli anni del controllo dell'IRI, scontano cioè organici sovrabbondanti mal formati e inefficienti, eredità della politica, hanno il fardello di una bassa produttività, che però con lentezza si stanno lasciando alle spalle. Oggi i nostri gruppi bancari sono all'avanguardia in Europa, insegnano all'estero come fare banca, conquistano posizioni nella gestione delle infrastrutture. Le imprese degli altri comparti produttivi ?

  11. sigieri Rispondi

    Tassi di interesse, rischio e tempo sono da molto tempo disallineati rispetto agli standard classici; questo provoca non pochi ostacoli alla ripresa di rapporti corretti tra banche imprese e famiglie. Il comportamento timido delle banche italiane credo dipenda da una valutazione ben più pessimistica rispetto ai dati ufficiali della qualità del loro attivo.

  12. Ivano Urban Rispondi

    Abbiamo iniziato l'anno con un rapporto deficit PIL al 105,5%. Sempre Draghi ci dice che, se le tendenze vengono confermate (paventando la speranza che non vada peggio), per fine anno il debito pubblico si attesterà al 117% sul PIL. Eurostat prevede per l'Italia a fine anno una flessione del PIL stimata in 5,4 punti percentuale. Allora, ricapitolando: 105,5 - 117 = 11,5% (circa 180 Mld €) risulta essere il fabbisogno dello Stato Italiano per rimanere in piedi. Io non sono un economista, ben s'intenda, ma, se tanto mi da tanto mi chiedo: chi sono quelli/e che investono "no limits" nel debito Italiano? Credo che questo compito, intendo quello di sostenere lo Stato Italiano, sia doverosamente di spettanza del nostro sistema finanziario, non potrebbe essere altrimenti. Priorità allo stato e poi a tutto il resto del sistema economico-produttivo nazionale...

  13. Bolli Pasquale Rispondi

    Draghi ha perfettamente ragione, ma comunque non è ascoltato, perchè il sistema creditizio italiano è colluso con la politica.Lo stesso ministro Tremonti con il suo atteggiamento ondivago in materia di provvigione sul massimo scoperto prima ne aveva deciso la sua eliminazione,poi successivamente ha chiesto al sistema creditizio di applicare le commissioni sulla disponibilità dei fondi in ragione de 0,50% trimestrale. Sicuramente il ministro Tremonti, tecnico prima che politico sa che questa decisione è devastante per il bilancio delle aziende. E per le stesse sarebbe stato più vantaggiosa la provvigione sul massimo scoperto calcolata sull'utilizzo, che la commissione sull'accordato. Il sistema creditizio mondiale e, quindi anche italiano, con il loro anomalo comportamento speculativo hanno portato l'umanità alla povertà e senza che il sistemo politico se ne fosse interessato. Altro che aiuti alla sofferente economia! Le banche dovevano, tutte essere rifondate e quelle attuali dovevano tutte essere eliminate. Poiché tanto non avverrà, le aziente nella loro gestione saranno sempre sofferenti e la ripresa economica italiana e mondiale resterà soltanto un miraggio.

  14. Roberto - Firenze Rispondi

    "Se dovessimo limitarci a tornare su un sentiero di bassa crescita come quello degli ultimi 15 anni, muovendo per di più da condizioni nettamente peggiorate, sarebbe arduo riassorbire il debito pubblico e diverrebbe al tempo stesso più cogente la necessità di politiche restrittive per garantirne la sostenibilità". Questo passaggio della relazione annuale letta dal Governatore Draghi durante la relazione annuale di fine maggio scorso chirisce bene come siamo messi! La situazione in cui si trova il debito pubblico del nostro paese è decisamente critica, con l'avanzo primario che si è azzerato a fine 2008 e con la quasi certezza di chiudere il 2009 con oltre 40 miliardi di disavanzo primario: in pratica accendiamo nuovo debito per pagare gli interessi su quello esistente. E' uno scenario da bancarotta. Per riuscire a non dichiararla occorrono scelte molto, ma molto impopolari: tagli drastici alle spese (uscita forzata di molti dipendenti pubblici?) e consistenti entrate straordinarie (patrimoniale?). In più occorre che la fase di recovery inizi subito con tassi ben più alti del ns storico 1,5%. Chi avrà il coraggio e forza di provarci? La vedo dura per noi italiani.....