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IL TEMPO DELLE SCELTE

La strada del governo per affrontare la crisi è basata sull’attendismo. Una strategia rischiosa che può costare cara al nostro paese. Anche perché non è detto che il peggio sia passato. Vi sono segnali positivi nell’economia mondiale, ma sull’Europa incombe la crisi dei paesi dell’Est. In più il terremoto rischia di peggiorare ulteriormente i nostri conti pubblici. E’ tempo di definire con chiarezza le priorità di politica economica. Poniamo quattro domande in merito al Ministro Tremonti. Augurandoci che risponda al più presto.

 

E’ passato quasi un anno dall’insediamento del nuovo Governo. In materia di politica economica, l’impressione è che abbia spesso scelto di non scegliere. Ha affrontato la crisi prendendo tempo e, al massimo, varando alcuni interventi tampone per fronteggiare le richieste più pressanti che venivano dal mondo delle imprese. Ha scommesso tutto su di una crisi di breve durata sapendo che i tempi della crisi globale sarebbero stati dettati da eventi al di fuori del suo controllo.

E’ PRESTO PER FESTEGGIARE

E’ stata una scommessa molto azzardata perché il precipitare della crisi ci avrebbe colti impreparati, ma ci auguriamo tutti che la crisi sia davvero breve. Sin qui il crollo è stato più rapido che nel 1929 (si veda il grafico qui sopra). Speriamo ora di avere lasciato alle spalle il punto più basso e che la risalita sia altrettanto ripida che la discesa. Ci sono indubbiamente alcuni segnali positivi soprattutto dal settore immobiliare statunitense e dalla Cina. E l’euforia delle borse di tutto il mondo nell’ultimo mese segnala un cambiamento dei sentimenti, degli animal spirits. L’augurio è che l’ottimismo sia altrettanto contagioso di quel pessimismo che ci aveva portato sull’orlo del precipizio. Il rischio di una nuova degenerazione della crisi è tuttavia ancora presente perché l’eccessivo indebitamento delle banche è stato solo parzialmente ridotto sin qui. I fattori di instabilità del sistema finanziario internazionale non sono stati ancora affrontati alla radice. E sull’Europa incombe la crisi dei paesi dell’ex blocco sovietico.

COME SI USCIRÀ DALLA CRISI

Questa crisi appare comunque destinata a modificare la geografia economica mondiale, i rapporti competitivi fra gli Stati. E’ una crisi maturata oltreoceano, che lascerà lunghi strascichi in quella che sin qui è stata l’indiscussa prima potenza economica mondiale. Dovrà portare a termine un costoso processo di deleveraging, di riduzione del debito del settore privato. E’ un processo che riguarda in modo meno pronunciato l’Europa che può trovare la forza di investire nei settori di punta e riuscire ad attrarre quei talenti che sin qui andavano negli Stati Uniti. Oggi l’Europa può davvero ambire a diventare l’economia più competitiva del pianeta come promesso a Lisbona 10 anni fa.
Il nostro paese non può perciò continuare a stare a guardare. Certo, l’Italia, per colpa del suo debito pubblico, ha minori margini di manovra di altri Paesi. Proprio per questo ha più bisogno di definire in modo chiaro le sue priorità. Abbiamo l’opportunità oggi di uscire non solo dalla recessione, ma anche dalla stagnazione economica in cui siamo rimasti negli ultimi 15 anni. E i periodi di crisi sono quelli in cui si può trovare il consenso per fare quelle riforme che in tempi normali non si riescono a fare.

IL TERREMOTO COME CARTINA AL TORNASOLE

Il 24 aprile si terrà il Consiglio dei Ministri nelle aree terremotate. Le scelte (o le non scelte) che verranno compiute in quell’occasione saranno un’importante cartina di tornasole delle intenzioni di questa maggioranza. Vedremo se prevarrà, una volta di più, la strategia attendista..
attendismo non ha sin qui evitato un consistente peggioramento dei nostri conti pubblici. Si sono aperti tanti rubinetti in questi mesi che sarà difficile monitorare. Non ci sono stati risparmi nel pubblico impiego. Al contrario, ai dipendenti pubblici con contratti a tempo indeterminato, quelli che non rischiano il posto di lavoro a differenza dei precari e dei loro omologhi nel settore privato, sono stati una volta di più concessi incrementi salariali superiori a quelli del privato. Il fabbisogno è aumentato di 9 miliardi nei primi tre mesi del 2009. E ci sono vistosi segnali di un calo delle entrate fiscali, ben oltre quanto determinato dall’andamento dell’economia. In particolare, le entrate tributarie nei primi due mesi del 2009 sono calate del 7,2 per cento rispetto a un anno fa e non più di metà di questo calo può essere attribuito all’andamento dell’economia. Mentre è certo che l’esecutivo ha dato ripetuti segnali di un abbassamento della guardia sul fronte del contrasto dell’evasione.
Ora il Governo ha due strade di fronte a sé nell’affrontare il dopo-terremoto e i costi della ricostruzione. La prima strada è quella di ripetere quanto fatto dai governi precedenti in questi casi: introdurre una addizionale, una nuova tassa, magari chiamata “contributo di solidarietà”, i cui proventi potranno essere destinati alla ricostruzione. In una fase di depressione come quella che stiamo fronteggiando ci sembra una scelta sbagliata. La seconda strada è quella di usare l’emergenza creata dal sisma per definire le priorità di politica economica.

LE DOMANDE DA PORRE AL MINISTRO DELL’ECONOMIA

Le interviste al Ministro dell’Economia trattano spesso di filosofia. Evitano accuratamente di porre le domande che stanno più a cuore agli italiani. Ecco allora le domande cui ci auguriamo il ministro voglia al più presto rispondere.
Su quale stima dei costi della ricostruzione delle aree terremotate sta il governo ragionando? Non è possibile non avere ancora un numero a due settimane dal sisma. Ed è legittimo attendersi che il Governo abbia deciso come finanziare queste spese.
Ha in mente il Ministro, alla luce anche del terremoto di rivedere le priorità della spesa in conto capitale? In particolare, conviene sul fatto che sarebbe più opportuno rimandare il ponte sullo stretto e varare un piano straordinario di manutenzione e miglioramento dell’edilizia scolastica?
Cosa intende fare il ministro per contrastare l’evasione fiscale? Intende davvero coinvolgere i Comuni negli accertamenti? Con quali tempi? E intende ripristinare gli uffici periferici dell’Agenzia delle Entrate?
Una domanda di filosofia ci riserviamo di porla anche noi.
Quali confini intende il ministro stabilire per il mercato? Perché, ad esempio, la legge  33/09 appena approvata in Parlamento, su “misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi”, prevede che non vi sia più l’obbligo di lanciare un’OPA nel caso in cui il gruppo di controllo che già possiede il 30% del capitale sociale acquisisca un ulteriore 5%? Perché rafforzare così il suo controllo sulla società in un momento di scarsità di capitali di investimento? A chi giova questa norma se non a chi oggi ha il controllo di queste imprese? E in cambio di cosa si concede questo aiuto?

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ITALIA MIA

22 commenti

  1. Luigi De Romanis

    Mi domando come possa accadere che praticamente da ogni direzione arrivino considerazioni in sintonia con le perplessità evidenziate nell’articolo di Tito Boeri in commento, che d’altra parte appaia evidente la carenza di risposte da parte del Governo e del Ministro Tremonti ma che – per tutta risposta – il consenso verso il Governo Berlusconi continui ad essere fortissimo. Possibile sia solo la capacità di vendita del suo leader ed il sistema dei "messaggi/spot pubblicitari" ripetuti memonicamente su tutte le reti TV da tutti i suoi portavoce a guadagnare il consenso della gente? Possibile che il livello medio della capacità di analisi e di critica della maggioranza degli italiani, sia pure sottoposti ad anni di abbrutimento mentale attraverso pubblicità, ragazze cocodè ed isole dei famosi, sia diventato così basso? O forse è solo la mancanza di sbocchi che – a parte il gruppo dei Di Pietro, Marco Travaglio, Beppe Grillo, Santoro e pochi altri – l’alternativa democratica riesca a dimostrare?

  2. Davide Borricelli

    E’ da mesi ormai che si attende invano un intervento di modifica o introduzione di regole come quelle riguardanti il sistema delle agenzie di rating. A questo colpevole immobilismo internzazionale si aggiunge poi quello del governo italiano che prima ha dichiarato di essere stato capace di prevedere la crisi e poi ha ritenuto di non fare nulla per mitigarne gli effetti. Tremonti è stato ritenuto da molti un liberista atipico per la critica che spesso a rivolto al mercato, ma a volte c’è bisogno che tutto cambi perchè tutto resti uguale.

  3. ennio pompeo guadagno

    Condivido integralmente l’impianto di politica economica dell’articolo. Inoltre, la condivisione è ulteriormente rafforzata dalla convinzione che l’attuale governo non abbia contezza di come una politica economica che guardi a più settori possa produrre effetti strutturali sull’intera sistema economico italiano.

  4. NAT

    Aspetta e spera e morirai disperato. Se non tagliano le spese in tutti i campi siamo rovinati: ma non hanno coraggio. Parlano a vanvera di ripresa e ci prendono per imbecilli. Il marcio e nelle banche, assicurazioni e nei governi al loro servizio. Si basano sui pochi risparmi rimasti in banca, ma credo che presto ci accorgeremo tutti insieme che sarebbe stato meglio metterli al sicuro nel materasso. E allora…

  5. luigi zoppoli

    La cartina di tornasole del tasso di innovazione sistemica che connota il governo è l’elezione in Parlamento del capo dei tassisti di Roma. E d’altronde l’immanenza fisica del presidente del consiglio risolvitutto moltiplicata da infinite telecamere sta a denotare la mancanza di cultura di governo spinta all’estremo di non tentare neppure di far funzionare regolarmente enti e strutture periferiche senza la spinta del capo TV al seguito. Del tutto coerente è il ministro Tremonti, economista bricolage. L’importante è che entrambi parlino di etiche e si scaglino contro i paradisi fiscali. Senza che nessuno si rotoli per terra dalle risate. Perchè non c’è dubbio che almeno un poco di armonia tra ciò che si pensa, si dice e si fa, sarebbe proprio necessaria.

  6. Antonio Giordano

    Per favore potete meglio chiarire meglio quali grandezze sono state riportate rispettivamente sulle ascissse e sulle ordinate del grafico? Grazie Antonio Giordano

    • La redazione

      Sull asse orizzontale vi sono i mesi dal punto più alto pre-crisi (giugno 1929 in un caso e aprile 2008 nell’altro); si tratta di numeri indice, facendo 100 il livello in quella data. La fonte è Eichengreen e O’Rourke.

  7. Ugo Pecchioli

    Quale la ratio dell’indebolimento della disciplina OPA? Per difendere la misura si può osservare che, rappresentando l’OPA obbligatoria un costo, in un momento di scarsa liquidità gli investitori disponibili ad affrontarlo sarebbero pochi. Quindi si potrebbe leggere come misura di stimolo all’investimento azionario. La lettura non supera l’obiezione che questa scelta da la possibilità alle maggioranze forti di blindadre il loro controllo a basso costo. Il che, in tempi normali, non sarebbe misura appropriata ad un libero mercato. Ma allo stato delle cose, non potrebbe essere una misura pensata per opporsi agli investitori extraeuropei, che sappiamo essere ben liquidi, i quali potrebbero realizzare acquisizioni a basso costo approfittando del tracollo delle nostra piazze? E’ vero che così si penalizzano aziende lavoratori e paese ponendo di fatto un disincentivo all’ingresso di capitale fresco. Ma è anche vero che i detentori di questo capitale, per le loro caratteristiche strutturali, potrebbero non essere all’altezza di gestire correttamente l’altissima qualità che, strutturalmente, è peculiare alla nostra impresa.

  8. MARTA ZIGGIOTTO

    Ho letto con interesse il vostro articolo. mi sembra che questo governo non sia in grado (per cultura e interesse) di dare risposte chiare e risolutive per fronteggiare la crisi. Non c’è strategia. Se per l’emergenza terremoto si tagliano i fondi per i Prin (progetti di ricerca) mi sembra che il futuro non sia nelle corde di chi dovrebbe pensarlo. Nel frattempo i ministri, sottosegretari etc etc. viaggiano accompagnati da decine di uomini di scorta. Tagliate le spese improduttive?

  9. stefano monni

    Siamo alle solite! Tante belle parole, tantissime promesse, promettenti scenari futuri ma poi quando scemerà il teatrino mediatico messo su dalla stampa cosa succederà a tutti coloro che hanno perso le proprio case e non solo durante il recente terremoto? Basta vedere cosa è accaduto agli altri cittadini italiani interessati negli anni passati da analoghi eventi disastrosi. Terremoto e crisi economica richiedono decisioni ed interventi immediati. Questi dovranno prediligiere la spesa pubblica razionalizzandola prevedendo veri e propri risparmi di quelle spese cd. improduttive a tutto vantaggio di quelle produttive (vedi ad es. un piano case finalizzato alla ricostruzione di quelle distrutte dal terremoto ovvero per il consolidamento di quelle agibili presenti in territori a rischio).

  10. Berardo Guzzi

    Tra le opportunità che l’attuale crisi economica mondiale ci propone ce n’è una che a mio avviso è quella con la O maiuscola: un cambiamento epocale nell’intendere la crescita economica e la rappresentanza politica. Un nuovo metro di giudizio della crescita economica che non è rappresentato dal PIL, dall’aumento dei consumi o della produzione, ma ha il suo fulcro nella crescita sociale e nella produzione di beni che non esauriscono il loro ciclo di vita in una discarica/inceneritore, ma si riciclano dando vita ad altri beni e così in un perpetuo circolo virtuoso. Una crescita sociale che, sotto il profilo politico, esercita la rappresentanza democratica in modo nuovo, finalmente partecipativo e non più delegante. In Italia tutto ciò resterà lettera morta fintanto che continueranno a governarci i soliti noti, ahimé!

  11. Massimo Manghi

    Non sono un economista e la domanda che più spesso sento di voler porre agli economisti riguarda (come sollevato da altri commenti) come intendere la crescita economica e se esistono modi alternativi che possono avere un’attinenza tale da poter esercitare una presa reale sulla fiducia dei mercati. Il noto esempio secondo il quale "se costruisco un ponte, lo demolisco e poi lo ricostruisco ho contribuito più che doppiamente al PIL pur realizzando un solo progetto", nella sua semplicità chiede ancora ragione del fatto che vorremmo capire, non solo tramite il fatturato delle imprese, come sta andando l’economia di un paese.

  12. Giovanni Pedemonti

    Senza un cambiamento nel modo di pensare da parte di tutti noi cittadini si rimarrà sempre di più indietro. Il cambiamento dovrebbe partire dalle istituzioni politiche: è vero che per cambiare la cultura di un paese ci vogliono anni, però è il caso di iniziare. Allora mi chiedo perchè non investire in tutti quei cambi che ci permettono una volta tanto di avere una logica di lungo periodo? Uno di questi è l’istruzione, fondamentale (anche se non l’unico) per creare una società composta da persone in grado veramente di osservare la realtà che ci circonda con occhio critico. Forse, è proprio questa capacità che i politicanti non vigliono. Una società poco istruita e informata non sarà mai in grado di toccare quei pochi furbi che arrivano al potere.

  13. mauriziosbrana

    Poiché è ormai chiaro che questa compagine di governo non è in grado, per incompetenza e/o per supposti loro interessi, di reagire alla crisi con un piano di ristrutturazione del bilancio dello Stato, è altrettanto chiaro che sarà purtroppo la crisi ad incaricarsi di ‘sistemare’ le cose. Ma questa sistemazione non potrà essere indolore per il Paese che rischierà seriamente dal punto di vista sociale oltreche per i rapporti con gli altri Paesi della UE, che prima o poi ci presenterà il ‘conto’! L’Italia ha solo una via d’uscita: la serietà al governo dello Stato.

  14. roberto bobbio

    Leggendo l’estratto conto titoli vedo che i miei CCT rendono circa 1,5% contro il 4% di qualche mese fa a parte la mia personale arrabbiatura ritengo che questo comporti un risparmio pe l’erario di circa 25-30 mld di euro ( considerato prudenzialmente che solo 1000-1200 mld di debito pubblico sono a tasso variabile). E’ lo stesso fenomeno per cui siamo riusciti ad entrare in Europa, non certo per l’eurotassa. Sul fronte delle entrate fiscali vorrei ricordarvi che il calo del gettito non deriva (almeno al Nord) da un aumento dell’evasione, ma dalla mancanza di liquidità delle aziende che preferiscono pagare gli stipendi e rimandano a tempi migliori il versamento dell’Iva. Pertanto non vi è nessuna volontà di frodare il fisco, grazie ad un Governo compiacente, ma solo una grandissima crisi!

  15. Damiano Vezzosi

    Si può sperare che qualche giornalista possa porre almeno una di queste quattro domande al ministro domani nella conferenza stampa che seguirà il consiglio dei ministri/passerella?

  16. Carlo De Amicis

    E tanto per dare una risposta ai vostri quesiti, una bella tassa sul gratta-e-vinci! E vai, finalmente innovative strategie economiche!

  17. Ivano Gregorini

    Io piuttosto che di attendismo parlerei di impune fannientismo, per non cadere nella volgarità. Il governo, secondo me, paga il nulla culturale a livello di politica economica dei partiti che lo compongono. Liberisti? Ma di che.. di un liberismo di facciata. Decisionisti? Ma per favore.. sempre pronti al lamento e ad additare l’opposizione come unica colpevole dei loro fallimenti. Il governo è politicamente bambino e non ha nessuna voglia di crescere, questo pare essere un dato reale sufficiente a spiegarne l’inerzia. Quando le decisioni non vengono prese, si parla di stallo dovuto alla crisi (dinamica) delle istituzioni, che blocca la decisione. Ma.. non siamo più a prodi, con due senatori sopra (o erano due sotto!?), adesso la maggioranza c’è, decreta che è un piacere (certo non per le istituzioni) e taglia fuori il Parlamento. Ad un anno delle elezioni, tutte le corde tirate fino al limite, risale il livello della verità politica, travolge la falsità di un governo impreparato sia tecnicamente che filosoficamente ad affrontare i problemi. Evitando di cadere nella polemica, che è parte integrante dell’inconcludenza a produrre fatti, dico che è l’ora che le decisioni vengano prese.

  18. Chiara Ronca

    Non c’è un’unica soluzione per porre dei rimedi a questa crisi. Lo stesso Obama è consapevole che ‘Ci saranno battute d’arresto e false partenze’. Credo che i tempi della ripresa siano influenzati anche dalle aspettative di un miglioramento. In questo contesto mi sembra evidente come l’Europa non sia ancora matura per coordinare una risposta comune alla crisi, troppo sono le differenze attuali fra i paesi affinchè la Comunità possa persguire una politica economica comune. Quello che ora è un limite potrebbe rappresentare nel lungo termine una risorsa cruciale per contrastare future recessioni. Il problema è che l’Italia rischia di essere tagliata fuori dal processo di integrazione e di sviluppo. Al centro o sempre più periferia?

  19. elio

    Caro redattore, sono un operaio e quindi faccio parte del sistema operativo produttivo del Paese. Attendo da molti anni ((ho 47 anni e sono un prostituto del capitalismo da 27 anni in una multinazionale),- e facciamo la contrattazione di 2° livello! Con 5 indici di produttività/redditività, difficili da verificare dal sindacato e si arriva sempre a " quanto vuole dare l’azienda con qualche decina di euro in più, fa parte della commedia della contrattazione di 2° livello" ), da ben 15 anni come dice anche la banca d’Italia, i salari sono diminuiti rispetto all’inflazione. Il problema italiano sono le mafie,il principio di tutti i malesseri d’Italia – dal brigantaggio del 18° sec ad arrivare alla corruzione/concussione politica e quindi economica, all’evasione/elusione fiscale,etc.- se non si risolve ciò, siamo destinati, noi operai, a chiedere l’elemosina ai mafiosi. Nessun operatore finanziario investe in Italia nel turismo, agricoltura, pesca, energie alternative ed altri campi che sono le solo materie prime che abbiamo.

  20. giuseppin vinicio

    Nel CDM all’Aquila s’è detto che non si aumenterà la fiscalità e che si taglieranno alcune spese e si ridurranno gli sprechi.Staremo a vedere quali spese saranno sacrificate:quelle correnti già in diminuzione o anche alcune in conto capitale? La strategia del governo si vedrà da queste scelte.Tuttavia non si dimentichi il fardello del debito pubblico, perciò bisognerà lavorare di cesello e con molta attenzione poichè la situasione economica,finanziaria e sociale è complessa più che in altri Paesi. Cosa si farà ad esempio con l’art.39 della Costituzione? Cosa si farà per il mercato,le banche e le OPA?Nell’immediato è utile pensare al volano delle opere pubbliche per alleggerire le tensioni sociali e recuperare fiscalità,favorire la messa in sicurezza delle abitazioni secondo criteri ecologici,razionalizzare la PA,incentivare i privati ad investire nella ricerca e sperimentazione tecnologica,ad esempio, nelle fonti rinnovabili, nei nuovi materiali anche quelli edilizi, nelle nanotecnologie, favorire nuovi processi e procedure organizzative del lavoro e nuovi modelli di controllo,ecc. Opinioni già sentite,ma ineludibili. A questo punto più facile il fallimento e rifare un altro sistema.

  21. Maurizio

    Ma ci rendiamo conto che la strategia del non fare è necessaria. Berlusconi che sa parlare alla pancia degli elettori sa bene che per rimanere al potere deve aumentare gli stipendi ai nullafacenti pubblici, consentire l’evasione ai commercianti in via di estinzione, agli artigiani e agli autonomi, difendere gli interesse delle 10 famiglie che controllano pezzi importanti della nostra economia, salvare i delinquenti/manager. Gli italiani lo sanno e lo lasciano fare. Su questi interessi stianno distruggendo il paese; come è stato con gli USA di Bush anche il Berlusca se ne andrà lasciando il Paese in rovina, delinquenti impuniti, e le 10 famiglie ancora più ricche.

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