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  1. Luca Rispondi

    La crisi è il risultato del geocombinato disposto di diversi fattori. In primis, il fattore economico sociale che deriva dall’alterazione dell’equilibrio distributivo che ha caratterizzato l’ultimo quarto di secolo: la sperequazione e la cattiva distribuzione del reddito hanno portato fasce crescenti della popolazioni a indebitarsi per poter sopravvivere, per acquistare la casa; se non ci fossero state aree crescenti di povertà anche nei paesi avanzati non ci sarebbe stata la necessità di una crescita del debito, che andando di pari passo con la presenza di redditi altissimi concentrati nelle mani di pochi, ha fatto esplodere in maniera esponenziale la leva finanziaria. Su questo indebitamento obbligato, che è la conseguenza della sperequazione distributiva, si è innestata la finanza tossica. Un circuito perverso insomma che induce a ripensare organicamente a una proposta alternativa di economia, di finanza e di società. In occasione di Terra Futura a Firenze è stato presentato un documento di riforma dei mercati finanziari che sarà consegnato al prossimo G8; chi fosse interessato può consultare il manifesto al sito http://www.riformiamolafinanza.it/manifesto.htm

  2. Michele Giardino Rispondi

    Scetticismo più che fondato sulle reali possibilità di enforcement di qualunque provvedimento o norma di fonte sovranazinale, anche se sarebbe bene rappresentare (rispettosamente e riservatamente) ai britannici che già da tempo "rule the waves" non è più affar loro e che i loro modelli preferiti sono dimostratamente pericolosi. Il terreno resta dunque la (libera?) circolazione dell'informazione, che però serve solo se ammette effetti concreti: sapere e non agire é assai peggio che non sapere! Ma qui rispunta l'enforcement. Ipotesi: riferimenti tecnici su una banca "english speaking" di livello intercontinentale vengono letti benevolmente "a casa" e negativamente in Francia, Germania, Italia ecc. Manca l'enforcement sovranazionale e non si può agire. Chi risponde (e come) in caso si successivo dissesto?

  3. Franco Benoffi Gambarova Rispondi

    Mi pare che si stiano moltiplicando gli interventi da parte di varie istituzioni, quasi a giustificare la loro esistenza. Io credo che si debba fare tesoro del lavoro svolto tempestivamente dal Financial Stability Board e che sia giunta l'ora per i politici di tutto il mondo (male endemico ma inevitabile dato che la tecnocrazia è un sogno) di procedere alla fase attuativa, cosa che deve essere decisa in una delle loro dispendiose riunioni a 8 o a 20. Basta con le parole ed i comunicati interlocutori! E mi auguro che le decisioni non siano "allegre ma non troppo" (dopo anni di regolamentazioni carente o assente). Altrimenti andranno ad ingrossare le fila di quelli che costituiscono l'oggetto della seconda parte del libro di Carlo Maria Cipolla il cui titolo ho appena citato. Forse la mia mentalità aziendalistica, alla quale io non sono venuto meno a differenza di imprenditori passati alla politica, mi condiziona. Forse la mia imperfezione manageriale mi impedisce la ricerca della perfezione, quella che i politici dicono di voler perseguire.