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  1. eland Rispondi
    Ad abbracciar l'elettorato diciottenne ci ha già pensato il nostro premier...!
  2. ahimsa Rispondi

    Vorrei informare i lettori che un ragazzo che nasce in Italia da genitori immigrati NON acquisisce automaticamente la cittadinanza; ha un anno di tempo, dal 18 al 19 anno di età per fare richiesta (dal loro comune dovrebbe arrivare una lettera, che arriva molto rararemente nella realtà) e devono dimostrarei una residenza ininterrotta per 18 anni!! Per gli immigrati capita spesso che essi registrino con ritardo i figli all'anagrafe perchè non sanno che bisogna farlo subito dopo la nascita; oppure capita che mandino i figli per un periodo nel loro paese di origine, dai nonni o dai parenti, perdendo così la residenza continuativa. Poi al compimento del 18° anno arriva la sorpresa. La cittadinana non arriva, e si entra nel folle girone dei permessi di soggiorno e della Bossi-Fini (che lo stesso presidente Fini ha bocciato per la sua inefficacia e per i problemi che produce!). Constato con tristezza che, dalle parole di alcuni commenti, sembra che avere pari diritti sia un privilegio. Una certa classe politica e una propaganda mediatica da parte della stessa ha minato alla radice i valori profondi di una moderna democrazia liberale.

  3. erio da rimini Rispondi

    Voglio rammentare che il diritto di voto si acquista al compimento del dicottesimo anno: questo vale per gli Italiani.....per gli altri, ad esempio digli di immigrati.....se al compimento del diciottesimo anno optano per la nazionalità Italiana, al termine di un opportuno percorso potrebbero anche votare.... quindi quale problema esiste per un nuovo italiano (se veramente vuol esserlo)...considerando che io a suo tempo, io Italiano, ho votato a 21 anni e passa? Oggi si vuole scavalcare ogni norma passata e ancora attuale non considerando, e questo vale per ogni campo, che si va a creare una discriminazione nei confronti di coloro che in epoche recenti, molto recenti, veniva trattato in modo ben diverso. Voi, direte che delle modifiche giuridiche, se migliorative, ben vengano. Questo si può anche attuare, ma con attenzione, vagliando eventuali ripercussioni nell'immaginazione di coloro che al momento attuale sono cittadini Italiani, per non fomentare malcontento. Quindi facciamo la massima attenzione nell'agevolare certe categorie.

  4. Ettore Coda Rispondi

    Mio figlio studia a Milano, quest'anno termina gli studi, non è mai riuscito a votare perché capita sempre sotto esami e votare è un costo aggiuntivo. Si fanno votare gli italiani all'estero ma possibile che non si trova un modo....semplice ed economico per fare votare gli studenti fuori sede?

  5. ahimsa Rispondi

    Tra i commenti tutti parlano dei 16 anni per il diritto di voto e nessuno si esprime sui figli di immigrati: giovani nati in Italia oppure arrivati qui da piccoli, che qui si sono scolarizzati, che pensano all'Italia come al loro paese, perchè spesso è l'unico in cui hanno vissuto, o è l'unico che conoscono bene, di cui parlano la lingua (italiano e dialetto locale) e conoscono la storia e le tradizioni, tutte tematiche cari ai leghisti (mi riferisco a storia, lingua e tradizioni) che però sono anche i primi ad opporsi ad estendere e facilitare l'ottenimento della cittadinanza per gli immigrati e per i loro figli, in una continua contraddizione di enunciazioni di valori di cui esigono il rispetto come requisiti per, ed allo stesso tempo sono frenati dal loro spirito xenofobo e razzista (che porta consensi, o li produce? non si sa). Fino a quando rimanderemo l'introduzione di forme di jus soli nella legge che regola l'ottenimento della cittadinanza? Peggio di noi c'è solo la Grecia!

  6. Alessandro Rispondi

    La debolezza dell'elettorato giovanile in Italia a mio avviso ha un ulteriore causa: l'impossibiltà per una grande fetta di studenti universitari di esprimere il proprio voto poichè fuori sede. Personalmente appartengo a questa caterogia, e posso affermare che nonostante gli sconti sui biglietti dei treni per favorire l'attuazione di questo diritto, spesso per uno studente è molto difficile conciliare ciò con le esigenze universitarie (si consideri che il mese di giugno coincide con l'inizio delle sessioni d'esame per molte facoltà) Credo sarebbe necessario trovare strategie per permettere l'espressione del voto dal comune in cui si domicilia, e non necessariamente da quello di residenza. Penso che questo discorso possa essere legato non solo alle europee ma a tutte le tornate elettorali.

  7. Marco De Rossi Rispondi

    Come evidenziato nei commenti precedenti, 16 anni possono essere troppo pochi per poter votare con maturità alle elezioni, anche se solo quelle amministrative. Se ciò è vero però, perché non dovrebbe esserci anche un limite superiore all'età per poter esprimere il voto? Quante persone ultrasettantenni od ultraottantenni sono ancora nelle condizioni di esprimere il proprio voto con piena capacità di giudizio? Chi ci garantisce che un 85enne voterà meglio di un sedienne? Senza considerare che gli anziani, avendo un orizzonte temporale più limitato, possono privilegiare politiche auto-interessate di breve periodo piuttosto che politiche di lungo periodo che interessino l'intera collettività.

  8. ERIO DA RIMINI Rispondi

    Volete estendere il diritto di voto? Orbene, constato che anche chi vota lo esercita in un modo incompleto, ovvero la mancanza di informazioni sempre presenti e quell'afflizione da "tifoso di calcio" che rende molti votanti non adatti, eventualmente adattabili a generare un voto credibile. L'adattamento potrebbe consistere in uno studio personale confrontando in continuazione le tematiche di ogni partito ed affrontando inoltre un test prima di votare: test messo a punto da esperti di ogni coolocazione politica --- eventualmente si è rimandati e si vota la prossima volta.

  9. Francesco Burco Rispondi

    In Italia è in corso da anni un conflitto generazionale in cui a perdere sono sempre le generazioni future. Che intanto sono diventate attuali. I sessanta-settantenni hanno fatto a pezzi il paese che avevano ereditato dai loro padri. E continuano a farlo. Poteva essere il grande capitale, assistito dai soldi dello Stato. Potevano essere gli esportatori che si facevano svalutare la moneta. I professionasti che non pagavano le tasse. Sindacalisti, pensionati molto baby, etc. Poteva essere un ospendale costruito, ma mai inaugurato. Potevano essere molto cose. Eccoci con 120% di debito pubblico su PIL, nessuna infrastruttura, il sud in mano alla criminalità. I debiti l'hai fatto tu, ma chi li paga? Li pago io, non ci sono dubbi. Per carità, i diritti acquisiti sono inviolabili. Precariato, riduzione dei salari reali, inaccessibilità al mercato immobiliare, comunque dominato sempre da quegli squali che hanno ridotto l'Italia a un cumulo di macerie. Seduti a casa davanti alla TV si riparano contenti nel loro specchio delle brame chiedendo a Pippo Baudo e Gianni Morandi quale brillante infinito futuro li attende.

  10. Third Eye Rispondi

    Non sono poi distantissimo dai 16enni, ma mi guarderei mille volte dal far votare una generazione subscolarizzata e con pochissimo senso civico. Belle parole quelle dell'articolo, ma qui prodes? E poi siamo sicuri voterebbero, a parte i più fanatici di loro?

  11. Eli Rispondi

    Non so se 16 anni siano un'età adeguata per frequentare un premier ultrasettantenne, ma mi sembrano insufficienti per esprimere con maturità politica un voto. Gli autori tengono conto di questa considerazione? Mi pare che si affidino semplicemente alla considerazione: per bilanciare un elettorato troppo anziano estendiamo verso il basso il diritto di voto.

  12. fabrizio fabrizi Rispondi

    Non ritengo che ragazzi di 16-17 anni abbiano, in media, una maturità tale da poter decidere le sorti amministrative di una città, hanno ancora una visione limitata dei problemi che ineriscono ad una città. Ribadisco in media perchè le eccezioni ci sono sempre. Interessante approfondire il tema dei figli degli immigrati che mi sembra trattato solo come enunciazione, ma le spiegazioni sono scarse.