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STOCCAGGIO DEL GAS: QUI LA CONCORRENZA NON E’ DI CASA

Dopo la liberalizzazione, regole stabilite da Aeeg garantiscono l’accesso allo stoccaggio alle imprese che vendono gas. Ma la burocrazia blocca i nuovi concessionari. Le riserve disponibili sono perciò insufficienti, mentre lo stoccaggio continua a essere monopolizzato di fatto da una controllata di Eni. Si potrebbe ricorrere al razionamento mediante asta. Permetterebbe una redistribuzione a favore dei concorrenti di Eni, purché si pongano limiti alla quantità massima di stoccaggio per singolo operatore. Un intervento necessario anche per l’avvio di una borsa del gas.

 

L’indagine sull’attività di stoccaggio di gas, appena conclusa dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato e dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ha il merito di portare l’attenzione sulla carenza di riserve in un momento nel quale non vi sono emergenze da fronteggiare. In estate, il gas importato abbonda e viene pompato nei depositi di stoccaggio in attesa di essere prelevato quando il clima sarà più freddo.

STOCCAGGIO CON MONOPOLIO

Dopo la liberalizzazione, l’accesso allo stoccaggio è garantito alle imprese che vendono gas, secondo regole stabilite da Aeeg. Tuttavia, le riserve disponibili risultano insufficienti sotto un duplice aspetto: dal punto di vista del sistema gas nazionale, tenuto conto del rischio di ricadere in situazioni di emergenza, specialmente nel caso di punte di freddo tra febbraio e marzo quando gli stoccaggi sono quasi vuoti. E dal punto di vista delle imprese che vendono gas, che per espandere le loro quote di mercato devono poter contare su riserve sufficienti a far fronte a fluttuazioni prevedibili e imprevedibili della domanda. Le ultime stagioni invernali sono state più clementi e, complice anche la recessione, il sistema gas non è stato più sottoposto a uno stress paragonabile a quello dell’inverno 2005/2006. Tuttavia, i venditori di gas hanno continuato a subire il razionamento della capacità di stoccaggio. Le riserve sono a malapena sufficienti a colmare la domanda riconducibile ai maggiori fabbisogni di gas per un inverno “normale”, sono quindi inadeguate per far fronte a inverni eccezionalmente freddi. Le ulteriori richieste di stoccaggio per servire clienti industriali e centrali elettriche a gas restano strutturalmente insoddisfatte. Quindi l’accesso allo stoccaggio costituisce una barriera all’entrata in questi segmenti di mercato.
Lo stoccaggio è di fatto monopolizzato da Stogit, società controllata da Eni, prima direttamente e ora indirettamente attraverso Snam Rete gas. Stogit detiene il 97 per cento della capacità e dall’inizio della liberalizzazione non ha più investito in tale attività, nonostante l’attribuzione di due ulteriori concessioni. I potenziamenti si sono limitati a variazioni della pressione di esercizio o poco più. Tuttavia, gli effetti restrittivi delle scelte di Eni potrebbero essere superati poiché lo stoccaggio non è un monopolio naturale. Gli impianti sono duplicabili, una volta individuati opportunamente i siti (giacimenti esauriti) che possono ospitarli. In Italia ciò non è ancora avvenuto a causa di un iter burocratico farraginoso e del comportamento del ministero delle Attività produttive, che rilascia le concessioni. Dopo quasi otto anni dall’avvio della prima procedura di selezione di nuovi concessionari, l’iter previsto non è ancora stato completato. Dunque per quanto la concorrenza fra impianti di stoccaggio sia possibile, come dimostrano le esperienze del Regno Unito e degli Usa, non sappiamo quando potrà realizzarsi anche in Italia. E con la concorrenza, quando potrà verificarsi l’aumento di capacità a disposizione del sistema.

RAZIONAMENTO E ASTA

La proposta di Agcm e Aeeg è di imporre a Stogit la cessione di alcuni siti di stoccaggio, così come era stato fatto a suo tempo con Enel, costretta a vendere alcune centrali (Genco) per favorire l’avvio della concorrenza nella generazione elettrica. In entrambi i casi esistono economie di scala, ma non di entità tale, rispetto alla domanda, da rendere socialmente efficiente la presenza di un solo produttore. Dunque la proposta è economicamente fondata, e con qualche precedente nelle richieste della Direzione europea per la concorrenza, nei casi di autorizzazione di fusioni fra imprese del settore energetico. Dubitiamo, però, che tale cessione sarà effettivamente imposta. Gli impianti di stoccaggio prevedono l’immobilizzo di enormi quantità di gas, sia in funzione del “cuscino” che garantisce la pressione necessaria al funzionamento, sia per la parte destinata alla riserva precauzionale, nota come “stoccaggio strategico”. Si tratta in entrambi i casi di gas di proprietà di Stogit, formalmente distinto dal gas immesso e prelevato dagli utenti-venditori: è difficile pensare che lo Stato, principale azionista di Eni, imponga la dismissione di un asset con un valore così elevato. Senza contare che le ingenti riserve probabilmente aumentano anche il potere di Eni in sede di contrattazione delle forniture di gas sul mercato internazionale.
In attesa della concorrenza che arriverà, ma non si sa quando, con i nuovi investimenti, lo stoccaggio continuerà a essere un’attività regolata. Le norme di utilizzo della capacità, prevedono che ciascun venditore di gas ottenga spazio in stoccaggio in proporzione alla propria quantità di clienti civili, pagando una tariffa uniforme. Un metodo inefficiente, perché non tiene conto del differente valore dello stoccaggio per i venditori di gas. Mentre Eni può colmare i differenziali stagionali nei consumi ricorrendo anche alla flessibilità dei suoi contratti di importazione, le altre imprese non dispongono di queste risorse e quindi il valore dello stoccaggio è per loro maggiore.
Potrebbe essere invece opportuno ricorrere alle aste. Il razionamento mediante asta dovrebbe infatti ripartire la capacità disponibile in base al valore che emerge dalle offerte. Ciò implicherebbe una re-distribuzione a favore dei concorrenti di Eni, purché si pongano limiti alla quantità massima di stoccaggio ottenibile da un singolo operatore, come previsto nelle aste inglesi. Senza questi limiti esiste il rischio che Eni adotti comportamenti strategici, richiedendo più stoccaggio del necessario al solo scopo di ricreare una barriera all’entrata nella vendita di gas. Eni potrebbe infatti alzare la posta senza problemi, perché il suo controllo di Stogit rende il prezzo dello stoccaggio una semplice partita di giro.
L’indagine ripropone il ricorso all’asta, senza specificarne il disegno e ritenendo che sia realizzabile in due tempi: aumentando la capacità prima e introducendo l’asta dopo. Forse perché si teme un eccessivo aumento del costo dello stoccaggio in situazioni di scarsità, ma si sottovalutano probabilmente gli effetti pro-concorrenziali dell’asta sul mercato all’ingrosso del gas. I nodi irrisolti dello stoccaggio sono uno dei fattori che ha contributo all’arenarsi della liberalizzazione del mercato. Gli interventi che riguardano tale attività sono necessari anche per l’avvio di una borsa del gas: rappresentano quindi una cartina di tornasole della volontà di ridare impulso alla concorrenza, piuttosto che di mantenere lo status quo.

Foto: da www.stogit.it

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L’IMBIANCHINO DI SACCONI

  1. Enrico Marchesi

    Proposta interessante, anche se viene spontaneo domandarsi quale soggetto avrà il gravoso compito di definire la “giusta” capacità di stoccaggio che Eni potrà richiedere in conferimento. La coesistenza di meccanismi di mercato (per i nuovi entranti) e meccanismi di assegnazione vincolati (per Eni) non è particolamente entusiasmante. In ogni caso, stante l’attuale scarsità di capacità di stoccaggio, l’assegnazione tramite gara determinerebbe un aumento significativo del prezzo del servizio, con un conseguente aggravio dei costi sostenuti dai clienti finali. Considerate le tempistiche necessarie alla realizzazione dei nuovi siti, legate anche ad aspetti di natura tecnica (e non solo alla burocrazia), tale situazione perdurà nel tempo. Si consideri inoltre che il numero di siti adatti alla realizzazione di campi di stoccaggio è limitato. La proposta di conferire la capacità tramite gara attribuirà pertanto una rendita significativa a Snam Rete Gas o a qualunque soggetto che avrà la fortuna di comprarsi una delle genco.

    • La redazione

      Questo gravoso compito é già svolto dall’Autorità per l’energia, che da anni assegna la capacità di stoccaggio ai venditori di gas (e quindi anche ad ENI) in proporzione alla quota di clienti detenuta sul mercato civile (clienti con consumi inferiori a 200.000 mc annui). Esiste quindi già un riferimento che potrebbe essere opportunamente corretto tenuto conto della quota di flessibilità estate-inverno di cui ENI dispone grazie ai suoi contratti di importazione. In secondo luogo nell’articolo non intendevo proporre la coesistenza di due meccanismi, bensì di un solo meccanismo d’asta per tutti i venditori, disegnato però in modo da comprendere un limite alla capacità che ciascuno può ottenere. In pratica attualmente il vincolo finirebbe per "mordere" solo sull’operatore dominante. In merito agli effetti dell’asta sul prezzo dello stoccaggio é vero che sarebbero previdibili aumenti. Tuttavia, considerando gli effetti di tali aumenti sul prezzo finale, bisogna distinguere tra i piccoli clienti finali tutelati dalla tariffa definita dall’Autorità e i grandi clienti industriali e termolelettrici che acquistano gas sul mercato libero. Poichè lo stoccaggio incide pochissimo sul prezzo finale pagato dai consumatori domestici (mediamente circa 1,4% nel secondo trimestre 2009) l’incremento potrebbe essere quasi impercetibile per il primo tipo di consumatori. Nel mercato libero invece, se l’allocazione mediante asta incrmentasse lo stoccaggio a disposizione dei nuovi entranti, questi ultimi potrebbero estenderela loro quota di mercato e l’intensificarsi della concorrenza si potrebbe
      tradurre in riduzioni dei prezzi finali del gas.
      E’ certamente vero che la burocrazia non fa che dilatare ulteriormente i tempi, già lunghi a causa degli anni necessari per trasformare i siti in impianti di stoccaggio. Per quanto il numero di siti adeguati per lo stoccaggio di gas sia limitato, la procedura di selezione dei nuovi concessionari ha già individuato almeno una decina di giacimenti esauriti che potrebbero essere trasformati. Rispetto alla sua ultima affermazione tenga presente che bisogna distinguere fra l’allocazione mediante asta della capacità resa disponibile da Stogit e sottoposta ad accesso regolato da parte dell’Autorità per l’energia (oggetto della mia proposta) e l’eventuale ricorso all’asta per assegnare le nuove concessioni di stoccaggio. In quest’ultimo caso il Ministero attualmente seleziona i concessionari mediante un confronto competitivo fra i progetti industriali proposti (beauty contest) e non mediante una vera e
      propria asta. Si può tuttavia discutere anche in questo caso sulla procedura più adeguata da seguire, compreso il caso in cui venisse
      davvero imposto a Stogit di cedere qualcuno dei suoi asset.

  2. freddy

    Quando l’AGIP creò all’estero la sua rete di distribuzione creò anche i necessari stoccaggi; fu un onere importante ma al quale non fu possibile sottrarsi. Solo dopo aver creato gli stoccaggi di base la concorrenza-sulla base essenzialmente di scambi o facility- permise i passaggi, a determinati costi, presso i propri depositi. Non si vede perchè in regime di concorrenza non debba avvenire la stessa cosa in Italia: sono possibili naturalmente associazioni tra gli operatori di questo settore per ripartire opportunamente i costi.

    • La redazione

      Nel suo commento lei fa riferimento agli oneri di stoccaggio sostenuti da AGIP, quindi immagino si riferisca ai depositi di stoccaggio di prodotti petroliferi. Questi stoccaggi avvengono mediante l’impego di depositi in superficie e quindi con meno complicazioni rispetto agli stoccaggi sotterranei di gas, che richiedono siti con determinate proprietà geologiche. Comunque è vero che la concorrenza è possibile, ma attualmente non può decollare a causa dei tempi biblici della pubblica amministrazione: selezione dei concessionari e rilascio della concessione da parte del Ministero dello Sviluppo economico, parere della Regione, autorizzazioni delle commissioni di Valutazione di impatto ambientale, dichirazione di pubblica utilità nuovamente da parte del Ministero…..Sono sicuramente possibili accordi tra venditori di gas per relizzare stoccaggi, lo dimostra la richiesta di una concessione da parte di Confservizi-CISPEL, l’associazione che riunisce le ex-aziende municipalizzate.

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