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  1. Andrea Marras Rispondi

    Questo articolo conferma la mia convinzione che il nostro ex assessore sarebbe stato capace di ammodernare la rete ospedaliera in Sardegna, con un equilibrio di nuove costruzioni, tagli oculati ai posti letto compreso il privato accreditato, tutto nell'interesse dei cittadini sardi. La professoressa aveva e ha le idee chiare ed un progetto di sanità pubblica a differenza dei nuovi che pensano che le liste di attesa si abbattono aumentando esclusivamente l'offerta e non hanno idea in che condizioni sono gli ospedali della Sardegna. Ma da noi i terremoti non ci sono.

  2. Giovanni G Rispondi

    Evitiamo la solita storia tutta italiana del "bisogna indagare", "chi di dovere controllerà", "le colpe sono generali" e cosi via... A parte le responsabilità della società civile, che in Italia è sempre assente (e si sa che nelle democrazie moderne è proprio la società civile che deve farsi sentire per far lavorare la politica bene), le responsabilità sono chiare. Prendiamo l'ospedale de L'Aquila: se è inagibile è colpa di chi l'ha progettato, di chi l'ha eseguito, di chi non ha controllato i lavori, di chi non ha controllato l'agibilità. Semplice davvero. Se continuamo a nasconderci di fronte a cose cosi semplici non andiamo da nessuna parte. E continueremo a permettere ai politici di speculare, agli imprenditori di truffare, alla gente di morire per un terremoto che altrove non avrebbe ucciso cosi tanto. Il miglior modo di onorare chi è morto inutilmente è mettere di fronte i colpevoli alle proprie colpe.

  3. Mario S. Rispondi

    Ma soprattutto: se non è mai stata data l'agibilità, perchè si è permesso che la struttura abbia accolto personale medico e pazienti? chi ha autorizzato?

  4. isa Rispondi

    Mi ha fatto molto piacere leggere questo interessante articolo ma mi avrebbe fatto più piacere averla ancora assessore della mia bella Sardegna che mi sembrava più radiosa e sicura quando era la giunta Soru a governarla.

  5. Laura Benigni Rispondi

    Devo dire che in questi giorni, scoprendo dalle dichiarazioni del dirigente della ASL competente per l'ospedale aquilano, che nessuno ha mai controllato in nessun modo l'edificio, a cominciare da catasto e agibilità, mi faccio molte domande. L'unica cosa di cui ci dobbiamo preoccupare è forse contare il numero dei miracoli che si sono verificati, visto che se l'edificio era insicuro, probabilmente nessuno faceva regolari controlli per ascensori, sicurezza del sistema elettrico, sale operatorie, regolarità di appalti a cominciare dai rifiuti. Ma Regione, Provincia, ARPA, Corte dei Conti, Tribunale del Malato, Croce Rossa, Caritas, Università, Ordine dei medici, associazioni di categoria, qualche piccola responsabilità per questi miracoli.

  6. antonio p Rispondi

    e clientelare delle amministrazioni consociative DC e PCI e loro derivati negli anni. La magistratura consenziente a chiudere non due,, bensì quattro occhi pur di non dare fastidio al manovratore.

  7. Giovanna Maria Fenu Rispondi

    Gentile dottoressa Dirindin. Lei dice : "La risposta della letteratura specialistica è unanime: l’assenza di meccanismi in grado di attribuire chiaramente le responsabilità. Chi è responsabile della costruzione e del (parziale) crollo dell’ospedale dell’Aquila? Come può essere individuato il responsabile di un’opera che è stata oggetto di progettazioni, varianti, modifiche, appalti, subappalti, integrazioni, stralci, adeguamenti, ecc. per oltre 30 anni? Per certo sappiamo solo chi ha pagato: i contribuenti e le persone bisognose di assistenza. Per le responsabilità, in attesa del lavoro della magistratura, non ci resta che tentare con il vecchio quesito: “a chi giova?”. " Ma lei, studiosa e esperta di questa materia, anche alla luce della sua esperienza di apprezzata assessore regionale alla sanità in Sardegna, quali "meccanismi" propone siano messi in campo perchè si possano individuare e, naturalmente, perseguire, le responsabilità come quelle di cui si parla ?