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  1. Flaviano Rispondi

    Oltre a quelli già indicati da altri lettori ci sono altri effetti collaterali evidenti. Ad esempio il fatto che gli eurodeputati italiani sono tra i più assenteisti: se oltretutto questi sono anche maggioranza nel PE forse qualche problema politico e di rappresentanza si porrebbe. Semmai bisognerebbe dare dei poteri "federali" all'Europa, costituire un esercito europeo, una costituzione europea di pochi articoli, un sistema giudiziario sovranazionale per reati "federali" e così via. A quel punto forse l'Europa verrebbe sentita come una entità politica. Fino a quando questo non succederà il numero dei votanti sarà comunque destinato a diminuire e l'idea stessa di una Europa politica che ci rappresentasse in quanto cittadini europei le andrebbe fatalmente dietro.

  2. Annalisa Fortunato Rispondi

    La proposta è molto interessante, ma ritengo che debba necessariamente appoggiarsi ad altri elementi "virtuosi" che non mi sembrano sussistere. Se il meccanismo non fosse sufficiente per aumentare significativamente l'affluenza, nel tempo potrebbe aumentare la disaffezione di coloro i quali già sentono lontana l'Europa e le sue istituzioni. Al contrario, in caso di successo, il rafforzamento del sentimento di interdipendenza tra cittadini che si auspica nell'articolo potrebbe anche girarsi in negativo se venisse interpretato in chiave di competizione tra nazionalismi. In quanto alla mobilitazione al voto da parte dei partiti nazionali, penso che reagirebbero esacerbando lo scontro sui temi nazionali, allontanando ulteriormente quelli europei. In questo senso l’indice di affluenza non sarebbe in sé il miglior indice “qualitativo”.

  3. Annalisa Fortunato Rispondi

    La proposta è molto interessante, ma ritengo che debba necessariamente appoggiarsi ad altri elementi "virtuosi" che non mi sembrano sussistere. Se il meccanismo non fosse sufficiente per aumentare significativamente l'affluenza, nel tempo potrebbe aumentare la disaffezione di coloro i quali già sentono lontana l'Europa e le sue istituzioni. Al contrario, in caso di successo, il rafforzamento del sentimento di interdipendenza tra cittadini che si auspica nell'articolo potrebbe anche girarsi in negativo se venisse interpretato in chiave di competizione tra nazionalismi. In quanto alla mobilitazione al voto da parte dei partiti nazionali, penso che reagirebbero esacerbando lo scontro sui temi nazionali, allontanando ulteriormente quelli europei. In questo senso l’indice di affluenza non sarebbe in sé il miglior indice “qualitativo”.

  4. Fabio Triberti Rispondi

    Ritengo che uno dei difetti principali della nostra attuale “democrazia europea”, come opportunamente è indicato nell’articolo, sia la quasi assenza dei “temi europei” nella campagna elettorale e, in generale, nell’agenda politica. Sembrerà utopistico ma penso che si debba chiarire e rinforzare il carattere sovrannazionale dell’Unione, delle sue istituzioni e delle elezioni relative. Per questo sarebbe interessante che gli attori politici in gioco non siano solo un collage di identità politiche nazionali ma delle entità sovrannazionali dotate di un loro schema valoriale e di un loro programma definito prima delle elezioni. A queste entità (che potrebbero essere l’evoluzione degli attuali gruppi) i partiti nazionali potrebbero solo associarsi. Ovviamente servirebbero dei meccanismi ad - hoc per definire una simile architettura.

  5. david c Rispondi

    Bella pensata, lo dico per davvero. Mi era venuta in mente anche a me. Dovrebbe valere anche per l'Italia, non solo per l'Europa. Però ho pensato anche ad un'altra cosa: se va a votare solo la metà degli aventi diritto, di fatto il voto di chi sceglie vale il doppio!

  6. Matteo Borsani Rispondi

    Proposta, secondo me, molto interessante, tuttavia, non a caso la vostra proposta non é stata ascoltata dopo le elezioni del 2004: come tutte le proposte europeiste, si scontra con le reticenze (e i veti) degli Stati membri. Per questo, si potrebbe pensare (come ipotizzate voi in una delle varianti) di assicurare comunque un numero minimo di seggi per Stato membro (per rendere il "boccone" più "digeribile" direi una percentuale alta, ad esempio il 70%) legando il resto all'affluenza alle urne. Suggerirei, inoltre, di lasciare inalterato il numero totale dei parlamentari: i Paesi dove l'affluenza é stata più alta riceverebbero cosi' un "premio" in termini di seggi prelevati da quelli spettanti agli stati in cui l'affluenza é stata particolarmente bassa. Ad esempio: se l'affluenza é uguale o superiore al 70%, viene assegnato il 100% dei seggi. Se é inferiore, i seggi vengono ridotti in numero percentuale (60% di affluenza= meno 10% dei seggi) senza comunque scendere sotto il 70% del totale dei seggi spettanti. D'altronde, anche a livello nazionale il numero dei parlamentari rimane invariato, indipendentemente dal totale dei votanti.

  7. Gianni Melotti Rispondi

    La proposta di premiare i paesi "virtuosi", quelli cioè che partecipano in misura maggiore al voto mi sembra interessante e di buon senso. Credo che serva anche una azione massiccia per convincere la gente ad andare a votare. Ciò ritengo si possa fare solo con comportamenti virtuosi dei Parlamentari Europei e con un maggiore europeismo da parte dei paesi membri. Sono convinto che solo una Europa forte e coesa possa fugare le legittime paure per il futuro. Grazie al vostro sito.

  8. paolo moretti Rispondi

    E cosa succederebbe al parlamento italiano se si applicasse la stessa logica di ridurre deputati e senatori in base al tasso di partecipazione al voto?

  9. Valentina Montalto Rispondi

    Una tale modifica del sistema elettorale europeo non tiene conto dei singoli sistemi elettorali nazionali, spesso piuttosto divergenti. In Paesi come il Belgio, come avete scritto, è facile aspettarsi un altissimo numero di votanti (come è appunto accaduto alle ultime elezioni europee, con un tasso del 90.39%) per il semplice fatto che il voto è obbligatorio. L'assegnazione di "seggi premio" potrebbe quindi, da un lato, non corrispondere affatto a un maggiore interesse ai temi europei e, dall'altro, penalizzerebbe i cittadini che hanno votato con convinzione per poi ritrovarsi con una misera rappresentanza al PE. Tra l'altro, se la stragrande maggioranza dei cittadini continua a mostrare indifferenza verso il progetto europeo, a ben poco serve una riduzione della loro voce in parlamento nella lotta contro l'euroscetticismo. E’ piuttosto necessario rafforzare il legame tra l’attività politica a Bruxelles e il territorio locale. Serve dunque più rappresentanza, non meno, con eurodeputati più rappresentativi delle istanze territoriali.

  10. Bellerofonte Rispondi

    E' una idea molto interessante, ma non si pone il problema dei piccoli partiti nelle singole nazioni, mi spiego meglio: 1 - se in Italia un partito ha (per poco) superato il 4%, ma l'affluenza è stata molto bassa, non c'è il rischio che proprio quel piccolo partito perda il seggio. In pratica come si decide come vengono tolti i seggi alle singole liste? 2 - Nel caso di minoranze si avrebbe un problema ancora più grande.

  11. Hans Suter Rispondi

    Il suggerimento è dunque di pesare i voti (dopo averli contati). Ma gli autori credono davvero che un parlamento che voti un budget nutrito principalmente da un contributo calcolato sul PIL del singolo paese possa praticare uno scherzo del genere?

  12. Massimo GIANNINI Rispondi

    Bizzarra l'idea degli autori sebbene interessante. Di fatto l'Unione Europea non é ancora né federale o stile Stati Uniti, né le sue istituzioni sono accountable verso i cittadini da poter giustificare che in Europa conti di più chi vota di più. Di fatto non votare vale semplicemente a dire che si delega altri a prendere una decisione. Scelta legittima a meno di avere l'obbligatorietà del voto. Con un tale assetto istituzionale, che manca di democrazia e accaountability, l'Europa non può che avere bassa affluenza alle urne. E non è che in paesi come gli Stati Uniti l'affluenza sia molto più alta: perché preoccuparsi o stupirsi dunque della bassa affluenza? Prima si deve cambiare l'assetto istituzionale poi si può anche chiedere l'alta affluenza non il contrario.

  13. armando Rispondi

    L'analisi fatta e la proposta avanzata sono stimolanti. Effettivamente si riscontrerebbe un maggior interesse dei partiti politici a che si abbia la massima affluenza alle urne, per guadagnare quindi seggi e allo stesso tempo primeggiare rispetto a paesi meno virtuosi. tuttavia sono perplesso su due punti: gli europarlamentari legiferano non solo su chi li ha votati, ma su tutti i cittadini che hanno o meno diritto al voto. Una rappresentanza anche di questi dovrebbe essere prevista in un modo o nell'altro. E rendere di conseguenza il parlamento europeo variabile non destabilizzerebbe le interdipendenze e i giochi di potere tra i gruppi parlamentari europei?! La mancanza di una adesione alla politica europea non è forse da cercare in una frammentaria composizione dei partiti, tutti rivolti al proprio orticello! Si parla di partito socialista e popolare europeo, ma non si è vista alcuna campagna elettorale di queste due entità, che vedono spesso, anche all'interno dello stesso gruppo, fazioni e partiti tra loro contrapposti su molte tematiche. Non sorprende vedere i partiti ultra-nazionalisti andare avanti, visto che loro paradossalmente fanno campagna elettorale europea (contro)!