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SORPRESA: L’INDULTO HA UN EFFETTO POSITIVO

Studiato per ridurre almeno temporaneamente il sovraffollamento delle carceri italiane, l’indulto del 2006 è stato tra i provvedimenti più criticati della scorsa legislatura. Perché favoriva i criminali e diminuiva il valore deterrente e la credibilità del sistema penale, sostenevano i contrari. Ma il provvedimento stabiliva che se fossero tornati in carcere per un nuovo reato, i beneficiari avrebbero dovuto scontare anche la pena residua in aggiunta alla nuova. Insomma, ha dato certezza alla pena. E questo ha determinato un calo delle recidive.

 

L’ultimo provvedimento di indulto approvato dal Parlamento italiano è quello del 2006, votato a maggioranza qualificata dei due terzi il 29 luglio di quell’anno. Con quel provvedimento si è commutata parte della pena per la maggior parte dei reati commessi prima del 2 maggio 2006. L’immediata conseguenza dell’indulto è stata la scarcerazione anticipata di circa 25mila soggetti, nel mese di agosto del 2006. Studiato per ridurre almeno temporaneamente l’inaccettabile sovraffollamento delle carceri italiane, l’indulto è stato tra i provvedimenti più criticati della scorsa legislatura. Le obiezioni fondamentali all’indulto sostenevano la sua natura criminogena e la diminuzione del valore deterrente e della credibilità del sistema penale.

DALLE PENE EFFETTIVE A QUELLE ATTESE

Ma è proprio vero che l’indulto del 2006 ha avuto degli effetti così devastanti sul benessere degli Italiani? Le conclusioni di un nostro studio pubblicato sul numero di aprile del Journal of Political Economy suggeriscono una valutazione diversa. A partire dai dati sulle caratteristiche e sul comportamento recidivo di coloro che ne hanno beneficiato, la nostra analisi mette in luce che il provvedimento è stato un positivo esperimento di policy da cui si può imparare per il futuro.
La legge non soltanto è stata ben congegnata, ma ha anche ridotto il numero di reati commessi dai beneficiari rispetto a quanti ve ne sarebbero stati senza l’indulto. (1)
Il provvedimento ha liberato individui con pene residue minori di tre anni, individui che, senza questo provvedimento, sarebbero stati liberati a scadenza naturale delle loro sentenze. La media della sentenza residua dei beneficiari nell’agosto 2006 era di circa quindici mesi. Un provvedimento accessorio cruciale, ma passato in secondo piano nel dibattito pubblico, stabiliva che in caso di rientro in carcere per un nuovo reato, i beneficiari dovessero scontare la pena residua in aggiunta alla nuova. L’indulto è stato una sistematica commutazione di pene effettive in pene attese. Ad esempio, indultati con una pena residua di cinque mesi hanno effettivamente scontato cinque mesi in meno della loro pena e alla loro uscita dal carcere si aspettavano una pena aggiuntiva di cinque mesi in caso di rientro in carcere. La liberazione di coloro che, secondo la sentenza originaria, dovevano ancora scontare una pena residua non superiore ai tre anni, ha consentito di osservare il comportamento di circa 25mila individui con pene residue che variavano da uno a trentasei mesi.
Confrontando il comportamento dei beneficiari dell’indulto con pene residue alte con quello dei beneficiari con pene residue basse, osserviamo che i primi hanno avuto una propensione a delinquere minore. Nel nostro studio documentiamo che gli individui con pene residue maggiori hanno avuto tassi di recidiva del 25 per cento minori. In altre parole, un mese in meno trascorso in carcere associato a un mese in più di carcere atteso riduce la recidiva. Senza il provvedimento accessorio che prevedeva di aggiungere la pena residua alla nuova in caso di rientro in carcere, i tassi di recidiva dei beneficiari dell’indulto sarebbero stati molto più alti. Se ne deduce che, a parità di altre condizioni, l’indulto ha ridotto il volume reale dei reati che, seppur diluiti nel tempo, questa frazione della popolazione avrebbe commesso uscendo dal carcere secondo la naturale scadenza della sentenza originaria. Si è quindi trattato di una misura efficace contro il crimine, almeno per quanto riguarda i circa 25mila che ne hanno beneficiari.

ALTERNATIVE AL CARCERE

Ma da cosa dipende questo risultato? Come ha fatto l’indulto a ridurre la propensione alla recidiva? Il nostro lavoro suggerisce che l’effetto positivo dipende dalla certezza della pena. Infatti, se gli individui hanno in media risposto positivamente, cioè commettendo meno reati, al provvedimento, vuole dire che l’incentivo della commutazione della pena effettiva in pena attesa è risultato credibile e perciò efficace. Quindi l’indulto non sembra aver minato il valore deterrente del sistema penale per i beneficiari del provvedimento.
Vale la pena discutere i nostri risultati alla luce di quelli ottenuti da Alessandro Barbarino e Giovanni Mastrobuoni. I due autori analizzano tutti gli indulti dal dopoguerra a oggi e con dati di tipo aggregato – i tassi di crimine a livello regionale – mostrano che dopo ogni indulto i tassi di criminalità aumentano. (2) Per quello del 2006, mostrano che le rapine in banca aumentano in modo considerevole dopo il provvedimento. Èragionevole pensare che dopo l’indulto del 2006 molti reati siano aumentati nel breve periodo . Ciò che vogliamo evidenziare tuttavia è che con l’indulto del 2006, l’uscita dei soggetti dal carcere prima della scadenza naturale della pena anticipa il periodo in cui si commettono reati che sarebbero stati comunque perpetrati, perché i beneficiari dell’indulto sarebbero usciti a naturale scadenza della loro pena, ma ne riduce il numero grazie agli incentivi dovuti alla sospensione dei benefici in caso di rientro in carcere. In questo senso i nostri risultati sono coerenti con quelli del lavoro di Barbarino e Mastrobuoni.
L’indulto non è una politica che si può applicare ripetutamente. Però, una valutazione più attenta del provvedimento del 2006 suggerisce una serie di interventi per strutturare meccanismi penali alternativi alla carcerazione: ad esempio, l’estensione delle pene alternative e della libertà condizionale, liberando alcuni soggetti prima della scadenza naturale della loro sentenza come è stato fatto in modo generalizzato in occasione dell’indulto. Per evitare i tentativi di risolvere enormi problemi sociali e giuridici attraverso una politica repressiva e molto costosa fatta di costruzione di nuove carceri e privazione delle libertà personali.

(1) Alcuni esperti raccomandano di seguire il provvedimento italiano per risolvere problemi di sovraffollamento nelle prigioni della California. Si veda l’articolo di Steven Levitt “The Great California Prison Experiment”.
(2) Occorre dire che non tutti i provvedimenti precedenti a quello del 2006 hanno previsto il meccanismo della pena residua da scontare in caso di rientro.

Foto: da internet

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I MODELLI ECONOMETRICI

12 commenti

  1. Marco La Marca

    Non mi aspettavo questi risultati, nonostante io non sia mai stato tra i critici dell’indulto. Infatti la mia opinione, allora come ora, è che una riduzione una tantum della pena di un massimo di 18 mesi non è il problema, poiché questi pochi mesi non sono fondamentali nel recupero alla società di un detenuto. Tuttavia, questi risultati implicano un’ipotesi che mi sembra smentita dall’evidenza empirica: e cioè che una pena più elevata costituisca davvero un maggiore disincentivo a deviare. O, per lo meno, questo deve essere vero in un intorno delle pene attualmente applicate, per i reati "indultati", in Italia (visto che laddove si applica la pena di morte per alcuni reati, non vi è una riduzione significativa degli stessi, e questo mi porta ad escludere la generalizzazione di questa ipotesi). Ma allora si dovrebbero chiedere a gran voce una maggiore aderenza fra pene comminate e pene scontate e pene generalmente più severe! E pensare che io ritenevo queste due richieste esclusivamente populiste! Infine, mi si permetta dell’ironia: carina questa coincidenza fra l’elezione europea di Mastella e lo "sdoganamento" del suo provvedimento più discusso!

  2. aris blasetti

    Mi pare che il fatto che, in caso di recidiva, si debba scontare anche la pena pregressa, sia il minimo che si potesse prevedere per poter beneficiare dell’indulto. Comunque le carceri sono gia’ strapiene e pertanto cosa facciamo? Da dove vengono tutti questi nuovi ospiti del patrio governo? Un’altro indulto? Sempre con la clausola, tanto lodata, della recidiva? Perche’ non riapriamo le miniere del Sulcis e, senza maltrattarli, anzi, pagandoli, non li mandiamo a lavorare. Penso che come rieducazione sarebbe senza dubbio migliore di un indulto, sia pure con clausola di recidiva.

  3. f.arcarese

    Da questa sintesi non si capisce molto come i loro dati confermino i precedenti articoli apparsi su lavoce in merito alle rapine in banca. Molti dubbi rimangono su quella correlazione, a mio parere forzata, ma soprattutto sul perchè la redazione de lavoce abbia sposato quella tesi criticando aspramente l’indulto non solo sul sito ma in tv e su altri media divenendo, suo malgrado spero, complice di quella campagna mediatica isterica che ne seguì. Non sarebbe stato più ragionevole e "accademico" aspettare studi più approfonditi, che un fenomeno così complesso richiede, senza partire in quarta buttandosi nella canea politico-mediatica?

  4. Gabriele Andreella

    Nello studio si documenta che gli individui con pene residue maggiori hanno avuto tassi di recidiva del 25 per cento minori. Ma non si spiega se tale percentuale sia alta o bassa, né perché (en passant: è bassa). Tale diminuzione di recidiva non dipende dall’indulto, bensì dalla "pena residua", cosa che può esser inserita anche in provvedimenti non-straordinari. Si dice che l’indulto è stata "una misura efficace contro il crimine, almeno per i circa 25mila che ne hanno beneficiato": ma questa chiosa è sufficiente a sbugiardare il titolo dell’articolo, proprio poichè manca, nel bilancio costi/benefici, la voce "inefficacia per tutti gli altri". Ad esempio i delinquenti non incarcerati, che sono la larghissima maggioranza. Così come sono larga maggioranza i reati impuniti (anche tra gli indultati). In somma, quest’analisi si rivela troppo parziale per stare in piedi senza stampelle. E pensare che ci sono voluti ben tre cervelli per scriverla: davvero mirabile.

  5. Gianluca Calzolari

    Da anni i soggetti in esecuzione penale rappresentano un gruppo target per le politiche italiane e comunitarie per l’inclusione sociale. il Fondo sociale europeo e i fondi nazionali finanziano, tra le altre, misure attive per il reinserimento sociale e lavorativo di ex-detenuti.L’iniziativa EQUAL ha dimostrato l’efficacia di un approccio di partenariato al problema della loro escusione sociale e del relativo impatto sui livelli di recidiva nazionali.Figure professionali di tutoraggio, il coinvolgimento delle imprese, misure formative dedicate unite ad attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sono solo delle misure da adottare.Valutare l’impatto di queste misure sul grado di recidiva in primis e sui livelli si inclusione lavorativa di tali soggetti dovrebbe essere un altro punto di vista per ragionare sull’indulto. Il Ministero del Lavoro, l’ISFOL, ItaliaLavoro e le Regioni hanno tutti avviato progetti a favore dei beneficiari dell’indulto.A livello europeo è stata attivata anche una comunità di pratiche FSE per lo scambio delle migliori pratiche sul tema: http://www.transnazionalita.it http://www.exocop.eu

  6. federico bozzanca

    Finalmente qualcuno che dice la verità sulla vicenda dell’indulto. Dopo mesi e mesi di demagogia su un tema tristemente delicato, questo studio porta alla luce l’efficacia del provvedimento. Complimenti agli autori

  7. ERIO DA RIMINI

    Risulta invece che il Italia, dati alla mano, da sempre, che chi delinque ha il 90% di possibilità di farla france: e allora, commentate!

  8. Francesco Sinopoli

    Il problema di quell’indulto (come di tutti gli altri) è che non poteva bastare, anche se ben costruito come dimostra l’articolo. Dai tempi della legge Gozzini è chiaro (o forse era?) che la pena carceraria rappresenta uno strumento ben poco efficace sia sotto il profilo della deterrenza che dell’ attitudine rieducativa. La strada delle misure alternative al carcere, associata ad un diritto penale minimo non solo sarebbe l’unica veramente conforme al dettato costituzionale (quindi ad uno stato di diritto) ma anche alla realizzazione della necessaria certezza della pena. La materia è di quelle che scottano perché in tempi di insicurezza cronica provvedimenti come questi sono facilmente strumentalizzabili per fare il pieno di voti, basta urlare che servono per liberare rumeni, rom , stupratori di vario genere e corrotti di ogni ordine e grado. Inoltre si tratta di strumenti che costano perché richiedono personale qualificato (oltre ai magistrati dei tribunali di sorveglianza e alla polizia penitenziaria servono psicologi, educatori, convenzioni con strutture esterne ecc.) e in numero adeguato alle necessità.

  9. Michele Mastromartino

    Credo che l’indulto sia stato un sufficiente provvedimento di politica giudiziaria. Molto meglio di tanti altri, consentendo la "correzione" di alcuni casi di commissione di reati che aveva un senso "correggere", attesto che per la maggior parte dei casi si rivolgevano nei confronti di delinquenti comuni, mossi dediti al delitto per disperazione (vedi i tossicodipendenti) e non per scelta. L’unica correzione che quel provvedimento avrebbe meritato, forse, poteva essere quella di escludere il beneficio nei confronti di chi avesse riportato condanne per reati c.d. ostativi, ossia reati riconducibili a contesti di criminalità organizzata o terroristica. Alla stessa stregua del D. Lgs. Alfano in tema di preclusione alla ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

  10. Daniele Pellegrino

    Che facciamo ora le carceri sono una bomba ad orologeria, strapieni con rischio malattie, detenuti che dormono per terra. Bisogna agire subito "indulto"!

  11. roberto da palermo

    Ad ogni indulto, altissime percentuali di condannati presenti nelle carceri, vedono aprire le porte delle celle, prima di un fine pena stabilito, ma di questa massa di "miracolati", quelli che veramente comprendono il vero senso di questa possibilità in più, è veramente basso, infatti il 90% ritorna alle patrie galere. Come posso asserire questo? Purtroppo in quel periodo ero recluso per l’unico sbaglio della mia vita e, sentendo le affermazioni di molti, che quell’indulto sarebbe servito per ricominciare, credevo in un loro ravvedimento sicuro, ma le uniche affermazioni che hanno trovato riscontri, erano quelle delle guardie che, in chiave più o meno ironica, assicuravano agli stessi che si sarebbero rivisti molto presto, così fu. L’ìndulto, senza un controllo costante da parte delle autorità, a mio parere è inutile, sarebbe più utile usarlo per scongiurare il sovraffollamento, ma preventivamente alla concessione di tale beneficio, con un impegno nel sociale e un valido percorso valutativo imposto dall’U.E.P.E di competenza, si potrebbe accertare uno stato di pericolosità e di un’eventualale reiterazione del reato, escludendo il soggetto dalle fila dei beneficiari dell’indulto.

  12. rossi alberto

    Se hai commesso un reato devi scontare la pena fino all’ultimo giorno !!!. Pensate a chi si vede ritornare un vicino balordo, che ha rotto in continuazione, e quando finalmente finisce in galera ( strameritandola ) lo rivede arrivare con quel sorrisino da furbetto ! Questo e’ un paese di pagliacci.

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