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  1. DOMENICO NARDI Rispondi

    Vorrei segnalare alcuni punti critici che investono il "nuovo Concordato Preventivo": 1. L'ammissione alla procedura è legala esclusivamente a criteri giuridici strettamente legati ai vincoli normativi. Una analisi acritica, compiuta in sede di apertura della procedura, sotto il punto di vista economico sulla effettiva fattibilita' del piano di risanamento rappresenta un grave vulnus della procedura. 2.La mancata "perentorieta' del termine entro il quale "omologare" la proposta concordatsaria rappresenta un grave elemento di incertezza per gli interesi tutelati. 3. Spesso il piano di risanamento non formalizza i "tempi certi" a tutela del parziale soddisfacimento dei creditori. 4, I limiti dimensionali richiesti per l'ammissione alla procedura sono troppo elevati e non consentono alle piccole imprese, seppur altrettanto meritevoli sotto il profilo della tutela economica, di accedere a tale importante strumento di risanamento.

    • La redazione Rispondi

      Le statistiche mostrano da un lato come lo strumento tradizionalmente utilizzato per regolare la crisi di impresa (il fallimento) si sia rivelato inefficace per tutelare proprio gli interessi dei creditori (secondo l'Istat, solo il 6% dei crediti delle società per cui si chiude una procedura fallimentare è recuperata dai creditori chirografari, che devono aspettare - in media - almeno otto anni), dall'altro che il "vecchio" concordato preventivo fosse uno strumento scarsamente utilizzato nella pratica.
      Soluzioni concordate tra debitori e creditori potrebbero in linea di principio essere più efficaci ed efficienti, non solo per promuovere una soluzione tempestiva alla crisi di impresa, ma anche per soddisfare gli stessi creditori. Siamo consapevoli che anche l'attuale concordato ha ancora limiti e la sua disciplina potrebbe essere migliorata. Come sottolineiamo in conclusione, qualcosa di più si potrà dire solo seguendo gli esiti, l'evoluzione dei concordati sia per le imprese che hanno utilizzato questo strumento che per i creditori che hanno accettato il piano di ristrutturazione.

  2. DAL MAS DOMENICO Rispondi

    Buongiorno, piccola domanda agli autori del testo : visto che le aziende apprezzano lo strumento del concordato preventivo al quale stanno ricorrendo massicciamente, chi ci perde ? Perché non diciamo che come sempre succede nei momenti di crisi a farne le spese sono le banche ed i loro bilanci ? E quale garanzia offre detto strumento (se non quella di una approvazione a larga maggioranza dei creditori - 60%) sulla corretta valuitazione degli asset aziendali (spesso valutati a moneta fallimentare pur se invece si dovrebbe parlare di prezzi di mercato in quanto prevista la continuità aziendale attraverso la cessione di beni e mezzi a newco spesso costituite ad hoc ?). Chi vigila? Non certamente i tribunali. Nel fallimemento invece esiste il curatore fallimentare.