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  1. Federico Rispondi

    Mi sembra che 1) l'attuale legge italiana già incentiva in un certo senso lo spacciatore a vendere driga meno pura. Infatti, i quantitativi presenti nella tabella delle droghe sono espressi in principio attivo. per cui se uno spacciatore o consumatore ha un grammo di cocaina pura meno che al 50% (500mmg), il reato non è penale. 2) l'argomento da voi posto: "Realisticamente, anche in un mondo in cui le droghe fossero legalizzate vi sarebbero venditori di droga “illegali,” cioè evasori delle tasse, e ciò limita l’efficacia delle tasse come strumento di regolamentazione del mercato." ha poso senso. potrebbe essere utilizzato per le sigarette, come per l'alcol, la cui produzione è spesso casalinga e quindi nella 'shadow economy'. 3) l'effeto sociale di droga meno pura per le strade sarebbe che il ragazzino mangia due pastiglie invece che una, o sniffa due grammi invece che uno. il che non mi sembra un granchè. è terribile a 16 anni i ragazzi italiani si vendono il fumo tra di loro. vivo in olanda e il fatto che qui tollerino le droghe leggere li rende un popolo più civile di noi. purtroppo anche qua la droga non è tassata e il backdoor dei coffeeshops rimane illegale.

  2. freddy Rispondi

    La lotta alla droga è un fallimento, purtroppo: costa molto al contribuente e i risultati sono molto modesti. Oltretutto è lecito chiedersi perchè si lotta contro la droga e non contro l'alcool, i cui effetti, anche se scarsamente reclamizzati, sono deleteri ancora più della droga: i motivi possono essere facilmente supposti. Per ritornare alla droga forse un approccio potrebbe consistere nella liberalizzazione; quando negli USA venne abolito il proibizionismo il numero degli alcoolizzati non aumentò, ma si tolse però alle organizzazioni criminali una grossa fonte di redditi. La stessa cosa avverrebbe nel campo degli stupefacenti: sparirebbe una gigantesca fonte di reddito per le organizzazioni criminali.

  3. elio Rispondi

    Se lo Stato aiuteresse i tossicodipendenti dapprima con le sostanze sequestrate e quindi toglieresse alle organizzazioni criminali almeno una fonte economica per la loro sopravvivenza, avremmo tossicodipendenti non immischiati nel mondo criminale e carceri meno affollate.

  4. Paolo P Rispondi

    Anche io penso che la necessità di impedire il consumo di droga sia tutt'altro che ovvia. Non sono esperto in materia, ma esisotno prove certe che il consumo di marijuana/cocaina/ecstacy aumenti la criminalità? In caso contrario quale è il danno per la collettività? L'idea mi sembra abbastanza ingegnosa, però penso che la conseguenza più sensata sarebbe lo svilupparsi di contromisure (controllo sulla distribuzione al dettagio, o magari sistemi per accertare la purezza della droga al momento dell'acquisto) e non vedo come da sola possa portare al collasso del mercato della droga. Se tutti vendono borotalco nessuno più lo compra, quindi chi lo vende ha interesse che ciò non succeda. Se poi si tiene presente che è un mercato senza regole e senza legge, se qualcuno inizia a distruggere la domanda, penso gli altri si ribellino abbastanza prontamente. Il possible aumento di morti per overdose è certo una bella "grana", però è anche vero che sarebbe comunque un disincentivo al consumo di droga. E' tutto sommato lo stesso discorso dei limiti di velocià: è vietato ed è pericoloso.

  5. Vince Rispondi

    Nel commentare ho dato per scontato che gli autori intendessero per "taglio" la diluzione della droga con sostanze innocue. La nota 9 sembra andare in questa direzione. Spero di aver ben interpretato l'intenzione degli autori.

  6. martino Rispondi

    Mi rendo conto che la ricerca di risultati sorprendeti per ottener una pubblicazione su una rivista di prestigio, è ormai l'unico vero obiettivo dell'economia teorica, ma un meccanismo che avrebbe come principale risultato l'aumento delle morti per overdose è assolutamente folle, nazista oserei dire, esemplificativo di come alcuni economisti non abbiano assolutamente coscienza del ruolo etico che la ricerca dovrebbe avere. Perché non sparare sul posto ai drogati e agli spacciatori allora: anche in questo caso si ridurrebbe la popolazione carceraria con costi limitati per la collettività.

  7. pippoguida Rispondi

    Non sono convinto che il lato tecnico della questione sia il migliore per affrontarla. Innanzitutto per molte persone,ed io sono tra queste,non è ancora chiaro perchè uno stato debba punire l'uso di stupefacenti, come non punisce l'uso di alcolici o il gioco d'azzardo, altrettanto potenzialmente deleteri che le droghe per la salute e le condizioni sociali di chi ne fa un uso smodato. Sarebbe sufficente, almeno per le droghe leggere, legalizzare l'autoproduzione e vietare la vendita ponendo un tetto massimo, per esempio,di piante di marijuana che ciascuno può possedere.Sarebbe un modo di sottrarre ai grandi gruppi criminali una grossa fetta di entrate ed in modo immediato. Sempre, beninteso, che questo rientri tra gli obiettivi della politica...

  8. andrea bocchiola Rispondi

    L'interessante proposta non tiene in minima considerazione la dinamica della domanda, o megliio delle differenti modalità di domanda delle droghe. Non si diventa consumatori di droga a caso, o per le cattive frequentazioni, ma per ragioni psicodinamiche (non ambientali quindi) precise, che determinano insieme la scelta della droga e degli specifici effetti collaterali che la sua ricerca, acquisto e assunzione comporta. Insomma, una droga si sceglie in base all'effetto e alle sue implicazioni, sociali, criminali, sanitarie, insieme. Da questo punto di vista la sola risposta congruente è la totale liberalizzazione e legalizzazione della droga, come pure la rinuncia ad ogni strategia di prevenzione e informazione, ridondante per quanti non rischiano minimamente di cadere nell'uso di sostanze stupefacenti, ma utile invece ai suoi potenziali consumatori consapevoli (che almeno, grazie all'infiormazioine sapranno cosa scegliere). Un approccio di questo genere altererebbe il mercato della droga sia dal lato dell'offerta che da quello della domanda, ma l'ipocrito perbenismo biopolitico al buon senso preferisce la violenza nel reale come effetto del proibizionismo.

  9. Vince Rispondi

    La proposta è davvero interessante e facilmente realizzabile. Tuttavia, non mi piacciono due aspetti. Uno, marginale: francamente non si può giustificare una proposta con la non significativa incidenza sulla popolazione carceraria (sono due questioni totalmente diverse che non vanno confuse). L'altro, fondamentale: si continua ad affrontare il problema droga cercando di punire i venditori e non i clienti, che in sostanza supportano il mercato (sebbene questa proposta si posizioni meglio tra i due attori). Cosa succede oggi a un consumatore di droga? Sostanzialmente nulla. Questa è la politica voluta esattamente dalla criminalità organizzata (che sul resto sa sempre come cavarsela e ne accetta il rischio). Le politiche che favoriscono la permanenza della domanda sono politiche definibili come "criminali" (vela ricordate la Turco?). Una tale analisi potrebbe perfino aiutare a capire quali fazioni politiche supportano davvero gli interessi delle mafie, e quali no. Questa proposta, invece, sembra sì un buon palliativo, ma non ne risolve ancora il problema.

  10. Diego d'Andria Rispondi

    La proposta degli autori sembra interessante. Un paio di osservazioni: 1) negli USA la distribuzione al dettaglio della droga è appannaggio di street gangs, mentre all'ingrosso è nelle mani di organizzazioni criminali internazionali che non hanno un controllo sul territorio di spaccio. Al contrario, in altre zone del mondo (es. sud Italia o Giappone), i grossisti possono esercitare un controllo diretto sui dettaglianti, attraverso minacce di ritorsioni violente nel caso in cui questi rovinino il commercio con adulterazioni eccessive. Sarebbe quindi interessante conoscere i dati della Tabella 1 divisi per area geografica fuori degli States. 2) Ricordo almeno un caso in cui il "marchio di qualità" ha avuto vita lunga: è il caso della Blue Magic di Frank Lucas. È vero che Lucas costituì un'eccezione, dato che utilizzava una catena corta di intermediazione, ma se le "fregature" dovessero aumentare in conseguenza della proposta di legge qui discussa, i grossisti sarebbero incentivati all'integrazione verticale per incamerare gli extraprofitti al dettaglio (che al momento sono molto modesti, come mostrato da Levitt-Venkatesh (2000)) e ridurre le disgregazioni del mercato.

  11. Marcello Corongiu Rispondi

    E' da vedere con favore un mutamento nell'approccio alla lotta alla droga, caratterizzato fino ad oggi (specialmente negli USA e presso le NNUU) da un totale rifiuto della politica della cd. riduzione del danno, nonstante l'evidente fallimento delle politiche proibizioniste (costi elevatissimi e situazioni sociali insostenibili a fronte di nessun risultato in termini di riduzione dei mercati illegali della droga). Detto questo non convido alcuni assunti dell'articolo. In primo luogo non si tiene conto dei profili sostanzialmente diversi rispetto all'uso delle diverse droghe, quando invece la prassi dimostra che tale confusione è fonte di inefficienza delle soluzioni adottate. In secondo luogo è inopportuno confondere legalizzazione con liberalizzazione. Quando si parla di legalizzazione si presuppone in genere il monopolio statale ai soli consumatori conclamati nella distribuzione della droga, a fronte di una perdurante criminalizzazione del mercato illecito. E' questa la sola soluzione che porterebbe ad un crollo del mercato illegale della droga, quindi ad una crescente difficoltà di accesso alla droga per i non tossicopendenti.

  12. corrado finardi Rispondi

    La proposta è sicuramente interessante; vale solo la pena mettere in luce anche i potenziali effetti negativi. Come ricordato dagli autori, l'overdose. Sicuramente il problema principale, giacchè l'equazione droga= morte viene rinfrescata proprio a causa di partite di droga tagliate male e che sono causate proprio dall'azzardo morale ipotizzato come rimedio. Diventerebbe quindi difficile far passare come socialmente accettabile e legislativamente possibile il diminuire le pene per "chi taglia". Non solo la riprova per il rischio delle sostanze di taglio, ma anche la rottura implicita del patto in qualche modo "morale" con il consumatore. Avviare 2 canali alternativi di moralità insomma sembra poco consono con una società che si impenga per la lotta (anche ideologica) alla droga. Rimane da verificre il potenziale negativo e gli effetti di assuefazione e dipendenza dati da altre sostanze di taglio, che ugualmente potrebbero essere droghe di altro tipo (proprio per stabilizzare il mercato, e da qui, il meccanismo incentivante per gli spacciatori in risposta al modello ipotizzato). Le norme andrebbero studiate di conseguenza.