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IL VOTO EUROPEO DEI RAGAZZI DEL MILLENNIO

Alle elezioni europee voteranno per la prima volta circa 31 milioni di Millennials, i ragazzi diventati maggiorenni nel XXI secolo. Negli Stati Uniti questa generazione è stata determinante per l’elezione di Obama. In Italia sono meno che negli altri paesi e paradossalmente hanno anche maggiori limiti di partecipazione alle elezioni rispetto ai coetanei europei. Come valorizzare la loro voglia di fare? Abbassando a sedici anni l’età del voto e modificando le regole per la cittadinanza dei figli degli immigrati.

Il 6 giugno si terranno le più ampie elezioni europee da quando esiste il Parlamento di Strasburgo. L’elettorato si estende “orizzontalmente” per effetto dell’allargamento dell’Europa che ora conta 27 paesi membri, ma anche “verticalmente” verso i giovani diventati maggiorenni dopo le precedenti votazioni. A esprimersi per la prima volta saranno in particolare coloro che hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni, la cui consistenza demografica è pari a circa 31 milioni di unità, il 6,2 per cento sul totale della popolazione europea, il 5,5 per cento in Italia. Si tratta di giovani che rientrano in pieno nella generazione dei Millennials.

GRANDE VOGLIA DI CONTARE

Il termine “Millennials” è stato coniato negli Stati Uniti per indicare coloro che sono divenuti maggiorenni nel XXI secolo. (1) Una generazione ben connotata: si sono socializzati dopo la caduta del muro di Berlino, in piena epoca di globalizzazione, in permanente connessione tramite internet. In un mondo quindi molto diverso da quello dei loro genitori. Hanno maggiori competenze verso le nuove tecnologie e sono anche più aperti al confronto multietnico. Negli Usa sono stati loro uno dei motori principali dell’elezione di Barack Obama. Nel popular vote il candidato democratico ha infatti ottenuto il 53 per cento dei voti, ma si sale al 66 per cento tra gli under 30. (2) Poiché questi ultimi, nel 2008, costituivano il 18 per cento circa di chi ha partecipato alle votazioni, è possibile calcolare che senza di loro il popular vote sarebbe stato in bilico. (3)
Varie ricerche condotte negli Stati Uniti e in altri paesi occidentali concordano nell’indicare i Millennials come più consapevoli, più partecipativi e meno individualisti, con maggior fiducia in se stessi e propensione al rischio rispetto agli attuali trentenni. Anche alcuni recenti dati riferiti al nostro paese sono coerenti con questo profilo. Secondo le ultime indagini Iard è aumentata sensibilmente la percentuale dei giovani italiani (15-24 anni) che considerano molto importante l’impegno sociale (dal 18 a oltre il 25 per cento) e l’attività politica (dal 2,7 al 6,1 per cento). Secondo i dati Istat, parlano tutti i giorni di politica il 9,4 per cento dei maschi 20-24enni (aumento di 5 punti percentuali dal 2000 in poi) e il 7,4 per cento delle femmine (+4,6 punti percentuali).
Anche le nuove generazioni italiane risultano essere sempre più multietniche: è in continua crescita il numero di giovani nati in Italia da genitori stranieri (valore vicino oramai a circa mezzo milione). Ed il loro peso è maggiore proprio nelle realtà sociali più produttive e dinamiche. A Milano, ad esempio, oltre un giovane su cinque è straniero.

BASSO PESO ELETTORALE

A differenza dei loro coetanei americani, e anche di alcuni vicini paesi europei, i Millennials italiani sono nati quando la fecondità italiana è scesa stabilmente sotto la media dei paesi occidentali, ovvero in piena denatalità. Una generazione quindi quantitativamente meno influente e inserita in una società in pieno degiovanimento. Ad esempio, solo in Italia (tabella 1) i Millennials (cresciuti con internet, pari a meno di 6 milioni e 400 mila) pesano meno dei 60-69enni (nati prima della televisione, pari a oltre 6 milioni e 700 mila).

Tabella 1: Popolazione residente in Italia per cittadinanza.
Confronto tra specifiche fasce d’età

 

Residenti

Stranieri

Italiani

% stranieri

18-27

6.383.913

560.596

5.823.317

8,8

60-69

6.734.039

76.896

6.657.143

1,1

                       Fonte: elaborazione su dati Istat

I giovani nati nel nostro paese oltre a essere caratterizzati da debolezza demografica, si trovano paradossalmente anche con maggiori limiti di partecipazione alle elezioni rispetto ai coetanei europei. Nella tabella 2 sono riportate le età di accesso all’elettorato attivo e passivo nei maggiori paesi europei. Èinteressante notare come negli Stati dove il peso delle nuove generazioni si sta riducendo maggiormente come conseguenza della persistente denatalità (Spagna e Germania), i vincoli anagrafici siano più bassi. Fa eccezione l’Italia, che si trova con limiti superiori a quelli della decisamente più prolifica Francia. Tra i paesi con bassa fecondità è poi da segnalare il caso dell’Austria, dove l’elettorato attivo è stato abbassato a 16 anni proprio per compensare la perdita di peso del voto giovanile.

Tabella 2: Elezioni europee e diritto di voto dei Millennials.

Confronto tra i maggiori paesi

Paese Elettorato ATTIVO Elettorato PASSIVO
Germania 18 18
Spagna 18 18
Gran Bretagna 18 21
Francia 18 23
Italia 18 25

 

La voglia di fare, di contare, di emergere, è una risorsa sociale importante, che deve essere valorizzata e incentivata, non invece frustrata e soffocata come rischia di essere in Italia. Giusta e urgente è quindi l’eliminazione delle maggiori barriere di età che i Millennials italiani trovano all’entrata in Parlamento sia a Roma che a Strasburgo. Qual è, del resto, il motivo per cui un ventenne spagnolo o tedesco è potenzialmente considerato idoneo a rappresentare il proprio paese in Europa e un coetaneo italiano no? Ma si potrebbe anche andare oltre, estendendo ai 16-17enni (attualmente in Italia pari circa un milione e 100mila) il diritto di elettorato attivo per le elezioni amministrative.
Infine, un ulteriore modo per ridurre la perdita di consistenza del peso elettorale dei giovani è il riconoscimento del diritto di voto alle seconde generazioni di immigrati. Includerle tra i possibili elettori permetterebbe infatti di ridurre parzialmente lo svantaggio generazionale dei più giovani rispetto alle classi più anziane, come risulta evidente dai dati della tabella 1.I criteri attuali per ottenere la cittadinanza risultano essere tra i più restrittivi in Europa: chi è nato in Italia può iniziare a fare richiesta della cittadinanza solo dopo il compimento della maggiore età e a condizione che abbia mantenuto con rigorosa continuità la residenza entro i confini nazionali. Basta quindi una piccola interruzione della residenza o essere anche arrivati subito dopo la nascita per trovarsi con tempi ancora più lunghi e procedure più complicate. Criteri assurdi e poco coerenti, dai quali consegue, tra le altre cose, che una parte consistente dei giovani stranieri arriva a poter esprimere il proprio voto solo molto dopo i 18 anni. Una misura utile potrebbe quindi essere anche quella, quantomeno, di abbassare a 16 anni la possibilità di richiedere la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri.

(1) Il termine è stato coniato da Neil Howe e William Strass (“Millennials Rising”, 2000).
(2) Il presidente americano è scelto sulla base degli electoral college e non del popular vote, quindi non è possibile affermare con certezza che il voto sarebbe stato incerto sulla base di queste cifre. Il confronto ci sembra però comunque utile e indicativo.
(3) I dati 2008 sono ancora basati su stime e proiezioni, raccolti dalle seguenti banche dati: http://www.civicyouth.org; US Census; CIRCLE.

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12 commenti

  1. fabrizio fabrizi

    Non ritengo che ragazzi di 16-17 anni abbiano, in media, una maturità tale da poter decidere le sorti amministrative di una città, hanno ancora una visione limitata dei problemi che ineriscono ad una città. Ribadisco in media perchè le eccezioni ci sono sempre. Interessante approfondire il tema dei figli degli immigrati che mi sembra trattato solo come enunciazione, ma le spiegazioni sono scarse.

  2. Eli

    Non so se 16 anni siano un’età adeguata per frequentare un premier ultrasettantenne, ma mi sembrano insufficienti per esprimere con maturità politica un voto. Gli autori tengono conto di questa considerazione? Mi pare che si affidino semplicemente alla considerazione: per bilanciare un elettorato troppo anziano estendiamo verso il basso il diritto di voto.

  3. Third Eye

    Non sono poi distantissimo dai 16enni, ma mi guarderei mille volte dal far votare una generazione subscolarizzata e con pochissimo senso civico. Belle parole quelle dell’articolo, ma qui prodes? E poi siamo sicuri voterebbero, a parte i più fanatici di loro?

  4. Francesco Burco

    In Italia è in corso da anni un conflitto generazionale in cui a perdere sono sempre le generazioni future. Che intanto sono diventate attuali. I sessanta-settantenni hanno fatto a pezzi il paese che avevano ereditato dai loro padri. E continuano a farlo. Poteva essere il grande capitale, assistito dai soldi dello Stato. Potevano essere gli esportatori che si facevano svalutare la moneta. I professionasti che non pagavano le tasse. Sindacalisti, pensionati molto baby, etc. Poteva essere un ospendale costruito, ma mai inaugurato. Potevano essere molto cose. Eccoci con 120% di debito pubblico su PIL, nessuna infrastruttura, il sud in mano alla criminalità. I debiti l’hai fatto tu, ma chi li paga? Li pago io, non ci sono dubbi. Per carità, i diritti acquisiti sono inviolabili. Precariato, riduzione dei salari reali, inaccessibilità al mercato immobiliare, comunque dominato sempre da quegli squali che hanno ridotto l’Italia a un cumulo di macerie. Seduti a casa davanti alla TV si riparano contenti nel loro specchio delle brame chiedendo a Pippo Baudo e Gianni Morandi quale brillante infinito futuro li attende.

  5. ERIO DA RIMINI

    Volete estendere il diritto di voto? Orbene, constato che anche chi vota lo esercita in un modo incompleto, ovvero la mancanza di informazioni sempre presenti e quell’afflizione da "tifoso di calcio" che rende molti votanti non adatti, eventualmente adattabili a generare un voto credibile. L’adattamento potrebbe consistere in uno studio personale confrontando in continuazione le tematiche di ogni partito ed affrontando inoltre un test prima di votare: test messo a punto da esperti di ogni coolocazione politica — eventualmente si è rimandati e si vota la prossima volta.

  6. Marco De Rossi

    Come evidenziato nei commenti precedenti, 16 anni possono essere troppo pochi per poter votare con maturità alle elezioni, anche se solo quelle amministrative. Se ciò è vero però, perché non dovrebbe esserci anche un limite superiore all’età per poter esprimere il voto? Quante persone ultrasettantenni od ultraottantenni sono ancora nelle condizioni di esprimere il proprio voto con piena capacità di giudizio? Chi ci garantisce che un 85enne voterà meglio di un sedienne? Senza considerare che gli anziani, avendo un orizzonte temporale più limitato, possono privilegiare politiche auto-interessate di breve periodo piuttosto che politiche di lungo periodo che interessino l’intera collettività.

  7. Alessandro

    La debolezza dell’elettorato giovanile in Italia a mio avviso ha un ulteriore causa: l’impossibiltà per una grande fetta di studenti universitari di esprimere il proprio voto poichè fuori sede. Personalmente appartengo a questa caterogia, e posso affermare che nonostante gli sconti sui biglietti dei treni per favorire l’attuazione di questo diritto, spesso per uno studente è molto difficile conciliare ciò con le esigenze universitarie (si consideri che il mese di giugno coincide con l’inizio delle sessioni d’esame per molte facoltà) Credo sarebbe necessario trovare strategie per permettere l’espressione del voto dal comune in cui si domicilia, e non necessariamente da quello di residenza. Penso che questo discorso possa essere legato non solo alle europee ma a tutte le tornate elettorali.

  8. ahimsa

    Tra i commenti tutti parlano dei 16 anni per il diritto di voto e nessuno si esprime sui figli di immigrati: giovani nati in Italia oppure arrivati qui da piccoli, che qui si sono scolarizzati, che pensano all’Italia come al loro paese, perchè spesso è l’unico in cui hanno vissuto, o è l’unico che conoscono bene, di cui parlano la lingua (italiano e dialetto locale) e conoscono la storia e le tradizioni, tutte tematiche cari ai leghisti (mi riferisco a storia, lingua e tradizioni) che però sono anche i primi ad opporsi ad estendere e facilitare l’ottenimento della cittadinanza per gli immigrati e per i loro figli, in una continua contraddizione di enunciazioni di valori di cui esigono il rispetto come requisiti per, ed allo stesso tempo sono frenati dal loro spirito xenofobo e razzista (che porta consensi, o li produce? non si sa). Fino a quando rimanderemo l’introduzione di forme di jus soli nella legge che regola l’ottenimento della cittadinanza? Peggio di noi c’è solo la Grecia!

  9. Ettore Coda

    Mio figlio studia a Milano, quest’anno termina gli studi, non è mai riuscito a votare perché capita sempre sotto esami e votare è un costo aggiuntivo. Si fanno votare gli italiani all’estero ma possibile che non si trova un modo….semplice ed economico per fare votare gli studenti fuori sede?

  10. erio da rimini

    Voglio rammentare che il diritto di voto si acquista al compimento del dicottesimo anno: questo vale per gli Italiani…..per gli altri, ad esempio digli di immigrati…..se al compimento del diciottesimo anno optano per la nazionalità Italiana, al termine di un opportuno percorso potrebbero anche votare…. quindi quale problema esiste per un nuovo italiano (se veramente vuol esserlo)…considerando che io a suo tempo, io Italiano, ho votato a 21 anni e passa? Oggi si vuole scavalcare ogni norma passata e ancora attuale non considerando, e questo vale per ogni campo, che si va a creare una discriminazione nei confronti di coloro che in epoche recenti, molto recenti, veniva trattato in modo ben diverso. Voi, direte che delle modifiche giuridiche, se migliorative, ben vengano. Questo si può anche attuare, ma con attenzione, vagliando eventuali ripercussioni nell’immaginazione di coloro che al momento attuale sono cittadini Italiani, per non fomentare malcontento. Quindi facciamo la massima attenzione nell’agevolare certe categorie.

  11. ahimsa

    Vorrei informare i lettori che un ragazzo che nasce in Italia da genitori immigrati NON acquisisce automaticamente la cittadinanza; ha un anno di tempo, dal 18 al 19 anno di età per fare richiesta (dal loro comune dovrebbe arrivare una lettera, che arriva molto rararemente nella realtà) e devono dimostrarei una residenza ininterrotta per 18 anni!! Per gli immigrati capita spesso che essi registrino con ritardo i figli all’anagrafe perchè non sanno che bisogna farlo subito dopo la nascita; oppure capita che mandino i figli per un periodo nel loro paese di origine, dai nonni o dai parenti, perdendo così la residenza continuativa. Poi al compimento del 18° anno arriva la sorpresa. La cittadinana non arriva, e si entra nel folle girone dei permessi di soggiorno e della Bossi-Fini (che lo stesso presidente Fini ha bocciato per la sua inefficacia e per i problemi che produce!). Constato con tristezza che, dalle parole di alcuni commenti, sembra che avere pari diritti sia un privilegio. Una certa classe politica e una propaganda mediatica da parte della stessa ha minato alla radice i valori profondi di una moderna democrazia liberale.

  12. eland

    Ad abbracciar l’elettorato diciottenne ci ha già pensato il nostro premier…!

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