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LA CRISI NEL VOTO DEGLI ITALIANI

Al contrario di quanto accade in altri paesi, in Italia la crisi economica rafforza il governo, almeno per il momento. Le intenzioni di voto indicano che sono proprio le categorie più colpite, e soprattutto i giovani, ad affidarsi a Silvio Berlusconi. Dopo le elezioni, il governo non potrà dunque ignorare il segnale mandato dal settore più sofferente, ma anche più dinamico, della società. Non è il momento delle strategie dei due tempi: bisogna fare subito le riforme, per migliorare le condizioni delle giovani generazioni.

Meno cinque per cento. Questa, secondo il governatore della Banca d’Italia, la caduta del Pil nel 2009. In un anno elettorale, una crisi di tali dimensioni condurrebbe normalmente a una sconfitta alle urne per il partito (o i partiti) al governo, rei di non aver saputo gestire la crisi, o forse solo perché catalizzatori del pubblico malcontento. Non pare però che sarà così nelle prossime elezioni amministrative ed europee in Italia, ed è casomai il “papigate” a preoccupare il governo, più che la crisi economica. I sondaggi disponibili annunciano infatti una vittoria per i partiti di governo, Pdl e Lega, e una sonora sconfitta per l’opposizione, soprattutto per il Pd, compensata solo in parte dal successo dell’Italia dei Valori.

CHI SI AVVANTAGGIA NELLA CRISI

La cosa è ancora più strana perché, complici anche i vincoli finanziari, il governo ha fatto ben poco per affrontare la crisi, a differenza di altri più maltrattati (dai propri elettorati) governanti europei. La storia del “stiamo comunque facendo meglio noi” sembra reggere poco, visto che, al contrario, le previsioni indicano che se si esclude la Germania, nel 2009 faremo peggio di tutti gli altri grandi paesi europei, compresa la bistrattata Gran Bretagna, rea di aver creduto più alla finanza e meno all’industria di quanto abbiamo fatto noi. Qualche spiegazione urge, tolte quelle già gettonate dell’insipienza dell’opposizione, del controllo del presidente del Consiglio sui media e di una lunga luna di miele verso un nuovo governo.
Una possibile spiegazione è che in realtà, come sempre succede, nelle crisi ci sono i perdenti e ci sono i vincenti (o i meno perdenti). E questo è vero soprattutto nel breve periodo; nel lungo, per le interazioni del sistema economico e il peggioramento delle finanze pubbliche, finiamo con il rimetterci tutti.
La crisi sta avendo infatti effetti molto asimmetrici, dal punto di vista geografico, generazionale e di settore produttivo e occupazionale. Poco colpiti dalla crisi sono stati sicuramente i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, che oltre a non rischiare nulla sul piano occupazionale hanno appena visto un incremento considerevole dei propri stipendi. Anche i pensionati sono stati poco colpiti e anzi, avendo un reddito indicizzato all’inflazione ma non all’andamento del Pil, la mancata crescita rappresenta un miglioramento nella loro posizione relativa. Queste categorie a reddito fisso godono anche della decelerazione nella crescita dei prezzi, che ne aumenta il potere d’acquisto. Molto più colpiti i lavoratori del settore privato, oltretutto già massacrati dall’annoso problema della mancata crescita dei salari, tra i più bassi d’Europa secondo le stime Oecd, e i lavoratori autonomi, che però, rispetto ai lavoratori dipendenti, possono contare di più sul buffer stock dell’evasione fiscale. Ma anche in questo caso, la crisi non è generale e colpisce a macchia di leopardo, a seconda del settore di specializzazione. Molto colpito appare il Nord-Ovest, assieme a Toscana e Emilia Romagna, meno il Veneto e il Sud, almeno a giudicare da un indicatore imperfetto, perché utilizzabile solo da alcune categorie di lavoratori, come l’uso della cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Gli assoluti perdenti sono, come di consueto, i precari, cioè generalmente i giovani. Solo a dicembre 2008, 40mila contratti a termine erano in scadenza nel settore privato e in buona parte non sono stati rinnovati. E i molti precari della pubblica amministrazione hanno risentito, oltre che della crisi, delle cure Gelmini e Brunetta.

I GIOVANI PREFERISCONO IL GOVERNO

Precari, disoccupati – e dunque in genere giovani, donne e residenti al Sud – e lavoratori dei settori più in crisi (quali il manifatturiero) tutti uniti contro Berlusconi? Difeso invece da pensionati e lavoratori anziani? Mica tanto, almeno a giudicare dal confronto tra le intenzioni di voto raccolte dall’Ipsos nell’aprile del 2009 e nell’aprile del 2008. L’aumento del 3 per cento per il Pdl in queste stime è concentrato soprattutto tra il lavoro autonomo (+8,3 per cento) e gli operai (+11,8 per cento). Paradossalmente, l’avanzata del Pdl è forte soprattutto tra i giovani e i giovani adulti, i più colpiti dalla crisi: +4,7 per cento per le persone tra i 18 e i 30 anni e +5,8 per cento nella fascia 31-45 anni, contro un +1 per cento per gli elettori oltre i 45 anni. A voltare la faccia al Pdl sarebbero invece insegnanti (-0,3 per cento), disoccupati (-3,3 per cento) e pensionati (-0,4 per cento), che preferirebbero rivolgersi alla Lega – rispettivamente +5,4, +7,3, e +4,7 per cento, per una crescita complessiva del 3,6 per cento.
Se la compagine governativa sembra rafforzarsi, il Pd è invece sull’orlo del baratro. L’Ipsos registra una forte riduzione nelle intenzioni di voto (-7,5 per cento) tra tutte le categorie di elettori, che assume particolare forza tra le professioni elevate (-15,7 per cento) e i disoccupati (-9,1 per cento). La generazione che più di tutte sembra allontanarsi dal Pd è quella tra i 30 e i 45 anni (-10,5 per cento), mentre “tengono” i cinquantenni (-5,5 per cento). Della caduta del Pd approfitterebbe l’Italia dei valori, che raddoppierebbe quasi i suoi voti (+4,2 per cento), grazie a un enorme successo tra studenti (+9,4 per cento), insegnanti (+5,9 per cento), ma anche disoccupati (+3,8 per cento).
La crisi economica rafforza dunque il governo, almeno per il momento. Ad eccezione dei disoccupati, che premiano Lega e Di Pietro, sono proprio le categorie più colpite, e soprattutto i giovani, ad affidarsi a Silvio Berlusconi. Se uscirà vincitore dalle urne, il governo dovrà tener conto di chi l’ha votato e non potrà dunque ignorare il segnale mandato dal settore più sofferente – ma anche più dinamico – della società. Non è il momento delle strategie in due tempi: bisogna riformare subito, per migliorare le condizioni delle giovani generazioni.

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BERLUSCONI: “CASSA INTEGRAZIONE PER TUTTI!”

  1. Gianni Peretti

    E’ possibile non ritirare la scheda per le elezioni provinciali? Non c’è il rischio che quando usciamo dal seggio qualcuno ci metta un voto sopra? Visto che tutti i politici volevano già eliminare le Province dopo le ultime elezioni e che Brunetta ha detto che verranno comunque trasformate perchè votarle? Non potrebbe essere un buon segnale quello di votare per il Parlamento Europeo che c’è e ci sarà e non per le Province? Grazie per la risposta.

  2. Massimo GIANNINI

    In un paese in declino, la percentuale di individui stupidi è sempre uguale a k; tuttavia, nella restante popolazione, si nota, specialmente tra gli individui al potere, un’allarmante proliferazione di banditi con un’alta percentuale di stupidità (sub-area Bs del quadrante B nella fig. 3) e, fra quelli non al potere, una ugualmente allarmante crescita del numero degli sprovveduti (area H nel grafico base, fig. 1). Tale cambiamento nella composizione della popolazione dei non stupidi, rafforza inevitabilmente il potere distruttivo della frazione a degli stupidi e porta il Paese alla rovina. Italy and The Fundamental Laws of Human Stupidity athttp://mgiannini.blogspot.com/2009/06/italy-and-fundamental-laws-of-human.html

  3. Massimo GIANNINI

    Carlo Maria Cipolla – Allegro ma non troppo:"Tutti noi ricordiamo casi in cui si ebbe sfortunatamente a che fare con un individuo che si procurò un guadagno causando una perdita: eravamo incocciati in un bandito. Possiamo ricordare anche casi in cui un individuo realizzò un’azione il cui risultato fu una perdita per lui ed un guadagno per noi: avevamo avuto a che fare con uno sprovveduto. Possiamo ricordare anche casi in cui un individuo realizzò un’azione dalla quale entrambe le parti trassero vantaggio: si trattava di una persona intelligente. (Sempre più rare in Italia…???)[…] Ma la nostra vita è anche punteggiata da vicende in cui noi si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creatura che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a provocarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. Nessuno sa, capisce o può spiegare perchè quella assurda creatura fa quello che fa. Infatti non c’è spiegazione -o meglio- c’è una sola spiegazione: la stupidità.

  4. Sandro Brusco

    Un elemento che in qualche modo rende un po’ più difficile usare i sondaggi per predire il risultato delle elezioni europee è il fatto che la percentuale di voti validi alle europee è parecchio più bassa che alle politiche. Nel 2004 la percentuale di voti validi fu inferiore ai due terzi dell’elettorato. Credo che in Italia i sondaggisti non cerchino di discriminare tra ”likely voters” e l’universo della popolazione, e i sondaggi sono riferiti a quest’ultima. Essenzialmente i sondaggi fanno l’ipotesi che la distribuzione delle preferenze sia la stessa per i due gruppi. Magari è un’ipotesi valida, ma ovviamente rende le stime meno precise. Non mi stupirei quindi di vedere una certa discrepanza tra risultati effettivi e sondaggi, anche se al momento non saprei dire in che direzione.

  5. mirco

    Dall’articolo si desume che il comportamento elettorale degli italiani sia soprattutto un comportamento tattico di breve periodo, dettato soprattutto dall’analisi che ogni categoria sociale fa su di se in relazione con le forze politiche che si presentano sull’arena. Si ricorda sempre nei momenti di crisi lo storico discorso di Roosvelt contro la paura per un nuovo inizio. Ecco in Italia manca una forza politica che ispiri un nuovo inizio e profeticamente indichi il cammmino per uscire dallo stato paludoso in cui l’Italia si trova. Una possibilità forse ce l’ha il PD di franceschini ma non in questa tornata elettorale, visto che le due culture, quella cattolica e quella socialista, non si amalgameranno mai visto la vicinanza fisica vaticana all’Italia. Occorre una legge elettorale che faccia crescere in Italia una sinistra riformista non cattolica e a destra un partito liberale deberlusconizzato e cotituzionalizzato sui principi della costituzione del art. 48, escludendo le formazioni politiche cattoliche, vera causa dei disastri italiani sia negli anni venti che ora.

  6. Manuela

    Credo che a parte i sondaggi, attendibili o meno, la berlusconizzazione dell’Italia è fenomeno ormai palese. Perché nonostante il suo immobilismo durante questa crisi il governo non viene punito? Perché il Pd attualmente non offre alternative né prospettive reali, se non quella di soppiantare Silvio. Allora rimbocchiamoci le maniche, serve una politica giovane e soprattutto spalleggiata da tecnici, persone capaci con proposte concrete. L’Italia dei Valori perlomeno è proattiva. Spero in una grande partecipazione per le elezioni europee: più partecipazione più accountability per i politici nostrani e riforme subito. Vediamo grande presenza dei politici sulla rete, utile come canale pubblicitario, ancor meglio come foro di discussione.

  7. Armando Pasquali

    Distrutto il compromesso fra capitale e lavoro, che nel dopoguerra ha assicurato i più alti tassi di crescita economica e la più ampia condivisione dei benefici della crescita, ormai c’è un solo schieramento politico, la destra, e un solo sistema di pensiero, l’economia neoclassica. Perché stupirsi, allora, dei risultati elettorali? Le famose riforme che si invocano a gran voce (ogni allusione a questo sito è voluta) puntano solo ad eliminare le ultime garanzie e protezioni a favore dei lavoratori e degli svantaggiati; anche se vengono fatte in loro nome, sostenendo che servono a "liberare la crescita". Se il problema è dunque la crescita economica insufficiente, chi se non la destra è la più adatta a governare? Se l’economia va bene, vuol dire che le sue ricette hanno funzionato. Se va male, vuol dire che che le riforme non sono state abbastanza incisive (per colpa, naturalmente, dei sindacati e della sinistra.) L’economia neoclassica ha consegnato alla destra l’egemonia culturale e non si può più tornare indietro. Del resto, è stata inventata proprio a questo scopo, e bisogna riconosce che ha svolto egregiamente il suo compito.

  8. Francesco Burco

    Sarà pure gettonatatissima ma rimane comunque il motivo numero uno. Berlusconi possiede 3 televisioni pubbliche, ne controlla almeno altre 2, più una pluralità di quotidiani, settimanali. Solo questo ti permette di trasformare un ex fascista che diceva che Mussolini era il più grande statista di tutti i tempi in un democristiano da 15%, oppure il portaborse di Forlani in un solido partito da 5-6%. Per non parlare della creazione di un partito da 20% praticamente dal nulla. Chiamato con uno slogan da stadio qualunquista al punto giusto. Un tutt’uno da gridare in urna come sugli spalti. D’altronde se fior fior di imprese centenarie continuano a investire milioni di euro nella televisione per sostenere la propria immagine, un forte potere persuasivo lo dovrà pur avere. Mettici che lo strumento è in mano a un uomo che rappresenta tutti i più beceri vizi del nostro paese e la luna di miele è fatta: finalmente liberati dagli angusti panni di una certa qual severità post fascista crociana, post democristiana de gasperiana, finalmente il popolo pubblico ha potuto trovare tutto quello che fermamente e segretamente anelava: tette, calcio, e condoni…

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