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  1. BOLLI PASQUALE Rispondi

    Chi sono i fannulloni nella pubblica amministrazione? Nel fare una graduatoria di merito dovremmo scrivere: politici, sindacati e pubblici dipendenti. I problemi più irrisolvibili non provengono dai pubblici dipendenti, a cui il Brunetta vuole far portare la croce, ma dai politici e dai sindacati. Riusciremo mai a far moralizzare la politica? Riusciremo mai a non far dominare, nei rapporti di lavoro, il sindacato? Non credo proprio! La classe politica con la sua proliferazione e voracità ha devastato il Paese. I sindacati, collusi con i politici, hanno privilegi incredibili: permessi sindacali retribuiti, favoritismi nelle carriere e protezioni varie. Se un dirigente con moralità e responsabilità vuole far rispettare i doveri imposti dal rapporto di lavoro, deve temere, soltanto, una sicura azione per comportamento antisindacale. Il datore di lavoro, cioè lo Stato, non ti protegge, perchè è sempre dalla parte del sindacato e, quindi, del dipendente, ed a chi vuole fare il proprio dovere, cioè, controllare il personale sottoposto, impone, per quieto vivere, il classico "pizzico sulla pancia". Ed allora, per favore Ministro, non ci racconti favole!

  2. Frank Rispondi

    Sulla valutazione credo che una delle maggiori difficoltà, oltre a quella segnalata dal sig. Reggimenti, sia quella di avere a parametro degli elementi oggettivi prestabiliti su cui basare la stessa in modo coerente e serio. Oggi, in diverse realtà, la valutazione e conseguente incentivazione vengono spesso utilizzate per premiare "doti" non sempre di carattere funzionale. E' ovvio che in tale ipotesi la carenza di elementi oggettivi è quanto di meglio si possa auspicare per giostrare assai più che discrezionalmente il processo. Una parola sugli incentivi a pioggia, su cui certamente non sono entusiasta, ma che ritengo non siano il male assoluto. Beninteso, quando sono pienamente meritati e guadagnati !! Spesso accade che per somme irrisorie, per di più attribuite non di rado in modo poco trasparente e motivato, si vogliono creare differenziazioni forzate che non producono in chi le riceve un reale incentivo, mentre chi ne è escluso si sente penalizzato e demotivato. Senza considerare i possibili deterioramenti di rapporti anche all'interno dello stesso ufficio. Soltanto se il sistema di incentivazione-valutazione è ben congegnato, l'incentivo meritato a pioggia ha poco senso.

  3. loremaf Rispondi

    Le considerazioni svolte nell'articolo sono molto pertinenti, mettono in rilivio alcuni limiti dei provvedimenti del ministro. E' trascorso un anno dall'insediamento di questo ministro, ma ricadute positive sul funzionamento della PA sono ancora attese. Credo che tutti possano condividere il fatto della riforma profonda di questa PA, dell'introduzione di parametri di misurazione, di controllo e di pianificazione adeguati a quelle che sono gli obiettivi che ogni apparato sia pubblico che privato debba perseguire. Alcune esperienze virtuose vi sono nella nostra penisola, altre guardando oltralpe possono essere introdotte, basta la volontà, ma anche la condivisione, nonchè la motivazione. Tutti sappiamo, però, che oltre alle enunciazioni occorre che i fatti e gli atti susseguanti siano coerenti con i propositi: e qui viene il bello! Tutti sappiamo che vi sono enti inutili, altri improduttivi, cosa si intende fare in questo campo? Altro problema endemico è la cattiva distribuzione delle risorse umane e strumentali nel terriorio, da sempre i parametri favoriscono alcuni territori penalizzando altri, ma vedo con dispiacere che lo status quo regna sovrano.

  4. mlv Rispondi

    Ritengo che Brunetta stia facendo quello che si può fare almeno per tentare subito di migliorare la situazione. Da semplice cittadino, prima studente e poi lavoratore, credo che in primo luogo occore responsabilizzare gli uffici locali, si che i cittadini non si sentano più rispondere "mi spiace non dipende da me" oppure "devo sentire dal mio superiore" o "guardi capisco ma io non ho il potere per fare"! Oltre a ciò incominciamo però anche ad ammettere che nella P.A., non tutti si sono specializzati alla London School of Ecomincs, quando invece molte, troppe volte, si devono misurare e decidere (perché ne hanno il potere) su temi delicati che per il cittadino possono volere dire un'intera vita di sacrifici mentre per loro (P.A.) al più solo un errore di valutazione o di interpretazione di una norma. Proposta: perchè non impostare una riforma della P.A. che anzichè basarsi su promozioni automatiche (per anzinità) si basa invece su concorsi per funzioni con retribuzioni adeguate anche per chi ha alternative di lavoro nel privato? Quelli "capaci" se no perchè dovrebbero fare domanda di lavoro alla P.A.?

  5. AMSICORA Rispondi

    Una breve nota. Il professor Aram Megighian ci ha ricordato, en passant, che molti concorsi nelle università siano, per ossimoro, "con un solo candidato" e non una selezione fra una pluralità di concorrenti: ovvero, verosimilmente, i vincitori sono già predeterminati dalle baronie accademiche ed è consigliabile non parteciparvi nemmeno per "non disturbare il manovratore" e per non farsi dei nemici in prospettiva di una futura carriera universitaria. Un macroscopico caso di abuso di potere cronico ed aggravato...perpretato proprio dagli stessi intellettualoni e professori che magari ci fanno pure la morale dalle colonne dei quotidiani o dagli schermi della Rai sul conflitto d'interessi dell'odiato Berlusca...

  6. Cosimo Rispondi

    La domanda di fondo, che questa cortina di fumo da novello Savonarola vorrebbe nascondere, anzi far sparire, è: ma cosa fanno le pubbliche amministrazioni oltre ad essere terra di conquista per le varie cordate politiche, appaltifici, alberghi per consulenti d'ogni genere? Per cui, per non toccare i veri interessi, ossia i piccioli che gli amici della maggioranza di turno mungono da questo ministero o da quel tal'altro ente, si fanno queste grida manzoniane, sostituendo all'untore, il fannullone o supposto tale.

  7. Aram Megighian Rispondi

    Preferisco un Ministro che esterni meno e, soprattutto, dopo aver girato e constatato di prima persona i problemi. Cosa che non mi pare si possa dire, con rispetto, di Brunetta. Sono pienamente daccordo con l'articolo in quanto chiaramente evidente nei fatti di tutti i giorni. Esempio 1: Comuni; l'addetto comunale esegue i calcoli ICI usando il PC. Niente di male, anzi. Peccato che i dati catastali siano quelli in possesso del Comune (vecchi e non aggiornati) e non quelli, più aggiornati, disponibili in rete dall'Agenzia del Territorio. Risultato? ICI intestate a persone che hanno già venduto da anni terreni e case e conseguenti diatribe. Esempio 2: Concorsi universitari: una serie di norme e regole da seguire per mantenere, giustamente, l'anonimato del candidato nella valutazione della prova scritta. Peccato che non esista alcuna norma che indichi di omettere tutto se il candidato è unico. Risultato? I Commissari devono stare attentissimi a mantenere "l'anonimato" del candidato. Esempio 3: tutto deve andare in rete nei vari siti. Benissimo. Ma allora perchè comunque sempre le solite copie cartacee controfirmate, firmate, e timbrate? Non basterebbe una ricevuta per e-mail?

  8. AM Rispondi

    Sicuramente non pochi di coloro che lavorano alle dipendenze altrui sia nel pubblico sia nel privato tendono a minimizzare gli sforzi ed i rischi connessi all'attività lavorativa. E' compito quindi dei datori di lavoro contrastare questa tendenza. Sinora nella PA in Italia non vi è stato un valido contrasto (non solo repressione, ma anche incentivi). Sono necessarie innovazioni di tipo organizzativo e normativo. In particolare sarebbe necessaria anche una diversificazione retributiva in relazione al costo della vita per impedire la migrazione dei dipendenti pubblici verso aree caratterizzate da minor costo della vita e da maggior facilità di reperimento dell'alloggio.

  9. AMSICORA Rispondi

    "I commenti di chi mi ha preceduto, sono esemplificativi della mentalità della casta dei dipendenti pubblici. Poiché, a differenza
    dei privati che lavorano per il "sordido profitto", essi operano nel "servizio pubblico" e per il "Bene Comune" si sentono talmente
    superiori rispetto a chi paga loro lo stipendio che non soltanto ritengono sia loro "diritto acquisito" assentarsi liberamente, ma
    vorrebbero evitare qualsiasi controllo sulla loro attività, perché il problema sarà sempre "ben altro": la dirigenza, la valutazione,
    l'organizzazione, i mass media pigri, Brunetta ossessionato dai fannulloni...La vera e propria rivoluzione, non procrastinabile, della
    PA non deve limitarsi certo solo ed esclusivamente ai "fannulloni", tuttavia è importante che si sia iniziato, affermando il principio che
    anche negli enti pubblici ci si deve "guadagnare la pagnotta" lavorando, e che recarsi in ufficio non è più meramente facoltativo.
    Ricordo che ci sono uffici in cui le assenze si sono ridotte addirittura del 90%: pura casualità?E fino ad un anno fa che facevano
    questi impiegati? Dov'erano? Forse avrebbe potuto utilmente occuparsene, ancor prima di Brunetta, la trasmissione "Chi l'ha
    visto?"..."

  10. Elio Reggimenti Rispondi

    L’incentivo a pioggia è una somma ingiustizia; tuttavia, nelle esperienze professionali che ho vissuto (in diversi comparti della PA) ogni qual volta si è trattato di effettuare valutazioni sui singoli (o ancora peggio assegnazioni di gratifiche economiche accessorie) sono sorti questi problemi: 1. deterioramento dei rapporti personali nell’ambiente di lavoro e tra il personale oggetto di valutazione ed i dirigenti (ho assistito personalmente a richieste istantanee di trasferimento, traslochi di stanza,ecc.) 2. l’enorme influenza che politica (soprattutto negli EE.LL.) e sindacato riescono ad avere su tali processi di valutazione, con conseguente screditamento dell’operazione, venir meno dell’effetto incentivante e penalizzazione del personale non sostenuto. Ritengo che entrambe le problematiche,di impatto assolutamente rilevante, rendano preferibile un sistema incentivante che sia commisurato sulla base di una competizione “tra uffici” piuttosto che “nell’ufficio”, così come l’autore suggerisce. Diversamente l’attività degli uffici rischierebbe di rimanere paralizzata da personale disincentivato (quando non in sciopero bianco) e colleghi di stanza che non si rivolgono parola.

  11. Riccardo Colombo Rispondi

    Condivido molto di quanto è stato scritto nell'articolo, in particolare quando si richiama l'esigenza di non adottare un unico modello per tutte le Pubbliche Amministrazioni. Ritengo, tuttavia, che sia difficile pensare ad un sistema di valutazione per ufficio, in quanto il raggiungimento o meno degli obiettivi fa parte della responsabilità del singolo dirigente o responsabile. Il vero problema è quello indicato da Mario Viviani nel suo commento: non sono chiari e sufficientemente precisi gli obiettivi affidati ai responsabili per cui risulta poi difficile effettuare una valutazione. Penso, infine, che siano necessario sia un controllo di gestione legato agli obiettivi ( così da supportare l'analisi degli scostamenti e quindi la valutazione) che la contabilità industriale; quest'ultima è tuttavia finalizzata a definire il modello ottimale del servizio/attività e quindi è uno strumento propedeutico alla definizione degli obiettivi. E' inutile ricordare che è tuttavia difficile un controllo di gestione e una contabilità industrile senza la contabilità economica.

  12. stefano monni Rispondi

    relativamente alla bozza del decreto Brunetta, ritengo neccesario richiamare l'attenzione di tutti noi su un aspetto in particolare: quello relativo alla ripartizione in tre fasce del personale a cui attribuire la produttività. Il Ministro Brunetta, rispetto alle prime bozze del decreto è intervenuto recentemente per correggere il tiro, prevedendo la possibilità per la contrattazione decentrata di modificare entro certi limiti le quote percentuali in cui le tre fasce sono definite dal decreto. Il problema che rilevo al riguardo credo sia nella rigidità del sistema soprattutto in ragione delle peculiarità delle singole realtà amministrative. Faccio un esempio per assurdo. Ipotizziamo la PA A) e la PA B). Nella prima esiste il 35% di dipendenti fannulloni, nella seconda un 15%. Che significa che nella prima il 10% di fannulloni prendono la produttività e nella seconda il 10% di bravi dipendenti vengono inseriti nella terza fascia di demerito? Mah! Le perplessità sul meccanismo del decreto sono veramente serie.

  13. luca Rispondi

    La vostra analisi sul decreto antifannulloni è condivisibile, come le potenziali distorsioni. Io aggiungerei che, per gli ultimi arrivati, dopo tre valutazioni negative in un quinquiennio, debba essere obbligatorio il trasferimento ad altro incarico. Significa che oltre a punire il fannullone o chi non raggiunge obiettivi, si punirà anche il responsabile del servizio che perderà collaboratori validi se premia i soliti raccomandati. Molti presunti fannulloni, infatti, sono stanchi di lavorare e regalare il merito ad altri.

  14. Salvatore Rispondi

    Cari amici, il sig. Brunetta ci vorrebbe far credere che, mettendo i tornelli agli ingressi e dando qualche incentivo, possa risolvere i problemi nella PA. Solo il popolino può crederci. Siccome il pesce comincia a puzzare dalla testa, forse è dai dirigenti responsabili che bisogna partire. Ma questi sono gli intoccabili messi lì dalla partitocrazia. Allora che fare? Quello che è stato fatto fino ad ora: una buona mano di vernice, il cambio di qualche nome, di qualche sigla, e poi tutto come prima. Auguri Brunetta!

  15. giuseppe Rispondi

    Gli autori hanno individuato il vero limite della "gestione" Brunetta, e cioè che tutto debba dipendere dagli sforzi degli individui, dal fatto di essere presenti sul posto di lavoro a prescindere dalla produttività e dai modelli organizzativi. Immaginiamo che la Fiat, anzicchè comunicare ogni trimestre i dati della produzione, si mette a comunicare i dati sulle assenze degli operai e degli impiegati. Sarebbe normale? Penso proprio di no. Questo accade con Brunetta anzichè far sapere se si sono ridotti i tempi del rilascio del permesso di soggiorno, o della pensione, o delle visite specialistiche e così via, vengono sbandierate le riduzioni di assenza per malattia. La cosa triste è che i media pigramente riportano e commentano dei dati insignificanti ai fini di una migliore e più efficente pubblica amministrazione.

  16. Carlo Cipiciani Rispondi

    Prima di tutto complimenti per l'articolo, che contiene un'analisi obiettiva di pregi e difetti dello "schema Brunetta". Oltre che essere d'accordo con le valutazioni degli autori, aggiungo, come ho scritto anche qui (http://www.giornalettismo.com/archives/26323/brunetta-e-la-riforma-pa-sotto-il-decreto-niente/) che è indispensabile che gli obiettivi ai dirigenti siano dati attraverso un processo di negoziazione in modo tempestivo (dare obiettivi a fine anno o non darne affatto è quasi la stessa cosa). Inoltre, andrebbero approfonditi i problemi dei rapporti tra questo "Organismo centrale di valutazione" e gli organismi di valutazione e di Controllo Strategico che molte amministrazioni hanno istituito ai sensi del Dlgs 286/99 (http://www.parlamento.it/leggi/deleghe/99286dl.htm). Perchè va bene le riforme, ma mi sembra una buona idea partire dall'esistente. Infine, come era già stato già scritto anche qui su La Voce, come non capire che puntare sull'individualismo e basta avrà effetti deleteri sulle organizzazioni, dove - ma Brunetta dovrebbe avere almeno un minimo di fondamenti di cultura organizzativa e saperlo - il "gioco di squadra" è una scelta vincente?

  17. Pietro Blu Giandonato Rispondi

    Complimenti per l'ennesima analisi assolutamente obiettiva dell'ennesima riforma della PA che, come avete opportunamente sottolineato, è difficile produrrà i risultati attesi. In effetti il "fannullismo" che tanto ossessiona il Brunetta non si può pensare possa essere combattuto puntando il mirino sui lavoratori. Da un lato, il vero fannullone non farà altro che rintanarsi ancora di più nella categoria dei marcatori di cartellino, incurante della paventata gogna delle "classifiche", dall'altro il becero antagonismo introdotto dal DdL frustrerà ancora di più coloro che lavorano davvero conducendoli al più bieco individualismo, arrivismo e piaggeria nei confronti dei dirigenti. Senza togliere che le potenti categorie sindacali di funzione pubblica ed enti locali osteggeranno a spada tratta qualunque tipo di riforma che porti a un maggiore controllo dei dipendenti e del loro lavoro.

  18. Mario Viviani Rispondi

    Condivido i giudizi (positivi e critici) e le proposte di Pisauro e Visalli, a cui vorrei aggiungere due cose, anche in base alle mie esperienze nei Nuclei di valutazione nella PA. Prima: la difficoltà a valutare il personale pubblico molto spesso deriva dalla labilità degli obiettivi a cui esso deve mirare. C'è in sostanza una notevole difficoltà (in media, ovviamente) a trasformare gli indirizzi politici in esiti pratici, concretamente attendibili. Ciò è dovuto allo "snodo difficile" nella relazione tra personale politico e dirigenti apicali. Potrei dire in sintesi che una buona valutazione (ma anche una buona programmazione) dipendono da una buona direzione generale, sulla quale dovrebbe concentrarsi l'attenzione del riformatore. Secondo: non credo molto nella contabilità industriale nelle PA. Una contabilità industriale ha l'esigenza di parametri (di costo, oppure di tempo, oppure di qualità) che deriva dall'esistenza del mercato. Propendo dunque per un controllo di gestione tarato sugli obiettivi, che devono essere il più possibile chiari. E rimando in questo modo al primo argomento. Cordialissimi saluti.