logo


  1. rebecca Rispondi

    Nell'infelice caso in cui si arriva a una controversia di lavoro, fine alla chiusura della procedura legale, che puo durare per anni, il lavoratore non ha diritto ad un sussidio di dissocupazione, ne' ad altri ammortizzatori sociali! Nel caso in cui non trova un altro lavoro (che poi è molto probabile con la congiuntura attuale del mercato del lavoro), vi chiedo a voi, come puo andare avanti?! C'è bisogno pure in Italia di un sussidio, per quelli che cercano lavoro (job seekers' allowance) magari per un periodo di tempo, in modo che la persona che veramente vuole lavorare, ma non riesce a trovare lavoro, puo magari sostenersi da solo, senza andare a chiedere aiuto alle varie org. In altri termini, secondo me, si deve arrivare al reditto minimo garantito, per dare la possibilità pure alle persone meno fortunate (quelli che magari non sono racommandate da nessuno per ottenere un lavoro) di avere una vita dignitosa!

  2. day n night Rispondi

    E' uno scenario che ha dell'incredibile questo evidenzia quanto è urgente una riforma organica degli ammortizzatori sociali. L'unica cosa che non mi è chiara è se alla voce "indennità di disoccupazione" è inclusa la cassa integrazione

  3. raffa Rispondi

    In un momento di crisi bisognerebbe portare a 36 ore il lavoro in moda da lavorare tutti e pagare le tasse. Fare delle assicurazioni per chi perde il posto di lavoro così si da dignita alle persone.

  4. Daniele Rispondi

    Sono d'accordo con gli autori quando concludono che la soluzione non può arrivare da una semplice ridefinizione dei parametri delineati all'interno dei due strumenti storici di tutela dei lavoratori. Un mercato del lavoro altamente frammentato come quello del nostro paese, non può ricevere tutele adeguate da strumenti disegnati in un periodo in cui la platea dei lavoratori era tutt'altra cosa. Il sistema cui ci troviamo oggi d'innanzi è quello in cui si crede ciecamente nella flessibilità. Il punto più dolente stà nel fatto che ciò che si nasconde, qui e ora, sotto la flessibilità è la precarietà del lavoratore che, travandosi solo con il suo contratto atipico, non ha interesse e appoggi nel combattere la sua battaglia. Esistono solo mille battaglie per mille lavoratori.

  5. Nicola Rispondi

    E' davvero curioso constatare come, a dispetto dei dati che dimostrano la gravità della situazione, non sembra cambiare nulla (apparentemente) nelle abitudini di vita delle persone.La gente continua ad andare in vacanza, a fare shopping, tutto sembra immutato. Mi riferisco alla realtà settentrionale dove lavoro. Leggo di licenziamenti, cassa integrazione, settore produttivo in crisi: eppure la gente sembra non subire la crisi economica. Più acquisisco informazioni e maggiore risulta la mia incertezza su cosa fare e sugli scenari possibili nel breve termine. Lo stato di sospensione in cui viviamo è frutto di un disperato tentativo delle istituzioni nazionali ed internazionali di salvare il sistema oppure siamo di fronte allìapparente miglioramento del quadro clinico del moribondo qualche ora prima del sopraggiungere della morte?

  6. lupo48 Rispondi

    Non so come siano stati raccolti i dati, è indispensabile fare chiarezza su un problema drammatico, poiché la tutela per mancanza di lavoro (CIG o CIGS) e per la disoccupazione variano significativamente da categoria a categoria in modo notevole. C'è poi un altro aspetto, chi non è lontano anagraficamente dalla pensione, si trova davanti al bivio: versare i costosi contributi volontari per completare la posizione pensionistica comporta la rinuncia al sussidio di disoccupazione! (parlo per esperienza personale)quanti si trovano in questa condizione con il mdl che li esclude da un rientro al lavoro dipendente...

    • La redazione Rispondi

      I dati che abbiamo utilizzato provengono essenzialmente da Whip, un database di storie lavorative costruite a partire dai dati dell'Inps
      (www.laboratoriorevelli.it/whip). A questi dati abbiamo applicato quanto previsto dalla normativa, in alcuni casi faticosamente ricostruita. Tutti i dettagli sono riportati nel nostro libro "Flex-insecurity. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà", in uscita in questi giorni per il Mulino.

  7. antonio Rispondi

    Mi chiedo come può un capo di governo dire tali inesattezze e sembra che, tranne voi e pochi altri, nulla sia accaduto. Ritengo che sia un fatto gravissimo e non capisco come tanti precari che hanno comunque votato il PDL continuino a dargli tanta fiducia.