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  1. daniela Rispondi

    Condivido in pieno il principio del ricorso al percorso di carriera come sistema premiante. Sono un funzionario di una pubblica amm.ne, recentemente idonea in un concorso per aumentare di livello da C3 a C4 (con il C4 si può avere un incarico di reponsabile di U.d.P) 01/2009. L'unico risultato di questa "procedura concorsuale" è che è emerso, per l'ennesima volta, che l'unica carta vincente era l'anzianità di servizio. A nulla valevano esperienza, professionalità nel setore di appartenenza, meriti attribuiti dalla stessa amministrazione, e titoli di studio. Pensate che per due master di II livello ed una specializzazione triennale post-laurea, tutti in materie inerenti all'attività della pubblica amministrazione, ho potuto beneficiare di un solo punto in più di una laure magistrale o quadirennale (i titoli non erano cumulabili): un punto è inferiore al punteggio di 1,5 che veniva attribuito per un anno o frazione superiore a sei mesi nella posizione C3, da me già rivestita sin dal novembre del 2001 e con una complessiva anzianità di servizio di diciotto anni. Ma i più anziani, anche anagraficamente, hanno fatto la differenza. Questo è ancora l'attuale "sistema premiante".

  2. Tarcisio Bonotto Rispondi

    "Reddito che garantisca le minime necessità per tutti" - "incentivi per chi offre un migliore servizio all'Azienda o alla società" e "differenza da 1 a 6 tra il reddito minimo e massimo, dovrebbero essere i pilastri di una economica equilibrata. Da una parte non si arriva ad avere x tutti (12% di povertà) un reddito sufficiente, dall'altra si buttano i soldi con molti dirigenti superpagati ma inefficienti. I dirigenti dovrebbero essere retribuiti, come tutti, con stipendio base + incentivi per l'efficienza del loro operato. Purtroppo come in ogni settore non ci sono controlli di verifica dell'operato. Perché i dipendenti non danno la pagella anche ai dirigenti? Potrebbe essere un incentivo a fare bene il proprio dovere... Terzo la struttura stessa del sistema burocratico impedisce un buon funzionamento dell'amministrazione. Non vi è fiducia nelle capacità personali degli operatori per cui aumentano leggi, regole, leggine etc. per realizzare cose semplici. In Danimarca si apre una ditta in tre giorni andando in un solo ufficio... E' una questione culturale ancor prima che strutturale. Puntiamo sul cambiamento culturale e sull'integrazione delle strutture pubbliche...

  3. lucio Rispondi

    Prima di tutto bisogna dire bravo a Renato Brunetta perché il problema della produttività e della scarsa qualità dei servizi pubblici è evidente e finora è stato l'unico a metterci le mani e la faccia, mentre tutti gli altri, media compresi, hanno sempre evitato accuratamente di affrontare il problema. Poi mi sembra del tutto evidente che tra 10 persone o tra 100 che lavorano ne esistono alcuni che danno un grande contributo, altri che sono sufficienti, altri ancora sono sotto la media e ci sono anche quelli che sono dannosi. Perché rinunciare a capire e valutare queste differenze tra i diversi dipendenti che sicuramente sono la base per discutere con le persone, intervenire con piani formativi, premiare e perché no anche punire? Nella maggior parte delle aziende soprattutto multinazionali suddividere le persone in decilitri è un esercizio normale e anche utile. Certamente per favorire lo spirito di gruppo, essenziale per la qualità e l'efficienza dei servizi sarebbe molto utile legare una parte del premio alla qualità e all'efficienza del gruppo di appartenenza (ufficio, servizio, reparto, ecc.) e un'altra parte alle performance personali che restano sempre il motore centrale.

  4. Bruno Dente Rispondi

    Che lo sforzo individuale sia rilevante nel garantire l'efficacia di una organizzazione non c'è alcun dubbio. La questione è se per incentivare tale sforzo la strada migliore (anzi l'unica) sia quella di mettere in concorrenza tra loro i dipendenti. La formula 25-50-25 è profondamente errata e genererà effetti negativi sulla produttività delle pubbliche amministrazioni almeno per due motivi: 1. innanzitutto perchè la maggior parte di esse ha meno di 10 dirigenti: non si capisce in base a quale principio astratto una Università, un Comune, una Camera di Commercio debbano rinunciare ad avere una dirigenza di qualità omogenea; 2. in secondo luogo, e soprattutto, perchè la performance dei singoli dirigenti non è completamente comparabile: solo per fare un esempio, il capo del personale e il responsabile della ragioneria controllano risorse che sono necessarie agli altri dirigenti per raggiungere i loro obiettivi; quindi o si lega la performance dei dirigenti tra loro (se uno non funziona ci perdono tutti) oppure la conseguenza più probabile sarà che il premio lo prenderanno i responsabili della gestione delle risorse e a perderci sarà chi dirige i servizi, e in definitiva i cittadini.