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SE LA SANITA’ DIVENTA UN ESERCIZIO TEORICO

Prosegue la nostra analisi del Libro bianco sul futuro modello sociale. Nelle politiche sanitarie il documento descrive un sistema da cambiare integralmente, con l’unica eccezione del terzo settore. Un giudizio che disconosce il valore dell’universalità dell’assistenza sanitaria. E punta a un ridimensionamento del pubblico a favore del privato. Contiene anche alcune imprecisioni, forse frutto di una conoscenza aneddotica del sistema sanitario italiano. Quanto alla decantata centralità della persona, non si supera l’autoreferenzialità da addetti ai lavori.

Un Libro bianco (esito di un Libro verde che promuove una consultazione pubblica su una nuova visione del welfare) dovrebbe raccogliere “le principali opzioni politiche identificate da tutti coloro che hanno partecipato alla consultazione” e contenere le proposte che il governo ha deciso di assumere.

UN ESERCIZIO DI TEORIA, IN UNO SCENARIO DI “GRANDE CRISI”

Il Libro bianco del ministro Sacconi si limita invece, “intenzionalmente”, alla sola “declinazione dei valori e della visione del nuovo modello sociale”, riproponendo in buona parte quanto già contenuto nel Libro verde e rinviando a momenti successivi i chiarimenti necessari a comprendere le azioni che il governo intende avviare (vedi anche Stefano Toso).
Anzi, a ben vedere la “declinazione dei valori” potrebbe essere considerata un esercizio di pura teoria, o di mera dichiarazione ideologica, se si tiene conto che lo stesso ministro afferma che il “processo di rinnovamento non potrà essere né breve né lineare”, dovrà necessariamente essere rinviato (“a causa della crisi internazionale”) e potrà prevedere “soluzioni incongruenti” rispetto a quanto ipotizzato nello stesso Libro bianco.
Un documento di prospettiva quindi, interessato più ai problemi del 2050 che alle difficoltà di domani (e di oggi). (1) Un orizzonte temporale condivisibile se riguardasse solo la previdenza, ma del tutto improprio per le politiche sociali e sanitarie. (2) A maggior ragione in un momento di crisi, quando gli effetti sul ben-essere delle persone impongono interventi a breve.
Eppure, contrariamente a quanto sostenuto pubblicamente in più occasioni dal governo, lo scenario descritto dal Libro bianco è di “grande crisi”. I toni sono sorprendentemente cupi, di ferma critica alla situazione economica attuale e di previsioni allarmistiche. (3) Non a caso le parole impiegate evocano spesso contesti di scontro: lotta, sfida, rivoluzione, ricostruzione, frattura, egoismi, e così via.
Lo scenario descritto è quello di un sistema da cambiare integralmente, con l’importante eccezione del terzo settore: un giudizio complessivamente severo che mortifica il patrimonio di esperienze e di professionalità presenti in molti territori e disconosce il valore dell’universalità dell’assistenza sanitaria che, per quanto imperfetta, garantisce le persone in condizioni di bisogno, senza alcuna discriminazione.

LA CENTRALITÀ DELLA PERSONA: UNA AFFERMAZIONE ABUSATA

Il Libro bianco indica giustamente come primo valore “la centralità della persona”.
Ma, a avviso di chi scrive, il documento non è scritto dalla parte delle persone, non è comprensibile alle persone che mette al proprio centro, non supera l’autoreferenzialità degli addetti ai lavori più volte denunciata. Un documento che mette al primo posto “la persona” dovrebbe essere scritto con un linguaggio non tecnico, che non procede per assiomi, che non appare freddo e distaccato, che evita generalizzazioni. Che dire dell’affermazione “la disabilità è il risultato di una relazione tra salute e ambiente” (pagina 48) o dell’asserto, riferito agli anziani, che “la permanenza nel mercato del lavoro rappresenta la strategia centrale per combattere disagio sociale ed economico” (pagina 50): quale persona può sentirsi rassicurata da questa “visione del nuovo modello sociale”?
Ancora. A fronte del crescente bisogno di un sistema capace di ascoltare e accompagnare le persone più fragili lungo l’intero percorso di cura, quali aspettative può alimentare un testo che non fa alcun richiamo alla umanizzazione dei servizi, alla trasparenza e alla semplificazione degli accessi, ma afferma che “uno degli strumenti essenziali per la presa in carico globale è il fascicolo personale elettronico” (pagina 37)?

UNA CONOSCENZA ANEDDOTTICA DEL SISTEMA SANITARIO ITALIANO

Sul piano dei contenuti, il documento contiene alcune imprecisioni, verosimilmente frutto di una conoscenza superficiale e aneddotica del sistema sanitario italiano.
Valga per tutte l’affermazione secondo la quale “il criterio della spesa storica è ancora oggi alla base del riparto del Fondo sanitario nazionale” (pagina 17), il che renderebbe “insopportabile” il sistema e richiederebbe l’introduzione del principio del “costo standard” (pagina 30). L’affermazione è infondata, come anche le deduzioni che ne derivano. La sanità infatti è il settore che prima di ogni altro ha superato il criterio della spesa storica: dal 1997 infatti (articolo 1, comma 34. L. 662/1996) è stata introdotta la quota capitaria ponderata, un sistema che distribuisce le risorse in base alla popolazione da tutelare, e non alla spesa storica, con qualche correttivo legato principalmente alla frequenza dei consumi sanitari. Vero è che tali criteri sono ancora applicati in modo sub-ottimale, ma l’evidenza dimostra che il superamento del “piè di lista” ha contribuito a ridurre i divari interregionali di spesa (e parte dell’inefficienza). Si tratta quindi di perfezionare il sistema, non di superarlo. Il problema riguarda semmai il finanziamento dei disavanzi, ancora soggetto a contrattazione politica, ma questa è un’altra questione.

I VERI OBIETTIVI DELLA RIFORMA

Nella sua complessità, il Libro bianco contiene peraltro alcune affermazioni che rivelano i veri obiettivi della riforma. Possono essere riassunti in quattro semplici punti.

1- Il “superamento della distinzione fra pubblico e privato”, elemento fondamentale del “welfare delle opportunità”, attraverso il ridimensionamento del pubblico e il riscatto del privato, erroneamente considerato “amorale”;
2- lo sviluppo di un sistema che “stimoli la responsabilità del singolo”: è l’idea della persona protagonista della propria salute, che “cerca prima di tutto di potenziare le proprie risorse per rispondere al bisogno”;
3- lo “sviluppo di un sistema a più pilastri”, con un pilastro a “capitalizzazione reale” anche nella sanità e “nuove forme integrative di assistenza sanitaria e socio-sanitaria”;
4 – il riconoscimento del valore del “dono e della solidarietà”, anche rafforzando “gli strumenti di sostegno dello Stato”, quali le agevolazioni fiscali, in grado di promuoverne le straordinarie potenzialità.

Quattro punti che rivelano l’intenzione di puntare a un sistema completamente nuovo: di fronte alla malattia dovremo imparare a potenziare le capacità individuali di risposta, sperare nella pratica della carità, acquistare coperture assicurative integrative e smetterla di pensare che il servizio pubblico sia in grado di fornirci un parere più disinteressato del privato.
Le argomentazioni a favore del necessario miglioramento (e non dello stravolgimento) dell’attuale sistema sanitario possono essere documentate, mancano invece le evidenze a sostegno del nuovo modello sociale proposto dal Libro bianco. 

(1)Il documento parte infatti dalle previsioni della spesa previdenziale e sanitaria nel 2050, alla luce delle tendenze demografiche.
(2)Le caratteristiche del settore sanitario richiedono l’adozione di strumenti di analisi in parte diversi da quelli impiegati per la previdenza: gli effetti intergenerazionali sono di gran lunga più modesti, la contrapposizione fra ripartizione e capitalizzazione è meno rilevante, la distinzione fra effetti tipici di un meccanismo assicurativo ed effetti redistributivi stricto sensu è al contrario fondamentale.
(3)“Da oltre un anno viviamo una autentica tempesta perfetta” (pag. 9); “occorre ripartire dalle fondamenta” (pag. 28); “l’atteggiamento delle giovani generazioni (…) rappresenta una vera e propria emergenza educativa” (pag. 28); bisogna dare risposta alle “ricorrenti propensioni a favorire il declino della società” (pag. 6).

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LA RISPOSTA AI COMMENTI

  1. raffaele principe

    Mesi fa intervenendo ad un convegno dissi che la "riforma" della sanità pubblica, ovvero il suo smantellamento, sarebbe stata la "madre di tutte le battaglie" di questo governo contro "lo statalismo" per favorire l’individuo che con le sue scelte avrebbe orientato il mercato, migliorando la qualità dell’offerta sanitaria privata. Offerta che non decolla, nonostante il sistema sostanzialmente misto oggi esistente, grazie agli accreditamenti, proprio perchè c’è una sanità pubblica di eccellenza e ben articolata sul territorio, nonostante le furiose campagne di stampa prodotte in questi anni riassumibili in "malasanità" ovunque e comunque. Se questa "battaglia" non è stata ingaggiata veramente è per due motivi: lo scandalo della Clinica S. Rita di Milano e la crisi economica. Singolare l’affermazione che il FSP possa risolvere i problemi di efficienza sanitaria, quando piuttosto quelli di semplificazione amministrativa con anche conseguenze, eventuali, sanitarie. Pensiamo alle cure transfrontaliere, a casi estremi di incoscienza dei pazienti ecc. Appunto casi estremi.

  2. Marco Espa

    Puntuale come sempre la Prof. Dirindin ci fa aprire gli occhi anche davanti a considerazioni in apparenza condivisibili ma che alcune volte nascondono modelli residuali di stato sociale.

  3. FABIO TONIOLI

    Con questo Libro Bianco il governo italiano conferma la sua volontà di accreditarsi come l’ultimo degli epigoni dell’ideologia reganiana (e bushiana) in un’ottica di “darwinismo sociale” che é tanto più grave se si considera la crisi che sta interessando il nostro Paese e i costi umani e sociali che ha già prodotto e quelli che si preannunciano.

  4. Luca Melindo

    Che la Sanità pubblica possa essere migliorata è certamente vero ed è innegabile che sprechi e abusi siano spesso sotto gli occhi di tutti. Resta, pur tuttavia, un bene preziosissimo ed irrinunciabile, al pari della scuola pubblico, in quanto, né più né meno di quest’ultima, strumento imprescindibile per offrire a tutti pari opportunità e dignità. Sarebbe bene che noi tutti lo ricordassimo ogniqualvolta ci rechiamo alle urne…. Non per nulla reputo i ministri Sacconi e Gelmini di gran lunga i peggiori dell’Esecutivo. Come cantava il Saggio di Pavana, Libera nos Domine dai sacri sanfedisti e dal loro furore, da tutti gli imbecilli di ogni razza e colore….

  5. Sandro Broccia

    L’articolo della Dirindin è di una chiarezza esemplare. Colpisce però il fatto che di queste cose non si parla e le conoscono in pochi. Ma le domande che vengono spontanee sono: dov’è il PD; dov’è il centrosinistra; dov’è l’opposizione. E ancora: le regioni italiane sono consapevoli degli obiettivi di questo governo sulle materie della sanità e del sociale?

  6. luciano fedi

    La salute è un diritto che va scisso dalle possibilità economiche che il malato ha per potersi curare e la sanità deve perciò esssere prevalentemente pubblica e finanziata dalle tasse dei cittadini. Certo che l’efficienza può e deve essere migliorata ma questo, come in molti casi, non può avvenire con la privatizzazione del servizio poiché il privato non investe i suoi soldi per spirito filantropico, ma per massimizzare il profitto e non vorrei mai arrivare a dover andare in ospedale con la polizza di assicurazione in bocca come avviene negli USA.

  7. Aram Megighian

    Dio ci salvi da questi "riformatori" dell’ultima ora. Sacconi ha una storia alle spalle che da sola lo squalifica come "riformatore", avendo più volte "riformato" in modo radicale il suo modo di pensare e la sua opinione. Cambiare opinione è lecito, ma non crea certamente quello sfondo di integrità etica e morale su cui si basa (si deve basare) la credibilità di un vero riformatore. Credibilità che rappresenta la piattaforma essenziale per proporre la modifica di uno status quo. Nella fumosità delle idee proposte in modo generico e privo di chiare indicazioni, salta subito all’occhio il differente stile, la pragmaticità e, se volete, la dura severità delle indicazioni del libro bianco inglese, di cui ottimamente lavoce.info suggerisce la lettura. Non si tratta di Governi con differenti ideologie politiche. Si tratta di due modi di intendere la politica e le riforme: un modo italiano, fumoso ed incerto; un modo inglese, chiaro e preciso. Sarebbe bastato questo per dare incisività e chiarezza al libro bianco di Sacconi. Invece ci risiamo con le solite "riforme" all’italiana che spesso smantellano ciò che, pur con le sue pecche, sta funzionando, per sostituirlo con il vuoto.

  8. Egidio Giordano

    E’ vero l’attuale modello di sanità si presta a numerose critiche prima di cambiarlo bisognerebbe avere le idee chiare sulla riforma. Allo stato attuale voglio solo segnalare uno svantaggio che ha il pubblico rispetto al privato: se una struttura privata si deve dotare di una attrezzatura ad alta tecnologia la compra senza burocrazia, mentre il sistema pubblico deve espletare procedure che non le consentono di offrire lo stesso servizio/prestazione all’utenza. Non sottovaluterei la strategia del libro bianco/verde, la vedrei legata alla determinazione dei costi standard nella prospettiva del federalismo cd. fiscale.

  9. maria grazia grassi

    L’articolo è pregevole per chiarezza e sintesi. Mi chiedo dove siano i politici, soprattutto quelli che si definiscono riformisti. Poco o nulla è comparso sui media a riguardo di questi argomenti che riguardano tutti i cittadini, uomini, donne, giovani, bimbi e anziani. Viene da pensare che vi sia un diffuso basso profilo culturale nella classe politica e/o un approccio superficiale ai problemi. Sta il fatto che una classe dirigente politica così "distratta" su temi così diffusi e concreti, non facilita una valutazione positiva del suo operato.

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